La BCE e il Giro di BOT

La BCE ha prestato 500 miliardi di euro alle banche europee a un interesse dell’uno per cento per tre anni. Praticamente gratis. Lo ha fatto per far ripartire l’Europa. Per permettere alle banche di riaprire i rubinetti e finanziare l’economia reale, per le imprese che stanno chiudendo alla velocità della luce. Come direbbe Ciro, il mio figlio più piccolo, è un vero barbatrucco. I soldi della BCE non nascono sotto i cavoli, ma sono garantiti dagli Stati della UE, in definitiva sono nostri. Le banche vanno salvate, sono in crisi di liquidità e non si prestano neppure più i soldi tra loro. Inoltre hanno in pancia miliardi di crediti inesigibili e di schifezze finanziarie varie che devono, prima o poi, svalutare. 500 miliardi sono un’ancora di salvezza e, infatti, c’è stata la coda dei banchieri per ottenere il prestito come per i saldi di fine stagione. Le banche, però, fanno le banche. E’ nella loro indole usuraia. I capitali vanno investiti dove è più alta la remunerazione. Dare soldi a un’azienda in difficoltà o a una start up è un rischio. Comprare titoli pubblici lo è un po’ meno. Deve fallire un intero Stato. E allora è probabile le banche acquisteranno i titoli di Stato dei Pigs, quelli con gli interessi più alti, dal 6/7% in su. Un guadagno netto garantito. E anche un gesto nobile. Il prestito accordato dalla BCE coprirebbe per tutto il 2012 l’intero fabbisogno di Italia e Spagna. L’Europa sarebbe salva.
Qualcosa in questo gioco di prestigio però non torna. Per salvarci e collocare il debito pubblico dobbiamo pagare interessi altissimi alle banche con soldi prestati da noi attraverso la BCE. Le stesse banche, a iniziare da quelle francesi e tedesche, che hanno venduto a piene mani titoli italiani e spagnoli nell’ultimo anno. E che ora li ricompreranno con interessi quintuplicati. La ragione si smarrisce in questo labirinto. In questo Giro di Bot. Perché riconoscere gli interessi a banche private che comprano il nostro debito prestandogli i soldi? Compriamocelo da soli il debito, con il Tesoro o la Banca d’Italia, almeno gli interessi li pagheremo allo Stato.

da www.beppegrillo.it 27 dicembre 2011

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2012: lo scopriremo solo vivendo

Cosa succederà nel 2012? “Chissà che sarà di noi?/ Lo scopriremo solo vivendo”. Qualche indizio però c’è già. Sarà un anno di sopravvivenza al quale seguirà il 2013, un anno ancora più duro. Ci aspetta un biennio di ferro. La disoccupazione esploderà. Le famiglie spenderanno meno e attingeranno ai risparmi (chi li ha) per cercare di mantenere il loro tenore di vita. La liquidità diventerà un bene sempre più raro. Le banche non presteranno soldi alle imprese, molte falliranno, strette tra la diminuzione della produzione e l’impossibilità di accedere al credito. Si completerà l’effetto domino iniziato nel 2008. Dopo le banche e gli Stati il contagio toccherà le imprese. Il problema è che dopo le imprese non c’è più nulla. I magazzini si riempiranno di beni invenduti. Le strade di persone senza un lavoro. A cosa servono le merci se nessuno può comprarle? La grande macchina del commercio mondiale rallenterà fino quasi a fermarsi. Molti Paesi entreranno in recessione, l’Italia avrà una diminuzione superiore all’uno per cento e sono ottimista.
Senza soldi, senza lavoro e con il Paese in recessione aumenterà l’emigrazione verso l’estero, già in atto, soprattutto dei giovani, non solo in Europa, ma anche verso la Cina e il Sud America. Per chi rimarrà in Italia la vita sarà grama. I prezzi aumenteranno insieme all’inflazione, come è avvenuto in Grecia. Il Governo dovrà far fronte agli interessi sui titoli che si avvicineranno con i nuovi tassi ai 100 miliardi di euro, per farlo aumenterà le tasse sui beni primari e pagherà parte delle pensioni, degli stipendi pubblici e dei debiti con i privati in Btp. Mentre scrivo mi viene voglia di scappare all’estero. Non preoccupatevi, rimarrò qui con voi. Non vi libererete di me così facilmente.
Nel 2012 il prezzo degli immobili diminuirà tra il 10 e il 20 per cento, ci sarà una corsa alla vendita, ma pochi compratori. Bisogna prepararsi a un’economia di guerra. Non fare debiti ed estinguere quelli che si hanno se è possibile. Non comprare azioni, non comprare titoli di Stato, non accendere mutui e tagliare le spese superflue. Chi ha dei risparmi apra dei conti deposito in più banche o, meglio ancora, un conto postale. Investite in orti, in terreni da coltivare. La terra è la migliore assicurazione per il futuro. Aggregatevi in gruppi di acquisto solidale, ve ne sono sempre più in ogni città. Quando la crisi passerà vi sentirete più forti, vi sarete abituati a dare un valore alle cose importanti e al vostro tempo. Chissà, forse il periodo che ci aspetta è una benedizione.

da www.beppegrillo.it 22 dicembre 2011

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L’Oipa al Parlamento Europeo: consegna le oltre 112.000 per chiedere lo stop alle soppressioni dei randagi nella UE

Mercoledì 7 dicembre il Presidente di OIPA International, Massimo Pradella, insieme all’eurodeputato Andrea Zanoni, ha incontrato a Bruxelles il responsabile del Benessere animali del gabinetto del Commissario Europeo John Dalli per chiedere azioni concrete per la tutela di cani e gatti randagi in tutta Europa. Per sottolineare l’urgenza di prendere misure concrete per la gestione del problema, è stata inoltre consegnata una petizione supportata da 112.683 firme di cittadini europei che chiedono lo stop immediato delle uccisioni nelle perreras spagnole.

Nei mesi scorsi il C.C.S.A. (Comitato Contro la Sperimentazione Animale) in collaborazione con l’associazione “Vita – Una Zampa per la Spagna” ha iniziato una raccolta firme sostenuta e diffusa dall’OIPA, oltre che da altre associazioni ed organizzazioni internazionali, per diffondere la realtà delle condizioni in cui vengono detenuti i cani e gatti in Spagna e altri paesi europei, arrivando a raccoglierne 112.683. Un vero e proprio record, tanto che la Commissione Petizioni ha confermato di essere di fronte alla più consistente raccolta firme del 2011.

L’incontro con il gabinetto del Commissario Dalli era mirato a far presente l’indignazione dei cittadini europei riguardo alle barbarie perpetrate in alcuni Paesi membri, come la Spagna e la Romania, e a evidenziare come siano in disaccordo con quanto portato avanti dagli stessi europarlamentari che il 14 ottobre scorso hanno firmato una dichiarazione scritta auspicando politiche etiche per la gestione della popolazione canina nell’Ue.

Con il supporto di Zanoni, l’OIPA ha chiesto che venga considerato l’articolo 13 del Trattato di Lisbona che riconosce gli animali in quanto esseri senzienti e il Programma d’azione comunitario per la protezione ed il benessere degli animali 2006-2010, affinché sia emanata una direttiva che obblighi tutti i paesi membri dell’UE a mettere in pratica misure di prevenzione come sterilizzazione massiva, informazione e sensibilizzazione.

I membri dello staff di Dalli hanno confermato di essere a conoscenza del problema e di ricevere molte pressioni da cittadini e politici, tuttavia hanno fatto presente che l’art.13 del Trattato di Lisbona è solo il principio generale e manca ancora una legge applicativa sulla quale basarsi per intervenire in questi casi. La questione verrà ora portata all’attenzione della Commissione che darà un riscontro sulla strategia che intenderà adottare.

Questo è senza dubbio il primo importante passo sulla strada per l’approvazione di una norma europea sulla tutela dei randagi, ma è necessario continuare a fare pressione affinché lo sdegno dei cittadini europei venga ascoltato e azioni vergognose e indegne di una società civile, come il trattamento riservato ai randagi in Spagna e Romania, vengano portate sul tavolo di chi ha il potere di porvi fine.

Leggi la notizia e guarda le foto e il video alla pagina http://www.oipa.org/italia/randagismo/2011/consegnafirme-perreras.html

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Standard & Poors in the cloud

Standard & Poor’s osserva, osserva. Oggi ha messo sotto osservazione 15 Paesi della zona Euro. Tutti i Paesi europei possono perdere la tripla A. Diventare meno affidabili sul mercato internazionale. In sostanza più poveri. Le valutazioni della Standard & Poor’s possono far fallire una Nazione. Orienta gli investimenti, valuta bilanci, pubblica analisi. Fa cadere governi, influenza le decisioni economiche degli Stati, decide nei fatti le manovre finanziarie. Standard & Poor’s risiede “in the cloud”, sopra alla politica, sopra alla UE, all’ONU, agli elettori. Il suo dio è il mercato e solo ad esso riferisce. In teoria è un servizio per gli investitori, in pratica un’agenzia dotata di un potere illimitato.
Chi controlla il controllore? Persone con nomi che non dicono nulla a nessuno contano più di Obama, la Merkel e Sarkozy messi insieme. Il presidente è Douglas Peterson, i vice presidenti Pat Milano, James C. Daly, Catherine Mathis, John Weisenseel. I direttori esecutivi sono Paul Coughlin, Yu-Tsung Chang, David Jacob, Alex J. Matturri, Adam H. Schuman. Infine, Yann Le Pallec è responsabile per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa. Come si legge nel sito dell’Agenzia “Standard & Poor’s Ratings Services è guidata da professionisti con anni di esperienza nel mondo finanziario”. Esperti? Prima del disastro economico del 2008 dove erano questi signori? I derivati, i cdo e la varia merda finanziaria gli è passata inosservata sotto gli occhi.
La Standard & Poor’s non è una società di beneficenza, ha un giro di affari annuo intorno ai 2,5 miliardi di dollari, un grattacielo a Manhattan e 10.000 dipendenti nel mondo. L’Agenzia fa parte del gruppo McGraw-Hill, un gigante dei media e dell’informazione con più di 6 mila miliardi di dollari di ricavi nel 2010. La nostra sovranità è decisa dal movimento del sopracciglio di “Dug” Peterson, fino al 2010 alto dirigente di Citigroup, la più grande azienda di servizi finanziari del mondo. Chi lo conosce? E chi lo ha eletto? E chi garantisce per lui? Il gruppo Bildeberg o Goldman Sachs? Una struttura sovranazionale, non eletta da nessuno, ha più potere della UE. Chi gli ha attribuito questo potere? Il potere è dei cittadini. Il mercato è delle vacche.

da www.beppegrillo.it

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Flc-Cgil di Milano, 26 novembre 2011. Convegno: Precarietà e lavoro della conoscenza. Intervento di Dilva Giannelli – ATDAL Over40

La flessibilità in Italia non è mai esistita, in Italia esiste solo la precarietà che, intorno ai 40 anni, si trasforma, inesorabilmente, in disoccupazione senza tutele.
Oggi, tutti: i cosiddetti “politici” – che, in realtà, sono gli unici e veri rappresentanti dell’“anti politica” perché agiscono sempre e solo contro i cittadini, cioè noi, cioè la polis -, i sindacati – anche quelli neonati e con presunte moderne caratteristiche -, i media con i loro opinionisti, i loro giuslavoristi, i loro economisti… tutti parlano “solo”- e in difetto -, dei 3 milioni di disoccupati giovani ma, a questi 3 milioni, devono essere aggiunti:
– 1.500.000 over 40,
– 2 milioni di “scoraggiati” che non cercano più lavoro perché certi di non poterlo trovare,
– oltre 200.000 over 55 non più ricollocabili senza pensione e senza alcun sostegno al reddito,
– e, infine, le ipotizzate – sicuramente al ribasso -, 500.000 partite IVA autonome, ma senza lavoro.
Per le partite IVA non esistono dati ufficiali, in Italia continua imperterrito il rifiuto di rendere pubblico qualunque dato su questa categoria di lavoratori, o ex lavoratori. Ci auguriamo che, finalmente, qualcuno dia inizio a serie
ricerche e serie analisi statistiche su questa sempre più numericamente importante categoria.
… non più dunque “solo” i 3 milioni di giovani, altro che l’8,5% di disoccupazione in Italia!
Ma quasi nessuno ne parla o ne vuole parlare.
Nessuno ne parla perché è utile a qualcuno ignorare i dati reali del disastro italiano e perché è utile a qualcuno sviluppare l’ultima invenzione: la “guerra generazionale”.
Questa guerra è stata scatenata proprio da coloro che, da decenni, decenni e decenni, sono inamovibili da tutte le istituzioni, locali e nazionali, questa guerra è stata scatenata proprio dagli unici veri e ricchi garantiti per tutta la vita, gli “ad aeternum”, che non sono certo gli over 40 che lavorano!!!
Ma c’è chi rifiuta di continuare questa guerra, c’è chi ha capito che moltissimi non più giovani sono nelle stesse condizioni dei giovani, c’è chi ha capito che moltissimi padri e madri, sono nelle stesse condizioni dei loro figli ma, con 20,30,40… anni in più.
La precarietà e la disoccupazione, ambedue senza tutele, sono assolutamente trasversali nelle età e nelle
professioni: è assolutamente falso che siano solo gli over 40 descolarizzati a vivere l’impossibilità della
ricollocazione, negli ultimi vent’anni, l’espulsione e la non ricollocazione ha riguardato soprattutto le “alte professionalità” e, oggi, riguarda tutti.
Dunque, milioni di disoccupati, con 20,30,40… anni in più, bene, sapete cosa vuol dire essere disoccupati a 55/60 anni?
Se usciamo dal luccicante e siliconato mondo della TV, dobbiamo fare i conti con la realtà è la realtà ci dice che, con l’avanzamento dell’età, avanzano anche i problemi: come e perché negare che, nella migliore delle ipotesi, esiste l’artrosi, l’abbassamento della vista ecc? L’invecchiamento è naturale, reale e, chi più chi meno, tocca tutti, anche chi
dovrebbe stare, per le esigenze del mercato e in barba alla Legge 626, … 8 / 10 / 14 ore al computer o, in giro per happy hour relazionali!
E ai problemi fisici, anche ben più pesanti di quelli citati, si aggiungono spesso anche i problemi psichici, non dimentichiamolo!
In questo paese non esiste alcuna possibilità di lavoro per chi è espulso a 40/50 anni e, doversi inventare ogni giorno, è cosa usurante da giovani, figuriamoci a 55 o a 60 anni!
Tutti parlano di salvaguardare i lavori “usuranti”, giustissimo e sacrosanto, ma i lavori usuranti non sono solo quelli strettamente fisici, anche cercare o inventare lavoro ogni giorno per 10, 20, 30… anni, è un lavoro assolutamente usurante!
E’ usurante svolgere un’attività commerciale con la mannaia del raggiungimento del badget su base mensile, è usurante essere un tecnico o un freelance obbligato alla reperibilità o alla disponibilità totale perché ti nega la possibilità di vivere, è usurante correre in auto, treno, aereo per stare dietro ai ritmi imposti dalle esigenze del business… statistiche di paesi come Giappone, USA e Corea, da anni ci parlano dell’incremento delle malattie cardiovascolari e neurologiche tra chi svolge attività professionali al alto livello di stress !!!!!
Altamente usurante è non riuscire più a dormire perché non sai più come pagare la criminale aliquota della Gestione Separata INPS, le utenze, la casa, il supermercato, le visite specialistiche, le terapie, il dentista… il biglietto ATM…, la vita precaria dovuta al lavoro intermittente e alla disoccupazione, è altamente usurante!
Non avere un presente e non un avere un futuro, anche a 60 anni, è usurante e porta alla perdita di identità, sapevate che un Rapporto Eures del 2009 dichiara che in Italia la disoccupazione è causa di quasi un suicidio al giorno?
357 casi, con un incremento del 37,3% dal 2008, soprattutto soggetti espulsi dal mondo del lavoro, ma anche: giovani in cerca di occupazione, partite IVA, artigiani, piccoli imprenditori…, citando il giornalista e blogger Marco Patruno (http://generazionep.ilcannocchiale.it/post/2647449.html):
“Praticamente è come se un’impresa con decine di milioni di fatturato chiudesse ogni 24 ore. Le “morti lente” , così definii qualche anno fa le morti causate dalla disoccupazione e dal precariato. Morti scomode e occultate da chi è abituato a delegare queste morti ad una responsabilità puramente individuale dei soggetti coinvolti. Le “morti lente” come indica l’espressione non avvengono improvvisamente, l’atto è improvviso, ma dietro c’è un processo, un vuoto che cresce dentro il soggetto nel corso dei giorni, dei mesi che poi lo porta alla sua drammatica scelta che scelta non è. Quindi se qualcuno mi dicesse: la disoccupazione e il precariato uccidono? Io vi risponderei di si, senza pensarci due volte.”
E io aggiungo, chi si toglie la vita, è vittima di uno spaventoso senso di colpa, ma la colpa, deve essere finalmente e definitivamente chiarito, è dello Stato.
È criminale il messaggio di tutti i mass media nella (rara) e colpevolizzante comunicazione di suicidi per mancanza di lavoro, è criminale il pensiero indotto nelle masse: “… poverino, non ce l’ha fatta… poverino, troppo debole… poverino, non è stato capace di lottare… in fondo, se lo vuoi veramente, alla fine ce la fai…”, “quel” senso di colpa instillato e alimentato, in realtà, consiste solo nel “non essere stati in grado” di essere come vogliono loro, “di non essere stati in grado” di combattere la globalizzazione da soli, ma l’unico a non essere stato in grado è lo Stato!
Quello Stato che, costituzionalmente, nega la pena di morte ma che, contemporaneamente, condanna a morte, lavandosene poi le mani e lasciando al “condannato” la responsabilità dell’esecuzione della sua condanna.
Lo Stato Italiano con l’Art. 3 della Costituzione dichiara: … È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…
Per quale altro motivo si dovrebbe costituire uno Stato se non per
difendere i suoi cittadini?
Se uno Stato non difende la vita dei suoi cittadini, se uno Stato è causa della morte di suoi cittadini, può ancora essere definito: Stato?
Se lo Stato non è in grado di produrre un progetto strategico industriale (sostenibile per la terra e per tutti gli esseri viventi) capace di creare lavoro degno per tutti, almeno deve essere suo compito sostenere e salvaguardare la vita dei suoi cittadini, di tutti i suoi cittadini!
È la ruota marcescente di questo sistema/Stato che deve essere bloccata e cambiata, per impedire che prosegua oltre nello spargimento delle sue cancerogene molecole.
Come?
Prima di tutto e senza alcun dubbio, con la realizzazione di un vero welfare e con l’istituzione del reddito di cittadinanza incondizionato, come accade in tutti i paesi civilizzati d’Europa tranne, guarda caso, in Italia, in Grecia e in Ungheria!
Da anni l’Europa ci chiede di adeguarci…
È evidente che l’attacco capitalistico finanziario in atto ha, tra gli altri, proprio l’obiettivo dell’eliminazione del welfare europeo ma, in Italia, è solo rivendicando un vero welfare che è possibile combattere il massacro che stiamo subendo.
In Germania non esiste l’Art. 18 ma, in Gemania, come è giusto che sia, non è assolutamente facile licenziare, è dunque ridicolo far finta che l’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori non sia, da almeno vent’anni, completamente ignorato o aggirato, ma non è certamente con le recenti, miopi e ancora più discriminanti proposte di alcuni cosiddetti politici/giuslavoristi/economisti – anche e soprattutto del centrosinistra -, che si potranno salvaguardare i diritti dei lavoratori che, prima di essere lavoratori o ex lavoratori, sono e devono restare cittadini, solo con l’estensione dei diritti a tutti i cittadini è possibile fermare questa estrema speculazione del profitto.
Dobbiamo finalmente buttare tutte le nostre vantate e ridicole differenze, tutte le difese dei nostri presunti “orticelli”, dobbiamo abbattere tutte le discriminazioni e segmentazioni che, fino ad oggi, hanno solo ampliato a dismisura gli spazi di manovra del più criminale capitalismo, dobbiamo distruggere le differenze che, per esempio, oggi vedono prepensionare, con 30 anni di contributi, 654 operai della FIAT, mandando contemporaneamente al massacro milioni di altri operai, impiegati, partite IVA, artigiani… magari con 35/40 anni di contributi… Basta con queste criminali discriminazioni!
L’unica possibilità è unirci tutti per esigere la sostituzione della Cassa Integrazione (dedicata a pochissimi perché, non dimentichiamolo “protegge”, momentaneamente e fino all’inevitabile schianto finale, solo il 27% dei lavoratori) con il Reddito di Cittadinanza Incondizionato per tutti i cittadini senza reddito, la vita deve essere degna per tutti!
E ai troppi bipartisan che ancora oggi sostengono che il nostro Stato diventerebbe “assistenzialista”, rispondo: sono “assistenzialisti” paesi come la Francia, come la Germania, la Svezia, la Danimarca…? No, sono semplicemente: Stati.
Una volta per tutte: basta con queste idiozie medioevali spacciate per modernità!
Poi, si potrà discutere di tutto il resto.
Come trovare i fondi?
Naturalmente un pensierino va dritto dritto alle tante… Finmeccanica…, momentaneamente sorvoliamo e allora, per esempio, perché non cominciamo seriamente a copiare, per esempio, dalla Germania e dalla Francia ?
Ma non solo, esistono anche proposte italiane e, tanto per citarne una: Disegno di Legge Nr. 2806 dal titolo “Misure per l’istituzione del reddito minimo di cittadinanza” presentato in data 30 giugno 2011 da 14 Senatori del PD.
Questo DDL, come sempre avviene per qualsiasi proposta di legge, contiene una esaustiva descrizione di come reperire i fondi necessari per la sua copertura. (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=00611729&part=doc_dc-articolato_ddl-art_a7df&parse=n)
Noi, non siamo scarti.
(http://www.youtube.com/watch?v=r9ImZ_F6gOU)

Contatti:
Milano e il Centro Nord atdalit@yahoo.it – Mob.: 347 8674978
Roma e il Centro Sud infolazio@atdal.it – Mob.: 338 7434485
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PER LA TUTELA DEI DIRITTI DEI LAVORATORI OVER 40
www.atdal.eu

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Dal lavoro alla tomba

In queste ore sono filtrate indiscrezioni sull’ipotesi di innalzare le pensioni di anzianità a 42-43 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica, di elevare ulteriormente l’età pensionistica per le donne del settore privato, e di bloccare l’adeguamento all’inflazione delle pensioni in essere. Si tratterebbe di provvedimenti iniqui e inaccettabili, in contrasto con la tanto decantata “discontinuità” rispetto al governo Berlusconi, proclamata dal nuovo Presidente del Consiglio Mario Monti. In questo senso, non è piaciuto neppure il tono autoritario con cui Monti ha fatto capire di voler portare avanti queste “riforme”, senza cioè il necessario confronto e consenso con le parti sociali.

QUANDO SI PARLA DI PENSIONI, BISOGNA TENER PRESENTE CHE:

– PER QUANTO RIGUARDA LE PENSIONI DI ANZIANITÀ in Europa oggi l’età effettiva del pensionamento vede l’Italia esattamente allineata alla Germania e alla Francia, così come riportato il 24 ottobre 2011 dal Corriere della Sera: età media effettiva di pensionamento:  Italia Uomini 61,5 Donne 60; Germania Uomini 61,6 Donne 59,9; Francia Uomini 58,8 Donne 58,8; Spagna Uomini 62,6 Donne 59,5.

Oltre a ciò, nel 2010 il Governo Berlusconi ha inventato le ‘finestre lunghe’, cioè il lavoratore che matura il diritto di andare in pensione dovrà aspettare ancora 1 anno prima di percepire l’assegno pensionistico, versando contributi che non gli saranno conteggiati. E come se non bastasse, nel 2011 sono stati aggiunti altri 3 mesi in relazione al presunto aumento dell’aspettativa di vita, con il risultato che sulla carta il lavoratore ha diritto alla pensione ma nella sostanza deve lavorare in totale altri 15 mesi in più per averl, anche se l’allungamento dell’età di vita e’ una bufala, perchè a 80 anni i lavoratori ci arrivano di norma in difficili o pessime condizioni fisiche, quando ci arrivano….

Poi una persona che lavorando ha pagato per 41 anni (40 più 1 anno di finestra) il 41% (33% + 8%) sul lordo del proprio stipendio, la sua pensione se l’è strapagata. Considerando infatti che si va in pensione a 61 anni circa, campandone ancora 16 o 17 mediamente, non si recupera neppure tutto ciò che si è versato di contributi per 41 anni!

– DONNE l’età per andare in pensione è stata recentemente allungata dal governo Berlusconi di 5 anni, da 60 a 65, prima a quelle del settore pubblico e poi a quelle del settore privato, con la garanzia che i soldi sarebbero serviti per creare servizi utili alle donne stesse (asili nido, servizi di cura per gli anziani, copertura contributiva per la maternità per tutte le donne, ecc…). Invece, nell’ultima manovra questi soldi sono stati dirottati verso il debito pubblico. Nel maxiemendamento poi, dal 2026 la pensione di vecchiaia per tutti è stata portata a 67 anni di età. Successivamente con il criterio dell’aspettativa di vita, l’età pensionabile potrà salire a 70 anni. Chi, come le donne, ha retto sulle sue spalle triplo e quadruplo lavoro (anche il lavoro domestico, la cura dei figli, degli anziani e disabili) sopperendo alle carenze di servizi dello Stato, anziché essere compensato in qualche modo, per esempio con qualche anno di lavoro in meno e con qualche contributo figurativo, verrebbe ulteriormente penalizzato dall’aumento dell’età pensionistica ventilato dal governo Monti.

 – IL SALDO DEL SISTEMA PENSIONISTICO È IN POSITIVO dai dati ufficiali emerge che il saldo tra le entrate contributive e le prestazioni previdenziali al netto delle ritenute fiscali (cioè quanto effettivamente esce dal bilancio pubblico e entra nelle tasche dei pensionati) è positivo fin dal 1998. Nell’ultimo anno per il quale si dispongono questi dati, il 2009, il saldo è stato di 27,6 miliardi di euro, pari all’1,8% del Pil. Il che significa che il sistema pensionistico pubblico finanzia il bilancio dello Stato, e in una misura consistente e crescente dal 1998 in poi.

Se l’ Eurostat sostiene che l’attuale spesa pensionistica incide comunque in misura anomala sul Pil, è perché fa confronti statisticamente disomogenei. Infatti il dato italiano è sovradimensionato dall’indebita inclusione dei trattamenti di fine rapporto TFR (pari a circa un punto e mezzo di Pil) e dalla valutazione delle prestazioni al lordo delle ritenute previdenziali (in Germania i soldi che escono dagli enti pensionistici sono esattamente quelli che entrano nelle tasche dei pensionati e la spesa pensionistica viene contabilizzata al netto di ciò che viene pagato; in Italia invece viene registrato come spesa pensionistica il lordo erogato, inclusa la ritenuta d’acconto). Questi due elementi di disomogeneità, se tolti dal computo, riducono l’incidenza sul Pil della nostra spesa pensionistica al di sotto o in linea con quelle francesi e tedesche. Il Tfr infatti non è una prestazione pensionistica, e neppure i prepensionamenti a seguito di crisi aziendali, che solo in Italia diventano spesa pensionistica, mentre in altri Paesi sono considerati interventi di politica industriale non contabilizzabili nella spesa pensionistica.

La gestione Inps dei dipendenti, inoltre, è in attivo di 10 miliardi e non ha bisogno di aggiustamenti, mentre quelle di autonomi e dirigenti è in perdita.

– PENSIONI SGANCIATE DAL COSTO DELLA VITA: dal 1992 le nostre prestazione pensionistiche non sono più agganciate agli incrementi salariali e sono indicizzate ai prezzi solo in misura parziale. Il risultato è che negli ultimi 19 anni il potere d’acquisto dei pensionati italiani si è ridotto. Bloccando l’adeguamento all’inflazione delle pensioni in essere, come vorrebbe fare il governo Monti, si darebbe il colpo di grazia alle già misere tasche dei pensionati,  vanificando per giunta la possibilità di sviluppo della domanda interna, che dovrebbe essere il principali fattore di crescita.

– I GIOVANI: ogni anno in più di età pensionabile per noi tutti, equivale a circa 70 – 80 mila assunzioni di giovani in meno all’anno. Dunque è controproducente ciò che il governo Monti ha proposto alle Camere, cioè di innalzare l’età effettiva con meccanismi di uscita flessibili tra i 62 e i 70 anni. A maggior ragione in un momento come questo in cui è diffusa la disoccupazione giovanile (30%) e la crisi recessiva è già in atto, e ci si aspetterebbe che il governo prendesse misure per la crescita.

Che senso ha poi, come proposto da Monti alle Camere, applicare il sistema contributivo dal 2012 a chi nel 1995 aveva già 18 anni di contributi? Così facendo si incentiva a ritirarsi dopo dal lavoro, penalizzando l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Inoltre le previsioni segnalano un forte calo della copertura pensionistica per i giovani, perchè nel 2035, un lavoratore parasubordinato che riuscisse ad accumulare 35 anni di contributi e andasse in pensione a 65 anni, maturerebbe una pensione pari al 50% dell’ultimo stipendio. Quali provvedimenti prende a questo proposito il governo?

 DALLA PROTESTA ALLA PROPOSTA

C’è un’alternativa precisa ed equa alle inaccettabili proposte del governo Monti, ventilate o esplicitate in Parlamento:

– per i precari una copertura contributiva nei periodi di vuoto lavorativo, in modo da raggiungere l’obiettivo del 60%; le risorse sono disponibili nei bilanci dell’Inail e dell’Inps che, ormai da 10 anni sono in attivo e ammontano rispettivamente a circa 2 miliardi all’anno (Inail) e 5 miliardi all’anno (Inps).-

– combattere l’evasione contributi
va che è di circa 25 miliardi l’anno e genera un infinito contenzioso di cause civili: essa deve diventare reato penale, cioè furto. Tutti gli ispettori dell’Inps, dell’Inail e dell’Inpdap devono essere aumentati ed impegnati in una massiccia operazione di riscossione dei crediti, dal momento che si conoscono nomi, cognomi, ragioni sociali  e cifre non pagate.

– Ci deve essere un unico ente nazionale della previdenza e della sicurezza dato dall’unificazione dell’Inps con Inpdap e con l’Inail. Questo porterebbe ad un risparmio di 3 miliardi di euro ogni anno

– Le Casse private, come quelle dei dirigenti di azienda, quando sono in passivo vengono scaricate sull’Inps. È inaccettabile questa forzata solidarietà: l’Inps eroga già pensioni a dieci milioni di persone che hanno meno di 750 euro al mese e non può caricarsi il costo di pensioni di quattro o cinque volte più alte, dunque le casse speciali devono tornare in attivo. I Dirigenti d’azienda industriali e i lavoratori autonomi, tra l’altro, sono categorie che continuano a beneficiare di una bassa aliquota contributiva versata.

– Se si permettesse ai singoli di scegliere se versare il Tfr all’Inps piuttosto che alle casse private, entrerebbero nell’istituto pubblico altri 8-10 miliardi l’anno.

– dividere l’assistenza dalla previdenza. In tutti gli Stati europei l’assistenza (assegni familiari, disoccupazione, assegni sociali, ecc.) è tutta a carico della fiscalità generale, mentre in Italia è a carico dell’Inps. Se si separasse l’assistenza dalla previdenza, la spesa pubblica italiana sarebbe perfettamente allineata alla media europea

CONCLUSIONE

I tagli alle pensioni servono allo Stato per poter ridurre alle imprese il prelievo contributivo, come se a non bastassero le riduzioni dell’onere fiscale e i crediti agevolati concessi agli imprenditori per 30 miliardi di euro ogni anno, soldi tra l’altro sborsati per il 70% dagli stessi dipendenti e pensionati, che a ragione potrebbero così definirsi “cornuti e mazziati”!

I provvedimenti paventati dal governo Monti, dunque, non sarebbero neppure riforme, ma puri e semplici interventi di cassa, senza alcun profilo di discontinuità rispetto a quanto avvenuto col precedente governo Berlusconi.

RICOMINCIARE DAI VERI PRIVILEGI, DALLA CASTA POLITICA E DAI RICCHI SAREBBE DAVVERO UN SEGNO DI DISCONTINUITÀ E DI EQUITÀ CHE PERMETTEREBBE AD OGNUNO DI ASSUMERSI LE PROPRIE NECESSARIE RESPONSABILITÀ.

Franco Pinerolo                                    Milano, 1 dicembre 2011

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