Disoccupati e sfrattati

Quest’anno il Pil diminuirà di almeno il 2,4 per cento. Nessuno vuole spendere più un euro. Il blog lo aveva già previsto da tempo. Non ci voleva molto. Una politica folle con l’aumento abnorme della tassazione e tagli ai servizi fatti alla carlona non poteva che portare alla recessione. Perché, anche se non ve lo hanno ancora detto, siamo entrati in recessione. Prima della crescita bisognerà aspettare almeno il 2014. La recessione e la disoccupazione sono gemelle siamesi. Aspettiamoci quindi qualche milione di disoccupati in più nel prossimo anno e mezzo. Questa è la vera emergenza. Trovare modalità e risorse per aiutare chi perde tutto e rischia di finire in mezzo a una strada. Lo Stato deve prendersi carico degli ultimi sia sospendendo gli sfratti e garantendo le proprietà, sia istituendo un reddito di cittadinanza per i disoccupati. Dove trovare le risorse? Livellando le maxi pensioni, tagliando le spese militari, i finanziamenti all’editoria e ai partiti, eccetera, eccetera. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

da www.beppegrillo.it     28 giugno 2012

287 Visite totali, nessuna visita odierna

Stiglitz: i primi a lasciare l’euro ne usciranno meglio

L’Observatoire de l’Europe pubblica un’intervista a Stiglitz, in cui il Nobel per l’economia manifesta una sfiducia oramai totale sull’euro, paragonando l’austerità ai salassi delle sanguisughe.
 

Il Premio Nobel per l’economia, noto per le sue posizioni keynesiane, paragona la pratica attuale dell’austerità ai "salassi della medicina medievale." Egli ritiene che solo gli investimenti pubblici possono interrompere questa spirale verso il basso.
Che Joseph Stiglitz, Premio Nobel dell’economia, noto per le sue posizioni anticonformiste, si distinguesse per la sua analisi sulla crisi Europea, è cosa logica. Durante il Forum finanziario Asiatico di Hong Kong, tenutosi a fine gennaio, tuttavia, il famoso economista ha avuto parole di un pessimismo raro a proposito del continente. Per lui, i funzionari Europei, sotto la pressione di un dubbio consensus finanziario, stanno portando i loro paesi nel caos, e la moneta unica verso una sparizione quasi inevitabile.
L’Europa, a giudizio dell’economista, sta per "restituire il favore agli Stati Uniti", esportando a sua volta una crisi sempre più complessa e totale. Le ragioni: politiche di austerità "chiaramente insostenibili". Invece di portare a termine, nel 2010, la struttura politica che avrebbe reso l’area dell’euro coerente e sostenibile, i paesi Europei hanno imposto alla Grecia una cintura stretta che ha solo aumentato il peso del suo debito – perché il crollo dell’economia ha abbattuto le entrate fiscali. "Benché l’austerità non dia frutti, la risposta politica è quella di chiederne sempre di più", ha criticato il professore della Columbia American University . Egli paragona queste politiche a "la pratica del salasso nella medicina medievale." In definitiva, “la crisi vede vacillare paesi come Spagna e Irlanda, che prima della crisi avevano avanzi di bilancio".
Che fare? Aumentare le tasse per spendere di più, e giocare sull’effetto del moltiplicatore fiscale "alla base della teoria economica", dovrebbe moltiplicare sul PIL l’aumento della spesa pubblica "di un fattore da uno a tre".
L’urgenza vera è di ripensare l’architettura finanziaria globale, assicura Stiglitz. Con due parole chiave: regolamentazione e trasparenza. Regolamentazione, perché l’unico lungo periodo di stabilità finanziaria che il mondo ha conosciuto è quello seguito alla crisi del 1929, caratterizzato dalla presenza di forti salvaguardie. Dalla deregulation degli anni ’80, "la frequenza delle crisi finanziarie continua ad accelerare." E il costo collettivo di queste crisi, dice Stiglitz, è "molto superiore a quello che sarebbe costata la attuazione di norme adeguate".
Per quanto riguarda la trasparenza, è più che mai necessaria per riportare la serenità nel mondo finanziario. Per convincersene basta guardare oggi al mercato dei CDS (credit default swaps, che assicurano un acquirente di titoli) relativi al debito sovrano Europeo. Oggi, nessuno è in grado di sapere come questi prodotti siano distribuiti nel mondo, avverte. Di qui la natura potenzialmente esplosiva di un default di un paese Europeo, che "potrebbe congelare i mercati globali del credito in modo paragonabile a quello che abbiamo vissuto nel 2008".
Infine, l’economista che, alla fine degli anni ’90, criticava a ragione le politiche richieste dal FMI per aiutare i paesi Asiatici, ritiene che la domanda ovvia è "come finirà l’euro?". Fino a quando i cittadini Europei accetteranno questa pillola amara? si chiede, mentre la disoccupazione giovanile supera il 40% in Spagna dal 2008. E ricordando il destino del gold standard dopo la crisi del 1929, "i primi paesi ad averlo abbandonato sono quelli che ne sono usciti meglio."

da http://vocidallestero.blogspot.it    9 febbraio 2012

313 Visite totali, nessuna visita odierna

Pietro Ichino

Questo è il testo di un e-mail firmata, girataci dagli amici di Atdal Lazio gIà nel maggio 2008, sempre attuale

Ho letto qualcosa di Pietro ichino, ho sentito discutere delle sue opere in tv, soprattutto del suo libro – I nullafacenti – e allora ho pensato, questo qui ne capisce di lavoro, lavora, avrà lavorato…
Mi sono andato a vedere il suo curriculum.
L’ichino nasce a Milano nel 1949, fin da giovanissimo si appassiona al mondo del lavoro (non al lavoro ma al mondo del lavoro) e dalla tenera età di 20 anni (1969) diviene dirigente sindacale della CGIL-FIOM sino al 1972.
Assolve gli obblighi di leva come marconista trasmettitore (come me, sigh, anch’io cantavo la canzoncina: onda su onda noi siam trasmission, gente che non fa niente che non c’ha voglia di lavorar, gente specializzata a stare in branda a riposar) ed è quindi pronto a rientrare nel mondo del lavoro, ritorna infatti tra i ranghi della CGIL.
Nel 1979 ichino ha ormai 30 anni, posso immaginare la moglie che gli dice:
"Pie’ ormai c’hai 30 anni, se non vuoi trovare un lavoro almeno trova uno stipendio ed una pensione."
Detto fatto l’ichino viene eletto alla Camera dei deputati, e va pure in Commissione Lavoro.
Però non è ancora contento, ha lo stipendio, si è assicurato una ricchissima pensione, che comincerà a percepire nell’aprile del 2009 dopo aver lavorato ben 4 anni alla Camera (dal 1979 al 1983), ma sente che gli manca qualcosa.
E qualcosa arriva, nel 1981 (mentre era parlamentare) viene assunto come ricercatore all’Università di Milano.
Nel 1986 diviene docente di Diritto del lavoro dopo concorso.
Quasi dimenticavo la cosiddetta Legge Mosca, leggina allucinante (poco) nota per aver contribuito a creare una piccola voragine nei conti pubblici italiani, tale legge era nata come legge numero 252 del 1974 e consentiva a chi avesse collaborato con partiti e sindacati di vedersi regolarizzata la propria posizione contributiva scaricando i costi sulla fiscalità complessiva e dietro una piccola certificazione presentata dal partito o dal sindacato.
In buona sostanza con questa legge vennero regolarizzate le posizioni di migliaia di persone che risultarono essere state impegnate come dirigenti sindacali sin dalle scuole medie, questa orda assetata di soldi è costata alle casse dello stato una cosuccia come 25mila miliardi di lire distribuiti tra oltre 40.000 persone, si badi bene non tra 40.000 lavoratori ma tra 40.000 oscuri funzionari di partito e nobilissimi rappresentanti dei lavoratori.
Comprendo bene la vostra obiezione, la Legge è del 1974 e l’ichino è stato sindacalista fino al 1979, se ne ha goduto è solo per una parte della sua carriera ed in fondo la legge c’era, lui che poteva fare.
Errore, la legge era del 1974 ma è stata prorogata più volte; particolarmente interessante per meglio illuminare il personaggio Ichinesco è l’ultima proroga, avvenuta nel 1979; abbiamo detto come il nostro sia stato deputato nella VIII legislatura , durata dal 20 giugno 1979 all’11 luglio 1983, ma l’ichino non è arrivato alla Camera il 20 giugno 1979 ma il 12 luglio in sostituzione di un collega ed il suo primo atto, da vero alfiere dei veri lavoratori, è stato quello di correre ad aggiungere la sua preziosa firma alla proposta di legge numero 291 presentata il 10 luglio 1979 ed avente titolo – RIAPERTURA DI TERMINI IN MATERIA DI POSIZIONE PREVIDENZIALE DI TALUNE CATEGORIE DI LAVORATORI DIPENDENTI PUBBLICI E PRIVATI -, così facendo il deputato ichino si affrettava ad aggiungere la sua firma sotto un progetto di legge che favoriva spudoratamente i sindacalisti come lui, contribuendo a causare una voragine nei conti pubblici che il professor ichino propone oggi di sanare per mezzo di rigore, sacrifici e duro lavoro (degli altri).
In buona sostanza io, che ho 39 anni, sono impiegato pubblico e, tra mille difficoltà, lavoro da quando avevo 21 anni non so come e quando andrò in pensione mentre il castigatore dei nullafacenti si trova ad avere già diritto a 2 pensioni ottime, quella di docente universitario e quella di deputato (SONO CUMULABILI) più un altro paio potenziali, quella di giornalista e quella di sindacalista.
Insomma ichino, ho capito che dovrò lavorare fino a 250 anni di età per pagarLe le pensioni, ma almeno non potrebbe evitare di prendermi pure in giro?

341 Visite totali, nessuna visita odierna

Il Pd si allea con il Pdl e fa stralciare i 100mila mq. di Vignate

Erano presenti solo 32 dei 61 sindaci dei Comuni del Parco. E grazie a 23 di loro – la maggioranza di questi appartengono al PD – un’area di territorio pregiato del Parco sarà cementificato per consentire a Sogemar, azienda logistica, di estendere la sua attività nel Parco Agricolo, pur avendo la possibilità di utilizzare strutture logistiche a pochi km di distanza, nel comune di Segrate, dove vi è un mega interporto cronicamente sottoutilizzato. Altri 7 Comuni, tra cui Binasco, Noviglio e Rho (PD) hanno avuto la coscienza di votare No e altri 2 (Zibido San Giacomo e Vernate) si sono astenuti.

Le solite manfrine

La foglia di fico per coprire le loro vergogne è stato un documento elaborato dai sindaci del PD e condiviso da Guido Podestà  presidente dell’Ente Parco e dai sindaci del centro destra, in cui si giura nuovamente (dopo averlo già fatto a gennaio per un analogo stralcio a Rosate) che non ci saranno “mai più ulteriori stralci parziali”, almeno fino a quando non sarà approvata la variante generale del Piano territoriale di coordimento del Parco (quello fin qui anticipato è tutto da brivido: delle 100 richieste che sappiamo essere pervenute all’Ente Parco la maggior parte sono di cancellazione di aree).

Tra i sindaci che si sono esposti maggiormente per perorare lo stralcio del 100mila mq vi sono stati, in prima fila Massimo D’Avolio (foto in basso a sinistra) sindaco di Rozzano, Claudio Mazzola di Paullo, Severino Carlo Previ di Locate, Luigi Acerbi di Lacchiarella, Daniele Del Ben di Rosate.
Incomprensibile e contraddittorio, ma ovviamente in linea con il PD, il comportamento di Natale Comotti, delegato di Giuliano Pisapia, sindaco di Milano: nell’Assemblea del Parco, alla prima variante di gennaio, di dimensioni minori, si era astenuto, sottolineando che quello di Rosate sarebbe stato un caso unico. Ma ieri, di fronte a un altro ben maggiore stralcio, ha votato a favore.
Come può Milano difendere i propri territori nel parco e votare a favore di stralci in altri comuni del Parco. La giunta Pisapia deve chiarire la sua politica del territorio ai propri cittadini e a quelli del Parco.
Non meno importante risulta la posizione delle associazioni degli agricoltori, che a livello di principio in documenti vari enunciano la loro opposizione alla devastazione del Parco. Ma poi, sono totalmente assenti nella fase decisiva. Eppure, questo parco è nato proprio per salvaguardare l’agricoltura.

Va sottolineato, come detto, che un numero non esiguo di sindaci ha avuto il coraggio di votare contro lo stralcio: i 7 comuni che hanno manifestato coraggiosamente il dissenso alla politica di distruzione del territorio del PD sono amministrati da giunte di liste civiche e da SEL, ma anche da sindaci con la tessera del PD.

Dalla foglia di fico alla ciliegina

“Si può pensare il futuro del territorio partendo anche dalle aree verdi e della qualità ambientale? Nel milanese, soprattutto, le aree libere e i campi sono stati concepiti come aree di espansione sempre possibile dell’urbanizzato, cioè come aree libere provvisoriamente, in attesa di essere costruite o asfaltate. E’ stata la cultura vincente fino ad oggi. Una strada non più percorribile, e non tanto perché siamo arrivati al limite, ma anche perché stanno crescendo una cultura diffusa diversa e un senso comune più consapevole”. Questo si chiede il consigliere provinciale del PD Calaminici, sabato 16 giugno, al convegno dal titolo “I parchi ai cittadini”.

Sono parole chiare che, insieme alle dichiarazioni nette dei sindaci che hanno votato contro lo stralcio di Vignate, indicano uno strappo evidente nel centro sinistra tra chi è determinato a portare avanti una visione lungimirante di tutela del territorio e chi, seguendo una logica di sviluppo ad ogni costo, sacrifica il territorio a favore di interessi privati.

La nostra associazione e le altre realtà che hanno presidiato la Provincia non assisteranno inerti a questo scontro, che non interessa solo uno schieramento politico, ma tutta la cittadinanza: Milano e la sua provincia sono tra le aree più inquinate di tutta Europa e il Parco Sud, con la sua campagna agricola contribuisce a mitigare questo inquinamento.

da www.assparcosud.org            18 giugno 2012

323 Visite totali, nessuna visita odierna

Milano: Contestata la Fornero

Ore 18.00 – Un’ottantina di persone sono in questo momento davanti al vecchio palazzo di Regione Lombardia per contestare il Ministro Fornero, oggi ospite presso gli uffici di via Fabio Filzi per un incontro che vede anche la partecipazione di Pietro Ichino. Il Palazzo è presidiato, ingente la presenza delle forze dell’ordine.
Presenti al presidio, oltre a Labout, Zam e il Collettivo Lambretta, anche Rifondazione e la Fiom. Le prime provocazioni nei confronti dei manifestanti non hanno tardato ad arrivare: Davide Boni, Lega Nord, presidente del Consiglio Regionale, è uscito poco fa per strada, con l’evidente intento di creare scompiglio, ma la cosa non ha funzionato.

Ore 18.30 – Una parte del presidio, tra cui anche alcuni esponenti della Fiom e di Rifondazione, ha tentato di entrare nel palazzo con uno striscione per manifestare il proprio dissenso, ma è stato bloccato dalla Digos. In questo momento una cinquantina di manifestanti sono partiti in corteo verso via Galvani.

L’ APPELLO  DI LABOUT

“Siamo di nuovo in crisi, il baratro ci rincorre” questa è l’unica dichiarazione che sabato il Presidente del Consiglio Mario Monti è stato in grado di fare in merito alla crisi. Una crisi esplosa nel 2008, generata dallo scoppio della bolla immobiliare ed in generale dalla finanza “creativa”. Una crisi i cui responsabbili hanno quindi nomi e cognomi: banche, fondi d’investimento ed il processo di finanziarizzazione dell’economia. Una crisi che ha imposto al nostro paese, complice il presidente Napolitano (ormai sempre più soltanto strenuo difensore della casta politico-economica che governa questo paese a proprio uso e consumo), un cambio di Governo, i cui massimi esponenti sono ora espressione diretta del sistema che ha generato e accentuato la crisi in questi ultimi 4 anni. A partire dal premier Monti, ex consulente di Glodman Sachs (una delle più grandi banche mondiali, fra i primi responsabili della crisi) e di Moody’s (agenzia di rating capace di determinare le politiche economiche dei paesi facendo oscillare lo spread a proprio gradimento) oltre che presidente dell’università Bocconi che ogni anno sforna squali da finanza.

La ricetta che ci propinano questi banchieri non eletti da nessuno è sotto gli occhi di tutti.

Il decreto sviluppo non è stato ancora varato e la famosa fase due della ripresa sembra non arrivi mai, sarà che il baratro ci rincorre (!!!) o che ci sia un spietato e lucido attacco ai diritti di tutti (non solo i lavoratori / le lavoratrici) volto a peggiorare le condizioni di molti a vantaggio di qualcuno? Magari quelli che questa crisi l’hanno dapprima generata, poi agitata come spauracchio per far cadere governi ed ora piegati questi ultimi ai propri bisogni.

E’ chiaro ai più che la fase due non arriverà mai, che si continuerà a parlare di tagli al welfare che in breve vuol dire la pensione diventerà un miraggio, che per una visita specialistica bisognerà pagare 100 euro, che le regioni dovranno aumentare le tasse (e lo stanno già facendo) per poter mantenere le ASL aperte, che gli ospedali già da adesso stanno tenendo meno medicinali in stock e molte volte preferiscono utilizzare medicinali meno costosi ma che non fanno altro che aumentare il tempo di degenza quando va bene.

Come non parlare inoltre dell’università delle sue rette e i suoi servizi. In ogni parte d’Italia si esternalizza la gestione delle mense con l’aumento dei prezzi e diminuzione della qualità, vengono aumentate le rette, solo alla Statale di Milano da almeno 5 anni c’è un aumento costante di circa 50 euro ogni prima rata (che è uguale per tutti al di là del reddito!) mentre le borse di studio vengono tagliate.

In questo contesto il Ministro dell’Istruzione Profumo, già consigliere del CdA della banca Unicredit e Rettore del Politecnico di Torino dove s’è distinto per la gestione aziendale del bene pubblico con conseguente taglio dei salari per i lavoratori, ha avanzato la proposta di introdurre la carta “Io merito”. Questa carta (probabilmente di credito) sarà destinata ai più meritevoli che dovranno poi rimborsare, con gli interessi, finita l’università il prestito ricevuto. Forse pensa addirittura di sostituire le poche borse di studio con questa carta di cui beneficerebbe solo il migliore di ogni scuola al di là del proprio reddito, ignorando, o perlomeno facendo finta  che i tempi di studio dipendono anche dalla propria estrazione sociale (a secondo se si deve o meno andare a lavorare per pagarsi le tasse e l’affitto in nero per un buco di stanza).

Tutto ciò è in gran parte già stato fatto negli anni passati ed è la perfetta conseguenza dei decenni precedenti all’insegna dello Stato sprecone, ma anche delle cosiddette grandi opere necessarie (vedi Tav, ponte sullo stretto, ecc…). Tutte questioni che ieri ed ancora di più oggi servono solo per far dire al Capo dello governo che lui e il suo staff di banchieri sono “Pronti a vendere beni pubblici”.

E’ in questo quadro che il DDL Fornero è stato presentato e approvato: utilizzare la crisi come cavallo di Troia per poter togliere a molti per dare ai soliti Marchionne di turno.

E’ inaccettabile che tutto questo passi sotto silenzio. E’ inaccettabile che i sindacati si siano prestati ad una consultazione fasulla che non poteva decidere su nulla. E’ inaccettabile che nel nome dei giovani vengano penalizzati tutti, sopratutto i giovani stessi con l’eliminazione dell’art. 18. Ma sopratutto è inaccettabile che non si parli di reddito di cittadinanza e della costruzione di un nuovo welfare.

Ci vogliono mettere gli uni contro gli altri per elemosinare ore di straordinario, per non reclamare i nostri diritti, per non denunciare che il capannone dove lavoriamo è inagibile trovandoci nella situazione di dover decidere di rischiare la vita, come capitato in Emilia e in migliaia di aziende dove ogni giorno muoiono lavoratori e lavoratrici.

Per questo il 18 Giugno alle 17 saremo sotto la Sala Pirelli del Consiglio Regionale della Lombardia in Via Fabio Filzi, 22

In quella giornata oltre al Ministro Fornero sarà presente il nemico numero uno del posto fisso in Italia, il senatore Pietro Ichino che in questo momento è in aspettativa dalla Statale di Milano dove è docente ordinario e quindi dipendente pubblico e a fine legislatura riceverà un vitalizio per il suo mandato di Senatore.

Vogliamo riempire quella piazza e dire chiaro che questo governo di banchieri c’ha portato alla frutta, che il loro sistema è marcio e vogliamo rigettarglielo indietro.

Pubblicato da Anna_MiM il 18 giugno 2012.

345 Visite totali, nessuna visita odierna

Homenaje a Teofilo Stevenson 1952-2012 RIP

IL KAPPAÓ DI STEVENSON AL DENARO

"Muore Stevenson, pugile cubano, olimpionico per ben 3 volte, campione indiscusso degli anni ’70. La notizia sarebbe solo cronaca,se non fosse per le scelte di quest’UOMO. Rifiutò, pensate bene all’epoca, un ingaggio di 5 milioni di dollari per combattere contro ALI’ ed altre stelle del pugilato, passando al professionismo. Ma questo avrebbe contrastato i principi della rivoluzione cubana,della sua terra, del suo popolo, contro i suoi ideali! Improponibile qualsiasi paragone con i protagonisti delle cronache nostrane e dell’attualità internazionale. Ci sono UOMINI in ogni parte del globo che combattono per i loro ideali di Giustizia Sociale e per i Diritti Inalienabili di ESSERI UMANI LIBERI. DINANZI A LORO IO MI INCHINO,MI FANNO VIBRARE L’ANIMA, MI LUCIDANO GLI OCCHI, MI DANNO LA FORZA DI CONTINUARE A COMBATTERE PER I MIEI IDEALI"…. Daniele ., Roma

da www.beppegrillo.it      12 Giugno 2012

305 Visite totali, nessuna visita odierna

Loretta Napoleoni: “Collasso euro inevitabile” di Enrico Piovesana

Mentre nuvole sempre più nere si addensano sulla Grecia in vigilia elettorale e sulla Spagna in crisi bancaria, imperversano le ipotesi sulle misure che l’Unione europea – Germania permettendo – potrebbe adottare per scongiurare il collasso economico dell’Eurozona: dalla costituzione di fondi nazionali di ‘risoluzione’ per gestire in modo ordinato i fallimenti delle banche, come primo passo verso una futura unione bancaria europea, alla creazione di un fondo europeo di ‘redenzione’ per assorbire gradualmente i debiti nazionali in eccesso, alternativa ‘light’ agli eurobond osteggiati da Berlino.
E-il Mensile ha chiesto un commento all’economista Loretta Napoleoni.

Sulla stampa economica specializzata britannica o americana non c’è traccia di queste cose – esordisce la Napoleoni al telefono da Londra. Le ipotesi che si leggono in questi giorni sulla stampa, soprattutto italiana, sono solo chiacchiere, fumo negli occhi per nascondere la drammatica realtà, nota solo a chi ha fonti di informazione privilegiate. La verità è che siamo vicinissimi all’implosione dell’euro, a un passo dal baratro: hanno appena tagliato il rating perfino alle banche tedesche! E non c’è alcuna possibilità concreta di trovare in tempi utili un accordo politico per scongiurare il disastro ormai inevitabile e imminente.

Ma si dice che i leader europei siano vicini a un accordo su unione bancaria, filscal compact e forse addirittura sugli eurobond…
Ma per carità! Per arrivare a queste forme di integrazione reale ci vorranno anni di trattative al fine di vincere le resistenze dei singoli Stati. La Germania non accetterà mai di accollarsi la responsabilità del debito dei Paesi mediterranei più deboli, a meno che questi ultimi non accettino come condizione di diventare la Cina dell’Europa, abbattendo il costo del lavoro a livelli vietnamiti per recuperare produttività attraverso la deflazione. Non si arriverà mai a un accordo, di certo non nei tempi strettissimi che ci separano dal collasso finale dell’euro, che inizierà presto con l’uscita della Grecia dall’euro, e che travolgerà anche Spagna e Italia.

Condivide quindi le previsioni catastrofiste dell’economista premio Nobel americano Paul Krugman?
Certamente. Chiunque vinca le elezioni greche del 17 giugno non sarà in grado di soddisfare le condizioni di austerità imposte dall’Ue, e i politici greci si sbagliano illudendosi che alla fine i soldi arriveranno lo stesso. I soldi non arriveranno e la Grecia uscirà dall’euro, seguita dalla Spagna e dall’Italia. Torneremo alle monete nazionali in una situazione di emergenza, non pilotata, quindi sarà il caos. I ricchi greci, spagnoli e italiani lo sanno benissimo e sono corsi ai ripari per tempo, mettendo al sicuro i loro capitali all’estero, ad esempio facendo incetta di case qui a Londra.

Sta dicendo che anche l’Italia andrà gambe all’aria nonostante il governo tecnico di Mario Monti?
Monti in questi mesi non ha portato a termine nessuna delle riforme inizialmente prospettate. Si è limitato a fare pubbliche relazioni in giro per l’Europa e per il mondo, ad aumentare le tasse e a reintrodurre l’Ici rinominandola Imu. In ultima analisi Monti ha semplicemente guadagnato sei mesi di tempo utili alle élite italiane affinché potessero prepararsi all’inevitabile.

E gli italiani ‘normali’, quelli che hanno i propri risparmi in banca o in titoli di Stato o nemmeno quelli?
Purtroppo sono sempre i poveri a pagare…

da E-ILMENSILE on-line       8 giugno 2012

332 Visite totali, nessuna visita odierna