Legge elettorale

L’Italia ha applicato il sistema proporzionale per ben 45 anni, dal 1948 al 1993.
Poi in un referendum popolare largamente partecipato e consenziente, gli italiani decisero che si dovesse passare a un sistema elettorale uninominale, cioè maggioritario.
Cioè si dettero da soli una mattarellata. A cosa si deve tanto autolesionismo?
All’ignoranza.
Non sapevano, poverini, a cosa andavano incontro.
Furono abbindolati dall’idea che si dovesse cambiare in nome della craxiana “governance”.
Detto in italiano:governabilità.
Gli si spiegò, con l’intero apparato propagandistico di destra e di sinistra, con tutti i giornali e le televisioni di Raiset, con tutti i commentatori politici e gli opinionisti (quegli stessi che pontificano ancora oggi, a venti anni di distanza) che bisognava mettere fine al proliferare dei partiti, all’instabilità della politica italiana, alle crisi di governo continue.
E, dunque, cosa bisognava fare? Ma naturalmente imitare l’America e la Gran Bretagna: passare al bipartitismo. Due soli partiti e alternanza del potere. Ora uno, ora l’altro.
Tutto molto semplice. Anche noi – come scrisse Gore Vidal – aquile con due ali, entrambe destre. Ci voleva un governo stabile e forte, che non perdesse troppo tempo con la democrazia e con il parlamento. Qualcuno avrebbe dovuto spiegare a Veltroni, D’Alema, Scalfari ecc. che l’Italia non è l’America e che la capitale d’Italia è Roma non Londra, o Washington.
Ma nessuno lo fece, e gli italiani, in maggioranza, fecero karakiri.
Non si accorsero che il sistema elettorale abbandonava il criterio democratico del “un cittadino= un voto” e si passava a un altro criterio, che “correggeva” il suffragio universale assegnando un enorme potere ai ceti moderati.
Insomma quel referendum sancì – scrive Luciano Canfora – il via libera “a una spedita gestione del potere da parte dei più forti”. Contro i più deboli, s’intende.
Ecco perché, quando sento parlare di referendum, in genere mi viene l’orticaria: perché, salvo eccezioni, i referendum li vince chi ha in mano il sistema della comunicazione e dell’informazione. Salvo l’ultimo, contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua, che colse alla sprovvista i forti e diede la vittoria ai deboli. Ma stiamo attenti che non è sempre così. I miracoli non si ripetono.Chiusa la parentesi.
Adesso, venti anni dopo il suicidio democratico degli italiani, possiamo vedere i risultati della governance.
I partiti si sono moltiplicati come le cavallette, la governabilità di questo paese è stata azzerata. La legalità democratica e la decenza sono state seppellite.
Imprenditori e politici brindano sul ponte del Titanic Italia che affonda.
E il Palazzo discetta sul ritorno al bipartitismo.
(da un articolo di Giulietto Chiesa)

Tutti i Colori del Rosso                                            News Letter del 18 gennaio 2014

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