L’economia dello schock

Qualche sera fa la 7 ha mandato in onda per film-evento l’ ottimo lavoro di Sabina Guzzanti "Draquila" (2010).
Non è che in questi tre anni dal terremoto del 6 aprile 2009 siamo rimasti digiuni di notizie al riguardo, tuttavia la capacità di scavare di Sabina per trovare le informazioni, pur in un ambiente ostile e militarizzato, e la sua analisi dei fatti ci hanno restituito una quadro degli avvenimenti e dei personaggi, che ci inducono ad ulteriori riflessioni.
Perché L’Aquila tre anni dopo è nelle stesse condizioni della notte del terremoto, new town a parte?
Perché L’Aquila è in Italia, e l’ Italia è in questo mondo neoliberista e globalizzato, in cui le catastrofi come un terremoto, sono un’opportunità enorme per i corvi del capitalismo sfrenato e selvaggio, una grande occasione per stravolgere il territorio e la vita degli abitanti e imporre loro un ‘altra città, senza ricostruire nulla della città storica, in cui erano vissuti fino alle 3.32 di quel 6 aprile e cui erano affezionati.
Per questi corvi i sentimenti della popolazione non contano nulla, le sofferenze nemmeno e la depressione di quanti vivono ora nei nuovi quartieri fantasma neppure.
Ciò che conta sono gli affari e l’ Aquila è stata un grande affare: 19 new town, migliaia di appartamenti costosissimi costruiti su terreni agricoli sottratti alle coltivazioni.
Le cricche dei costruttori, dei faccendieri, dei banchieri e dei politici si sono riempiti le tasche: che importa se L’Aquila muore!

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