Alexis Tsipras – messaggio per il 25 ottobre

Alexis Tsipras

Alexis Tsipras (CC da Wikipedia)

Una manifestazione per una lotta comune per una nuova Europa democratica e sociale
La società italiana, i sindacati, le persone e particolarmente i giovani, hanno assoluta ragione di manifestare per difendere i loro diritti nei rapporti di lavoro.
L’Europa oggi si trova di fronte ad un bivio importante.   Gli strumenti che l’Europa utilizza per affrontare la crisi economica si sono dimostrati disastrosi. L’austerità può aver “tolto dal fango” i banchieri, può aver aiutato i potenti ad assicurare i loro profitti futuri, ma ha scaricato sui popoli la disperazione. L’economia reale è intrappolata in un circuito di stagnazione e nuovi passaggi della crisi economica sembrano minacciare l’ eurozona.
Di fronte a questa strada senza uscita si sta formando un fronte che contesta, per il momento ancora timidamente, la ricetta dell’austerità. Cerca uno sbocco con altre proposte e un’altra politica. Mette come condizione per uscire dalla crisi la liberazione dei paesi europei dal cappio delle severe limitazioni nella finanza pubblica. Rivendica l’offerta di liquidità come strumento principale per far ripartire l’economia. E questa proposta, che non si esprime solo nei diversi luoghi di dibattiti e forum ma anche nei principali organi politici dell’Europa, è una proposta giusta.
Però, per chi far ripartire l’economia? Per far entrare il capitale in un nuovo ciclo di accumulazione di profitto? Per far rilanciare di nuovo i grandi affari del settore della finanza e del credito? Per far tornare il sorriso nei salotti di Davos? Chiunque dei milioni di persone che vogliono semplicemente vivere dignitosamente del proprio lavoro avrebbe ragione di chiedersi “è nel mio interesse tutto questo”?
Dobbiamo essere molto chiari: rispondere alla domanda tra “liquidità” o “austerità” è fondamentale per affrontare la crisi. Ma non basta. Altrettanto importante è anche la domanda “affrontare la crisi per chi”? Questo deve essere subito chiaro. Rivendicare dalla cancelliera Merkel l’allentamento delle politiche del fiscal compact offrendo in cambio l’abbassamento dei salari, il precariato e la demolizione dello stato sociale non è certo nell’interesse della società.

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L’Europa non rinnega più il nazismo (di Dante Barontini)

La decisione di non votare una risoluzione Onu di condanna del nazismo da parte dei paesi dell’Unione Europea è un’autentica “svolta ideologica” nella storia del continente. Non è possibile sottovalutare il peso di questa decisione, che immaginiamo avrà coinvolto tutti i primi ministri della Ue, i capi di stato, i ministri degli esteri, a partire ovviamente dalla “signora Pesc”, Federica Mogherini. C’è stato dunque un consenso unanime sulla scelta dell’astensione, pensata come un compromesso tra la posizione estrema di Usa, Canada e Ucraina (contrari) e quella dei favorevoli (tutto il resto del mondo).

Decisione infame ma notevole, visto che la risoluzione includeva anche la condanna di “ogni forma di negazione dei crimini nazisti”, a cominciare naturalmente dall’Olocausto.

Dalle cancellerie europee si dirà – forse, come tardiva giustificazione – che questa risoluzione, presentata dalla Russia, era poco più che una ripetizione di analoghe risoluzioni approvate all’unanimità o quasi dall’Assemblea dell’Onu (già nel 2010 e nel 2012); e che, quindi, si trattava stavolta solo di una furbesca mossa propagandistica del Cremlino per raccogliere una condanna indiretta del nuovo regime ucraino, sorto dal golpe sponsorizzato da Stati Uniti e Unione Europea.

Possiamo senza sforzo convenire. Ma proprio questa motivazione rivela il peso tutto ideologico della svolta pro-nazista della Ue, che con questo voto si sposta in blocco dal fronte democratico antinazista e quello “neutrale”, ovvero indifferente. O peggio.

In pratica questa motivazione spiega che “il merito” non conta nulla (la condanna del nazismo), la cosa più importante è contrastare l’avversario (la Russia) e sostenere l’alleato (l’Ucraina di Poroshenko e Pravy Sektor). Continue reading

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Podemos: «Siamo il voto della speranza» (di Riccardo Chiari)

Intervista. Il leader di Podemos: «Non è possibile il cambiamento in un Paese solo, per cambiare bisogna allearsi in vari Paesi. E se andremo al governo la Spagna uscirà dalla Nato»

Euro­par­la­men­tare della Sini­stra euro­pea nel Gue-Ngl, «che difende la dignità dei popoli e la demo­cra­zia». Anche neo segre­ta­rio gene­rale del movi­mento Pode­mos, che nella sor­presa gene­rale ha con­qui­stato l’8% alle ele­zioni con­ti­nen­tali di mag­gio ed è accre­di­tato oggi dai son­daggi come prima forza poli­tica del paese con il 27%. Insomma il tren­tenne Pablo Igle­sias sta diven­tando per gli spa­gnoli quello che Ale­xis Tsi­pras è per i greci: un peri­colo pub­blico, come è stato già omag­giato da alcuni media, per l’Europa dell’austerity di Bar­roso e ora di Juncker.

In un anno lei è pas­sato da essere un pro­fes­sore uni­ver­si­ta­rio ‘indi­gnato’ a diven­tare la guida poli­tica di una realtà che, visti i son­daggi, è più apprez­zata dei popo­lari che sono al governo e dei socia­li­sti che sono all’opposizione. Come spiega il suc­cesso di Podemos?
Per la situa­zione ecce­zio­nale che ha vis­suto la Spa­gna in que­sti ultimi anni, dove la crisi eco­no­mica è diven­tata crisi poli­tica, e a seguire crisi di sistema. In que­sto con­te­sto, siamo diven­tati uno stru­mento, poli­tico, di cam­bia­mento. Quando il neo­nato movi­mento ‘15M’ ha ini­ziato a denun­ciare le stor­ture del paese, solo per fare un esem­pio sui costi della poli­tica, la mobi­li­ta­zione delle piazze non aveva ini­zial­mente una rica­duta elet­to­rale. Così ci dice­vano: «Indi­gnati, andate alle ele­zioni e vediamo cosa com­bi­nate». Ora non lo dicono più. Continue reading

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Il governo britannico sta guidando un complotto esplosivo contro la democrazia (di George Monbiot)

Questo disegno di legge dei diritti d’impresa minaccia di far saltare la sovranità del parlamento a meno che non possa essere fermato.

In questo giorno di un anno fa, ero in preda alla disperazione. Una nube scura stava sorgendo sopra l’Atlantico, minacciando di cancellare  alcune delle libertà per proteggere le quali i nostri antenati hanno perso la vita. La capacità dei parlamenti, su entrambi i lati dell’oceano di  legiferare in nome del loro popolo, era a rischio a causa di uno stupefacente trattato che avrebbe concesso poteri  speciali alle corporazioni: poter citare in giudizio i governi. Non vidi alcun modo di fermarlo.

Quasi nessuno aveva sentito parlare del commercio e degli investimenti di partenariato transatlantico (TTIP) tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, ad eccezione di coloro che tranquillamente lo stavano negoziando. E io sospetto che quasi nessuno mai ne avrebbe sentito parlare. Anche il nome sembrava perfettamente progettato per respingere l’interesse pubblico.  Ne ho scritto per una ragione: per essere in grado di dire ai miei figli che io avevo fatto qualcosa. Continue reading

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Abbiamo lanciato il nuovo Spartaco.eu

Grazie ancora per questi 8 anni online! Spartaco è vivo e lotta insieme a noi!

Care Lettrici e Lettori di Spartaco. Finalmente abbiamo dato a Spartaco una nuova veste, ma soprattutto una nuova tecnologia. Il sito è adesso collegato con la pagina Facebook e potrete seguirci su entrambi i canali. È finalmente possibile commentare di nuovo. Tutto l’archivio è intatto e consultabile tramite il calendario suddiviso per mesi degli anni passati, quindi i vecchi articoli e post sono ancora integralmente accessibili. Fateci sapere cosa ne pensate e segnalate pure se doveste riscontrare dei malfunzionamenti, link non funzionanti e simili.

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Femminicidio “Una donna uccisa ogni due giorni”. Matricidi in aumento

Secondo il rapporto di Eures sono stati 179 i decessi nel 2013. Aumentano i casi al sud (+27%). Tra i moventi gelosia e disagio economico. Per i curatori dello studio “più della metà delle vittime aveva segnalato o denunciato le violenze”

Nella metà dei casi, la donna muore strangolata o a causa delle percosse. Una su tre viene uccisa dopo aver scelto di lasciare il proprio partner. Ma il segnale nuovo del rapporto della banca dati Eures è il forte aumento dei matricidi, compiuti “anche per effetto del perdurare della crisi”, ovvero per ragioni di denaro o per un’esasperazione dei rapporti in seguito a convivenze imposte da necessità. Sono infatti 23 le madri uccise nell’ultimo anno, pari al 18,9% dei femminicidi familiari. Dando uno sguardo generale al fenomeno, sono stati 179 i femminicidi nel 2013. Rispetto alle 157 vittime del 2012, l’anno scorso le donne uccise sono aumentate del 14%. Un anno nero, con la più elevata percentuale di donne tra le vittime di omicidio mai registrata in Italia, in pratica una ogni due giorni. In 7 casi su 10 i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare, una costante nell’intero periodo tra il 2000 e il 2013 (70,5%). “Inadeguata – secondo Eures – la risposta istituzionale alla richiesta d’aiuto delle donne “, visto che nel 2013 più della metà delle future vittime (il 51,9%) aveva segnalato o denunciato le violenze subite.

Più casi al sud, raddoppiano al centro
Per dieci anni quasi la metà dei femminicidi è avvenuta al nord. Ma dal 2013 c’è stata un’inversione di tendenza e il meridione ha visto una crescita del 27% degli omicidi di donne (75 casi), mentre al centro Italia le vittime sono raddoppiare, dalle 22 del 2012 a 44 dello scorso anno. Il nord, dove nel 2013 sono state uccide 60 donne, rimane il territorio dove si verificano più omicidi in famiglia, 8 su 10. La maglia nera spetta al Lazio e alla Campania, con 20 vittime ciascuno; solo a Roma sono state 11. Ma è l’Umbria a registrare l’indice più alto di mortalità con 12,9 femminicidi per milione di donne residenti.

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Essere Antifascisti

Essere Antifascisti significa per noi anche battersi per difendere la legalità repubblicana e la democrazia non solo dal fascismo in camicia nera, ma da tutti i fascismi e gli autoritarismi comunque si presentino. Osservava Vittorio Foa nel libro “Il cavallo e la torre” che “essere antifascista significa resistere sempre al dominio arbitrario di altri su noi stessi. Antifascismo è pluralismo politico e pluralismo sociale, cioè legittimazione delle differenze. Antifascismo è l’ansia di intervenire contro l’ingiustizia, piccola o grande che sia, di intervenire contro ogni minaccia alla libertà.
E’ la democrazia come partecipazione e non solo come garanzia. E’ il rifiuto di ogni delega globale, la fiducia nelle spinte che vengono dal basso.”

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Gli Italiani devono sapere

“Gli italiani devono sapere che Portella della Ginestra è la chiave per comprendere la vera storia della nostra Repubblica. Le regole della politica italiana in questo mezzo secolo sono state scritte con il sangue delle vittime di quella strage”. Lo scriveva il sociologo Danilo Dolci, che spese tutta la vita a cercare la verità sull’eccidio del Primo maggio del 1947. Oggi sappiamo tante altre cose, come – ad esempio – che dietro il Bandito Giuliano c’erano gli uomini della X Mas e gli americani. Chi c’è oggi dietro Riina e Provenzano, Bontade e i fratelli Graviano? Chi sono i nuovi mostri?

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