Giuseppe Garibaldi, l’animalista che ha fatto l’Italia, di Massimo Comparotto, Presidente OIPA Italia

Per uno storico considerare il grande marinaio e rivoluzionario un animalista potrà apparire un po’ blasfemo. Così come per un animalista appare forse eccessivo considerarlo tale.
Eppure Giuseppe Garibaldi non è stato solo il famoso conquistatore che abbiamo studiato sui libri di scuola. Non tutti sanno che è stato anche colui che ha fondato la prima associazione per la protezione degli animali in Italia.

Giuseppe Garibaldi (Nizza 1807 – Caprera 1882) figlio di un capitano mercantile, fu avviato giovanissimo alla vita di mare e più avanti, fallito un moto rivoluzionario, fu costretto a fuggire prima in Francia e poi in America latina dove combatté al fianco dell’insurrezione repubblicana a Rio Grande contro il governo imperiale brasiliano. Garibaldi partecipò combattendo valorosamente anche per l’indipendenza dell’Uruguay contro l’Argentina. Dopo essersi sposato con Anna Maria Ribeiro (Anita) nel 1848 partecipò alla I guerra per l’indipendenza italiana ma la successiva morte della moglie e nuove sconfitte lo indussero nuovamente a fuggire in America
Tornato in Italia si convinse a collaborare con la monarchia combattendo nella lotta allo straniero a fianco dell’esercito regolare nella II guerra d’indipendenza. Nel 1860 organizzò la leggendaria spedizione “dei Mille”, partendo da Quarto per sbarcare a Marsala, in Sicilia. Questi furono gli anni dei trionfi che presto lo portarono a risalire la penisola fino alla conquista di Napoli, consegnando così l’Italia che si andava formando a Vittorio Emanuele. Nuovo obiettivo divenne poi la liberazione di Roma. Garibaldi tentò di ripetere contro lo Stato Pontificio la fortunata impresa dei Mille, scegliendo come base del movimento la Sicilia, ma intervenne la minaccia di un’azione di Napoleone III e il governo italiano dovette stroncare l’iniziativa garibaldina. Successivamente riportò alcune sconfitte militari, tra cui la più memorabile fu quella di Mentana contro lo Stato Pontificio.
Per costrizione e per scelta trascorse gli ultimi anni della sua vita nella sua amata isola di Caprera che riuscì ad acquistare per intero. Acquietati i suoi moti rivoluzionari, a Caprera si dedicò ai temi della democrazia e della questione sociale, oltre che ai suoi innumerevoli interessi culturali.
Tra questi, quello che ci interessa in modo particolare fu il suo rapporto di profondo rispetto nei confronti degli animali. Nel 1871 a Torino, Giuseppe Garibaldi, Anna Winter e Timoteo Riboldi fondarono la “Società Protettrice degli Animali” che successivamente, negli anni, è diventata l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali). Lo scopo dell’associazione era quello di difendere gli animali dai maltrattamenti loro inflitti. Da quanto siamo venuti a sapere dall’Enpa, per gli storici, l’atto che sancisce la volontà fondativa della “Società protettrice degli animali” è una lettera che Garibaldi scrisse il 1° aprile del 1871 da Caprera. La lettera era indirizzata a Timoteo Riboldi, medico personale di Garibaldi, nella quale si chiedeva a Riboldi di predisporre gli atti necessari per fondare la società, la cui presidenza onoraria sarebbe dovuta andare alla signora Anna Winter. “La nostra società – dirà Riboldi poche settimane dopo – non si occuperà mai né di politica né di religione, ma solo di proteggere gli animali contro i maltrattamenti, come mezzo di educazione morale e di miti costumi”.
I soci, che si distinguevano in effettivi, benemeriti ed onorari, dovevano portare “un distintivo per farsi conoscere e rispettare dai conduttori genti municipali e dalla forza pubblica, onde aver diritto di ammonire i trasgressori e mano forte contro di essi a denunziare alle rispettive autorità i trasgressori punibili con: multe, sequestri dei veicoli, arresto personale”.
Non deve stupire che fu proprio Garibaldi a fondare la prima associazione per la protezione degli animali. Egli fu un uomo pervaso da forti e nobili ideali di giustizie e libertà che lo portarono a combattere contro la schiavitù, per l’abolizione della pena di morte e successivamente anche per la pace e la fratellanza fra tutte le nazioni del mondo.
Per certi aspetti può apparire strano e contraddittorio considerare Garibaldi come un pacifista. Un uomo che aveva combattuto letteralmente per mari e per monti in mezzo mondo non può certo definirsi un cultore della pace e della non violenza. Così come appare contraddittorio il fatto che Garibaldi fu anche un accanito cacciatore: “Talvolta abbatteva diverse centinaia d’uccelli al giorno e i magnati del posto gli organizzavano cacce al cinghiale”.
Ma il punto nodale non è considerare Garibaldi per quello che è stato ma per quello che è diventato. Ognuno di noi può compiere un passo verso il cambiamento ed è chiaro che compiere questo passo in età avanzata è certamente più difficile che compierlo in giovane età. Ma Garibaldi amava le sfide, tutte le sfide, e credo non ci sia sfida più grande di quella che riguarda il nostro modo di vedere le cose e di guardare nel profondo della propria anima. Garibaldi fece questo passo e lo fece nella giusta direzione: quello dell’amore e del rispetto per la vita di tutte le creature. Per questo è lo stesso Dennis Mack Smith nella biografia su Garibaldi edita da Mondadori che ci racconta: “Più tardi si fece sempre più vegetariano; lo stretto contatto con la solitaria natura gli diede l’eccentrica [secondo l’autore, n.d.r.] credenza che gli animali e perfino le piante avessero un’anima cui non si dovesse nuocere”.

da www.oipaitalia.com

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Spegni il nucleare

Il giorno 11 marzo 2011 il mondo è cambiato. Nulla sarà più come prima. Siamo entrati nel post nucleare. Una nuova era in cui non ci sarà più spazio per i deliri dell’energia dell’atomo. Il Giappone si è immolato per noi, certo non volontariamente, ma è ciò che è successo. Se l’incubo nucleare che ci accompagna dal dopoguerra, da Chernobyl a Three Mile Island, cesserà (e cesserà) lo dovremo al sacrificio di milioni di persone in fuga dalla nube di Fukushima. Un esodo biblico. Neppure immaginabile. Il Giappone rischia di diventare l’isola che non c’è, un luogo dove non si entra e non si esce. Una trappola nucleare. Se persino la portaerei Reagan ha abbandonato la sua missione umanitaria, quali flotte accorreranno in soccorso delle popolazioni del l’Est del Giappone? Le merci giapponesi contaminate non potranno più uscire dal Paese.
Le nubi non si fermano. Forse arriveranno fino in Europa se il vento soffierà verso Ovest. Il senso di quello che è successo è troppo grande, troppo profondo per poterlo afferrare, ma qualcosa si può intuire. Le persone hanno capito immediatamente che il nucleare è finito per sempre. Alcuni capi di Stato hanno già preso posizione contro le centrali, sanno che continuare sarebbe la loro fine politica. Succede in Germania, in Svizzera, perfino in Australia che possiede il 28% dell’uranio mondiale. L’Italia, in questo scenario, recita la parte del giapponese sperduto in un’isola del Pacifico che continua a combattere dopo dieci anni dalla fine della guerra. Personaggi che finiranno presto nel dimenticatoio del ridicolo con le loro affermazioni nucleariste. La Prestigiacomo è l’unico ministro dell’Ambiente nel mondo che vuole nuove centrali nucleari. Lei, Testa, Veronesi, Berlusconi, Cicchitto, Scaroni, Maroni, Casini, Fini, Frattini e i pennivendoli fusi del nocciolino nucleare sono come i fascisti che giravano in divisa da federale dopo il 25 aprile. Le loro dichiarazioni sono da conservare per il futuro, i loro volti, i video, le argomentazioni sono la testimonianza di un preciso momento, l’ultimo. Domani, tra qualche giorno o qualche mese, non potranno più permettersi di sparare stronzate. L’unico motivo per cui si vuole il nucleare è il debito pubblico di 500 miliardi di euro in mano alla Francia. L’EDF è il mandante, Berlusconi e la Confindustria gli esecutori interessati.

da www.beppegrillo.it    15 marzo 2011

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Bersani e Casini assenti alla votazione sul milleproroghe. Il governo poteva essere sfiduciato

Venerdì 27 febbraio la Camera ha votato la fiducia al decreto legge cosiddetto Milleproroghe. Il provvedimento è stato approvato con 300 sì, 277 no, nessun astenuto, 45 assenti e 7 in missione, come indicato dal verbale del sito indipendente OpenPolis.

Numeri alla mano, l’opposizione ha perso un’incredibile occasione: il Governo, infatti, poteva essere sfiduciato. Basta aggiungere i 9 voti degli assenti di Fli, 2 dell’Idv, 8 del Pd e 5 dell’Udc (senza calcolare il gruppo misto e i deputati in missione) per arrivare a quota 301. Questo dato politico lascia, di per sè, sconcertati. Ma le sorprese non finiscono qui: andando a spulciare l’elenco degli assenti si scopre che né Bersani, né Casini, né tantomeno Adolfo Urso hanno votato. Risultano “assenti”.
Vi presento la lista  in grassetto dei deputati di opposizione che non hanno votato:

BERSANI Pier Luigi (PD) – Assente
BONGIORNO Giulia (FLI) – Assente
BUONFIGLIO Antonio (FLI) – Assente
CAMBURSANO Renato (IdV) – Assente
CASINI Pier Ferdinando (UDC) – Assente
CIMADORO Gabriele (IdV) – Assente
CIRIELLO Pasquale (PD) – Assente
COSENZA Giulia (FLI) – Assente
DI BIAGIO Aldo (FLI) – Assente
DIVELLA Francesco (FLI) – Assente
ESPOSITO Stefano (PD) – Assente
FEDI Marco (PD) – Assente
FERRANTI Donatella (PD) – Assente
LAMORTE Donato (FLI) – Assente
MARCAZZAN Pietro (UDC) – Assente
MASTROMAURO Margherita Angela (PD) – Assente
MELANDRI Giovanna (PD) – Assente
MERLO Ricardo Antonio (UDC) – Assente
NARO Giuseppe (UDC) – Assente
RAISI Enzo (FLI) – Assente
ROSSOMANDO Anna (PD) – Assente
SCALIA Giuseppe (FLI) – Assente
URSO Adolfo (FLI) – Assente
ZINZI Domenico (UDC) – Assente

pubblicata da Partigiani del Terzo Millennio         3 marzo 2011

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