Bankitalia: al 65% delle famiglie il reddito non basta. Consumi come in guerra, di Claudio Fabretti

ROMA – Addio, popolo di risparmiatori. E addio anche ai consumi. Per il 65% delle famiglie italiane i redditi di cui dispongono non bastano più per vivere: sono addirittura insufficienti a coprire i consumi. E naturalmente i più colpiti sono sempre gli stessi: giovani, precari, affittuari.
L’allarme, stavolta, giunge dalla Banca d’Italia, autrice di due indagini su risparmio e ricchezza. Entrambe scattano un’istantanea preoccupante della crisi italiana: «Nel 2010 è aumentata al 65% (era al di sotto del 40% nel 1990) la quota di quelli che valutano il proprio reddito inferiore a quanto ritenuto necessario» e a fronte di ciò anche «la quota di famiglie che ritengono di avere effettive possibilità di risparmio si è collocata su livelli storicamente bassi, intorno al 30% (era sul 50% all’inizio degli anni 90)».
La recente flessione del saggio di risparmio delle famiglie italiane di quasi 4 punti percentuali – spiega Bankitalia – è avvenuta a fronte di una sostanziale stazionarietà in Francia e in Germania. E «la percentuale con reddito inferiore ai consumi (risparmio negativo) è aumentata di quasi 3 punti tra il 2008 e il 2010, fino a raggiungere il 22%» spiega ancora il rapporto di Palazzo Koch.
Le associazioni dei consumatori puntano il dito contro il caro-tariffe: «Le famiglie sono state taglieggiate», accusa il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti, secondo il quale «in 11 anni ogni famiglia ha dovuto pagare alle rendite e alla speculazione bancaria, assicurativa, del gas e dell’energia, ben 907 euro in più l’anno».
A scattare un’altra allarmante fotografia della crisi è anche la catena Conad: «Nel Sud il 27% delle famiglie non è in condizioni di avere l’apporto di proteine (carne, uova, legumi) se non ogni tre giorni – sostiene il direttore generale Francesco Pugliese, presentando il Report 2012 e Piani di sviluppo 2013 – Il carrello della spesa si è alleggerito. E in termini di consumi siamo tornati non agli anni 50, ma al periodo di guerra». A testimoniare le difficoltà, anche il fatto che «il 45% di chi lavora si porta il cibo da casa, pur avendo i buoni spesa-ticket».

da Leggo.it                               6 Marzo 2013

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