Il piccione, di M. Laura Gualerni – Ornitologa

Informazioni generali:
I piccioni son creature molto comuni. Vivono in gruppi e si i ha conoscenza di loro già dall’antico Egitto, dai Romani e Greci. Sono uccelli forti, robusti, capaci di sopportare condizioni climatiche estreme. Amati o odiati da molte persone, sanno affezionarsi ed amare in modo commovente chi li apprezza.
Mangiano di tutto: cereali, pane, biscotti, larve, semi vari e grazie a ciò son capaci di adattarsi e sopravvivere in ogni situazione.
Il piccione viaggiatore è docile, leale, affettuoso, coraggioso, fedele, molto intelligente e forte. Ha struttura corporea robusta, petto e ali ben sviluppate, grande potenza nel volo. Usati nelle gare possono percorrere distanze anche di 1000 km in volo e velocità che raggiungono i 60-80 km orari.
Sono noti per essere fedelissimi alle loro compagne e capaci di ritrovar sempre il loro nido e la loro femmina.
Chi li vuole allevare a scopo vendita o gare deve seguire precise regole ed autorizzazioni e deve essere iscritto alla federazione colombofila italiana. Ogni esemplare deve avere un anello con data nascita, origine e numero d’ordine.
Depongono due uova bianche. I piccoli nascono con piumino giallo e succhiano dal gozzo dei genitori un latte che questi producono, usando il becco come una cannuccia.
Non vanno quindi imboccati come gli altri uccelli, bevono da soli succhiando. Aprirgli il becco a forza per infilarci del cibo per questi piccoli è contro natura!

Un nido di fiori gialli.
E’ stato in un bel giorno di primavera, di quelli in cui l’aria è tiepida e il cielo è azzurro e limpido, che i miei due ragazzi, un bellissimo piccione viaggiatore e la sua compagna, una splendida colomba bianca, avevano deposto le loro prime uova nella loro voliera circondata dalla forsizia in fiore, dal melograno e giacinti colorati. Nell’aria il profumo dei narcisi e crocchi, violette e sugli alberi tenere foglioline verdi e boccioli di pesco, ciliegio e nespolo.
Si! Era davvero finito l’inverno!
Le uova le avevano deposte a terra, sopra uno strato di rametti, foglie secche e paglia. In quel pomeriggio di tiepido sole stavo potando dei rami dalla gialla forsizia vicino alla loro voliera, perchè troppo alta.
Fu in quel momento che mi accorsi che il maschio mi stava vicino, con quel suo bel musetto e quegli occhi arancioni e dolcissimi, e mi guardava…tentava di prendere con il becco i rametti fioriti che avevo reciso e gettato per terra. Incuriosita, gliene porsi uno.
Lui lo prese con il becco e vidi che lo portava dalla sua compagna, che era ferma, sdraiata in cova sopra le due uova bianche.
Delicatamente lui posò il rametto vicino a lei, e sempre con dolcezza e cura per non disturbarla, lo spostava e riposizionava con più precisione. Lo guardavo sorridendo e lui, camminando, tornò da me ancora con quel suo bellissimo sguardo.
Incuriosita (anch’io volevo capire cosa stesse cercando di fare), gli porsi altri rametti con fiori gialli e foglioline verdi.
Lui, uno alla volta, li prese dalle mie mani con il becco e li portò dalla sua compagna. Con infinita tenerezza li appoggiò a terra, intorno a lei, intrecciandoli, spostandoli, riposizionandoli tutti delicatamente… senza disturbare lei, che lo aiutava pur restando sdraiata a tener calde le uova.
Ed io, stupita, guardavo in silenzio tutto questo suo impegno, fino all’ultimo rametto fiorito. Aveva costruito, tutto intorno a lei, uno splendido nido di fiori!
Lei, bianca e bellissima, circondata di fiori gialli e foglioline verdi, in quello sfondo di perfetta primavera, di profumi e nuovi colori.
E la tenerezza, la delicatezza di una magnifica creatura innamorata e dalla promessa di un dolcissimo papà.
Un nido di fiori per lei!
Quelle furono le loro prime uova. Aveva aspettato che lei si innamorasse di lui per più di un lungo anno.
L’aveva vista nascere, crescere, figlia di un nostro colombo bianco, e poi farsi bellissima, elegante, fiera e riservata.
Lei non aveva mai accettato nessun maschio per tutto quell’anno e lui, sempre attento e discreto, l’aveva delicatamente corteggiata.
Senza mai infastidirla o forzarla, solo qualche tenerezza con il becco, uno strusciar di piume, qualche dono di cibo o un prostrarsi davanti a lei con degli inchini che lei, nella sua eleganza, osservava senza però mai dargli confidenza.
E lui non aveva mai voluto nessun’altra compagna.
Bello, forte, leale e coraggioso aveva avuto occhi e cuore soltanto per lei.
L’aveva aspettata finchè il suo amore, pazienza e dedizione non l’avevano completamente ed inesorabilmente conquistata. Per più di un lunghissimo anno! Quelle furono le loro prime uova, il loro primo nido, e sono rimasti insieme, fedelissimi entrambi, per tutta la vita.
E ad ogni nuova primavera, quando la forsizia si riempie di fiorellini gialli, lui, il mio magnifico piccione viaggiatore, dona ancora un tenero nido di fiori a colei che ama…
per sempre.

dalla Newsletter OIPA del 9 maggio 2013

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