Ricordare Claudio Varalli e Giannino Zibecchi a 36 anni dalla loro morte è importante, perché c’è bisogno di Antifascismo

16 aprile 1975: il fascista Antonio Braggion uccide Claudio Varalli con un colpo di pistola alla nuca in piazza Cavour.
17 aprile 1975: un camion dei carabinieri travolge Giannino Zibecchi in corso XXII marzo durante la manifestazione di protesta per l’assassinio di Varalli.
Due giovani che hanno sacrificato la vita per costruire un mondo migliore. Dove all’attuazione della democrazia si accompagnasse il diritto di studiare, di avere un lavoro, di progettare il futuro, di vivere in un mondo di pace.
Nel 1975 questi diritti erano negati e chi si batteva per la loro difesa era arrestato, spesso ferito o ucciso dai fascisti o dai corpi dello stato.
Ricordare il sacrificio di questi due ragazzi, come dei tanti che hanno perso la vita negli anni della Nuova Resistenza, non è solo un doveroso omaggio ma un obbligo preciso nella situazione politica attuale.
Oggi un governo che è un misto di P2, fascisti e razzisti della Lega sta smantellando le basi della democrazia. Vuole scardinare la Costituzione per fare dilagare un modello sociale che nega i più elementari meccanismi di uguaglianza, tollera e si allea con la malavita organizzata, favorisce l’illegalità diffusa, distrugge il pubblico per favorire il privato più aggressivo.
Per fare questo si allea con la peggiore feccia neofascista – molti esponenti appoggeranno Letizia Moratti alle elezioni comunali – e promuove una campagna di denigrazione dei valori della Resistenza e di parificazione dei partigiani con gli aguzzini repubblichini.
Allora il ricordo diventa decisivo per trasmettere valori forti a tutti quanti hanno a cuore la democrazia e la dignità della nostra società.
L’antifascismo è stato il collante della Repubblica sorta dalle macerie del fascismo proprio perché interpretava le aspirazioni e i bisogni della maggior parte dei cittadini e non solo dei privilegiati.

da www.pernondimenticare.com       1 aprile 2011

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