Oscar Giannino

In questi tempi bui, speriamo di avere presto la luce di una nuova alba, capita di vedere a notte fonda al tg3 Linea notte un personaggio come Oscar Giannino, presentarsi  come economista, vestito al solito come un pagliaccio del circo, e sproloquiare sul referendum per l’acqua pubblica: sostenere che il Comitato per il referendum per l’acqua pubblica vuole in realtà il monopolio dell’ acqua stessa e che lasciarla in mano ai comuni (dissanguati dai tagli di Berlusconi e Tremonti n.d.r.) significherebbe impedire le manutenzioni delle reti idriche, che invece soggetti privati farebbero egregiamente(sic!).
Come hanno fatto in giro per l’Italia: dove l’acqua è stata privatizzata, le tariffe sono triplicate, la manutenzione abbandonata ed i controlli sulla qualità trascurati.  Testimonianze raccontano che il giovane Giannino condotto dal padre ad assistere al lavoro degli operai alle presse, abbia esclamato:”Piuttosto che fare questo lavoro, faccio il rapinatore. Ecco il suo sogno si è avverato, da molti anni ormai fa “il rapinatore di verità”. Questi personaggi che con l’aria di svelare grandi verità, dicono grandi stronzate, hanno ormai fatto il loro tempo Giannino, come Sgarbi, Gasparri, come Tremonti, per tacere di Berlusconi!
A casa!

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Il dramma degli Over40 senza più un lavoro

INTERVISTA  di Lucio Mazzi

Armando Rinaldi Il vicepresidente dell’ATDAL (www.atdal.eu), associazione che si occupa di disoccupati ultraquarantenni, parla di una situazione sempre più dura.

Da dove nasce l’interesse per la particolare categoria dei disoccupati ultraquarantenni?

Nasce dall’esperienza personale: oggi ho 63 anni ma sono stato buttato fuori quando ne avevo 51: ero un dirigente con responsabilità a livello internazionale e mi sono trovato senza lavoro. Dopo un paio d’anni con un contratto di consulenza ho iniziato a contattare tutti quelli che scrivevano ai giornali denunciando casi simili al mio. Grazie a questi contatti nel 2002 con una decina di persone nella mia stessa condizione ho fondato ATDAL, Associazione per la tutela del diritto al lavoro.

Che oggi gestisce il sito www.atdal.eu

Esatto, oltre ad organizzare convegni e iniziative anche a livello europeo e a porsi come interlocutore con le istituzioni.

E su questo versante come va?

Nel 2003, grazie alla sensibilità di qualche senatore siamo riusciti ad andare in audizione in Senato tre volte e a promuovere una commissione d’indagine, anche se in concreto non è poi successo granché.

Disinteresse bipartisan?

È più una questione legata agli uomini che ai partiti: c’è chi sente la cosa e chi no. Al tempo sensibilissimo fu il senatore Pizzinato, Ds, che prese molto a cuore il nostro problema e ci sostenne, comunque non seguito allo stesso modo dal suo partito.

E le istituzioni?

Qualche buon rapporto con le istituzioni locali del Lazio. Poco e scarso dialogo con i vari ministri del lavoro in passato, nessun dialogo oggi.

Frustrante…

Per me nel nostro Paese manca una reale volontà di confronto, su qualsiasi questione. Prevale sempre una logica di scontro o di chiusura. A noi interessa solo parlare del problema di queste persone e vedere se ragionando insieme si possa trovare qualche soluzione.

Quindi il vostro confronto quotidiano è soprattutto con la gente che vi chiede aiuto.

Esatto. La gente che è poi protagonista del video “Non siamo scarti” che sta spopolando in rete, ospitato da oltre 100 siti.

I numeri di questo fenomeno?

Detto che noi siamo 22 punti sotto gli obiettivi di Lisbona che prevedevano un’occupazione degli over 50 del 50%, noi stimiamo che gli over 40 disoccupati in Italia siano un milione e mezzo con 380.000 over 55 non più collocabili in quanto non lavorano già da diversi anni.

Ma come si spiegano queste cifre?

Beh, la crisi non aiuta, ma qui entra in ballo la delocalizzazione delle grandi imprese, e il fatto che le piccole (in media le aziende italiane hanno meno di 15 dipendenti) fanno fatica ad assumere un impiegato cinquantenne che il titolare non può più di tanto “formare”, e che magari si sente anche frustrato perché “dequalificato”. E dire che con le centinaia di milioni sprecati (pensiamo a quelli buttati per il mancato accorpamento dei referendum, a quelli buttati in consulenze per i comuni) si potrebbero avviare progetti veramente utili.

E tutti questi disoccupati come fanno?

Fanno fatica, e non solo dal punto di vista economico. Cadono in depressione, vedono la propria famiglia disgregarsi, ci sono separazioni, figli che ti considerano un fallito… Poi c’è il discorso economico, ovviamente. Si comincia a vendere quello che si può, si rinuncia alla vacanza, si lima sugli acquisti, si cerca di rimediare con lavoretti (rigorosamente in nero), ma anche qui è difficile. Va meglio per chi ha sempre fatto un lavoro manuale, ma chi per tutta la vita ha fatto l’impiegato o il dirigente, da che parte comincia a fare l’imbianchino? Poi molto penalizzate sono le donne sole, specie se hanno dei figli a carico. Magari devono tornare a casa dai genitori. Che oltre tutto spesso non capiscono, ti danno della fannullona, dell’incapace…

Che consigli dare a chi si trovi a vivere questo problema?

Ci sono persone che fanno fatica ad accettare questo stato di cose, lo nascondono, la mattina fingono di andare a lavorare e tornano la sera perchè non riescono a dirlo in famiglia. Bene il primo consiglio è di non nascondersi e non isolarsi. Parlare con tutti, cercare contatti e appoggiarsi alla famiglia che è la prima a poterti aiutare dal punto di vista psicologico. Poi in Italia, nonostante le agenzie di lavoro interinale, i corsi di formazione e tutti quelli che lucrano sulle disgrazie altrui, il 93% di chi trova lavoro lo trova per conoscenze personali. Averne il più possibile, parlare, confrontarsi è essenziale.

http://city.corriere.it/2011/05/27/interviste.shtml        27 maggio 2011

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Scoppiava finalmente la rivolta

Il Cairo, Damasco, Bengasi, Tunisi, Roma, Atene, Londra, sono solo alcuni dei luoghi che in questi mesi hanno espresso le loro rivendicazioni di piazza in modo forte, violento, tumultuoso. Il saggio La rivolta di Pierandrea Amato, edito da Cronopio, da poco uscito cerca di analizzare proprio le motivazioni che portano al dissenso sociale

“Ci avete lasciato senza niente, ora vogliamo tutto”. Oppure: “Violenza è guadagnare 600 euro”. E poi: “Quando le porte della giustizia si chiudono, si aprono quelle della rivoluzione”. Sono le parole che gli indignados, i ragazzi che protestano nelle piazze contro il sistema politico spagnolo, hanno scritto nei loro cartelli. Da mesi leggiamo sui giornali grandi titoli dedicati alla Primavera araba: vento che soffia dalla Siria alla Libia, che ha rovesciato il regime tunisino ed egiziano anche grazie a un nuovo modo di comunicare e convocare la protesta. E qui? La generazione dei 25enni è strangolata, cerca di ricominciare a respirare ma non trova modi. Precarietà è una parola entrata nel discorso quotidiano per raccontare una “situazione professionale”, ma è la chiave di volta di esistenze zoppicanti, incerte, senza futuro perché senza desideri. Allora perché non si ribellano? Bisogna guardare un po’ di numeri: i giovani tra i 15-25 anni erano più o meno 13 milioni nel ’68, Oggi sono 5 milioni.

Siamo il primo paese al mondo che ha visto gli over 65 superare gli under 15. Secondo l’Istat, nei prossimi dieci anni i ventenni e trentenni italiani verranno per la prima volta superati dai cinquantenni-sessantenni. Dunque i numeri suggeriscono la necessità di alleanze. In questo momento sembrano essere i grandi vecchi a invitare alla rivolta: la rivoluzione evocata da Mario Monicelli prima di morire. Il grido di Stéphane Hessel, ex partigiano francese 92enne, “Indignatevi“. E Luciana Castellina: “Si tende a pensare che la propria generazione sia migliore di quelle che le sono succedute. Se a me piace molto il vecchissimo Hessel, che di anni ne ha 92, undici più di me che pure sono Matusalemme, è proprio perché, anziché chiudersi nella nostalgia del suo passato, lo usa come un altoparlante per mobilitare i giovani cercando di dar loro il massimo della fiducia. E li chiama a tramandare quanto di meglio è stato fatto prima che nascessero.

Ecco la parola che, insieme a indignazione, ribellione e responsabilità, vorrei esaltare: tramandare”. Poi un altro vegliardo, Pietro Ingrao, che scavalca il muro dell’indignazione, perché “non basta”. Anche Massimo Ottolenghi, ex militante di Gl, spiega nel suo libro “Ribellarsi è giusto”: “L’Italia, che è stata nei secoli portatrice di tanti splendori, a partire proprio dai giorni dell’unificazione, è rimasta la bella sognante. Immatura per gestire con efficienza la democrazia parlamentare conquistata con tanto sacrificio. Avvolta dai veli di un’ipocrita indifferenza, assonnata d’attesa, esposta a ogni violenza, abbandonata all’assenza di difensori validi. Circondata da un’élite di scrittori, professori, giornalisti, salvo rare eccezioni, spesso conniventi con il potere per comodo o anche solo per quieto vivere, è rimasta preda del cavaliere nero di turno in attesa che al più presto sparisse, chiamato altrove da quella provvidenza dalla quale si diceva inviato. Comunque un’Italia incapace di trasformare per tempo l’indignazione in azione, di reagire, di sollevarsi in difesa per prevenire.”.

Tra molti vitali novantenni, un filosofo 37enne: Pierandrea Amato che teorizza in un saggio uscito per Cronopio (e subito tradotto in francese): “La rivolta è un’azione politica che inquieta la messinscena della democrazia cui ogni giorno assistiamo”.

da il Fatto Quotidiano
26 maggio 2011

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La giovinezza al potere di Roma, di Valerio Renzi

Quella che segue è la seconda puntata dell’inchiesta sul laboratorio nero di Alemanno a Roma e sulle relazioni tra il Pdl romano e l’estrema destra. Dopo aver parlato del Popolo di Roma, ci occupiamo di CasaPound e del suo ruolo nella strategia di governance del sindaco.

In queste settimane è tornata all’onore delle cronache romane CasaPound. L’organizzazione riappare dopo un anno sottotono, dopo che l’iniziativa «movimentista» era stata paralizzata e di fatto sbugiardata dalle mobilitazioni di precari e studenti. E a circa un anno dal clamoroso flop del corteo nazionale di Blocco Studentesco, braccio giovanile di CasaPound. In quell’occasione dopo mesi di strombazzamenti e promesse di gloria per la cosiddetta «Giovinezza al potere», i «fascisti del terzo millennio» si ritrovarono in poche decine a piazza Esedra. Gli estremisti di destra, alcuni dei quali indossavano tshirt inneggianti esplicitamente al fascismo, erano pochissimi e protetti dalla polizia in assetto antisommossa, mentre dall’altra parte di via Nazionale si radunavano centinaia di studenti antifascisti romani. La prova della piazza era fallita.

Il ritorno sulla scena di CasaPound è segnato dall’azione solitaria di qualche militante. È una comparsata ad uso dei media che viene spacciata per mobilitazione politica. In questo caso, i sedicenti «fascisti del terzo millennio hanno occupato uno stabile nel IV municipio. Allo sbarco nel territorio di Montesacro, sono seguite le aggressioni squadriste. Scorrendo il testo delle dichiarazioni, delle agenzie di stampa e degli articoli attorno a questi fatti, al di là delle parole di facciata del sindaco Gianni Alemanno contro il fantomatico «ritorno agli anni di piombo» e contro «la violenza politica di ogni colore», salta agli occhi di ogni osservatore la totale copertura politica che CasaPound ha trovato nel gruppo consiliare in Campidoglio del Pdl.

Il partito di Berlusconi non è per nulla imbarazzato nel rivendicare patrocini e finanziamenti al gruppuscolo neofascista. E ha addirittura confermato la nota nel prossimo bilancio del Comune di Roma [che andrà in discussione dal 30 maggio] che prova la volontà da parte dell’amministrazione comunale di acquistare lo stabile in via Napoleone III, all’Esquilino. Il palazzo ospita la sede nazionale dell’organizzazione «CasaPound Italia» e verrebbe acquisito da Alemanno tramite un’operazione di permuta di patrimonio pubblico che muoverebbe quasi 12 milioni di euro. Un bell’affare per i «fascisti del terzo millennio» e una bella fregatura per i romani.

Talmente poco è l’imbarazzo, che il 19 maggio Federico Guidi, presidente della commissione Bilancio del Comune di Roma, ha introdotto un incontro promosso dal «Centro Studi Polaris», struttura «teorica» di CasaPound gestita da Gabriele Adinolfi, un vecchio arnese del neofascismo degli anni settanta che è passato da Avanguardia Nazionale a Terza Posizione fino alle indagini per la Strage di Bologna del 1980. In alcuni dei suoi scritti, Adinolfi cita esplicitamente il nazismo. E non esattamente per prenderne le distanze. Sentite questa: «’Né Fronte Rosso né Reazione’ – scrive Adinolfi nel gennaio del 2007 sul sito NoReporter.org – questo splendido slogan nazionalsocialista, ripreso durante gli Anni di Piombo da Terza Posizione [nome non a caso di matrice peronista], rappresentava una sorta di formula magica Induceva a non lasciarsi coinvolgere in una qualsiasi delle due forbici, bensì a propugnare una sintesi popolare, trasversale».

La scelta strategica di intrecciare il proprio cammino con i partiti del centrodestra è parte dell’atto costitutivo di CasaPound. Nell’estate del 2003, a Milano si tiene la festa cittadina dell’allora Alleanza nazionale. La kermesse postfascista ospita un incontro dal titolo «Comunità giovanili: l’alternativa ai centri sociali. L’aggregazione a Milano dopo la vicenda Leoncavallo». L’obiettivo dell’incontro rivela la frustrazione solita della destra: organizzare una rete di esperienze che cerchi di contrastare l’egemonia culturale e sociale dei tantissimi centri sociali in tutto il paese. All’incontro milanese partecipa tra gli altri il futuro ministro della gioventù Giorgia Meloni, all’epoca Presidente di Azione Giovani. Meloni, da ministro tramuterà in legge l’idea delle «comunità giovanili», per finanziare e supportare dai palazzi del potere l’attivismo di destra. Assieme al futuro membro dell’esecutivo, al convegno milanese ci sono anche Gianluca Iannone leader della futura CasaPound e l’assessore alle politiche giovanili del Comune di Milano Aldo Brandirali, un berlusconiano d’area ciellina che in gioventù ha militato nell’organizzazione maoista «Servire il popolo».

Dopo pochi mesi, la disinvolta strategia prende corpo. A Roma spuntano due occupazioni, veri plagi dei centri sociali, legate alla destra: si tratta di Foro 753, legato direttamente ad An, e di CasaPound, esperienza fondata da un gruppo di militanti che gravitano attorno all’esperienza di Casa Montag. Entrambe le iniziative vengono benedette dalla destra cittadina, che all’epoca all’opposizione in Campidoglio e che fino a quel momento aveva straparlato di «legalità» ogni volta che i movimenti sociali e non pilotati dall’alto occupavano qualche stabile.

Negli anni successivi, CasaPound comincia a farsi conoscere. Ciò avviene grazie a una strategia di marketing politico teso a confondere le idee e ad azioni provocatorie. Lo schema classico, che verrà ripetuto fino alla nausea è sempre lo stesso: prendere un simbolo della cultura di massa – meglio ancora se genericamente «di sinistra» – e accostarlo all’immaginario fascista. Ne faranno le spese, loro malgrado, Corto Maltese, Hugo Pratt, Capitan Harlock, Che Guevara, Rino Gaetano e, di recente, Peppino Impastato, militante della nuova sinistra ucciso dalla mafia in Sicilia nel 1978. Eppure, persino la figlia di Ezra Pound, controverso poeta antisemita, prende le distanze da Iannone e invita CasaPound a cambiare nome. Tuttavia, i mass media abboccano, qualche giornalista in cerca di visibilità si presta, e CasaPound si guadagna il titolo, tutto virtuale e mediatico, di principale organizzazione del malandato cortile della destra radicale italiana, in qualche caso rinnovandone il linguaggio e svecchiandola dall’immaginario naziskin o da quello semplicemente nostalgico: «Siamo i fascisti del terzo millennio», annunciano quelli di CasaPound ad un certo punto.

Nel 2005, in occasione delle elezioni regionali del Lazio e in virtù dei rapporti con An, CasaPound candida un suo uomo. Si tratta di Germano Buccolini detto «Gerri», che compare tra i candidati della lista civica legata a Francesco Storace. Come ogni volta che si trattare di verifiche materiali e non di sparate propagandistiche, CasaPound delude. «Gerri» raccoglie solo poche centinaia di voti e neanche l’ombra di una poltrona.

Cercando una collocazione in un contenitore più grande, in grado magari di fornire maggiore copertura politica per poi passare all’incasso col centrodestra, assistiamo poi a una rimpatriata di vecchie conoscenze dell’estremismo di destra. CasaPound entra assieme al Veneto Fronte Skinhead e a Base Autonoma di Maurizio Boccacci [attuale leader di Militia] e a Gianluca Castellino [ora a capo del Popolo di Roma] nella Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli all’epoca europarlamentare. Nonostante la scelta di confluire in un partitino di estrema destra, non si rompono i rapporti con An e Forza Italia. Al contrario, i militanti di Casa Pound saranno in prima fila alla manifestazione del Polo delle Libertà del 2 dicembre, arrivando fin sotto il palco con due grossi striscioni che recitavano «Mutuo sociale subito» e «Anticomunisti da sempre» e applaudendo Silvio Berlusconi. Nel giugno del 2007, Iannone entra ufficialmente nella segreteria di Fiamma Tricolore. Qualche mese dopo Renato Biagetti viene ucciso da una coltellata a Focene, sul litorale romano da due giovani con simpatie per l’estrema destra. Giuliano Castellino, presidente provinciale della Fiamma Tricolore romana e futuro alleato di Alemanno col Popolo di Roma, ne approfitta per dettare alle agenzie di stampa questa dichiarazione: «I fascisti a Roma occupano stabili disabitati per fornire un tetto a famiglie italiane che non riescono a fronteggiare i vertiginosi prezzi di mercato, i fascisti a Roma occupano locali pubblici abbandonati da decenni, per creare palestre popolari in quartieri dove difficilmente le famiglie possono permettersi le attuali rette per i moderni Centri di Benessere. I fascisti a Roma si battono contro la lobby dei costruttori e contro la privatizzazione di beni primari come l’acqua; i fascisti a Roma si battono contro il precariato attraverso l’apertura di strutture autosufficienti; i fascisti a Roma diffondo cultura e senso civico, non droga e teppismo». Giusto per chiarire le idee a chi non ha ancora capito dove stanno i fascisti.

Nel 2008, Iannone viene espulso da Fiamma Tricolore e fonda l’associazione Casa Pound Italia svuotando il partitino nostalgico di Romagnoli e dando vita ad una struttura nazionale. Le motivazioni della rottura sono chiaramente espresse da Gabriele Adinolfi nel lungo documento che è comparso sul sito d’area NoReporter il 25 marzo di due anni fa, col titolo «Sorpasso Neurotico». Per Adinolfi, si devono intraprendere «relazioni preferenziali su due basi: quelle della qualità degli uomini e quelle dell’impegno oggettivo». «Basta con le etichette e con le colonne dei buoni e dei cattivi – prosegue a pagina 28 il testo firmato da Adinolfi – Qui nel Lazio esistono forze militanti di An [oggi Pdl] che danno lezioni a molti, a quasi tutti, sia di stile, sia di fedeltà al fascismo in tutte le sue manifestazioni [ivi comprese le inaugurazioni di vie o piazze per Ettore Muti o Alessandro Pavolini]; che danno lezioni di milizia, di lealtà, di dedizione, di solidarietà». In altre occasioni, Adinolfi non fa mistero di voler riproporre lo schema dei movimenti sociali: bisogna agire autonomamente ma conquistandosi legittimità politica e l’interlocuzione coi partiti. L’ansia è quella di uscire del ghetto dell’estremismo di destra senza perdere però nessuno dei propri «valori», approfittando del bisogno di militanti del neonato Pdl e provando – grazie ad un governo culturalmente e politicamente vicino che da anni ormai banalizza la tragedia del nazifascismo – a sdoganarsi definitivamente. Così, a CasaPound approdano in qualità di relatori di diversi dibattiti esponenti del governo Berlusconi come Stefania Craxi, uomini vicini al premier come Marcello Dell’Utri e consiglieri della nuova giunta capitolina come Luca Gramazio.

Il 2008 è però anche l’anno dell’esplosione del movimento dell’Onda. Fumo negli occhi per i giovani del Blocco Studentesco. L’organizzazione giovanile di CasaPound nata nel 2006 e fattasi largo nelle scuole della Capitale a suon di intimidazioni e aggressioni, prova ad infiltrarsi nei cortei anti-Gelmini all’insegna dello slogan «Né rossi ne neri ma liberi pensieri». L’epilogo è noto ai più. È la mattina del 30 ottobre del 2008 quando, nonostante brandiscano mazze tricolori e minaccino i presenti, i militanti di Blocco Studentesco vengono cacciati a furor di popolo da piazza Navona dalla stragrande maggioranza degli studenti. È uno smacco. Eppure, la maggioranza parlamentare di centrodestra sa bene da che parte stare, e coglie al balzo l’occasione di demonizzare il movimento che rompe la luna di miele del governo Berlusconi con gli italiani: solidarizza coi neofascisti e condanna «l’intolleranza del movimento studentesco infiltrato dai centri sociali».

CasaPound ha sostenuto apertamente e pubblicamente Gianni Alemanno nella sua corsa verso il Campidoglio e Renata Polverini alla Regione Lazio, dando pubblica indicazione di voto per dei candidati provenienti dalla «destra sociale» di An come Gramazio, Cochi e Malcotti. L’appoggio sarà ampiamente ricompensato da Gianni Alemanno e la sua giunta, prodighi di finanziamenti e patrocini con Adinolfi, Iannone e compagnia. Il 22 ottobre del 2010, gli ZetaZeroAlfa – band di Iannone – si esibiscono a Ponte Milvio con il patrocinio del Comune di Roma. Il Comune, insomma, sostiene il concerto di un gruppo che annovera tra i suoi riferimenti culturali Alessandro Pavolini, cioè uno dei gerarchi fascisti che si erano rifugiati in Germania a seguito del tracollo del regime. Pavolini era a Monaco in prima fila tra coloro che sostennero la necessità di dare all’Italia del centro-nord un «governo provvisorio nazionale» dopo la fuga da Roma del Re e di Badoglio; un tale governo, insistette con l’esitante Mussolini, attendeva «la ratifica del suo capo naturale», ovvero Mussolini stesso. Insomma, Pavolini fu uno dei padri della Repubblica sociale italiana, lo stato fantoccio che si reggeva grazie all’appoggio delle truppe naziste di stanza nel nord Italia. Uno storico moderato come Denis Mack Smith, usa queste parole per descrivere il personaggio assurto a «riferimento culturale» di Iannone e camerati: «Il fascismo ne aveva fatto un fanatico privo di scrupoli, un uomo spietato e vendicativo che credeva nella politica del terrore»

Il concerto di ZetaZeroAlfa a Ponte Milvio è solo una delle iniziative su cu Alemanno e la sua banda decidono di apporre il simbolo del Comune di Roma. Prima del live, viene presentato sempre il libro «Nessun Dolore», un romanzetto grondante retorica che strizza l’occhio alla generazione cresciuta leggendo le storielle adolescenziali di Federico Moccia per introdurle all’universo di CasaPound, scritto dall’avvocato dell’organizzazione, Domenico Di Tullio. Riportiamo un brano del libro per esprimere i «sani valori» raccontati ed esaltati nel libro e pubblicizzati dal Comune di Roma. Ecco cosa leggiamo a pagina 73: «Massimo aveva deciso che quello avrebbe pagato per tutti e fece scattare la lama, il braccio lungo sulla gamba. Il compagno stava cercando di tirarsi in piedi, i suoi l’avevano lasciato, quando in due balzi Massimo l’aveva raggiunto, affondando il coltello nel gluteo pieno». La prosa è sbilenca, ma siamo davanti alla narrazione epica delle coltellate contro i nemici politici.

Con la vicenda ultima dell’occupazione di via Val d’Ala si capisce a pieno il disegno degli esponenti del Pdl romano. Il rapporto con CasaPound non è dettato solo dalla simpatia per dei ragazzetti, che forse ricordano a qualche politico la gioventù in camicia nera. C’è molto di più. I neofascisti tornano utili. In vista della lenta eppure inesorabile crisi del berlusconismo e in occasione del disastro della giunta di Alemanno, può far comodo innescare la strategia della tensione e intorbidire la normale dialettica politica e del conflitto. Se, come notano gli scienziati politici, il governo di una società complessa diventa «governance» – cioè necessita di strumenti flessibili di produzione del consenso, di costruzione dall’alto di società e di cooptazione della cittadinanza nei giochi di potere – allora quelli di CasaPound possono essere uno strumento in mano ad Alemanno per intervenire su territori, come il IV municipio, in cui si fa sentire il protagonismo dei movimenti sociali, delle associazioni e delle forze politiche d’opposizione, a fronte di un governo della città e dei territori completamente fallimentare.

da Carta
23/05/2011

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Nucleare: fiducia sul decredo Omnibus, domani il via alla discussione in aula

Nel pacchetto anche la moratoria sulle centrali da realizzare in Italia già approvata al Senato tra le polemiche: così l’esecutivo evita l’esito del referendum del 12 e 13 giugno. Quando si deciderà anche sul legittimo impedimento
Il Governo pone la fiducia sul decreto Omnibus che comprende anche la moratoria sulle centrali nucleari da realizzare in Italia, così da impedire ai cittadini di esprimersi con il referendum indetto per il 12 e il 13 giugno. Silvio Berlusconi, del resto, lo aveva detto: l’effetto Giappone potrebbe riempire le urne e far raggiungere il quorum anche al referendum che chiede di abrogare la legge sul legittimo impedimento. Vera preoccupazione del premier. La volontà della maggioranza non è rinunciare alla partita nucleare ma piuttosto rimandare la questione. E il modo migliore per riuscirci è porre la fiducia.

La conferenza dei capigruppo ha fissato per domani l’inizio della discussione alla Camera, su richiesta del Pdl che ha giustificato il voto di fiducia per i “tempi ristretti”, ha detto Elio Vito. Il testo del decreto è lo stesso uscito dal Senato, con la moratoria sul nucleare, il reintegro del Fus, l’aumento delle accise sui carburanti. Su richiesta di Roberto Giachetti, del Pd, il ministro ha poi chiarito che la fiducia è stata autorizzata dal consiglio dei Ministri il 19 maggio.

Immediata la levata di scudi da parte dell’opposizione, in particolare per quanto riguarda la moratoria sul nucleare. “Nelle norme che l’esecutivo vuole imporre non c’è nessun abbandono del piano nucleare ma solo un rinvio per evitare il giudizio dei cittadini che, come già dimostrato dal voto in Sardegna, è nettamente contrario al ritorno delle centrali nucleare in Italia”, ha detto Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Partito Democratico, osservando che “siamo di fronte all’ennesimo tentativo di scippo del voto ai cittadini che non avrà successo dal momento che si tratta solo di un espediente che non cambia la sostanza delle cose”. Secondo Massimo Donadi, presidente del gruppo Idv alla Camera, la fiducia “è un doppio schiaffo: al parlamento e ai cittadini”. Al parlamento “perché non si può mettere la fiducia su un provvedimento che, una volta tanto, è di una certa importanza. Ed è uno schiaffo ai cittadini perché si tenta di scippargli il diritto di esprimersi con il referendum. Un tentativo che non andrà a buon fine perché la Cassazione non potra’ far altro che ribadire la validita’ del referendum, in quanto il governo, con questa legge, non rinuncia al suo nefasto piano nucleare. Questa fiducia – conclude il capogruppo Idv – è l’ennesima dimostrazione della estrema debolezza del centrodestra, che sa di non essere piu’ maggioranza nel Paese e teme ogni giorno di più il voto parlamentare”.
La “chiama” alla Camera inizierà domani alle 15.10. Lo ha stabilito la Conferenza dei capigruppo, che ha fissato alle 13,45 l’inizio delle dichiarazioni di voto da parte dei gruppi. Dopo la doppia “chiama” nominale e l’annuncio del risultato sulla fiducia, inizierà l’illustrazione degli ordini del giorno che si protrarrà per tutto il pomeriggio e probabilmente proseguirà nella giornata di mercoledì. Seguirà il voto finale sul decreto. Per domani mattina alle 10 è stato fissato il termine per presentare gli ordini del giorno. L’incertezza sui tempi, hanno spiegato Gianluca Galletti (Udc), Michele Ventura (Pd) e Simone Baldelli (Pdl) dipende dalla mancanza di accordo tra i gruppi sul voto sugli ordini del giorno. La maggioranza ha negato l’assenso alla diretta televisiva sulle dichiarazioni di voto, richiesta dal Pd, al che quest’ultimo non ha dato un impegno sui tempi del voto sugli ordini del giorno.

Intanto, oggi pomeriggio alle 15, ha preso il via il presidio permanente davanti a Montecitorio a “difesa della democrazia, del diritto al voto e all’informazione”. L’iniziativa è organizzata dai Comitati referendari “Vota sì per fermare il nucleare” e “2 sì per l’acqua bene comune” contro il decreto omnibus: “Una norma che prende in giro gli italiani con un finto addio al programma atomico e punta a cancellare il quesito sul nucleare sottraendo ai cittadini il diritto a scegliere sul loro futuro”, allo stesso modo “il governo sta tentando di depotenziare i referendum sull’acqua, proponendo la creazione di fantomatiche autorita’ garanti”. La mobilitazione proseguirà anche per l’intera giornata di domani.

da il Fatto Quotidiano    23 maggio 2011

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Buongiorno, di Massimo Gramellini. Non ci sono scarti

C’è un video in Rete che vi consiglio di guardare. Si intitola «Non siamo scarti» e consiste in una lettera aperta al ministro Tremonti, letta con ciglio asciutto e garbo antico da un gruppo di uomini e donne che hanno perso il lavoro intorno ai 50 anni. Hanno facce e occhi che ti stringono il cuore, perché ci leggi l’umiliazione e la vergogna per una condizione di vita così innaturale: troppo vecchi per trovare un altro posto e troppo giovani per andare serenamente in pensione. Sono esseri umani azzoppati al culmine della loro maturità esistenziale, quando l’esperienza si aggiunge all’energia e produce una miscela irripetibile di forza e affidabilità. Rinunciare a un simile apporto è peggio che un crimine: è una sciocchezza. Una società abitata da giovani sottopagati e da adulti emarginati ha un futuro bigio. E una classe dirigente degna del nome che porta non dovrebbe pensare ad altro, giorno e notte, tutti i giorni e tutte le notti.

A volte sembra di combattere una guerra silenziosa, senza morti e feriti apparenti, ma dove cadono di continuo la dignità e il rispetto per se stessi. Del racconto di quei cinquantenni l’aspetto più terribile non è la sofferenza economica, che pure esiste. E’ la sofferenza morale. Quel sentirsi inutili, rifiutati, sconfitti. Mi piacerebbe abbracciarli a uno a uno e urlare loro «non permettete a nessuno di uccidere i vostri sogni», ma le mie sono solo parole increspate da un’emozione. Qui invece servono un progetto a lungo termine, una visione solidale, dei leader credibili. Serve un’idea forte di società.

da www.lastampa.it
19 maggio 2011

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