Il dramma degli Over40 senza più un lavoro

INTERVISTA  di Lucio Mazzi

Armando Rinaldi Il vicepresidente dell’ATDAL (www.atdal.eu), associazione che si occupa di disoccupati ultraquarantenni, parla di una situazione sempre più dura.

Da dove nasce l’interesse per la particolare categoria dei disoccupati ultraquarantenni?

Nasce dall’esperienza personale: oggi ho 63 anni ma sono stato buttato fuori quando ne avevo 51: ero un dirigente con responsabilità a livello internazionale e mi sono trovato senza lavoro. Dopo un paio d’anni con un contratto di consulenza ho iniziato a contattare tutti quelli che scrivevano ai giornali denunciando casi simili al mio. Grazie a questi contatti nel 2002 con una decina di persone nella mia stessa condizione ho fondato ATDAL, Associazione per la tutela del diritto al lavoro.

Che oggi gestisce il sito www.atdal.eu

Esatto, oltre ad organizzare convegni e iniziative anche a livello europeo e a porsi come interlocutore con le istituzioni.

E su questo versante come va?

Nel 2003, grazie alla sensibilità di qualche senatore siamo riusciti ad andare in audizione in Senato tre volte e a promuovere una commissione d’indagine, anche se in concreto non è poi successo granché.

Disinteresse bipartisan?

È più una questione legata agli uomini che ai partiti: c’è chi sente la cosa e chi no. Al tempo sensibilissimo fu il senatore Pizzinato, Ds, che prese molto a cuore il nostro problema e ci sostenne, comunque non seguito allo stesso modo dal suo partito.

E le istituzioni?

Qualche buon rapporto con le istituzioni locali del Lazio. Poco e scarso dialogo con i vari ministri del lavoro in passato, nessun dialogo oggi.

Frustrante…

Per me nel nostro Paese manca una reale volontà di confronto, su qualsiasi questione. Prevale sempre una logica di scontro o di chiusura. A noi interessa solo parlare del problema di queste persone e vedere se ragionando insieme si possa trovare qualche soluzione.

Quindi il vostro confronto quotidiano è soprattutto con la gente che vi chiede aiuto.

Esatto. La gente che è poi protagonista del video “Non siamo scarti” che sta spopolando in rete, ospitato da oltre 100 siti.

I numeri di questo fenomeno?

Detto che noi siamo 22 punti sotto gli obiettivi di Lisbona che prevedevano un’occupazione degli over 50 del 50%, noi stimiamo che gli over 40 disoccupati in Italia siano un milione e mezzo con 380.000 over 55 non più collocabili in quanto non lavorano già da diversi anni.

Ma come si spiegano queste cifre?

Beh, la crisi non aiuta, ma qui entra in ballo la delocalizzazione delle grandi imprese, e il fatto che le piccole (in media le aziende italiane hanno meno di 15 dipendenti) fanno fatica ad assumere un impiegato cinquantenne che il titolare non può più di tanto “formare”, e che magari si sente anche frustrato perché “dequalificato”. E dire che con le centinaia di milioni sprecati (pensiamo a quelli buttati per il mancato accorpamento dei referendum, a quelli buttati in consulenze per i comuni) si potrebbero avviare progetti veramente utili.

E tutti questi disoccupati come fanno?

Fanno fatica, e non solo dal punto di vista economico. Cadono in depressione, vedono la propria famiglia disgregarsi, ci sono separazioni, figli che ti considerano un fallito… Poi c’è il discorso economico, ovviamente. Si comincia a vendere quello che si può, si rinuncia alla vacanza, si lima sugli acquisti, si cerca di rimediare con lavoretti (rigorosamente in nero), ma anche qui è difficile. Va meglio per chi ha sempre fatto un lavoro manuale, ma chi per tutta la vita ha fatto l’impiegato o il dirigente, da che parte comincia a fare l’imbianchino? Poi molto penalizzate sono le donne sole, specie se hanno dei figli a carico. Magari devono tornare a casa dai genitori. Che oltre tutto spesso non capiscono, ti danno della fannullona, dell’incapace…

Che consigli dare a chi si trovi a vivere questo problema?

Ci sono persone che fanno fatica ad accettare questo stato di cose, lo nascondono, la mattina fingono di andare a lavorare e tornano la sera perchè non riescono a dirlo in famiglia. Bene il primo consiglio è di non nascondersi e non isolarsi. Parlare con tutti, cercare contatti e appoggiarsi alla famiglia che è la prima a poterti aiutare dal punto di vista psicologico. Poi in Italia, nonostante le agenzie di lavoro interinale, i corsi di formazione e tutti quelli che lucrano sulle disgrazie altrui, il 93% di chi trova lavoro lo trova per conoscenze personali. Averne il più possibile, parlare, confrontarsi è essenziale.

http://city.corriere.it/2011/05/27/interviste.shtml        27 maggio 2011

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