ParcoSud: torna l’allarme cemento: tutto il potere nelle mani di Potestà, di D. Carlucci e I. Carra

Il premio di consolazione per gli alfieri dell’ ambiente è l’ accantonamento del progetto della Tangenziale ovest esterna. La bretella che dovrebbe collegare Melegnano a Magenta era stata annunciata nel 2009 dal presidente della Provincia, Guido Podestà, dopo che il premier Berlusconi, rimanendo imbottigliato nel traffico mentre andava in Fiera, aveva invocato una nuova tangenziale: «Dobbiamo farne un’ altra».
Ma la lama d’ asfalto destinata a tagliare due parchi protetti è stata così tanto contestata dai 26 sindaci dei comuni interessati che la Provincia, almeno per il momento, ha deciso di rinunciarvi.
Per gli ambientalisti è l’ unica buona notizia del Piano provinciale di coordinamento del territorio approvato dalla giunta martedì scorso e che sarà presentato ufficialmente oggi. Tra le notizie negative, c’ è soprattutto che Palazzo Isimbardi abdica al compito, decisivo, di fissare paletti fermi sulle aree agricole milanesi: i vincoli anti-ruspe, i cosiddetti ambiti agricoli strategici, previsti inizialmente dalla giunta Penati, ora non compaiono più. «Le tutele sono già affidate ai parchi, con i loro piani», spiega Fabio Altitonante, assessore al Territorio. Ma nel caso del Parco agricolo Sud, questo significa concentrare tutti i poteri nelle mani di Podestà, che presiede l’ ente che dovrebbe proteggere i 47mila ettari di terreno nell’ area che va da Rho a Gorgonzola, toccando anche Milano e altri 58 comuni.
E così, sebbene il nuovo piano preveda un tetto alla possibilità di costruire nei comuni a urbanizzazione ormai satura, è allarme cementificazione.
A lanciarlo è l’ opposizione. «Se le attuali aree agricole dei parchi fossero vincolate -attacca Pietro Mezzi, oggi capogruppo Sel in consiglio, ma padre della versione ecologista del piano concepita dal centrosinistra -non ci si potrebbe costruire sopra. Invece così sono libere.
Ma il piano è furbesco anche perché utilizza il consumo di suolo zero come “foglia di fico” sapendo che non ha carattere vincolante». I dettagli si sapranno soltanto oggi. Ma secondo ambientalisti e coltivatori marcite, corsi d’ acqua, storiche cascine, fauna e flora uniche sono a rischio. E sono in pericolo soprattutto le 900 aziende agricole che lavorano dentro i confini del parco. Per Paola Santeramo, direttore Cia di Milano, Lodi e Monza e Brianza, la mancata definizione degli ambiti agricoli strategici è allarmante: «Era la parte qualificante del piano, l’ unica arma per mettere vincoli ai Pgt dei Comuni che se non sono vincolati possono costruire: il piano è una pura illusione, una dichiarazione d’ intenti che nasconde un rischio di cementificazione violenta».
E dire che nel piano sarebbero contenuti anche punti salienti, stando agli annunci, che riguardano il potenziamento della rete ecologica e la promozione dell’ housing sociale. Ma gli ambientalisti ci vedono del maquillage che cela forti rischi: «In realtà anche le riduzioni al consumo di suolo sono mascherate -attacca Damiano Di Simine, presidente lombardo di Legambiente -il confine è troppo allentato, ci sono casi in cui si può costruire senza che ciò che viene edificato venga considerato consumo di suolo».
Il problema riguarderebbe anche tutte le altre zone protette nella provincia di Milano, dal parco del Ticino a quello delle Groane, dall’ Adda nord al parco Nord. E interesserebbe anche le aree agricole della provincia che non sono all’ interno di zone tutelate, come ad esempio quella di Lacchiarella, un tempo della Edilnord di Paolo Berlusconi.
Queste zone sarebbero in balia totale dell’ arbitrio dei singoli Comuni che da tempo scalpitano per costruire. «È un piano troppo liberista e piegato alle richieste dei comuni», dice Matteo Mauri, capogruppo Pd. Per Massimo Gatti, consigliere di Prc-Pdci: «Si è perso un sacco di tempo, e ora, mano libera per tutti». Nei prossimi tre mesi i sindaci dovranno esprimere il loro parere, non vincolante. Quindi toccherà ai consiglio provinciale prima e regionale poi ratificare il nuovo piano.

La Repubblica
28 ottobre 2011

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