Il governo britannico sta guidando un complotto esplosivo contro la democrazia (di George Monbiot)

Questo disegno di legge dei diritti d’impresa minaccia di far saltare la sovranità del parlamento a meno che non possa essere fermato.

In questo giorno di un anno fa, ero in preda alla disperazione. Una nube scura stava sorgendo sopra l’Atlantico, minacciando di cancellare  alcune delle libertà per proteggere le quali i nostri antenati hanno perso la vita. La capacità dei parlamenti, su entrambi i lati dell’oceano di  legiferare in nome del loro popolo, era a rischio a causa di uno stupefacente trattato che avrebbe concesso poteri  speciali alle corporazioni: poter citare in giudizio i governi. Non vidi alcun modo di fermarlo.

Quasi nessuno aveva sentito parlare del commercio e degli investimenti di partenariato transatlantico (TTIP) tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, ad eccezione di coloro che tranquillamente lo stavano negoziando. E io sospetto che quasi nessuno mai ne avrebbe sentito parlare. Anche il nome sembrava perfettamente progettato per respingere l’interesse pubblico.  Ne ho scritto per una ragione: per essere in grado di dire ai miei figli che io avevo fatto qualcosa.

Con mio grande stupore, l’articolo si è diffuso nella rete. Come risultato della reazione del pubblico e il coinvolgimento di notevoli attivisti, la Commissione europea e il governo britannico hanno risposto. La petizione stop TTIP ora è sostenuta da più di 750.000 firme; il 38 Degrees petition ne ha 910.000. Il mese scorso vi furono  450 azioni di protesta in 24 Stati membri. La commissione è stata costretta a tenere una consultazione pubblica sull’aspetto più controverso, e 150.000 persone hanno risposto. Non sia mai detto che la gente non possa entrare in contatto con questioni complesse.

Nulla è stato ancora vinto. Aziende e governi – guidati dal Regno Unito – si stanno mobilitando per contrastare questa rivolta. Ma la loro posizione  scivola un poco ogni mese. Quando il ministro britannico responsabile in quel momento, Ken Clarke, ha risposto a miei primi articoli, ha insistito che “non ci  potrebbe essere niente di più stupido” che rendere pubblica la posizione negoziale europea, così come avevo proposto io. Ma il mese scorso la Commissione ha dovuto fare proprio questo. Comincia  ad apparire come se la lotta contro il TTIP possa diventare una vittoria storica per il popolo contro il potere delle imprese.

Il problema centrale è quello che i negoziatori chiamano risoluzione delle controversie tra investitore e Stato (ISDS). Il trattato consentirebbe alle aziende di citare in giudizio i governi davanti a  un collegio arbitrale composto da giuristi dell’impresa, in cui altre persone non hanno la rappresentanza, e che non è soggetto a controllo giurisdizionale.

Grazie all’inserimento di ISDS nei trattati commerciali molto più piccoli, le grandi imprese sono già impegnate in un’orgia di contenziosi, il cui scopo è quello di abbattere qualsiasi  legge che potrebbe pregiudicare i suoi attesi utili futuri. La società del tabacco Philip Morris ha citato in giudizio i governi  in Uruguay e in Australia  perché stanno  cercando di scoraggiare le persone dal fumare. Alla compagnia petrolifera Occidental sono stati assegnati  2.3 miliardi di dollari a titolo di risarcimento dall’ Ecuador, poiché terminava la concessione di perforazione della società in Amazzonia, dopo che era stato trovato che Occidental aveva infranto la legge ecuadoriana. La società svedese Vattenfall ha citato in giudizio il governo tedesco per  aver chiuso con l’energia nucleare. Una società australiana ha citato in giudizio il governo di El Salvador per 300 milioni di dollari per aver rifiutato il permesso a  una miniera d’oro con la preoccupazione  che la miniera avrebbe avvelenato  l’acqua potabile.

Lo stesso meccanismo, con la TTIP, potrebbe essere utilizzato per impedire ai governi del Regno Unito dall’ invertire la privatizzazione delle ferrovie e del servizio sanitario nazionale, o dal difendere la salute pubblica e il mondo naturale contro l’avidità aziendale. Ma  I giuristi d’impresa che formano questo gruppo sono obbligati solo verso le società su cui deliberano casi, che a volte sono i loro stessi datori di lavoro.

Come ha commentato una di queste persone: “Quando mi sveglio di notte e penso a questo arbitrato, non cesso mai di stupirmi che Stati sovrani  siano stati d’accordo su l’ arbitrato d’ investimenti a ogni costo … A tre individui privati ??è affidato il potere di controllo, senza alcuna restrizione o procedura di ricorso, su tutte le azioni del governo, tutte le decisioni dei tribunali e tutte le leggi e regolamenti  emanati  dal Parlamento. ”

Questa disposizione è così  scandalosa  che anche l’Economist, di solito il campione della potenza aziendale e dei  trattati commerciali, è ora contro di essa. Chiama l’accordo di risoluzione delle controversie tra investitore e stato,  “un modo per far si che le multinazionali si arricchiscano a spese della gente comune.”

Quando David Cameron e la stampa aziendale  lanciarono la campagna contro la candidatura di Jean-Claude Juncker  a  presidente della Commissione europea, sostennero  che egli  minacciava la sovranità britannica. Era un’inversione perfetta della realtà. Juncker, vedendo il modo in cui il dibattito pubblico stava andando, nel suo manifesto promise che “Non voglio sacrificare lo standard europeo di  sicurezza, salute, norme sociali e di protezione dei dati  … sull’altare del libero scambio … Né accetterò che la giurisdizione del giudice negli Stati membri dell’UE  sia limitata da regimi speciali sulle controversie con gli investitori.”  Il crimine di Juncker  è stato che egli si è impegnato a non dare via  gran parte della nostra sovranità a giuristi d’impresa come  Cameron e i  baroni dei media richiedevano.

Juncker  è ora sotto pressione estrema. Il mese scorso 14 stati gli hanno scritto, in privato e senza consultare i loro parlamenti, chiedendo l’inclusione della ISDS (la lettera è trapelata qualche giorno fa). E chi sta conducendo questa campagna? Il governo britannico. E ‘difficile districarsi riguardo alla doppiezza in atto. Con la pretesa di essere così impegnato sulla nostra sovranità al punto che  è disposta a lasciare l’ EU, il nostro governo  insiste segretamente perchè la Commissione europea abbatta la nostra sovranità in nome dei profitti aziendali. Cameron sta conducendo un complotto esplosivo contro la democrazia.

Lui e i suoi ministri non sono riusciti a rispondere alla ovvia gridata domanda: che cosa c’è che non va con i giudici? Se le aziende vogliono citare in giudizio i governi, hanno già il diritto di farlo, attraverso i tribunali, come chiunque altro. Non è che, con i loro grandi budget, sono svantaggiati in questo campo. Perché dovrebbero essere autorizzati a utilizzare un sistema giuridico separato, a cui il resto di noi non ha accesso? Che fine ha fatto il principio di uguaglianza di fronte alla legge?

Se i nostri tribunali sono idonei a privare i cittadini della loro libertà, perché sono inadatti a privare le imprese di attesi futuri utili? Cerchiamo di non ascoltare alcuna parola da parte dei difensori di TTIP fino a che non hanno risposto a questa domanda.

Non può essere disatteso per molto più tempo. A differenza dei trattati precedenti, questo viene trascinato allo scoperto  dagli attivisti, dove le  giustificazioni avvizziscono con l’esposizione alla luce. E’ una lotta difficile che sta arrivando, e il risultato è senza dubbio certo, ma la mia sensazione è che vinceremo.

The Guardian, Tuesday 4 November 2014

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