Email del vicepresidente di Atdal Over40

Ciao a tutti,
ho appena letto l’articolo su Repubblica che riferisce del suicidio di Giuseppe Burgarella, operaio disoccupato, iscritto alla CGIL e quindi persona con una coscienza dei propri diritti e partecipe della vita sociale del paese. Si è suicidato lasciando una lista di nomi di lavoratori che hanno fatto la stessa drammatica scelta inserita all’interno di una copia della Costituzione.
Claudio con il quale ho parlato al telefono ieri sera ritiene che sia importante una mobilitazione su questo caso che è solo l’ultimo di una lunga drammatica lista. Io sono convinto che si debba fare qualche cosa ma penso che al di là di una nostra più che doverosa partecipazione sia la CGIL in prima fila a doversi muovere per ricordare e dare voce ad un messaggio preciso che un suo militante ha voluto lasciare a tutti i lavoratori di questo paese.
Mi pare però importante spendere due parole su come i media affrontano con una scandalosa sottovalutazione questi drammatici eventi.
L’aspetto scandaloso riguarda la diversa attenzione, il diverso peso che le cronache attribuiscono a casi di suicidio per mancanza di lavoro rispetto ad altri casi drammatici di persone che nella varie parti del mondo decidono di togliersi la vita per richiamare l’attenzione sui diritti fondamentali dell’essere umano ed in particolare sulla negazione della libertà.
Mi spiego meglio: il monaco tibetano,  il bonzo birmano, il giovane tunisino o egiziano che si danno fuoco per esprimere il massimo livello umano di protesta contro la negazione della libertà NON sono per nulla diversi dal disoccupato italiano che sceglie un’analoga forma di martirio.
La negazione del diritto ad una vita dignitosa, conseguenza della mancanza di lavoro e di sostegno da parte del tuo paese, è essa stessa negazione di libertà e non può essere vista in modo diverso e discriminatorio quasi che chi si immola in un paese piuttosto che in un altro abbia diritto a una maggiore considerazione e attenzione.
Chi riferisce di questi drammatici eventi nel nostro  paese parte dal presupposto che l’Italia è ben lontana dalla condizione di paesi come l’Egitto, la Libia o la Tunisia e, in questa ottica, il caso del disoccupato che si suicida finisce per essere sminuito e relegato a caso individuale, spesso catalogato come gesto di una persona che era senza lavoro e senza reddito ma, lo si da quasi per scontato, aveva di certo anche  “suoi” problemi personali.
Esiste una PRECISA logica dietro questo modo di trattare gli omicidi di Stato per mancanza di lavoro ed è la stessa logica che tende a patologizzare, a trasformare il dramma di chi è depresso e scoraggiato per mancanza di lavoro e di reddito in un caso clinico e, come tale da trattare.
La trasformazione di quello che è un problema sociale in una serie di casistiche umane individuali altro non è che un modo subdolo di assolvere le responsabilità che stanno in capo alla politica e alle Istituzioni.
Ciò è ancor più vero in un paese che pretende di collocarsi nel contesto dei paesi civili e democratici, un paese che si vanta di avere una delle Costituzioni più evolute del mondo che però disattende nella maggior parte dei suoi contenuti.
Il messaggio estremo di Giuseppe ha la forza di volerci  indicare come quella Costituzione che ha lasciato come una sorta di testamento sia quotidianamente ignorata e calpestata da politici che se ne appropriano ad ogni occasione ma non avrebbero neppure il diritto di nominarla.

Armando

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