Infranta nuovamente la segretezza dei negoziati commerciali

WikiLeaks diffonde il capitolo segreto del trattato fratello del TTIP che dà potere assoluto a imprese e multinazionali a scapito dei cittadini

Grazie a WikiLeaks è di dominio pubblico il capitolo sugli investimenti del TPP, l’accordo transpacifico di libero scambio fratello del TTIP. Contiene clausole che mettono in pericolo il processo democratico e la vita dei cittadini, e saranno inserite anche nell’accordo transatlantico

E’ di pochi giorni fa la diffusione di un nuovo testo sugli investimenti da parte di WikiLeaks che riguarda i negoziati segreti dell’accordo commerciale transpacifico, un vero e proprio negoziato fratello del più conosciuto TTIP.
La data in cui è stato redatto il documento è il 20 gennaio 2015. Ma chissà quando ne saremmo venuti a conoscenza se non fosse stato per la fuga di notizie. Infatti, come si può leggere nella prima pagina, il testo doveva restare segreto per quattro anni dopo l’entrata in vigore dell’accordo TPP e, se questo non fosse andato a buon fine, per quattro anni dalla chiusura dei negoziati.

Da quanto risulta dall’esame del capitolo, il TPP contiene la clausola ISDS che Commissione Europea e Stati Uniti vogliono inserire nel TTIP, il suo “gemello” transatlantico. Grazie a questo meccanismo, le imprese straniere possono denunciare uno Stato che con i suoi provvedimenti intacca i loro profitti, anche quelli non ancora realizzati ma semplicemente attesi. L’ISDS salta a pie’ pari la giurisdizione nazionale, trascinando i governi dinanzi a corti di arbitrato internazionali dal funzionamento opaco e marcatamente a vantaggio dell’investitore privato. Sottomettendosi a questo giogo, gli Stati sperano che le multinazionali siano più invogliate a fare business sui loro territori, ma si tratta di un sistema malato, che ha l’effetto di calmierare la legislazione su materie altamente sensibili come l’ambiente, la sanità, il mercato del lavoro. La Germania è tutt’ora vittima di una causa legale intentata dal gigante energetico svedese Vattenfall, che ha chiesto 3.7 miliardi di euro di indennizzo dopo la decisione governativa di uscire dal nucleare nel 2022.

Rispetto alla clausola ISDS inserita nel NAFTA (North American Free Trade Agreement) vengono introdotte alcune lievi modifiche, come alcune concessioni sulle operazioni di ristrutturazione del debito pubblico, fino ad oggi utilizzate a mani basse dagli investitori per arricchirsi ai danni degli Stati e dei cittadini durante i periodi di crisi economica.
Per gli Stati Uniti l’inserimento dell’ISDS nell’accordo TTIP è una condizione sine qua non per la chiusura del negoziato. La Commissione europea, come ribadito dalla Commissaria al commercio Malmström, è intenzionata a fare lo stesso, con poche modifiche di facciata e promesse di una maggiore trasparenza su queste controversie tra investitori e Stati. Impegni assolutamente insufficienti che svenderebbero lo Stato di diritto ai profitti degli investitori americani.
Con questi dati in mano, la campagna Stop TTIP Italia non può che ribadire l’inaccettabilità di un accordo che include una simile bomba ad orologeria per le democrazie europee, compresa quella italiana.

Il testo si aggiunge alle precedenti pubblicazioni del team di Assange sui testi legali relativi a proprietà intellettuale (novembre 2013) e ambiente (Gennaio 2014).
Il documento, relativo agli investimenti è scaricabile dal sito http://stop-ttip-italia.net/documenti/ al paragrafo “TPP. Il cugino transpacifico del TTIP”.

Campagna Stop TTIP Italia 28 marzo 2015

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Istruzione e sanità: Cuba batte Italia (di Fabio Marcelli)

Il sistema educativo cubano è il migliore dell’area latinoamericana e dei Caraibi. Non lo afferma qualche polveroso bollettino veterocomunista ma l’istituzione guida del neoliberismo internazionale, la Banca mondiale. Secondo un recente rapporto dell’istituzione in questione, Cuba possiede un corpo docente di alta qualità e presenta parametri elevati, un forte talento accademico, retribuzioni adeguate ed elevata autonomia professionale, al pari di Paesi rinomati in questo senso a livello mondiale, come Finlandia, Singapore, Cina (in particolare la regione di Shanghai), Corea, Svizzera, Paesi Bassi e Canada.

Già in precedenza, peraltro, sempre la Banca mondiale aveva sottolineato, in un altri suoi rapporti, il riconoscimento internazionale attribuito a Cuba per i suoi successi nei campi dell’educazione e della salute, ottenuti grazie a un sistema di servizi pubblici che supera il livello presente nella maggiore parte dei Paesi in via di sviluppo e in alcuni settori è comparabile a quello dei Paesi sviluppati. E che fin dalla rivoluzione del 1959 è stato creato un sistema che permette l’accesso universale alla salute e all’educazione. Un modello che ha permesso a Cuba di raggiungere l’alfabetizzazione generale, sradicare determinate malattie, garantire l’accesso all’acqua potabile e la salute pubblica di base, con bassi livelli di mortalità infantile e alta speranza di vita, con un costante miglioramento degli indicatori sociali dal 1960 al 1980 e un ulteriore miglioramento dei tassi di mortalità infantile e speranza di vita negli anni Novanta. La Banca mondiale osservava come le prestazioni dei servizi sociali a Cuba siano fra le migliori del mondo in via di sviluppo, come documentato del resto da fonti di varie organizzazioni internazionali come l’Organizzazione mondiale della salute, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo e altre agenzie delle Nazioni Unite.
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Non male, specie per un Paese sottoposto da oltre cinquanta anni a un blocco economico e a continui attentati e atti di terrorismo da parte della massima potenza mondiale. Non è del resto casuale che metodologie, expertise e risorse umane cubane siano attivamente presenti in tutta l’America Latina e in tutto il mondo, nel settore in questione come in altri, specie la sanità. Va d’altronde considerato come il Paese dedichi all’insegnamento il 13% del proprio bilancio nazionale. Si pensi che in Italia, nel 2008, la percentuale dedicata al tema raggiungeva il 4,6%, mentre in anni più recenti la spesa è stata ulteriormente tagliata, come notato dalla stessa Unione europea.

Nonostante i vacui blablabla di Renzi, non inferiore da questo punto di vista ai suoi predecessori, la situazione permane estremamente deplorevole anzi si aggrava ogni giorno di più, da tutti i punti di vista: dall’edilizia scolastica al precariato dei docenti, dagli strumenti didattici a disposizione alla dispersione scolastica. E non bastano certo i più o meno oxoniani anglicismi del nostro governo a colmare lacune sostanziali.

Vero è peraltro che in una società come la nostra, la paideia, l’educazione dei giovani, non è in mano alla scuola, ma molto di più, a una televisione di pessima qualità e a social media dove si trova di tutto e il suo contrario. Senza contare i miti che vanno per la maggiore nell’immaginario collettivo anche giovanile e i valori di riferimento che sono più che altro denaro, violenza e individualismo sfrenato. In molti casi i modelli educativi e di vita sono rappresentati dai capi della criminalità, Belluscone docet.

Del tutto relativo, pertanto, si rivela il concetto di Paese in via di sviluppo e di Paese sviluppato. Potremmo dire, che grazie ai tagli di spesa imposti dall’Unione europea e alle fallimentari e liquidatorie politiche perseguite da una classe politica di semianalfabeti, da Gelmini in poi, il nostro Paese si stia decisamente avviando verso il sottosviluppo, mentre Cuba si conferma un Paese di sviluppo le cui success stories indicano a molti altri Paesi quale deve essere la via da seguire.

Per non parlare dell’impegno di Cuba sul fronte della salute, non solo per sé ma per tutto il pianeta. Mentre da noi alcuni blaterano in modo insensato di chiusura delle frontiere per bloccare i virus, Cuba, raccogliendo il plauso delle Nazioni Unite, ha inviato 165 medici e infermieri in Africa per combattere il virus dell’Ebola.

Potremmo proporre un cambiamento, sia pure temporaneo, trasferendo l’attuale ministro dell’educazione cubano nel nostro governo e inviando la Giannini a imparare qualcosa all’Avana. Più difficile risulterebbe lo scambio fra Renzi e Raul, si teme fortemente che il nostro, dopo qualche giorno di chiacchiere a vuoto, sarebbe destituito e mandato a tagliare la canna da zucchero a tempo indeterminato. E senza gelato, beninteso. Ma visto che ci siamo potremmo mandare a Cuba in rieducazione grandissima parte della nostra classe politica e imprenditoriale.

da il Fatto Quotidiano 17 settembre 2014

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