Muos, arriva il no del TAR, di Dario Lo Scalzo

Il TAR dice no al ricorso del ministero della Difesa contro la revoca dell’autorizzazione ai lavori statunitensi per la costruzione del MUOS disposta il 29 marzo scorso dal governatore siciliano Rosario Crocetta.

Era attesa sin dallo scorso 10 maggio e finalmente, dopo un paio di rinvii, è giunta ieri nel primo pomeriggio la bocciatura del TAR che si è espresso sfavorevolmente respingendo il ricorso contro gli atti di revoca del MUOS da parte della Regione siciliana portato avanti dall’Avvocatura dello Stato per conto della Difesa.

È un no senza ancora il dettaglio della sentenza, che verrà fornito non appena sarà fissata la prossima udienza, ma che boccia entrambi i ricorsi presentati dal Ministero, quello contro la revoca delle autorizzazioni ai lavori e quello relativo al risarcimento nei confronti degli Stati Uniti da parte della Regione Sicilia di una somma pari a 25 mila euro per ogni giorno di fermo dei lavori, con decorrenza dal 29 Marzo scorso.

“Uno a zero e palla a centro” dice soddisfatto il popolo No Muos, conscio però che, per l’appunto, la neverending story del MUOS, non sia ancora prossima ad una fine. Come dargli torto del resto dopo le recenti dichiarazioni del Ministro della Difesa Mario Mauro che in merito al MUOS ne ha esaltato il carattere strategico e necessario appoggiando visibilmente la causa statunitense per non parlare poi delle sue posizioni in materia di F35 con le quali sostiene con convinzione che “per amare la pace, bisogna armare la pace”.

Ma la scienza parteggia sinora per la causa no Muos se è vero come è vero che, dopo gli studi condotti dai professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu, più recentemente anche gli esperti dell’università La Sapienza di Roma hanno confermato la pericolosità del Muos per la salute ed ambiente mettendo inoltre in discussione la fondatezza e la completezza dei precedenti studi statunitensi.

Arrivano dunque le bocciature degli esperti e quelle degli organi di giustizia amministrativa. Tuttavia, ancora non basta per porre fine al MUOS e per determinare gli effetti delle sue emissioni e così, in questa partita di ping-pong, si passa di studio in studio e, adesso, occorrerà attendere anche le risultanze degli accertamenti condotti da parte dell’Istituto superiore di sanità (Iss) previste prossimamente. Che sia l’ultima spiaggia per gli States? Che sia l’atto finale della vicenda?

L’attesa è trepidante soprattutto perché alcune settimane addietro erano circolate voci poco rassicuranti per gli attivisti No Muos mentre i tecnici e gli esperti della Regione siciliana aspettano al varco ogni tipo di esito per controbattere, se necessario colpo su colpo, con le proprie argomentazioni.

Ci si ritrova così a vivere l’ennesima fase wait and see della vicenda Muos, come accaduto in molti momenti precedenti di questi ultimi anni.

Questa nuova fase di attesa ha però seminato delle certezze: la bontà, sancita adesso anche dagli organi amministrativi competenti, dell’azione dell’ARS, spinta a portare avanti le ragioni del popolo contro la volontà dello Stato, la conferma che i lavori all’interno della base militare dovranno restare bloccati, la conseguente conferma che l’intero cantiere MUOS sia abusivo, con tutte le conseguenze del caso, la speranza di potere contare su persone competenti, libere da pressioni e in grado di smarcarsi dalle logiche politico-affaristiche che sembrano guidare i fili invisibili della militarizzazione del nostro territorio. Non è poca cosa attendendo di assistere agli ultimi atti della vicenda da consumarsi, lo si spera, con lo studio dell’Iss.

Al di là delle argomentazioni odierne, resterà da affrontare un altro insidioso e complesso tema, quello che ancora non è stato realmente trattato ufficialmente perché offuscato dal MUOS e relativo alle conseguenze e gli impatti delle 46 antenne esistenti e operative da anni all’interno della base e della riserva della Sughereta.

da il Cambiamento
10 Luglio 2013

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