Grecia. Lo spettro che si aggira per l’Europa (di Diego Fusaro)

Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro della Grecia, lo spettro del risveglio dell’orgoglio dei popoli europei contro la dittatura dell’economia, contro la violenza del sistema finanziario e dell’usurocrazia pudicamente chiamata “Unione Europea”.

Aggiornando ulteriormente il “Manifesto” di Marx: tutte le potenze della vecchia Europa si sono alleate in una santa battuta di caccia contro questo nuovo spettro, non meno avversato di quello del comunismo a suo tempo evocato dallo stesso Marx: Merkel e Renzi, Schulz e Juncker. Quale partito seriamente antagonista non è stato tacciato di populismo e di antieuropeismo dai suoi avversari di governo? Sempre parafrasando il “Manifesto” di Marx e portandolo all’altezza dei tempi (non mira a fare altro, in fondo, questo articolo, riprendendo riga per riga la prefazione del “Manifesto” di Marx e aggiornandola): quale partito d’opposizione non ha rilanciato l’infamante accusa di populismo tanto sugli uomini più progrediti dell’opposizione stessa, quanto sui propri avversari reazionari? Da questo fatto scaturiscono due specie di conclusioni.

1) L’opposizione ferma e risoluta contro il sistema europeo dell’egemonia dell’economia spoliticizzata e della Banca Centrale è di già riconosciuto come potenza da tutte le potenze europee. È la prova di quel che già Spinoza diceva nel “Trattato teologico-politico”: l’oppressione e l’asservimento possono essere condotti solo fino a un certo grado; superato il quale, i popoli reagiscono, sentendo calpestato il proprio orgoglio e la propria dignità. È quanto sta avvenendo in Grecia: i Greci ci insegnarono la democrazia più di duemila anni fa. E stanno riprendendo a insegnarcela.

2) La Grecia di Tsipras, con il referendum, ha segnalato chiaramente che è pronta a reagire. Il referendum è sogno uno dei “signa prognostica”: il futuro è aperto, occorre vedere cosa seguirà in concreto dal referendum. Per intanto, constatiamo che c’è stato un segnale forte e chiaro: l’oppressione comincia a essere percepita chiaramente connessa con l’Unione Europea in quanto tale. Frasi fatte come “ce lo chiede l’Europa” e “ci vuole più Europa” si rivelano, allora, per ciò che realmente sono: strumenti di deresponsabilizzazione usati per giustificare l’intensificarsi ogni giorno crescente dell’ordine neoliberista con primato assoluto del mercato sovrano.

È ormai tempo che i partiti d’opposizione al regime neoliberista d’Europa espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze, e che contrappongano alla favola dello spettro del populismo un manifesto del partito stesso, una piattaforma programmatica che – Tsipras sembra averlo colto benissimo – intrecci tra loro i due momenti della lotta per l’emancipazione (la lotta che fu di Marx e di Gramsci) e della sovranità nazionale democratica.

La lotta contro il sistema neoliberista non può non passare, oggi, dalla sovranità nazionale democratica, contro l’internazionale liberal-finanziaria del mercato transnazionale che supera la politica, la democrazia e le decisioni sovrane dei popoli. Quel che è avvenuto in Grecia può costituire un punto di partenza per una svolta epocale. Occorre vedere quali sviluppi ne seguiranno. Il futuro è aperto. Il dogma dell’irreversibilità dell’euro e dell’Unione Europea inizia a scricchiolare. La civiltà europea nacque in Grecia: e dalla Grecia pare poter oggi risorgere.

da TUTTI I COLORI DEL ROSSO
News Letter del 12 luglio 2015

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Fidel si congratula con Tsipras

Il leader storico della rivoluzione cubana scrive a Tsipras e si congratula per la vittoria del “No” al referendum

Quella che segue è la traduzione della lettera che Fidel Castro ha scritto a Alexis Tsipras

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Eccellentissimo Signor Alexis Tsipras, primo ministro della Grecia:

Mi congratulo con calore per la sua brillante vittoria politica, i cui particolari ho seguito dal canale TeleSur.

La Grecia è di famiglia tra i cubani. Ci insegnò la Filosofia, l’Arte e le Scienze delle antichità quando studiavamo a scuola e, con esse, la più complessa di tutte le attività umane: l’arte e la scienza della politica.

Il suo paese, soprattutto il suo coraggio nella congiuntura attuale, risveglia l’ammirazione tra i popoli latinoamericani e caraibici di questo emisfero, nel vedere come la Grecia, di fronte all’aggressione esterna, difende la sua identità e la sua cultura. Tanto meno dimenticano che un anno dopo l’attacco di Hitler alla Polonia, Mussolini ordinò alle sue truppe di invadere la Grecia, e questo valoroso paese si oppone all’aggressione e fece retrocedere gli invasori, reazione che obbligò lo spiegamento di unità blindate tedesche in direzione Grecia, sviandole dall’obiettivo iniziale.

Cuba conosce il valore e la capacità combattiva delle truppe russe, che unite alle forze del su o potente alleato, la Repubblica Popolare Cinese, e altre nazioni del Medio Oriente e dell’Asia, cercheranno sempre di evitare la guerra, ma mai permetteranno una qualsiasi aggressione militare senza una risposta contundente e devastatrice.

Nell’attuale situazione politica del pianeta, mentre la pace e la sopravvivenza della nostre specie pendono da un filo, ogni decisione, più che mai, deve essere attentamente elaborata e applicata, di modo che nessuno possa dubitare dell’onestà e della serietà con cu imolti dei dirigenti più responsabili e seri lottano oggi per combattere contro le calamità che minacciano il mondo.

Auguriamo a lei, stimatissimo compañero Alexis Tsipras, il migliore dei successi.

Fraternamente, Fidel Castro Ruz       07 luglio 2015

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Fonte: Granma [a cura di Marina Zenobio]

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L’Europa eviti il suicidio collettivo (di Adriana Cerretelli)

Molto più che la vittoria netta di Alexis Tsipras è la sconfitta bruciante e clamorosa dell’Europa e dell’eurozona. Uno shock che alla lunga potrebbe avere conseguenze ancora più devastanti di quello che, esattamente dieci anni fa, vide a sorpresa Francia e Olanda bocciare per referendum il progetto di Costituzione europea e di lì scattare la silenziosa ma inarrestata involuzione intergovernativa dell’Unione.

Guerra psicologica e aperte intimidazioni da Bruxelles e dintorni paradossalmente non sono bastate ad addomesticare un popolo, quello greco, furiosamente filo-europeista e filo-euro (80%) ma prostrato da un durissimo quinquennio di austerità. Che, nelle intenzioni dei creditori, dovrebbe continuare ancora a lungo ma senza, almeno finora, nessun sollievo sul fronte di un debito ritenuto da tutti insostenibile.

Il 61% dei greci ieri ha detto no al rigore senza remissione. Ma non ha detto no all’euro e men che meno all’Europa.

Sono gli europei che fin dal principio hanno forzato un’equazione inesistente, non prevista dai Trattati ma accarezzata con convinzione da chi, e sono molti, considera la Grecia e il suo risanamento una partita persa, il governo attuale semplicemente insopportabile, le sue richieste inaccettabili perché ne scatenerebbero subito altre, e per questo vede Grexit come la liberazione: indolore politicamente perché Tsipras ora l’avrebbe, sostengono, servita su un piatto d’argento e finanziariamente perché l’avvenuto rafforzamento della governance dell’euro combinato con l’arsenale di misure della Bce ne consentirebbe la salvaguardia senza costi né traumi eccessivi. Anzi, divorzio prezioso per fare la moneta unica più forte e coesa.

Illusioni. Mai in passato le secessioni dalle politiche comuni (difesa, immigrazione, giustizia, sociale, moneta), pretese da Irlanda, Gran Bretagna, Danimarca, Svezia tanto per citare qualche nome, ne hanno corroborato il successo. Al contrario, nella migliore delle ipotesi, ne hanno complicato l’attuazione e danneggiato l’efficacia.

Integrità e irreversibilità fanno parte del Dna dell’euro. Che non contempla espulsioni, più o meno ben mascherate. Per questo Grexit equivarrebbe a un suicidio collettivo. Presto, forse già oggi, potrebbe rivelarsi incontrollabile il ballo delle Borse e degli spread sui mercati. E i primi a soffrirne potrebbero essere i Paesi più deboli come Portogallo, Spagna e Italia, come sempre a vantaggio dei più forti.

Questa volta gli investitori potrebbero però mostrarsi severi con l’intera area per comprovata incapacità, in 5 mesi di negoziati, di regolare un problema minore come quello greco (2% del Pil, 3% del debito): cosa succederebbe domani, si chiederebbero, se il problema diventasse portoghese, spagnolo o italiano? O addirittura francese?

Facile da pilotare cominciando ad abbandonare le banche greche al collasso in cui già si trovano, Grexit rischierebbe di trasformarsi in un enorme boomerang per l’Europa: e non solo perché, in un momento di insicurezze generalizzate dentro e fuori dalle sue frontiere, scaricherebbe un Paese di importanza geo-politica non marginale. Non solo perché, oltre a destabilizzare se stessa oscurando il proprio futuro, esporterebbe instabilità nell’economia mondiale fragilizzando una ripresa che non riesce a irrobustirsi.

Ma anche e soprattutto perché si accanirebbe contro un partner e un popolo che hanno avuto il torto di esprimere dissenso da regole e politiche che, anche quando applicate nel modo più serio e rigoroso, finora hanno prodotto encomiabili virtù di bilancio ma non altrettante virtù di sviluppo economico.

Se anche la Germania, l’indiscusso campione europeo, cresce poco sopra l’1%, forse sarebbe opportuna qualche autocritica, il ripensamento del modello europeo, dei suoi parametri e delle sue regole e dei suoi tabù per metterlo al passo con economia e competitori globali, per dargli quella spinta che da sole le riforme strutturali, la modernizzazione di sistema non bastano a imprimergli. Ci vuole la volontà politica di stare insieme senza ambiguità e senza retro-pensieri. Ma oggi più che mai ci vuole lungimiranza, la fine dei dogmi intoccabili, una nuova dottrina europea coraggiosa e innovativa. Non la rottura dei negoziati con Atene.

Invece, quando Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank , avverte il governo che l’uscita della Grecia potrebbe costare miliardi al bilancio tedesco in pareggio, perché i profitti della Buba che vi confluiscono risentirebbero in negativo dei costi dell’operazione, illustra in modo esemplare quanto troppo ci si concentri, nell’Europa che conta e decide, sugli interessi particolari, sia pure importanti, perdendo di vista l’interesse generale.

Grexit non può essere ridotta a una mera partita contabile. Atene è le radici, la storia, la cultura, la democrazia europea. L’Europa non si può dimenticare un pezzo fondamentale della sua identità. Adesso sarebbe ora che la Grecia facesse altrettanto.

da il Sole 24ore                                        6 luglio 2015

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G8 di Genova – Io testimone diretto dei legami segreti tra polizia e black bloc (di Franco Fracassi)

Al G8 di Genova Polizia e black bloc hanno lavorato in simbiosi. Ero inviato «addetto alle botte» e sono stato testimone diretto dell’inconfessabile legame.
«Se vuoi mangiare devi fare la fila. Qui è tutto chiuso. I ristoranti aperti sono pochi. Vanno tutti lì a mangiare. Ti siedi solo se sei fortunato».
Assolata e desolata. Così si presentava Genova nel luglio 2001. Non era desolata a causa del caldo e delle vacanze. Era desolata per paura. Di lì a pochi giorni si sarebbe svolto il G8, il vertice internazionale che racchiude gli otto Stati più potenti economicamente dell’Occidente. Si sarebbe discusso di molti temi, e di globalizzazione. Ma soprattutto la città sarebbe stata teatro delle proteste anti globalizzazione. Di questo avevano paura i genovesi. Da settimane i giornali e le televisioni annunciavano la violenza dei manifestanti. Si era arrivati a scrivere che i dimostranti avrebbero lanciato sacche di sangue infetto alle forze dell’ordine. Per questo i genovesi avevano paura e la città appariva desolata.
Allora lavoravo per l’agenzia di stampa Ap.Biscom (oggi TMNews). Facevo parte della nutrita squadra inviata a Genova per coprire l’evento. «Dovrai occuparti delle botte, degli scontri», mi dissero.
Ero contento della missione assegnatami. Come tutti i vertici internazionali, anche questo si annunciava come l’ennesima noiosa sequela di strette di mano, di party, conferenze stampa e frasi di rito. L’azione, il divertimento per un giornalista curioso, stavano altrove, per le strade. Né io né nessun altro dei cronisti giunti nel capoluogo ligure avrebbe mai immaginato che quei giorni si sarebbero trasformati in un’ordalia di violenza incontrollata, in terrore puro, in incubi che mi avrebbero perseguitato negli anni a venire. Continue reading

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Discorso di Tsipras in piazza Syntagma, 3 luglio

Cittadini di Atene, popolo greco, oggi non siamo qui per protestare né per manifestare: siamo qui per festeggiare. Festeggiamo la democrazia, perché la democrazia è motivo di festa, la democrazia è motivo di gioia, la democrazia è liberazione, ed è una via d’uscita. Oggi celebriamo la vittoria della democrazia. Non importa quel che accadrà lunedì, abbiamo già vinto: la Grecia ha mandato un messaggio di dignità e di orgoglio.

Nessuno può ignorare questa passione, nessuno può ignorare questo desiderio di vita, di speranza, di ottimismo. Oggi festeggiamo il nostro coraggio e determinazione nel prendere in mano il nostro destino, dando al popolo greco la possibilità di esprimere il proprio volere. Oggi festeggiamo e cantiamo. Festeggiamo e cantiamo vincendo la paura, vincendo i ricatti.

L’Europa che abbiamo conosciuto, l’Europa che difende i propri valori fondativi, non prevede ricatti e ultimatum. Oggi, in questo momento, l’intera Europa ha lo sguardo rivolto su di voi, sul popolo greco, sui tre milioni di poveri, sul milione e mezzo di disoccupati. Oggi l’intero pianeta ha lo sguardo puntato verso piazza Syntagma, verso le piccole e grandi piazze del nostro paese. Nel luogo che ha dato nascita alla democrazia, stiamo dando alla democrazia la possibilità di tornare. Di tornare in Europa, perché vogliamo che l’Europa torni ai principi costitutivi sui quali è stata fondata. A quei principi accantonati per troppi anni, mentre venivano applicati fallimentari programmi di austerità, forzando le persone ad accettare cose che non avevano scelto.

Cittadini di Atene, popolo greco, domenica prossima tutti noi, uniti, manderemo un messaggio di democrazia e dignità all’Europa e al mondo. Manderemo ancora una volta un messaggio di speranza ai popoli, perché domenica non sceglieremo se rimanere o meno in Europa: sceglieremo di vivere in Europa con dignità, di lavorare e di prosperare in Europa, di essere uguali fra uguali in Europa.

E credetemi, nessuno ha il diritto di minacciare che taglierà fuori la Grecia dalla sua naturale appartenenza geografica, nessuno ha il diritto di minacciare di dividere l’Europa. La Grecia – il nostro paese – è stata, è e rimarrà la culla della civiltà europea.

É da qui, ci dice la mitologia, che Zeus rapì Europa. Ed è da qui che i tecnocrati dell’austerity vogliono ancora una volta rapire Europa. No. Noi diciamo no – e diremo no domenica. Non lasceremo l’Europa nelle mani di quanti vogliono strapparla alla tradizione democratica. Al suo acquis democratico. Ai suoi principi fondativi: democrazia, solidarietà e rispetto reciproco.

Cittadini di Atene, siete qui oggi, uomini e donne di ogni età che avete inondato piazza Syntagma, bloccato le strade di Atene e delle altre città, per sfidare il crescendo di terrore di questi ultimi giorni.

Cittadini di Atene, molte volte, nel corso della storia, il popolo greco ha mostrato di sapere come respingere gli ultimatum. Perché gli ultimatum possono essere respinti.

Le pagine più gloriose della storia di questo paese e di questo popolo sono state pagine di coraggio e di onore. Vi chiamo a scrivere insieme, ancora una volta, queste pagine, questi momenti storici di dignità e di libertà. Vi chiamo a dire, domenica, ancora un grande e fiero NO agli ultimatum. A voltare le spalle a chi vi terrorizza ogni giorno.

E lunedì, quale che sia il risultato di questo passaggio democratico – del verdetto popolare che qualcuno, avendone paura, voleva impedire – diremo un assoluto NO alla divisione tra noi.

Indipendentemente dalla decisione che verrà presa domenica, lunedì i greci non avranno nulla a dividerli. Insieme lotteremo per ricostruire la Grecia, per renderla migliore di ciò a cui è ridotta dopo cinque anni di devastazione.

Vi esorto a ignorare le sirene che stanno strepitando, le sirene del terrore, e a decidere con la ragione e con il cuore. A decidere con calma e determinazione. A decidere per una Grecia fiera in un’Europa democratica. Per una nazione, una piccola nazione che sta lottando senza spade e senza proiettili, ma con l’arma più potente che esista al mondo: la Giustizia. Abbiamo la giustizia dalla nostra parte.

Abbiamo la giustizia dalla nostra parte. Vinceremo.

É qualcosa che nessuno può ignorare. Nessuno può ignorare che abbiamo la giustizia dalla nostra parte.

Cittadini di Atene, popolo greco, la libertà richiede integrità e coraggio. Noi – voi e noi tutti – abbiamo sia integrità che coraggio. E siamo liberi. Respiriamo la libertà. Qualsiasi cosa accada, siamo noi i vincitori.

Saremo noi i vincitori. La Grecia ha vinto. La democrazia ha vinto. I ricatti e le minacce sono stati sconfitti. Siate forti. Andate avanti con orgoglio. Con dignità. Il nostro NO farà la storia. Il nostro popolo supererà gli ostacoli. Per la Grecia, per un’Europa di democrazia e solidarietà.

(traduzione dall’inglese di Daniela Padoan)

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