Senza pensioni, di Walter Passerini e Ignazio Marino

Il libro contiene la bomba previdenziale, questa bomba la cui miccia è ormai accesa e che deflagrerà abbastanza presto. Si può leggere anche come thriller, nel senso che si parla di un delitto, è il delitto del futuro, delle giovani generazioni a cui non diciamo come vivranno nei prossimi anni, perché? Perché il sistema pensionistico è quello che ha tenuto insieme le società precedenti, mentre l’attuale sistema pensionistico non è in grado di reggere le future generazioni. C’è un paradosso: sono i giovani precari insieme agli immigrati che in questo momento stanno tenendo attive le casse previdenziali, in particolare quella dell’Inps. Se volete c’è anche un altro paradosso, il fatto che si impedisca ai giovani di entrare nel mercato del lavoro, pagando quindi i contributi e alimentando con nuove risorse le casse dell’Inps, ma nello stesso tempo si tengono sul lavoro, le persone anziane.
Walter Passerini

Intervista a Walter Passerini e Ignazio Marino, autori di "Senza pensioni":

Precari e immigrati pagano le pensioni
Walter Passerini- Sono Walter Passerini, un giornalista che con Ignazio Marino ha scritto “Senza Pensioni” per Chiarelettere, il libro ha un sottotitolo, “tutto quello che volete chiedere sul vostro futuro, ma che nessuno osa dirvi”.Il libro contiene la bomba previdenziale, questa bomba la cui miccia è ormai accesa e che deflagrerà abbastanza presto.Si può leggere anche come thriller, nel senso che si parla di un delitto, è il delitto del futuro, delle giovani generazioni a cui non diciamo come vivranno nei prossimi anni, perché? Perché il sistema pensionistico è quello che ha tenuto insieme le società precedenti, mentre l’attuale sistema pensionistico non è in grado di reggere le future generazioni. C’è un paradosso: sono i giovani precari insieme agli immigrati che in questo momento stanno tenendo attive le casse previdenziali, in particolare quella dell’Inps. Se volete c’è anche un altro paradosso, il fatto che si impedisca ai giovani di entrare nel mercato del lavoro, pagando quindi i contributi e alimentando con nuove risorse le casse dell’Inps, ma nello stesso tempo si tengono sul lavoro, le persone anziane.
Il Governo non sta facendo nulla da questo punto di vista, sta semplicemente operando con una logica di cassa, ma non sta introducendo degli elementi strutturali che servono soprattutto ai giovani, si tratta in sostanza di incentivare le aziende a assumere giovani, i cui contributi potranno alimentare non solo le pensioni di coloro che oggi beati loro sono in pensione, ma anche le pensioni dei giovani stessi. Ormai è abbastanza vergognoso e risaputo il fatto che ci sarebbero tanti sprechi nella previdenza, ci sarebbero le pensioni dei politici, le onorevoli pensioni, non dico nulla su altre vicende che hanno a che fare con i vari campioni mondiali. Pensate che c’è un dirigente di un grande gruppo, della Telecom, tanto per non fare nomi, che prende 90 mila Euro al mese di pensione netta, ci sono delle storture di questo tipo, certamente anche la previdenza si collega ai risparmi e alla riduzione dei costi della politica. Credo che la cosa più importante sia legata al lavoro: dobbiamo fare entrare i giovani per impedire che non solo non abbiano in futuro una loro pensione, ma perché non vedano più nel lavoro una sorta di leva per un loro riscatto. Quello che fa specie è che non parla nessuno di queste cose, noi cerchiamo di documentare l’indignazione delle persone, di dare dei numeri anche sulle ragioni e anche su qualche possibilità di via d’uscita e mi stupisco di come non stia succedendo una rivoluzione sociale, non soltanto per la mancanza di lavoro stabile in Italia, ma soprattutto per una bomba pensionistica che tra qualche anno ci troveremo tra i piedi.
Per fare soltanto alcuni dei numeri, posso dire che ci sono delle categorie di alcuni professionisti, per esempio di lavoratori autonomi, commercianti e artigiani che prenderanno circa il 10% del loro reddito in termini pensionistici. Per quanto riguarda i precari non arriveranno molto probabilmente al 30/35% del loro ultimo reddito in termini pensionistici, quindi c’è una falcidia, si salveranno un po’ i lavoratori pubblici, ma anche loro vedranno dimezzati i loro redditi e in parte i dipendenti privati.
Quello che è importante è che il metodo contributivo ha cambiato le carte e bisogna conoscere questo nuovo gioco per poter reagire, per poter soprattutto avere delle strategie personali di tipo pensionistico previdenziali, ma poi chiedendo alla politica di fare il suo lavoro che è un lavoro di responsabilità. Oggi il delitto non ha ancora dei responsabili!

L’ Italia non cresce più
Ignazio Marino- Ciao a tutti gli amici del blog di Beppe Grillo, mi chiamo Ignazio Marino e sono un giornalista di Italia Oggi, da quando ho iniziato la mia professione mi sono sempre occupato di tematiche legate al lavoro, previdenza, soprattutto alle pensioni. L’Italia ogni anno paga il 14,1% di spesa pensionistica, la media dell’Ocse invece è appena del 7%, dunque il governo continuerà a intervenire sulla materia per cercare di tenere quantomeno sottocontrollo questa spesa destinata, secondo i calcoli della ragioneria dello Stato a salire fino al 15,3%, cosa si devono aspettare gli italiani da questa situazione? Sicuramente altri tagli alle pensioni, soprattutto le nuove generazioni ne pagheranno il conto più salato. Questo perché l’economia oggi non cresce quanto dovrebbe per garantire un futuro pensionistico ai più giovani. Negli anni ‘60, l’Italia cresceva al ritmo del 6% l’anno, oggi non cresciamo nemmeno dello 0,5%, tutto ciò sui conti pubblici ha un’incidenza ben precisa che deve far preoccupare gli italiani, è possibile una soluzione a questo scenario cupo per le pensioni italiane, ma soprattutto i più giovani devono intervenire subito, come intervenire? Basta accettare il concetto che bisogna pagare di più, sarà la scelta più difficile da accettare, ma soltanto aumentando la capacità contributiva e cioè soltanto riempiendo quel salvadanaio previdenziale proprio, si potrà fare affidamento su una pensione in grado di garantire una vecchiaia non da poveri come attualmente il libro riesce a immaginare stando alle condizioni attuali.
Nel 1996 lo Stato per mettere un freno alla spesa pensionistica in ascesa, ha apportato una riforma definita come Riforma Dini o riforma del metodo contributivo. Stando ai calcoli attuariali di oggi con questo sistema contributivo un giovane professionista, un giovane lavoratore autonomo che comincia a lavorare in questi ultimi anni, andrà in pensione con un assegno, che nella migliore delle ipotesi supererà il 30% del suo ultimo reddito annuale, questa è una situazione diffusa che investe tutte le nuove generazioni. Pertanto è opportuno mettere in conto l’analisi della propria situazione previdenziale, per pianificare al meglio, un futuro quanto più sereno possibile. Oggi il governo interessato più a mettere i conti in salvo, non si sta per nulla preoccupando.
L’estate che ci siamo lasciati alle spalle, ha visto il legislatore tornare a intervenire sulle pensioni, la spesa pensionistica è troppo alta e quindi bisogna tenerla ben sottocontrollo, questo vuole dire che il governo ritornerà nuovamente a incidere su questa materia particolarmente sensibile ai conti pubblici e pertanto vanno messi in conto altri interventi, possibilmente anche incisivi sugli assegni pensionistici.

da www.beppegrillo.it          30 settembre
2011

442 Visite totali, 1 visite odierne

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *