Il KKE ha denunciato apertamente al popolo greco il piano di provocazione volto a vanificare la lotta popolare

Sulla prima pagina di "Rizospastis", organo del Comitato Centrale del Partito Comunista di Grecia, KKE, si legge: "Il governo contrappone il movimento degli ‘indignati’ di Piazza Sintagma, considerato pacifico e
partecipato dalla gente comune, agli scioperi, etichettati come violenti.
Il piano è creare uno scenario, di cui eravamo informati già prima dello sciopero di 48 ore, dove individui incappucciati, gruppi di ultras organizzati, teppisti prezzolati di nightclubs, ecc, sarebbero entrati in conflitto con il PAME, presumibilmente per ragioni ideologiche.
In questo modo la polizia avrebbe avuto il pretesto – a causa degli scontri – per reprimere e scatenarsi contro il popolo. Vogliono associare la violenza con il PAME e dimostrare che la gente comune indignata disconosce il movimento di classe, i partiti e in particolare il KKE.
Il 09/08/2002 avevamo pubblicato nell’edizione domenicale di "Rizospastis" un articolo intitolato raccomandazioni europee per la gestione degli informatori", in cui esponevamo i piani di Europol per la creazione e l’infiltrazione delle manifestazioni. Cosa valida anche per la polizia greca.

Video-documenti incriminanti

Il gruppo parlamentare del KKE ha posto al Governo la seguente interpellanza: "Un video trasmesso dalla maggior parte dei media, mostra individui armati di spranghe di ferro intrattenersi con la polizia antisommossa; più tardi gli stessi individui attraversano il cortile del Parlamento accompagnati dalla polizia antisommossa. Questo evento è rivelatore delle relazioni tra i meccanismi che operano nei servizi di sicurezza e gli elementi che prendono parte ai ben noti episodi".
Su questa base, i parlamentari del KKE hanno chiesto al ministro competente se il Governo sapeva di questo specifico incidente, se intendeva riferire al Parlamento e al popolo al riguardo e quali misure avrebbe adottato per porre fine all’attività dei meccanismi di repressione organizzata contro il movimento popolare.

Conferenza stampa della Segretaria Generale del Comitato Centrale del KKE

Il 30 giugno Aleka Papariga, Segretaria Generale del Comitato Centrale del KKE, ha tenuto una conferenza stampa in cui ha rilevato tra l’altro quanto segue:

"Denunciamo il piano organizzato del governo – ben congegnato politicamente e operativamente – soprattutto durante i due giorni di sciopero.
La prova generale ha avuto luogo durante l’approvazione del programma di riforme, in particolare nelle 48 ore di astensione generale dal lavoro.

Qual è l’obiettivo di questo piano? L’obiettivo politico è, da un lato, di intimidire il popolo di fronte al pagamento più o meno imminente della 5° tranche del prestito, inculcare la paura in modo che il popolo rinunci e abbandoni qualsiasi rivendicazione perché altrimenti la Grecia sarà perduta.
D’altra parte, l’aspetto operativo di questo piano politico era che in questi due giorni venissero create le condizioni per sconfiggere il movimento operaio-popolare e in particolare attaccare lo sciopero come forma di lotta.

Dobbiamo dire che esistono prove e video che documentano famigerati individui incappucciati, delinquenti, sindacalisti di estrema destra, che sembrano essere organizzati dai meccanismi repressivi di polizia ed essere
al loro interno.
Naturalmente, lo stato borghese è ben consapevole dell’esistenza di tali meccanismi privati e parastatali, che non intende rivelare, poiché gli tornano utili.

Il governo ha strumentalizzato il variegato e vago movimento degli indignati di piazza Sintagma, dove naturalmente la protesta ha attratto persone realmente indignate, incapaci di sopportare oltre, contrapponendolo alle mobilitazioni per lo sciopero.
Abbiamo sentito fino alla nausea dire in questo periodo che "Sintagma" rappresenta la forma pacifica di lotta, mentre tutte le altre forme di lotta sono considerate violente.

Questo piano specifico, di cui avevamo informazione prima dello sciopero di due giorni, partiva dal presupposto che il giorno dello sciopero generale, tutti i cortei avrebbero concluso la sfilata in piazza Sintagma: occorreva
creare uno scenario in cui i cittadini "indignati", tra virgolette, entravano in conflitto con il PAME.
Individui incappucciati, gruppi di ultras organizzati, teppisti prezzolati di nightclubs, ecc, si sarebbero scontrati con il PAME, presumibilmente per ragioni ideologiche.
In questo modo la polizia avrebbe avuto il pretesto – per prevenire gli scontri tra le sezioni rivali – per scatenarsi contro il popolo e presentare la repressione come una scelta obbligata, al di fuori delle intenzioni della polizia.

Volevano così associare il PAME con la violenza e dimostrare, in aggiunta, che i cittadini comuni indignati disconoscono il movimento di classe, i partiti e soprattutto il KKE. In altre parole si presenta una frattura tra
il cittadino comune indignato e il PAME.
D’altra parte si dà l’opportunità a certi intellettuali di sinistra e "filosofi salottieri" di scrivere che se il PAME evita lo spargimento di sangue, allora appartiene al sistema.
Sapevamo di questo piano, ne abbiamo resi partecipi le nostre forze all’interno del PAME e abbiamo dovuto affrontarlo.
In buona sostanza, siamo stati costretti a scegliere tra il diritto di essere in piazza Sintagma o affrontare il piano del governo.

Il successo dello sciopero non inizia con la mobilitazione ma prima, con i picchetti di mezzanotte fuori del posto di lavoro e dei porti. Le dimensioni e la partecipazione di massa alle manifestazioni del PAME è il modo migliore
per la classe operaia, in generale, di dimostrare la forza e le armi a sua disposizione per combattere il sistema. Queste armi sono lo sciopero, l’organizzazione, la politicizzazione: non bisogna cadere nella trappola di usare le armi più convenienti all’avversario.

Lo abbiamo detto ieri in Parlamento e lo ribadiamo oggi. Sappiamo molto bene come affrontare i provocatori e i meccanismi della polizia. Non ne siamo per nulla intimoriti. A noi preme evitare di prestare il fianco a questi piani.
Continueremo ad affrontare la questione: soprattutto bisogna disvelare la provocazione. Da questo momento in poi il popolo deve decidere come e con chi deve dimostrare.

Vi mettiamo a disposizione un documento scritto come prova della provocazione organizzata e pianificata. Risponderemo con questo documento ai partiti che in Parlamento, quando denunciammo le provocazioni del 2008, dicevano che noi siamo malati, che vediamo cospirazioni ovunque e che non riconosciamo il ruolo dell’iniziativa popolare.

Rizospastis del 09/08/2002 ha rivelato un documento classificato di Europol, titolato "raccomandazioni europee per la gestione degli informatori", vero e proprio manuale del provocatore.
In questo documento è chiaro che la creazione di informatori e provocatori è "legittimata".
In Grecia, gli informatori e i provocatori sono in comunicazione con il crimine organizzato.
E, infatti, il documento afferma che "un informatore è un individuo che si presta a fornire confidenzialmente informazioni e/o assistenza alle autorità competenti".

Se si trattasse solo di questo, potrebbero cercare di giustificarsi come interessati a contrastare il solo crimine organizzato.
Tuttavia, sostengono che a un informatore è consentito di partecipare ad un delitto che altri hanno intenzione di commettere. A partecipare! Le informazioni non vengono utilizzate per prevenire il crimine, perché evidentemente, l’informatore può prevenire un delitto.
Ed anzi deve essere trattato in modo conseguente quando viene arrestato.
Ci sono poliziotti con cappuccio e con l’ordine di infiltrarsi. Ora, che relazione hanno le manifestazioni con la criminalità organizzata? Sembra che per il governo ci sia una relazione.

Non abbiamo forse il diritto di denunciare il governo di essere responsabile di questo piano organizzato se ha votato certe leggi e decretato linee politiche, se esistono solide prove, se teniamo conto dell’esperienza
passata? Ora, se qualche giovane inesperto e innocente viene trascinato, beh questo è il ruolo del provocatore: intrappolare persone innocenti nella provocazione, in particolare i giovani.

Il popolo non deve cedere al terrorismo

Da questo punto di vista, invitiamo i lavoratori a proseguire con tutte le forme di lotta e soprattutto di non cedere al terrore della bancarotta, che in ogni modo si è già verificata. Essi non devono accettare la calunnie
contro il movimento della classe operaia.

Abbiamo già denunciato questi meccanismi nel 2008 e nel maggio del 2010, quando tre dipendenti innocenti dell’Istituto bancario MARFIN sono stati assassinati. Avevamo denunciato l’uso di gruppi di ultras, l’uso di elementi di estrema destra che avevano come obiettivo di prevenire lo sviluppo del movimento e in particolare del KKE e dei sindacati di classe, i quali in questi anni hanno esposto in maniera estremamente chiara cosa sia la UE, Maastricht, la crisi, ecc.

E’ ovvio che ci saranno nuove leggi e nuove misure. La crisi si approfondirà e quella che chiamiamo bancarotta sarà pagata al 100% dal popolo, che ovviamente non ha alcuna responsabilità.
Riteniamo che il popolo debba al più presto cercare un cambiamento radicale: l’abolizione del potere dei
monopoli. Porre questo obiettivo come primario, e non come "fatto a venire", il più rapidamente possibile, costituisce la proposta avanzata dal KKE la cui importanza non riguarda solo i comunisti ma la lotta della classe
operaia e per il potere popolare.
La lotta quotidiana, il tentativo di ottenere delle conquiste e la fine del declino, non possono essere raggiunte
dal movimento senza questa strategia. Senza questa strategia il popolo subirà una grande sconfitta, un grave arretramento che durerà per molti anni.

Nel denunciare il governo, devo aggiungere che non nutriamo alcuna speranza che la verità sia portata alla luce dalle commissioni disciplinari, ecc.
Perché, se fosse, il governo dovrebbe dimettersi. E questo non accadrà. Invece di parlare del sordido che c’è all’interno dello stato borghese, il governo porta avanti un referendum truffa per sviare le persone con una legge sulla responsabilità dei ministri e la riduzione dei parlamentari.
Queste cose, anche se venissero realizzate completamente, non sarebbe altro che un paravento per nascondere il marcio che crescerà a dismisura negli anni a venire".

da Partito Comunista di Grecia –
http://inter.kke.gr/News/news2011/2011-07-01-info
Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura
e Documentazione Popolare                                                                                                                                01/07/2011

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