La più probabile causa della dipendenza è stata scoperta – e non è ciò che credete (di Johann Hari)

Sono ormai passati cent’anni da quando le droghe sono state proibite per la prima volta – e nel corso di questo lungo secolo di guerra alla droga, i nostri insegnanti e i governi ci hanno raccontato una storia sulla dipendenza. Una storia tanto radicata nelle nostre menti che la diamo per assodata. Pare ovvia. Sembra palesemente vera. Lo credevo anch’io, fino a quando tre anni e mezzo fa non mi sono imbarcato in un viaggio di 30mila miglia per lavorare al mio nuovo libro, Chasing The Scream: The First And Last Days of the War on Drugs, alla scoperta di ciò che c’è veramente dietro alla guerra alla droga. Ciò che ho imparato lungo la mia strada è che quasi tutto ciò che c’è stato raccontato sulla dipendenza è sbagliato – e che di storia ne esiste un’altra, molto diversa, che aspetta ancora d’esser raccontata, se solo saremo disposti ad ascoltarla.
Se faremo nostra questa nuova storia ci toccherà cambiare non solo la guerra alla droga. Dovremo cambiare noi stessi.
Ciò che ho imparato l’ho appreso da un mucchio di persone straordinariamente diverse che ho incontrato lungo i miei viaggi. Dagli amici ancora vivi di Billie Holiday, da cui ho scoperto che il fondatore della guerra alla droga l’aveva perseguitata, contribuendo alla sua morte. Da un dottore ebreo portato di nascosto via dal ghetto di Budapest quand’era piccolo, per poi scoprire da adulto i segreti della dipendenza. Da un trafficante transessuale di crack a Brooklyn, concepito quando la madre, dipendente dal crack, fu stuprata dal padre, un agente della polizia di New York. Da un uomo che è stato relegato in fondo a un pozzo per due anni da una dittatura dedita alla tortura, per poi riemergerne e finire un giorno col venire eletto presidente dell’Uruguay, segnando così gli ultimi giorni della guerra alla droga. Continue reading

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Gallino: via Renzi, serve un governo che ci difenda dall’Ue

A otto anni di distanza dall’inizio della crisi economica in Usa e in Europa (e a sei della sua fittizia trasformazione, da crisi del sistema finanziario privato a crisi del debito pubblico), l’Italia si ritrova con un governo allineato con le posizioni più regressive della Troika pilotata da Berlino e senza avere la minima idea sulle cause reali della crisi, e meno che mai delle strade per uscirne. Nonostante la propaganda mediatica di Renzi, afferma il sociologo Luciano Gallino, in realtà la situazione del paese è drammatica, e il dilettantismo del governo non fa che peggiorarla: l’Italia «ha bisogno urgente di un altro governo, che abbia compreso le cause strutturali della crisi», e che «sappia mobilitare nel paese le competenze per superarle». Missione impossibile? «E’ vero, ma è meglio immaginare l’impossibile che darsi alla disperazione», scrive Gallino in un intervento sul sito della Fiom, nel quale analizza a fondo la “trappola” dell’Unione Europea, basata sull’euro, di cui proprio l’Italia è tra le principali vittime.
Gallino accusa gli intellettuali di aver scambiato l’Ue per l’Europa dei popoli, trionfo dell’identità culturale europea. Secono il sociologo, sbagliarono anche gli economisti «nel credere e far credere che le grandi differenze di struttura industriale,  produttività, composizione delle forze di lavoro, relazioni sindacali, ricerca e sviluppo, scambi con l’estero esistenti tra i vari Stati membri sarebbero state colmate verso l’alto grazie ai benefici effetti di una moneta unica, l’euro». Infine, “sbagliarono” i capi di Stato e di governo nel credere che l’Unione, in quanto fondata sul principio “uno Stato (piccolo o grande che fosse) uguale un voto”, sarebbe servita a contenere il predominio economico e politico della Germania. «Beninteso, non ci furono soltanto errori», ammette Gallino. «A porre le basi del Trattato di Maastricht sin dai primi anni del secondo dopoguerra fu il potere economico-finanziario europeo, tramite fior di associazioni neoliberali che rappresentavano e tuttora ne rappresentano la voce e il braccio politico». Tra di esse la Società Mont Pelérin, la Trilaterale, il Bildeberg, la Tavola Rotonda degli Industriali, la Adam Smith Society, alle quali si è aggiunto più tardi il Forum Mondiale di Davos.
E’ la super-élite che Paolo Barnard chiama il “Vero Potere”, nel suo profetico saggio “Il più grande crimine”, scritto con larghissimo anticipo sulla devastazione che la “crisi” avrebbe scatenato. Istituzioni internazionali come l’Ocse, aggiunge Gallino, «si sono impegnate senza tregua sin dall’inizio per far sì che il Trattato Ue contenesse le più incisive norme possibili a favore della liberalizzazione dei movimenti di capitale». E attenzione: «La componente monetaria dell’Unione, fondamentale per il suo funzionamento, è stata dettata sin nei particolari dalla Germania». Nei suoi colloqui con il presidente francese Mitterrand, il cancelliere Kohl «fu irremovibile nel pretendere che l’euro fosse il più possibile simile al marco; che la Bce fosse dichiarata per statuto indipendente dai governi, una clausola mai vista negli statuti delle banche centrali di tutto il mondo: tant’è vero che essa si è presto rivelata essere un organo prettamente politico, che invia lettere durissime agli Stati membri,  Italia compresa, affinché taglino sanità, pensioni e salari». Scontato, poi, che la stessa Bce avesse sede in una città tedesca, Francoforte.
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