La giovinezza al potere di Roma, di Valerio Renzi

Quella che segue è la seconda puntata dell’inchiesta sul laboratorio nero di Alemanno a Roma e sulle relazioni tra il Pdl romano e l’estrema destra. Dopo aver parlato del Popolo di Roma, ci occupiamo di CasaPound e del suo ruolo nella strategia di governance del sindaco.

In queste settimane è tornata all’onore delle cronache romane CasaPound. L’organizzazione riappare dopo un anno sottotono, dopo che l’iniziativa «movimentista» era stata paralizzata e di fatto sbugiardata dalle mobilitazioni di precari e studenti. E a circa un anno dal clamoroso flop del corteo nazionale di Blocco Studentesco, braccio giovanile di CasaPound. In quell’occasione dopo mesi di strombazzamenti e promesse di gloria per la cosiddetta «Giovinezza al potere», i «fascisti del terzo millennio» si ritrovarono in poche decine a piazza Esedra. Gli estremisti di destra, alcuni dei quali indossavano tshirt inneggianti esplicitamente al fascismo, erano pochissimi e protetti dalla polizia in assetto antisommossa, mentre dall’altra parte di via Nazionale si radunavano centinaia di studenti antifascisti romani. La prova della piazza era fallita.

Il ritorno sulla scena di CasaPound è segnato dall’azione solitaria di qualche militante. È una comparsata ad uso dei media che viene spacciata per mobilitazione politica. In questo caso, i sedicenti «fascisti del terzo millennio hanno occupato uno stabile nel IV municipio. Allo sbarco nel territorio di Montesacro, sono seguite le aggressioni squadriste. Scorrendo il testo delle dichiarazioni, delle agenzie di stampa e degli articoli attorno a questi fatti, al di là delle parole di facciata del sindaco Gianni Alemanno contro il fantomatico «ritorno agli anni di piombo» e contro «la violenza politica di ogni colore», salta agli occhi di ogni osservatore la totale copertura politica che CasaPound ha trovato nel gruppo consiliare in Campidoglio del Pdl.

Il partito di Berlusconi non è per nulla imbarazzato nel rivendicare patrocini e finanziamenti al gruppuscolo neofascista. E ha addirittura confermato la nota nel prossimo bilancio del Comune di Roma [che andrà in discussione dal 30 maggio] che prova la volontà da parte dell’amministrazione comunale di acquistare lo stabile in via Napoleone III, all’Esquilino. Il palazzo ospita la sede nazionale dell’organizzazione «CasaPound Italia» e verrebbe acquisito da Alemanno tramite un’operazione di permuta di patrimonio pubblico che muoverebbe quasi 12 milioni di euro. Un bell’affare per i «fascisti del terzo millennio» e una bella fregatura per i romani.

Talmente poco è l’imbarazzo, che il 19 maggio Federico Guidi, presidente della commissione Bilancio del Comune di Roma, ha introdotto un incontro promosso dal «Centro Studi Polaris», struttura «teorica» di CasaPound gestita da Gabriele Adinolfi, un vecchio arnese del neofascismo degli anni settanta che è passato da Avanguardia Nazionale a Terza Posizione fino alle indagini per la Strage di Bologna del 1980. In alcuni dei suoi scritti, Adinolfi cita esplicitamente il nazismo. E non esattamente per prenderne le distanze. Sentite questa: «’Né Fronte Rosso né Reazione’ – scrive Adinolfi nel gennaio del 2007 sul sito NoReporter.org – questo splendido slogan nazionalsocialista, ripreso durante gli Anni di Piombo da Terza Posizione [nome non a caso di matrice peronista], rappresentava una sorta di formula magica Induceva a non lasciarsi coinvolgere in una qualsiasi delle due forbici, bensì a propugnare una sintesi popolare, trasversale».

La scelta strategica di intrecciare il proprio cammino con i partiti del centrodestra è parte dell’atto costitutivo di CasaPound. Nell’estate del 2003, a Milano si tiene la festa cittadina dell’allora Alleanza nazionale. La kermesse postfascista ospita un incontro dal titolo «Comunità giovanili: l’alternativa ai centri sociali. L’aggregazione a Milano dopo la vicenda Leoncavallo». L’obiettivo dell’incontro rivela la frustrazione solita della destra: organizzare una rete di esperienze che cerchi di contrastare l’egemonia culturale e sociale dei tantissimi centri sociali in tutto il paese. All’incontro milanese partecipa tra gli altri il futuro ministro della gioventù Giorgia Meloni, all’epoca Presidente di Azione Giovani. Meloni, da ministro tramuterà in legge l’idea delle «comunità giovanili», per finanziare e supportare dai palazzi del potere l’attivismo di destra. Assieme al futuro membro dell’esecutivo, al convegno milanese ci sono anche Gianluca Iannone leader della futura CasaPound e l’assessore alle politiche giovanili del Comune di Milano Aldo Brandirali, un berlusconiano d’area ciellina che in gioventù ha militato nell’organizzazione maoista «Servire il popolo».

Dopo pochi mesi, la disinvolta strategia prende corpo. A Roma spuntano due occupazioni, veri plagi dei centri sociali, legate alla destra: si tratta di Foro 753, legato direttamente ad An, e di CasaPound, esperienza fondata da un gruppo di militanti che gravitano attorno all’esperienza di Casa Montag. Entrambe le iniziative vengono benedette dalla destra cittadina, che all’epoca all’opposizione in Campidoglio e che fino a quel momento aveva straparlato di «legalità» ogni volta che i movimenti sociali e non pilotati dall’alto occupavano qualche stabile.

Negli anni successivi, CasaPound comincia a farsi conoscere. Ciò avviene grazie a una strategia di marketing politico teso a confondere le idee e ad azioni provocatorie. Lo schema classico, che verrà ripetuto fino alla nausea è sempre lo stesso: prendere un simbolo della cultura di massa – meglio ancora se genericamente «di sinistra» – e accostarlo all’immaginario fascista. Ne faranno le spese, loro malgrado, Corto Maltese, Hugo Pratt, Capitan Harlock, Che Guevara, Rino Gaetano e, di recente, Peppino Impastato, militante della nuova sinistra ucciso dalla mafia in Sicilia nel 1978. Eppure, persino la figlia di Ezra Pound, controverso poeta antisemita, prende le distanze da Iannone e invita CasaPound a cambiare nome. Tuttavia, i mass media abboccano, qualche giornalista in cerca di visibilità si presta, e CasaPound si guadagna il titolo, tutto virtuale e mediatico, di principale organizzazione del malandato cortile della destra radicale italiana, in qualche caso rinnovandone il linguaggio e svecchiandola dall’immaginario naziskin o da quello semplicemente nostalgico: «Siamo i fascisti del terzo millennio», annunciano quelli di CasaPound ad un certo punto.

Nel 2005, in occasione delle elezioni regionali del Lazio e in virtù dei rapporti con An, CasaPound candida un suo uomo. Si tratta di Germano Buccolini detto «Gerri», che compare tra i candidati della lista civica legata a Francesco Storace. Come ogni volta che si trattare di verifiche materiali e non di sparate propagandistiche, CasaPound delude. «Gerri» raccoglie solo poche centinaia di voti e neanche l’ombra di una poltrona.

Cercando una collocazione in un contenitore più grande, in grado magari di fornire maggiore copertura politica per poi passare all’incasso col centrodestra, assistiamo poi a una rimpatriata di vecchie conoscenze dell’estremismo di destra. CasaPound entra assieme al Veneto Fronte Skinhead e a Base Autonoma di Maurizio Boccacci [attuale leader di Militia] e a Gianluca Castellino [ora a capo del Popolo di Roma] nella Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli all’epoca europarlamentare. Nonostante la scelta di confluire in un partitino di estrema destra, non si rompono i rapporti con An e Forza Italia. Al contrario, i militanti di Casa Pound saranno in prima fila alla manifestazione del Polo delle Libertà del 2 dicembre, arrivando fin sotto il palco con due grossi striscioni che recitavano «Mutuo sociale subito» e «Anticomunisti da sempre» e applaudendo Silvio Berlusconi. Nel giugno del 2007, Iannone entra ufficialmente nella segreteria di Fiamma Tricolore. Qualche mese dopo Renato Biagetti viene ucciso da una coltellata a Focene, sul litorale romano da due giovani con simpatie per l’estrema destra. Giuliano Castellino, presidente provinciale della Fiamma Tricolore romana e futuro alleato di Alemanno col Popolo di Roma, ne approfitta per dettare alle agenzie di stampa questa dichiarazione: «I fascisti a Roma occupano stabili disabitati per fornire un tetto a famiglie italiane che non riescono a fronteggiare i vertiginosi prezzi di mercato, i fascisti a Roma occupano locali pubblici abbandonati da decenni, per creare palestre popolari in quartieri dove difficilmente le famiglie possono permettersi le attuali rette per i moderni Centri di Benessere. I fascisti a Roma si battono contro la lobby dei costruttori e contro la privatizzazione di beni primari come l’acqua; i fascisti a Roma si battono contro il precariato attraverso l’apertura di strutture autosufficienti; i fascisti a Roma diffondo cultura e senso civico, non droga e teppismo». Giusto per chiarire le idee a chi non ha ancora capito dove stanno i fascisti.

Nel 2008, Iannone viene espulso da Fiamma Tricolore e fonda l’associazione Casa Pound Italia svuotando il partitino nostalgico di Romagnoli e dando vita ad una struttura nazionale. Le motivazioni della rottura sono chiaramente espresse da Gabriele Adinolfi nel lungo documento che è comparso sul sito d’area NoReporter il 25 marzo di due anni fa, col titolo «Sorpasso Neurotico». Per Adinolfi, si devono intraprendere «relazioni preferenziali su due basi: quelle della qualità degli uomini e quelle dell’impegno oggettivo». «Basta con le etichette e con le colonne dei buoni e dei cattivi – prosegue a pagina 28 il testo firmato da Adinolfi – Qui nel Lazio esistono forze militanti di An [oggi Pdl] che danno lezioni a molti, a quasi tutti, sia di stile, sia di fedeltà al fascismo in tutte le sue manifestazioni [ivi comprese le inaugurazioni di vie o piazze per Ettore Muti o Alessandro Pavolini]; che danno lezioni di milizia, di lealtà, di dedizione, di solidarietà». In altre occasioni, Adinolfi non fa mistero di voler riproporre lo schema dei movimenti sociali: bisogna agire autonomamente ma conquistandosi legittimità politica e l’interlocuzione coi partiti. L’ansia è quella di uscire del ghetto dell’estremismo di destra senza perdere però nessuno dei propri «valori», approfittando del bisogno di militanti del neonato Pdl e provando – grazie ad un governo culturalmente e politicamente vicino che da anni ormai banalizza la tragedia del nazifascismo – a sdoganarsi definitivamente. Così, a CasaPound approdano in qualità di relatori di diversi dibattiti esponenti del governo Berlusconi come Stefania Craxi, uomini vicini al premier come Marcello Dell’Utri e consiglieri della nuova giunta capitolina come Luca Gramazio.

Il 2008 è però anche l’anno dell’esplosione del movimento dell’Onda. Fumo negli occhi per i giovani del Blocco Studentesco. L’organizzazione giovanile di CasaPound nata nel 2006 e fattasi largo nelle scuole della Capitale a suon di intimidazioni e aggressioni, prova ad infiltrarsi nei cortei anti-Gelmini all’insegna dello slogan «Né rossi ne neri ma liberi pensieri». L’epilogo è noto ai più. È la mattina del 30 ottobre del 2008 quando, nonostante brandiscano mazze tricolori e minaccino i presenti, i militanti di Blocco Studentesco vengono cacciati a furor di popolo da piazza Navona dalla stragrande maggioranza degli studenti. È uno smacco. Eppure, la maggioranza parlamentare di centrodestra sa bene da che parte stare, e coglie al balzo l’occasione di demonizzare il movimento che rompe la luna di miele del governo Berlusconi con gli italiani: solidarizza coi neofascisti e condanna «l’intolleranza del movimento studentesco infiltrato dai centri sociali».

CasaPound ha sostenuto apertamente e pubblicamente Gianni Alemanno nella sua corsa verso il Campidoglio e Renata Polverini alla Regione Lazio, dando pubblica indicazione di voto per dei candidati provenienti dalla «destra sociale» di An come Gramazio, Cochi e Malcotti. L’appoggio sarà ampiamente ricompensato da Gianni Alemanno e la sua giunta, prodighi di finanziamenti e patrocini con Adinolfi, Iannone e compagnia. Il 22 ottobre del 2010, gli ZetaZeroAlfa – band di Iannone – si esibiscono a Ponte Milvio con il patrocinio del Comune di Roma. Il Comune, insomma, sostiene il concerto di un gruppo che annovera tra i suoi riferimenti culturali Alessandro Pavolini, cioè uno dei gerarchi fascisti che si erano rifugiati in Germania a seguito del tracollo del regime. Pavolini era a Monaco in prima fila tra coloro che sostennero la necessità di dare all’Italia del centro-nord un «governo provvisorio nazionale» dopo la fuga da Roma del Re e di Badoglio; un tale governo, insistette con l’esitante Mussolini, attendeva «la ratifica del suo capo naturale», ovvero Mussolini stesso. Insomma, Pavolini fu uno dei padri della Repubblica sociale italiana, lo stato fantoccio che si reggeva grazie all’appoggio delle truppe naziste di stanza nel nord Italia. Uno storico moderato come Denis Mack Smith, usa queste parole per descrivere il personaggio assurto a «riferimento culturale» di Iannone e camerati: «Il fascismo ne aveva fatto un fanatico privo di scrupoli, un uomo spietato e vendicativo che credeva nella politica del terrore»

Il concerto di ZetaZeroAlfa a Ponte Milvio è solo una delle iniziative su cu Alemanno e la sua banda decidono di apporre il simbolo del Comune di Roma. Prima del live, viene presentato sempre il libro «Nessun Dolore», un romanzetto grondante retorica che strizza l’occhio alla generazione cresciuta leggendo le storielle adolescenziali di Federico Moccia per introdurle all’universo di CasaPound, scritto dall’avvocato dell’organizzazione, Domenico Di Tullio. Riportiamo un brano del libro per esprimere i «sani valori» raccontati ed esaltati nel libro e pubblicizzati dal Comune di Roma. Ecco cosa leggiamo a pagina 73: «Massimo aveva deciso che quello avrebbe pagato per tutti e fece scattare la lama, il braccio lungo sulla gamba. Il compagno stava cercando di tirarsi in piedi, i suoi l’avevano lasciato, quando in due balzi Massimo l’aveva raggiunto, affondando il coltello nel gluteo pieno». La prosa è sbilenca, ma siamo davanti alla narrazione epica delle coltellate contro i nemici politici.

Con la vicenda ultima dell’occupazione di via Val d’Ala si capisce a pieno il disegno degli esponenti del Pdl romano. Il rapporto con CasaPound non è dettato solo dalla simpatia per dei ragazzetti, che forse ricordano a qualche politico la gioventù in camicia nera. C’è molto di più. I neofascisti tornano utili. In vista della lenta eppure inesorabile crisi del berlusconismo e in occasione del disastro della giunta di Alemanno, può far comodo innescare la strategia della tensione e intorbidire la normale dialettica politica e del conflitto. Se, come notano gli scienziati politici, il governo di una società complessa diventa «governance» – cioè necessita di strumenti flessibili di produzione del consenso, di costruzione dall’alto di società e di cooptazione della cittadinanza nei giochi di potere – allora quelli di CasaPound possono essere uno strumento in mano ad Alemanno per intervenire su territori, come il IV municipio, in cui si fa sentire il protagonismo dei movimenti sociali, delle associazioni e delle forze politiche d’opposizione, a fronte di un governo della città e dei territori completamente fallimentare.

da Carta
23/05/2011

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