Thomas Sankara, “Il Che Guevara del Burkina Faso” (di Clelia De Stefano)

“Per l’imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità”

Spesso pensiamo all’Africa come a un continente bisognoso, senza risorse e senza condottieri; forse perché non tutti sappiamo che in quel continente sono nati uomini dotati di coraggio, carisma e acuta intelligenza. Uno dei più grandi leader e rivoluzionari dell’Africa fu sicuramente Thomas Isidore Noël Sankara, meglio conosciuto come il Che Guevara del Burkina Faso. Nato in Alto Volta il 21 dicembre 1949, da una famiglia molto povera (come del resto lo erano tutte, dato che Alto Volta era a suo tempo il paese più povero del mondo) e molto cattolica.

Sin da piccolo mostra grandi doti a scuola: intelligenza, disciplina ed una forte personalità. A soli 10 anni fa scoppiare una rivolta a causa di un’ingiustizia compiuta a scuola che manda il padre in prigione, dato che in Africa è la famiglia a pagare i reati che altri membri non possono scontare. All’età di 19 anni, ottenuto il diploma, i genitori cercano di convincerlo a diventare prete, ma Thomas decide di intraprendere la carriera militare in Madagascar (che è l’aspirazione più alta per una famiglia) e fa conoscenza con il Marxismo e Leninismo che lo accompagneranno poi per tutta la vita. Legge i libri sulla guerriglia di Che Guevara che poi metterà in pratica più tardi. All’età di 23 anni torna in Alto Volta, si trova nel mezzo di una guerriglia nella quale capisce immediatamente che la guerra non solo è ingiusta, ma anche inutile affermando: “Un soldato senza formazione e preparazione politica é un criminale”. Contemporaneamente alla vita militare si diletta con successo alla chitarra in un gruppo chiamato “Tout-à-Coup Jazz”. La sua ascesa nel mondo militare è rapida, dopo solo quattro anni diventa comandante del centro di addestramento dell’esercito a Po, per poi diventare Segretario di Stato nel 1981; presenterà le dimissioni dopo solo un anno perché in disaccordo con il regime. Nell’anno successivo un colpo di stato fa salire al potere Jean-Baptiste Ouedraogo e Sankara ricopre la funzione di Primo ministro, ma un ambiguo incontro con  Jean-Christophe Mitterrand (figlio di François) lo porta alla rimozione dalla carica e agli arresti domiciliari, causando una vera e propria rivolta popolare. Nel 1983 il suo miglior amico Blaise Compaoré conduce un colpo di stato portando Sankara alla Presidenza alla giovane età di 35 anni; è qui che ha inizio il vero cambio di questo Paese fino a quel momento il più povero al mondo.

Thomas Sankara decide di cambiare il nome da Alto Volta (dal fiume Volta) a Burkina Faso (che vuol dire “Terra degli uomini integri”) per segnare la fine di una epoca colonialista e l’inizio di una Nazione sovrana ed indipendente, che ha come nome una parola Africana che descrive i suoi uomini. Cambia anche la Bandiera (che fino all’epoca portava i tre colori de fiume Volta: bianco, rosso e nero, rendendo così la bandiera identica a quella della Germania), l’Emblema e l’Inno Nazionale.

Sankara non si limita solo a cambiare la bandiera, l’emblema e l’inno; ciò che cambia radicalmente è la mentalità degli Africani. Convince gli Africani che “la donna è l’altra metà del cielo” portandola nella vita politica, sociale e militare, incoraggiando un femminismo sano. Trova per esempio ingiusto che una ragazza venga espulsa dalla scuola in caso di gravidanza. Questo profondo amore per la donna gli viene probabilmente dall’amore che ha per sua madre; ha una sorella maggiore invalida e vede il grande sforzo che la madre fa nel lavoro quotidiano; tutto ciò gli fa vedere nella figura della donna un pilastro importante della società. Avvia e completa la costruzione della ferrovia del Sahel collegando il Burkina Faso al Niger, facendola diventare la principale arteria di comunicazione del Paese (ampliata poi in seguito); “due pasti e cinque litri di acqua al giorno” diventa il suo motto e il suo modo di operare, migliorando così la vita dei cittadini Burkinabé; afferma che l’Africa sia stata letteralmente spartita a tavolino durante il Congresso di Berlino. Siamo nel periodo in cui Burkina Faso ha una popolazione di sette milioni di abitanti e due bambini su dieci muoiono prima dei cinque anni, ma “lo schiavo che non organizza la propria ribellione non merita compassione per la sua sorte”.

Non è un autarchico e non chiude le porte alle relazioni con altri Paesi, ma capisce che la natura degli scambi è ingiusta e rende il mondo diseguale. “Produrre ciò di cui abbiamo bisogno e comprare ciò che produciamo. Dobbiamo accettare di vivere all’Africana”. Le ricette neoliberiste proposte da circoli finanziari e da organizzazioni come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, con la liberalizzazione dei mercati agricoli, portano tanti Paesi alla rovina. Uno sporco imbroglio di alcune organizzazioni che con la scusa di aiutare, li fa indebitare (per generazioni) e li costringono a vivere per forza con i loro aiuti alimentari.

In pochi anni riesce a moltiplicare la produzione alimentare, a produrre i propri tessuti, a confezionare proprie divise e vestiti, dando lavoro ai sarti locali e appoggiandosi alla grande produzione di cotone, recuperando così parte della sovranità nazionale. Sfida l’Fmi e le grandi potenze come Stati Uniti e Francia, si rifiuta di pagare il debito definendolo immorale; avvia la lotta alla desertificazione. Suggerisce l’istituzione di un nuovo fronte economico Africano che si contrapponga a quello europeo e statunitense. Durante un discorso all’Onu richiede la sospensione di Israele e l’espulsione del Sudafrica (che detiene in prigione Nelson Mandela) dalle Nazioni Unite; propone di riformare il potere di veto di alcuni Paesi come la Francia, la quale che aveva ancora diritti economici e politici sulle ex colonie; instaura ottime relazioni con Cuba e Russia, venendo così bollato come comunista. Invita Mitterrand in Burkina Faso e lo riceve con un discorso molto duro sul Neocolonialismo e sul fatto che alcune organizzazioni avevano spietatamente privatizzato l’acqua in posti desertici come il Burkina Faso; tutto questo era immorale. La nuova finanza era una nuova superpotenza che li rendeva schiavi. “Il debito è una nuova forma di colonialismo. I vecchi colonizzatori si sono trasformati in tecnici dell’aiuto umanitario, ma sarebbe meglio chiamarli tecnici dell’assassinio”.

Nel frattempo negli Stati Uniti evade incredibilmente da una prigione federale un liberiano dal nome di Charles Taylor, che era stato accusato e mandato via dal Paese dal Presidente Doe per corruzione e furto di denaro. Taylor insieme ad un piccolo esercito armato arriva al confine della Liberia e scatena una guerra che durerà fino all’uccisione di Samuel Doe. Durante un’intervista a telecamere apparentemente spente afferma la verità: è stato pagato dalla Cia per spiare tutti i movimenti di liberazione dell’Africa come quello di Sankara. Abbiamo anche la testimonianza di Price Johnson, ex Signore di Guerra e attuale Senatore negli Stati Uniti, il quale confessa di essere stato coinvolto nella questione Sankara. La politica di nazionalizzazione delle risorse del Paese, la riduzione degli stipendi e dei costi della politica, leggi che impongono la prigione per i corrotti, il taglio del proprio stipendio e il vivere una vita povera, ma dignitosa, l’abolizione delle auto ministeriali Mercedes (sostituite con economiche Renault 5), campagne di vaccini per meningite, polio e rosolia mettono a disagio l’intero mondo della politica.

Viene ucciso il 15 ottobre 1987 insieme a dodici ufficiali (Noufou Sawadogo, Amadé Sawadogo, Abdoulaye Guem, Der Somda, Wallilaye Ouédraogo, Emmanuel Bationo, Paténema Soré, Frédéric Kiemdé, Bonaventure Compaoré, Paulin Bamouni, Christophe Saba, Sibiri Zagré), due mesi dopo aver fatto il discorso all’Onu, dal suo miglior amico Blaise Compaoré che diventa Presidente (fino al 2014). Compaoré attraverso l’aiuto dell’ambasciata francese ed americana e a soldati liberiani organizza un colpo di Stato per eliminare il governo di Sankara. Nega naturalmente tutto, sostenendo che era malato ed altrove la notte dell’uccisione, ma ci sono le testimonianze di Taylor e Johnson; entrambe descrivono la stessa scena: sono tutti in una stanza, Compaoré è seduto di fronte a Sankara, che gli chiede perché vuole “uccidere un fratello” e Compaoré infastidito preme il grilletto due volte, colpendo Sankara al petto uccidendolo.

Il Burkina Faso è tornato ad essere povero, uno dei Paesi più poveri al mondo, dove chi parla di Thomas Sankara viene ucciso o imprigionato. Perfino la sua tomba è stata distrutta ed il governo cerca di cancellare la memoria di questo eroe. Durante il 20º anniversario della sua uccisione, il suo popolo ha voluto ricordarlo, ma Compaoré per distrarre la gente ha organizzato la celebrazione del 20º anniversario della nuova democrazia portata da lui, promettendo regali e premi per tutti. La gente dopo aver celebrato con il Presidente ed aver preso i regali promessi si è recata di notte a rendere omaggio alla tomba (distrutta) di Thomas Sankara; il Che Guevara del Burkina Faso vive ancora nei cuori e nella memoria dei Burkinabé. L’Africa non ha bisogno degli “aiuti” dell’Occidente, ha solo bisogno di essere lasciata in pace, perché è in grado di autogestirsi (forse, meglio di noi), perché è capace di trasformare e migliorare un Paese in solo pochi anni e Thomas Sankara lo ha dimostrato con le sue azioni. Tolte le grinfie delle organizzazioni come il Fmi o la Banca Mondiale, l’Africa sarebbe tra le prime potenze mondiali. Sostenendo queste organizzazioni (anti)umanitarie non facciamo altro che sostenere la miseria dell’Africa.

da il faro sul mondo     8 giugno 2015

400 Visite totali, 1 visite odierne

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *