Guido Picelli

Guido Picelli (Parma, 9 ottobre 1889 – Algora, 5 gennaio 1937) è stato un antifascista e politico italiano.

In gioventù lavorò come apprendista orologiaio e successivamente divenne attore. Recitò anche con Ermete Zacconi, il più noto attore dell’epoca. Partecipò alla prima guerra mondiale come volontario nelle file della Croce Rossa Italiana ricevendo, per l’eroismo dimostrato nel soccorrere i feriti oltre le linee, la medaglia di bronzo al V.M. e la medaglia di bronzo della Croce Rossa Italiana. Verso la fine della guerra fu inviato dall’esercito all’Accademia militare di Modena dove uscì con il grado di sottotenente. Rientrato a Parma, nel 1919 aderì al Partito Socialista Italiano e fondò la sezione locale della «Lega proletaria mutilati, invalidi, reduci, orfani e vedove di guerra».

Nel 1920 fondò la Guardia Rossa e venne incarcerato per aver tentato di impedire con i suoi compagni la partenza di un treno di Granatieri diretti in Albania. Fu scarcerato nel 1921 quando venne eletto deputato in parlamento con il PSI con un plebiscito dei suoi concittadini. Nell’occasione rinunciò al grado di sottotenente.

A Parma fondò gli Arditi del Popolo e nell’agosto 1922 organizzò e comandò un fronte unico antifascista (anarchici, comunisti, popolari, repubblicani e socialisti), che difesero vittoriosamente Parma per cinque giorni sconfiggendo migliaia di fascisti comandati da Italo Balbo. Durante la Battaglia di Parma si distinse nella difesa del rione Naviglio l’antifascista anarchico Antonio Cieri, che Picelli aveva nominato vicecomandante degli Arditi del popolo.

Picelli mantenne viva la resistenza al fascismo a Parma ben oltre il momento della marcia su Roma. Il 31 ottobre 1922 fu arrestato con quattro Arditi del Popolo con l’accusa di porto abusivo di armi, ma scarcerato per mancata autorizzazione a procedere della Camera.

Nel 1923 i fascisti non esercitavano ancora il controllo sui quartieri popolari di Parma. Il 5 maggio 1923 Picelli ed altri trentasei arditi del Popolo vennero arrestati e accusati di organizzazione di banda armata contro i poteri dello Stato. Per Picelli la Camera negò una seconda volta l’autorizzazione a procedere. In quell’anno i fascisti tentarono più volte di assassinarlo. A Parma gli sparono un colpo di pistola bruciapelo che Picelli riuscì fortunosamente ad evitare riportando solo una ferita di striscio alla tempia. A Roma fu scoperto un complotto, ordito da alti gerarchi fascisti e funzionari dello Stato, per rapirlo e assassinarlo.

Nel 1923 Picelli uscì dal PSI e nel 1924 venne eletto come deputato indipendente nelle liste del Partito Comunista d’Italia.
    « Per 15 minuti, il primo maggio 1924, in pieno fascismo, «lo stracciaccio rosso di Mosca» viene issato sul balcone del Parlamento. Il gesto eroico è di Guido Picelli, deputato indipendente comunista, leader degli Arditi del Popolo»

Picelli mantenne i collegamenti tra gli antifascisti superstiti nelle varie città italiane organizzando la struttura insurrezionale. Dal 1924 al 1926 fu più volte aggredito fisicamente dalle squadre fasciste ma continuò a girare l’Italia per soccorrere i carcerati antifascisti e per organizzare la resistenza al fascismo. Il 1º maggio 1924, fu arrestato una quinta volta da parlamentare per aver coraggiosamente inalberato dal balcone della Camera dei deputati una grande bandiera rossa per protestare contro l’abolizione mussoliniana della Festa dei lavoratori.

Nel novembre 1926 Picelli ed altri parlamentari antifascisti furono dichiarati decaduti dal mandato parlamentare e arrestati. Picelli venne condannato a cinque anni di confino che scontò a Lampedusa e a Lipari, dopo sette mesi di carcere a Siracusa e Milazzo. In tali condizioni il 10 marzo 1927 sposò la sua compagna, Paolina Rocchetti.

In Belgio e in Unione Sovietica.

Nel marzo 1932 fuggì dall’Italia, aiutato da Soccorso Rosso, un’organizzazione di stampo comunista. La moglie Paolina Rocchetti lo raggiunse in Francia. Qui tenne infuocati comizi tra gli esuli italiani, parlando più volte della resistenza di Parma. Nel luglio 1932 fu arrestato ed espulso dalla Francia.

Si rifugiò prima in Belgio e, successivamente, in Unione Sovietica.
    «  L’odissea di Guido Picelli a Mosca, rimasta segreta fino a oggi, è emersa da una serie di documenti riservati che abbiamo trovato nell’Archivio del Comintern (Rgaspi) e in altri due archivi moscoviti. Sono carte che testimoniano dall’interno i meccanismi segreti dello stalinismo e mettono a fuoco il ruolo di Togliatti.»

In Russia fu incaricato di insegnare "strategia militare" alla scuola Lenista Internazionale, l’università per i rivoluzionari di tutto il mondo. Svolse attività politica per il Comintern, tenne i contatti tra gli esuli italiani e collaborò a riviste politiche. Scrisse anche tre lavori teatrali che vennero rappresentati a Mosca tra i fuoriusciti e nelle fabbriche: "Le barricate di Parma", "Gramsci in carcere" e "La rivolta delle Asturie".
Fu deluso dal "comunismo" applicato da Stalin, tra le cui vittime erano anche molti antifascisti italiani, tra i quali Dante Corneli, suo compagno di emigrazione, accusato di trotzkismo e come tale rinchiuso nei campi di lavoro siberiani.
    « Coinvolto nelle lotte intestine con l’opposizione trotzkista, Picelli è presto un uomo avvilito e deluso. Il 9 gennaio 1935, a pochi giorni dall’arresto di Emilio Guarnaschelli, viene ‘verificato’ dall’Nkvd, la polizia segreta di Stalin. Il suo destino è segnato e gli costerà la vita due anni dopo: licenziato, gli negano i ‘talon’ (i buoni) per acquistare alimentari e i soldi per pagare l’affitto. Il 9 marzo scrive a Togliatti una lettera coraggiosa e durissima: "Dopo il licenziamento dalla Scuola leninista avvenuto in modo singolare e quello più recente dal Comintern, sono indotto a pensare che taluno mi ritenga incapace e che l’esperienza di guerra e quella della guerra civile non mi sia servita a nulla".»

Stava vivendo il periodo dell’anticamera al gulag:

Nella fabbrica Kaganovic dove è stato relegato subisce un processo-purga ma reagisce con dignità e orgoglio
    « Sa di essere nell’anticamera del gulag.Chiama a raccolta i suoi Arditi del popolo, inviando ai compagni parmensi in esilio a Parigi un articolo sulla battaglia di Parma del 1922 che viene pubblicato da un giornale francese. La strategia riesce: altri giornali francesi sono disposti a pubblicare i suoi scritti. Togliatti capisce che la vicenda Picelli può essere un danno per il partito.»

Allo scoppio della guerra civile spagnola (1936), Picelli lasciò fortunosamente la Russia, per recarsi a combattere contro i ribelli franchisti e i nazifascisti che li appoggiavano. Raggiunta Barcellona con l’aiuto di Julian Gorkin del POUM. il partito comunista antistalinista spagnolo, si arruolò dopo qualche giorno nelle file dei volontari delle Brigate Internazionali.

In Spagna

Guido Picelli lasciò l’URSS nell’ottobre del 1936 e raggiunse Parigi, dove prese contatto con Julian Gorkin del POUM e Julian Gorkin invitò Guido Picelli a recarsi in Spagna per prendere il comando di un battaglione di miliziani del POUM, ma, d’altro canto, anche molti volontari antifascisti italiani sul fronte di Madrid lo avrebbero voluto fra di loro. Sul finir
e dell’estate 1936 Picelli giunse a Barcellona. Il carisma di Picelli poteva però essere pericoloso per i dirigenti antifascisti di indirizzo stalinista per cui venne inviato a Barcellona un suo amico, Ottavio Pastore, con l’incarico di farlo desistere dall’assumere il comando del battaglione del POUM che gli era stata promesso e di rifiutare pertanto l’offerta di Julian Gorkin. Picelli vide nei volontari internazionali antifascisti la realizzazione del sogno di vedere finalmente combattere un fronte unico antifascista, così invece di accettare l’offerta di Julian Gorkin, pur consapevole dei rischi che correva con gli stalinisti, preferì assumere il comando di un battaglione dei volontari internazionali che poi fu inquadrato come IX battaglione delle Brigate Internazionali, aumentato numericamente fino ad avere in forza 500 miliziani.
 Ad Albacete Picelli addestrò i volontari per il fronte madrileno, ma il 13 dicembre 1936 il Battaglione "Picelli" per "ordini superiori" fu inglobato nel Battaglione Garibaldi. Picelli fu nominato vicecomandante del battaglione e della prima compagnia della formazione italiana. Il 1º gennaio 1937 al comando dell’intero Battaglione Garibaldi, Picelli conquistò Mirabueno, villaggio strategico sul fronte di Guadalajara, suscitando l’ammirazione del comandante in capo della 12ª Brigata il generale Lukacs (l’ungherese Mate Zalka)

Quattro giorni dopo, il 5 gennaio 1937, a 47 anni, Picelli, secondo la versione ufficiale, fu colpito a morte da una raffica di mitragliatrice in combattimento sul fronte di Guadalajara. In realtà, come scrisse nelle sue memorie Giorgio Braccialarghe (il comandante degli Arditi della Brigata Garibaldi che recuperò la salma di Picelli in prima linea), indiscutibile testimone oculare dei fatti, "La pallottola che l’ha fulminato, l’ha colpito alle spalle, all’altezza del cuore". La tesi "ufficiale" della raffica di mitragliatrice fu per altro smentita da versioni dei fatti contenute in alcuni documenti segreti del Comintern stesso. Al leggendario comandante antifascista furono celebrati imponenti funerali di stato a Barcellona, Madrid, Valencia.

È stata avanzata da taluni l’ipotesi che attribuisce la morte di Guido Picelli al procedimento di "pulizia" staliniana che poi colpirà sia molti anarchici che comunisti non stalinisti durante la guerra di Spagna.

da Wikipedia, l’enciclopedia libera

547 Visite totali, 1 visite odierne

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *