Diciamo la nostra sui nuovi posti di lavoro creati grazie al Jobs act

A partire dal mese di marzo, con l’entrata in vigore del Jobs Act, non passa mese senza che il pacioso Ministro del Lavoro Giuliano Poletti si lanci in esaltanti dichiarazioni sulla crescita del numero dei nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato all’interno di una più ampia crescita dell’occupazione.

Al di là della dabbenaggine rilevabile nelle affermazioni di Ministro Poletti e delle sue arrampicate sugli specchi per dimostrare ciò che non è dimostrabile non si deve sottovalutare la pervicacia con la quale il Ministro, mese dopo mese, si prodiga ad incensare i risultati del Jobs Act.
Infatti, ad ogni sua esaltante presa di posizione di norma fa immediatamente seguito il plauso del Premier Renzi e, in cascata, dichiarazioni ed interviste del nugolo di esperti neoliberisti per i quali sono sempre apertissimi tutti i possibili spazi mediatici. Giuslavoristi, ex-sindacalisti, professori che della mistificazione della realtà a sostegno delle proprie tesi precostituite ha fatto una missione. Tra questi ve ne sono alcuni presenti sulla breccia da un paio di decenni sempre pronti a sostenere pseudo riforme che hanno cancellato tanti diritti ai lavoratori e creato più di una generazione di cittadini precari a vita, senza un futuro. Il famoso “pacchetto Treu”, primo tassello all’avvento della flessibilità, risale al 1997 e in quasi 20 anni una serie di interventi in materia di lavoro hanno contribuito al dilagare della precarietà selvaggia. Ogni intervento a danno dei lavoratori ha trovato il sostegno convinto dei personaggi di cui sopra, pronti a fornire dati sull’aumento costante dei posti di lavoro mentre il dato ufficiale della disoccupazione cresceva senza sosta ancor prima che la crisi del 2008 potesse fornire a questi signori qualche alibi alle proprie menzogne. E’ una strategia nota e collaudata, applicata anche in altri settori quali quello dell’economia nel quale “esperti” con identica matrice ideologica hanno deliberatamente sorvolato sulle responsabilità del sistema finanziario all’origine della crisi più devastante che si ricordi per accollarne le colpe al debito pubblico e sostenere, così, gli interventi che stanno devastando il sistema delle tutele sociali.
Ma in questa vicenda del milione di contratti “svaniti” per una svista del Ministro c’è un punto sul quale vale la pena di soffermarci: quello dei nuovi 115 mila contratto a tempo indeterminato che, come sottolinea sul Manifesto Marta Fana, sono contratti stabilmente precari. In precedenti news letter abbiamo presentato testimonianze su come per le imprese sia oggi più conveniente, grazie agli sgravi fiscali del Jobs Act, trasformare i contratti flessibili in contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti. Si tratta di capire che futuro avranno questi contratti quando tra tre anni gli sgravi non ci saranno più mentre resterà la possibilità per le imprese di licenziare qualsiasi lavoratore. Viene da pensare che, forse, allora il Ministro Poletti e magari anche il Premier Renzi saranno in altre faccende affaccendati e quindi fuori dalla mischia. Nel caso qualche giornalista dovesse chiedere loro conto dei risultati del Jobs Act suggeriamo la scappatoia usata dal Senatore Treu nell’aneddoto che Armando Rinaldi (componente del direttivo Atdal Over 40 Centro–Nord n.d.r.) racconta di seguito.

Eravamo nel 2008 e, a margine di un convegno, ebbi occasione di incontrare il Senatore Tiziano Treu con il quale avevo avuto occasioni di confronto sul tema dei disoccupati maturi quando occupava il ruolo di Presidente della Commissione Lavoro del Senato. Cominciammo quindi a scambiarci alcune opinioni. Non potei fare a meno di ricordargli che a partire dal suo pacchetto di riforme del 1997 era esploso il fenomeno della precarietà selvaggia e che, soprattutto i giovani, ne pagavano le conseguenze. Citai anche il suo sostegno agli interventi sulle pensioni che avevano contribuito a creare una massa di over50 disoccupati a vita per i quali la pensione, unico possibile reddito, si era spostata in avanti di anni. Vidi Treu cominciare ad alterarsi prima di ammettere che gli interventi legislativi in oggetto avevano creato situazioni impreviste e che forse sarebbe stato utile un maggiore approfondimento che non fu possibile a causa dell’emergenza. Provai ad insistere sul fatto che le sviste e gli errori commessi li stavano pagando centinaia di migliaia di cittadini. A questo punto Treu perse la pazienza e, alzando il tono di voce, se ne uscì con una frase di cui ricordo il senso: ”va bene abbiamo commesso degli errori ma adesso io non sono più al Governo e quindi non ho la possibilità di fare più nulla”. Si è quindi girato sui tacchi e se ne è andato.

dalla Newsletter
Atdal Over 40 Centro–Nord / ALP Over40 Piemonte dell’ 11 SETTEMBRE 2015

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