È una questione partigiana

“Tutto il male avevamo di fronte, tutto il bene avevamo nel cuore” quando anni fa ci presentammo ad una riunione dell’ANPI provinciale, per parlarvi di come un certo tipo di Fascismo, rinato sotto nuove spoglie, stava minando ogni giorno in modo differente la vita di noi giovani, dei lavoratori, dei migranti e di chi ogni giorno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, cii avete detto che “non potevamo usare il termine Partigiani“, che qualsiasi manifestazione doveva avere il vostro benestare e che la nostra era una lotta violenta, un’ anticamera della lotta armata e che non era questo lo spirito della Resistenza.
Quando uscii dal quel Tempio governato da vecchi Sacerdoti, che rappresentavano loro stessi e lo spettro di un tempo andato, per fortuna trovai conforto nelle parole di due Partigiani, quelli veri, quelli che per 65 anni avete portato in processione e che quel giorno mi dissero di essere molto arrabbiati con l’ANPI, per come trattava i giovani, per come considerava il loro sacrificio e impegno una “strategia per secondi fini” e una scusa ” per fare casino”.
Quei due Partigiani, ormai vecchi pensionati silenziosi in qualche circolo a Quarto Oggiaro, erano stati dei giovani un tempo, avevano donato i loro anni migliori ad una causa che aveva il profumo della Dignità, erano cresciuti e avevano visto la memoria dei loro Compagni infangata non soltanto da chi evoca il Fascismo ma anche da chi crede di possedere sempre la ragione dalla sua parte.
Oggi leggendo le dichiarazioni di Smuraglia, ho pensato a quelle che ha rilasciato pochi giorni fa Alberto Perino, uno dei leader dei No TAV, riguardo il tentativo di Forza Nuova di inserirsi nel movimento e di fare propaganda populista e fascista.
Perino non ha usato paroloni, per chi conosce la gente di montagna, sa che non è vero che sono brave persone, accoglienti e sempre con il sorriso in bocca, la gente di montagna è dura e molto spesso concisa e sintetica.
Alberto Perino ha dichiarato: ” la Val di Susa è Antifascista “
Con questa dichiarazione ha rivestito l’Antifascismo di una giubba di battaglia, ha trasmesso un messaggio importante, l’Antifascismo non è una lotta tra rossi e neri ma , nel suo cammino, è inevitabilmente una lotta per la dignità dell’essere umano.
Io della questione TAV mi interesso da 15 anni, da quando i progetti per la realizzazione della tratta hanno interessato la Baraggia, il parco agricolo del Vercellese, dove i miei nonni avevano comprato casa 28 anni fa, in seguito alla mia nascita e al pensionamento di mio nonno, un Pastore di Sardegna, costretto ad emigrare 50 anni fa, che nella sua vecchiaia è tornato a fare quello che per generazioni hanno fatto i membri della mia famiglia, coltivare la terra e governare il bestiame.
Per realizzare la tratta nella Bassa erano state espropriate intere giornate di risaie pagate fior fior di quattrini per velocizzare i lavori di costruzione dell’alta velocità tra Milano e Torino.
Questi lavori venivano svolti a circa 4 km linea d’aria dalla mia cascina, ci divideva qualche risaia, un pascolo, un bosco e un torrente.
In quel torrente io e tutti i bambini della mia famiglia avevamo fatto il bagno, ci portavamo il bestiame di mio nonno a pascolare e mio zio mi insegnò a pescare le carpe con le mani, io non ero bravissimo, riuscivo a prendere i cavedani ma già quello mi faceva sentire un piccolo pescatore.
Poi vennero i lavori per il TAV, il torrente andò a rimpicciolirsi, sparirono carpe e cavedani e anche i cinghiali venivano meno spesso a bere.
Io sono cresciuto osservando quel torrente ridursi, “invecchiare” , pensando al triste suo destino che un giorno l’avrebbe privato dell’opportunità di rinfrescare bambini felici e di dare da bere ad animali nel bosco.
Poi vennero fuori i resti dei cantieri, barili e transenne gettate dai ponti, materiale inquinante che nessuno avrebbe mai tolto.
Poi venne la Val Susa, o meglio, venne verso di noi l’idea, che quanto stava succedendo in Valle era un qualcosa che ci interessava direttamente, che non si trattava della “solita manifestazione” ma che in quei luoghi andavano a concentrarsi, anzi direi a Resistere, quel poco che rimaneva di dignitoso nei nostri animi.
Si lo so, forse c’è troppo sentimento in quanto scrivo, ma è frutto della ricerca continua di qualcosa di romantico e passionale, qualcosa che sia come il miele, che ci aiuti a sciogliere quel groppone che abbiamo in gola e che arriva da diverse esperienze, ma che nella lotta No Tav assume l’aspetto di un urlo di speranza.
Quando quel lunedì mattina ho sentito le parole di Luca Abbà su radio blackout, ho pensato che stava facendo una cosa giusta, stava difendendo la terra che era stata di suo padre e di suo nonno, era un messaggio chiaro, romantico e passionale che ridava una speranza enorme a chi aveva perso qualcosa o a chi stava lottando per non perderla.
Oggi leggo invece quello che scrive Smuraglia, non dice niente, è solo la nota sul registro di un professore che non insegna nulla allo studente, l’ennesima brutta figura fatta dall’ANPI, che pochi giorni fa veniva duramente attaccata in piazza a Roma dalla manifestazione dei Fascisti, che chiedevano lo scioglimento dell’Ente.
Io sono tesserato ANPI, nell’unica sezione dedicata ad una donna, nel quartiere attraversato da due linee ferroviarie dove corrono veloci i treni ad alta velocità, diversi km lontano dalla Val di Susa e non posso pensare di dover, per rabbia, strappare la tessera e mandare a quel paese chi oggi è ambiguo e preferisce non schierarsi.
La mia è una scelta Partigiana, preferisco stare con i Valsusini che con le dichiarazioni di Smuraglia, sentirmi vicino a Luca Abbà e alle sue scelte piuttosto di pensare che sia giusto militarizzare una Valle e togliere la terra a chi coraggiosamente la coltiva, credere che Nic e tutti quelli in carcere siano stati arrestati ingiustamente, come quei Antifascisti costretti al confino durante il Ventennio, insomma stare dalla parte degli ultimi, quelli che cercheranno sempre di far passare come Banditi violenti e facinorosi, come scrivevano dei Partigiani nei loro comunicati i nazisti.
Forse non avrò detto niente neanche io con questo articolo, forse è solo uno sfogo, una dichiarazione romantica di lotta o una bestemmia, sicuramente farà piacere a quei due vecchi Partigiani, silenziosi e tristi al loro tavolo nel circolo, che se potessero andare ” oltre il ponte ” sarebbero giù in Valle, come una volta quando erano giovani come noi.

Pubblicato da MiM il 13 marzo 2012.

606 Visite totali, 1 visite odierne

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *