Il 65% dei lavoratori teme di non poter sostenere la famiglia

Cala il potere d’acquisto, il 28% di chi lavora deve ricorrere all’aiuto di genitori e parenti. Lo afferma il Rapporto Eurispes 2015. La metà degli italiani paga a rate le spese mediche e il 45,4% si trasferirebbe all’estero se ci fossero le condizioni
Il 65% dei lavoratori teme di non poter sostenere (foto Lif, da flickr) (immagini di Foto Lif (da Flickr))
Cresce il numero di coloro che non si sentono in grado di dare garanzie alla propria famiglia con il proprio lavoro (64,7%). Eurispes aggiunge che il 28% di chi lavora deve ricorrere all’aiuto di genitori e parenti. Inoltre, secondo l’indagine, riuscire a risparmiare qualcosa in futuro è un miraggio per 8 italiani su 10. Per il 38,5% “certamente no”, per il 41,2% “probabilmente no”.

Ancora in calo il potere d’acquisto. Sette italiani su dieci (71,5%) hanno visto nell’ultimo anno diminuire nettamente o in parte il proprio potere d’acquisto, un dato in linea con quanto rilevato nel 2014 (70%). Dall’inchiesta emerge che l’82,1% dei cittadini ha ridotto le risorse per i regali, l’80,8% ha tagliato sui pasti fuori casa, il 74,7% ha tagliato le spese per viaggi e vacanze, l’80,1% ha ridotto quelle per articoli tecnologici (+8,5%).

Forse per tutte queste ragioni quattro italiani su 10 (40,1%) pensano che sarebbe meglio uscire dall’Euro, mentre a inizio 2014 la quota di delusi dalla moneta unica si attestava al 25,7%. Il 55,5% degli euroscettici è convinto che l’Italia debba uscire dall’euro perché sarebbe la moneta unica il motivo principale dell’indebolimento della nostra economia.

Quasi la metà degli italiani (il 45,4%), poi, si trasferirebbe all’estero se ci fossero le condizioni. Una percentuale cresciuta di quasi otto punti dal 2006. ‘I dati appaiono come una conferma del fatto che oggi le condizioni di vita nel nostro Paese sono più difficili che in passato per molti cittadini al punto da indurre una parte di loro a valutare l’opportunità di trasferirsi’.

Aumentano anche le rateizzazioni per far fronte a spese mediche. Secondo l’inchiesta Eurispes, nel 2014 il 46,7% degli intervistati ricorre alle rate per pagare cure mediche, si tratta di un incremento di 24,3 punti percentuali rispetto al 2013. Si pagano a rate anche automobili (62,4%), elettrodomestici (60,4%), computer e telefonini (50,3%).

da rassegna.it 30/01/2015

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La miopia dei paesi europei

IL 21 novembre 2014 quaranta paesi europei per compiacere Obama, premio Nobel per la pace (sic!) e il reazionario Poroshenko si sono astenuti sulla mozione di condanna del nazismo, neonazismo, razzismo, discriminazione razziale, xenofobia ecc.ecc. presentata all’ O.N.U.
Ovviamente U.S.A., i servi del Canada e Ucraina hanno votato contro; quasi tutti gli altri paesi del mondo si sono espressi per la condanna.
Una bella figura di merda, degna di quelle cui la “civile” Europa ci ha abituato sin da quando non volle fermare Hitler e Mussolini in tempo, per proseguire allorché per risarcire gli ebrei dello sterminio nazista, assegnò loro come patria la terra dei palestinesi, con tutto ciò che è conseguito dal 1948 ad oggi.
Purtroppo la storia, con i suoi corsi e ricorsi, è destinata a ripetersi: pensiamo alla grande crisi economica del 1929, che colpì duramente gli Stati Uniti e l’ Europa.
Durante l’oltre mezzo secolo di pace di cui ha beneficiato l’ Europa, ci siamo illusi che un’esperienza così drammatica come quella non l’avremmo più vissuta; invece nel 2007 ecco arrivare gli effetti nefasti causati dai prodotti finanziari derivati e i paesi europei, soprattutto quelli più deboli, avvitarsi in un crisi senza fine.
Ma siccome le disgrazie non vengono mai sole, accade che i paesi dell’ Unione europea a trazione tedesca non vogliano aiutare la Grecia a risollevarsi dal baratro economico e sociale, in cui è stata scaraventata dalle ricette della Commissione europea, della B.C.E. e del F.M.I.,la famigerata troika.
I tedeschi si dimenticano, o meglio fanno finta di dimenticarsi, che non hanno mai pagato alla Grecia i debiti della seconda guerra mondiale, che è stata loro abbuonata una parte importante degli altri debiti di guerra e che sono stati aiutati dagli altri paesi dell’ Unione europea con parecchi quattrini a realizzare la riunificazione con la Germania dell’Est.
Ora voltare le spalle alla Grecia in un momento così grave, grazie alla mancanza di memoria interessata della Germania e alla miopia di Francia e Italia, potrebbe provocare un altro effetto malefico: che Tsipras non riesca a realizzare le ragionevoli promesse fatte al suo popolo, il suo governo cada e dietro l’angolo compaia Alba dorata.
Perché non è detto che il nazismo e il fascismo debbano rinascere là dove sono stati sconfitti settant’anni fa…

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Per il Giorno della memoria

Nel 1981 Primo Levi scriveva: “A misura che il passare degli anni ce ne allontana, e benché i decenni che sono seguiti non ci abbiano risparmiato violenze ed orrori, la storia dei Lager hitleriani si delinea sempre più come un unicum, un episodio esemplare a rovescio: l’Uomo, tu uomo, sei stato capace di far questo; la civiltà di cui ti vanti è una patina, una veste: viene un falso profeta, te la strappa di dosso, e tu nudo sei un mostro, il più crudele degli animali”.

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Il ritorno dei fascisti di Angelo D’Orsi*

Recentemente, in un articolo per Il Fatto Quotidiano, commentando la scoperta del “complotto” neofascista (24 dicembre 2014), mettevo in guardia contro la tentazione di buttare la cosa sul folclore locale. Era insorto nientemeno che l’eccelsa mente di Giampiero Mughini che sul sito Dagospia aveva sentenziato: “…solo una macchietta intellettuale dell’antifascismo duro e puro quale il professore torinese Angelo d’Orsi (…) può sostenere che quei quattro cazzoni che frequentavano il novantaquattrenne Rutilio Sermonti a bere una tazza di caffè e ad ascoltare estasiati l’apologia delle Waffen SS che si battevano fra dannati durante la Seconda guerra mondiale, siano una minaccia incombente della nostra democrazia quale lo sono stati nel Novecento Mussolini e Hitler (…)”.
Incassato l’epiteto di “macchietta intellettuale” da un personaggio noto solo per le sue sciagurate comparsate tv, perlopiù in veste di isterico commentatore calcistico, vestito in modo macchiettistico, blaterante macchiettisticamente, mi tocca l’onere di evocare i tristi avvenimenti di Cremona, dove giovanotti neofascisti, armati di spranghe ed altri oggetti usi a ferire (al caso, uccidere), hanno compiuto un vero e proprio assalto a un Centro Sociale, il CSA Dordoni, aggredendo furiosamente i presenti. Un cinquantenne, Emilio Visigalli, è stato colpito in modo pesante, ed è finito in coma, dal quale sta forse uscendo in queste ore in cui si sta organizzando una manifestazione antifascista nella sua città. Che è, storicamente, anche la città del peggiore dei ras fascisti del passato, Roberto Farinacci. Riflettendo sui fatti accaduti domenica scorsa, sembra di assistere a un vecchio film già visto, ma nel 1921-22: la spedizione punitiva, che raccoglie squadristi dalle zone circumvicine, anche in un raggio di chilometri abbastanza esteso. Si danno appuntamento, si organizzano e via: si attacca “il nemico”.
Quali le differenze rispetto a 90 anni fa? Che gli squadristi non indossano (non necessariamente) la camicia nera, non ostentano gagliardetti, invece del manganello “che rischiara ogni cervello”, recano spranghe (che i cervelli li spappolano), non cantano Giovinezza, giovinezza…, e non viaggiano sui camion dell’esercito o delle associazioni padronali. Ma sono squadristi a tutti gli effetti. E curiosamente, da dove provengono? Non si sa, naturalmente, ma i sospetti sono indirizzati verso una organizzazione reticolare chiamata (con indubbio senso del marketing comunicativo) “Casa Pound”, che cresce di mese in mese, e che solo qualche ingenuo o qualche sprovveduto, suggestionati dal richiamo al poeta Ezra, si ostina a considerare un innocuo net di giovani intellettuali, sia pur di destra. In realtà, trattasi di qualcosa che in passato si sarebbe chiamato “un covo di fascisti”, ma i tempi cambiano e Mughini – ipse dixit! – ci informa che fascisti non sono. Sicché gli uni preparano addirittura un golpe, cosa peraltro per nulla nuova nella storia recente d’Italia, e gli altri se ne vanno in giro a spaccar crani, in un generale clima di impunità giudiziaria da un lato, e di sottovalutazione politica dall’altro.
L’esistenza di un pericolo fascista odierno è aggravato dal contesto internazionale, e specialmente europeo, che rivela una ripresa generalizzata del fascismo e addirittura del nazismo. Ucraina docet. E poi la Grecia, l’Olanda, l’Ungheria, i Paesi Baltici e così via… Ma anche nelle versioni “morbide” dal leghismo nostrano al lepenismo francese, assistiamo a un fortunato pullulare di movimenti di destra estrema, con tratti, anche formali ed esteriori, fascistoidi. Movimenti non solo tollerati, ma giudicati tutto sommato, sempre preferibili, alla Sinistra, o a quel poco che ne rimane. Syriza fa più paura di Alba Dorata. E l’UE e gli USA hanno sostenuto a spada tratta i neonazisti di Kiev, oscurando i massacri da loro compiuti, e tuttora in corso, compreso l’abbattimento ormai sicuro dell’aereo malese: ma pur sempre, preferiti a “quelli dell’Est”, che reclamano l’indipendenza, giudicati troppo prossimi, non solo geograficamente, alla Russia, vista ancora, in fondo, come non abbastanza disposta a farsi piallare dall’Occidente, dunque sospettabile di cripto-comunismo.
Si aggiunga che in Italia, proprio la presenza della Lega Nord aggrava il quadro: si è ormai realizzata una sorta di fusione operativa tra questo partito, a sua volta alleato alla signora Le Pen, e Casa Pound, che dunque può godere di una rete di protezione notevole. E le affinità ideologiche sono essenzialmente concentrate su una sorta di nazionalismo sghembo, in quanto è evidente che i leghisti secessionisti non possono proporsi come alfieri della nazione italiana, ma sono uniti ai fascisti veri e propri (il cui baricentro ideologico è sempre il nazionalismo) dal ripudio dell’Europa, con annessi e connessi.
È vero che oggi esiste un altro genere di fascismo, più pericoloso di questo, fatto di arroganza, di prepotenza, e di sfregio continuo alle regole della democrazia costituzionale, di occupazione della radiotelevisione pubblica, di condizionamento pesante della stampa cosiddetta “indipendente”, di limitazione progressiva o addirittura di cancellazione di ogni diritto,e molto altro ancora. Insomma, Matteo Renzi e la sua corte miserabile di seguaci e il suo “patronato” che è il “padronato”. Certo il fascismo renziano è morbido, e sorridente (come quello berlusconiano, del resto, da cui deriva direttamente), ma non esita a ricorrere alle maniere forti appena si passa dall’Aula alla Piazza: ne sanno qualcosa operai, pensionati, pastori, dipendenti di varie aziende in crisi malmenati dalle “forze dell’ordine” un po’ dappertutto.
Proprio questo clima di depotenziamento della democrazia, di progressivo rapido passaggio alla postdemocrazia, che sta altrettanto rapidamente aprendo la strada al definitivo superamento della forma democratica (le “riforme” in approvazione in un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Suprema Corte, per giunta!, ne sono una agghiacciante prova), favorisce la crescita di un neofascismo organizzato secondo i modelli e le pratiche del fascismo storico, quello classico, fatto di aggressione sistematica agli avversari politici. Ma anche semplicemente a coloro che culturalmente, e antropologicamente, appaiono “diversi”: un militante di sinistra, un giovane vestito in un certo modo, un immigrato senegalese, un gay, un frequentatore di Centri sociali: sono altrettante vittime designate dei nuovi fascistelli.
Saranno pure “cazzoni” (sempre per citare l’inclito Mughini), ma sono pericolosi. E vanno fermati. A loro monito, va pure ricordato che Roberto Farinacci, a cui guardano con tanta ammirazione, finì a Piazzale Loreto. Appeso, a testa in giù.

* storico, docente dell’università di Torino. Questo intervento è stato pubblicato anche sul blog di Micromega

da Contropiano.org 25 Gennaio 2015

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