Se l’Over50 perde la vita e il lavoro di Walter Passerini

Nei soli primi giorni di gennaio, cinque disoccupati si sono tolti la vita. E altri l’hanno probabilmente fatto lontano dai riflettori dei mass media. Il rifiuto del lavoro, in questi tempi di crisi, per molti è diventato un lusso. Il lavoro si riconferma come fattore di identità, leva di sopravvivenza e volàno di speranza nel futuro. Quanto più è scarso, tanto più se ne scopre il valore. A togliersi la vita perché rimasti senza lavoro sono soprattutto over 45, spesso con famiglia.

Una denuncia di Atdal over 40, una delle più combattive associazioni che aiuta a non restare soli e a ritrovare fiducia molti cinquantenni finiti a spasso, ricorda che nel primo anno della grande crisi, il 2009, su un totale di 2.986 suicidi, quelli realizzati da disoccupati sono stati 357, quasi uno al giorno. Almeno 85 di essi erano persone mature, che non avevano più ritrovato né il lavoro né un’azienda che li volesse assumere o rimettere alla prova. Molti finiscono nella terra di nessuno dopo una vita di lavoro, in un limbo senza stipendio e senza pensione che sfocia nell’inferno. Per loro lo slogan meno ai padri e più ai figli risulta offensivo. Non si possono ignorare i costi sociali della crisi.

da www.lastampa.it

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