Istat: un italiano su 4 a rischio povertà o esclusione, il 14% ha arretrati per mutuo, affitto e bollette (di Valentina Santarpia)

L’ultimo rapporto sul reddito e le condizioni di vita testimonia che, pur migliorando leggermente le condizioni di grave deprivazione, l’Italia resta un Paese a forte rischio povertà: la metà delle famiglie non può permettersi una settimana di ferie.

In apparenza, il nuovo rapporto Istat su «reddito e condizioni di vita» in Italia dovrebbe dare segnali di speranza e ottimismo: perché sono calati del 25% negli ultimi tre anni gli italiani che dichiarano di non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni due giorni e diminuiscono anche quelli che non possono permettersi una settimana di ferie all’anno lontano da casa (dal 51,0% al 49,5%) o una spesa imprevista pari a 800 euro (dal 40,2% al 38,8%). Ma il lieve ritocco delle percentuali non nasconde dei dati oggettivi: In Italia una persona su quattro è a rischio povertà o esclusione sociale, un tasso superiore di quasi quattro punti percentuali a quello medio dell’Unione europea, pari al 24,4% nel 2014. Stiamo peggio solo di Romania (40,2%), Bulgaria (40,1%), Grecia (36,0%), Lettonia (32,7%) e Ungheria (31,1%) e su livelli «molto simili» a quelli di Spagna (29,2%), Croazia e Portogallo.

Sei milioni di persone non mangiano adeguatamente.

Pur registrando un calo delle famiglie che non riescono a procurarsi pasti proteici a sufficienza, «restano comunque oltre 6 milioni gli italiani che vanno ben oltre il rischio di povertà e non hanno denaro a sufficienza neanche per alimentarsi adeguatamente», come rileva la Coldiretti. Peggiora, addirittura, il dato di chi ha arretrati per il mutuo, l’affitto e le bollette, salendo al 14,3%, un record. E «il fatto che quasi il 50% degli italiani non possa permettersi di andare in ferie per una settimana, per quanto nel 2013 la percentuale fosse al 51%, vuol dire, comunque, che stiamo peggio rispetto al Dopoguerra, quando anche le famiglie di operai, in agosto, con la chiusura delle fabbriche, potevano tornare nel loro paese d’origine e passare le vacanze con i parenti», rileva l’Unione nazionale consumatori, che sentenzia: «Restano dati da Terzo Mondo, inaccettabili per un Paese che vuole definirsi civile».

Un reddito da duemila euro a famiglia.

Una famiglia su due in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 2.026 euro nel 2013. L’Istat rileva infatti un reddito mediano di 24.310 euro l’anno. Il reddito mediano più alto è al Nord (27.089 euro), mentre al Sud il livello è pari al 75% di quello settentrionale e al Centro è pari al 95%. Risultano più ricche le famiglie con redditi principali da lavoro dipendente (29.527 euro) rispetto a quelle con reddito da lavoro autonomo (28.460 euro) o con pensioni o altri trasferimenti pubblici (19.441 euro). Dati da cui emerge «un quadro ancora sconfortante sulle condizioni economiche in cui si trovano le famiglie nel nostro Paese», dicono Federconsumatori e Adusbef che, in base al quadro rilevato dall’Istituto di statistica, sottolineano che «se a ciò aggiungiamo le enormi rinunce e sacrifici che le famiglie stanno facendo (dal 2008 consumi alimentari -11%, quelli relativi a salute e cure -28,8%) si percepisce chiaramente come la situazione sia ancora estremamente allarmante».

Più povero il Sud.

Anche se migliora leggermente il rischio di povertà o esclusione sociale nel Mezzogiorno, al Sud quasi la metà dei residenti risulta a rischio povertà o esclusione sociale (45,6%), contro il 22,1% del Centro e il 17,9% del Nord. Sono in difficoltà soprattutto i monogenitori, le coppie con tre o più figli, chi vive in famiglie con cinque o più componenti e i nuclei monoreddito. Nel 2014 il 50% delle famiglie residenti in Italia ha percepito un reddito netto non superiore a 24.310 euro (2.026 euro al mese), conclude Istat, precisando che il 20% più povero della popolazione possiede l’8% del reddito totale.

da www.corriere.it/economia       23 novembre 2015

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Pensionati italiani tra i più tassati d’ Europa: 30% in più degli altri paesi (contributo ricevuto dal socio Antonio)

Italia al 5° posto in Europa per pressione fiscale. Pesano no tax area, evasione e balzelli locali. E sempre più anziani si trasferiscono all’estero. I pensionati italiani sono tra i più tassati in Europa. Nella poco gratificante classifica delle pressione fiscale, l’Italia si piazza al quinto posto. Secondo Carla Cantone, segretario del sindacato europeo dei pensionati, su un assegno da 1.500 euro “da noi si pagano 600 euro di tasse, in Germania 60“. A Parigi, Berlino, Londra e Madrid sono esentati dalle imposte tutti quelli che ricevono meno di 9mila euro l’anno, in Italia il tetto è a 7.750.

PENSIONATI IN FUGA – Così è presto spiegato il motivo per cui sempre più anziani scelgono la fuga in paesi con condizioni fiscali migliori. Dal 2010 al 2014, il numero dei pensionati emigrati è più che raddoppiato, passando da 2.553 ai 5.345. Gli anziani fuggono anche da una no tax area ristretta, da un elevato livello di evasione fiscale, dal cumulo di balzelli regionali e comunali. Tutte peculiarità tipicamente italiane che determinano l’alta tassazione delle pensioni nel nostro Paese.

PRESSIONE FISCALE – Negli altri Paesi d’Europa, i pensionati pagano in media il 30% in meno di tasse rispetto all’Italia. Prendiamo una pensione da 1.500 euro. Da noi si pagano 600 euro di tasse, in Germania 60 euro“. Secondo Confesercenti, nel 2014 la pressione fiscale per un pensionato che vive a Roma, con circa 20.000 euro l’anno di assegni Inps, è del 20.73%. In Germania è dello 0.2%. In quattro Paesi – Ungheria, Slovacchia, Bulgaria e Lituania – le pensioni sono addirittura esenti da tasse. Un’altra particolarità italiana sono le varie addizionali regionali e comunali, che aggravano ulteriormente il carico fiscale sulle spalle dei pensionati. In Europa, la regola è un solo sistema di calcolo, c’è un’unica tassa. In Italia invece dobbiamo pagare le tasse al governo nazionale, a quello regionale, a quello comunale”. Un altro particolare che certo non trattiene i pensionati dall’idea di trasferirsi all’estero.

CALCOLO PENSIONI IN EUROPA – In questo contesto, vanno però ricordate le differenze nel calcolo delle pensioni tra i diversi Paesi in questione. Mentre in Italia è in vigore il sistema contributivo, basato su quanti contributi il lavoratore versa nella sua carriera, Francia e Spagna hanno mantenuto il retributivo, in cui l’assegno è legato al livello delle retribuzioni percepite. In Germania si usa invece un sistema a punti: l’assegno si calcola sulla base dei cosiddetti punti-pensione, acquisiti pagando i contributi e lavorando. Un caso peculiare quello delle pensioni in Inghilterra, simili per tutti i cittadini (ma circa uno su due dispone anche di una pensione privata).

PARADISI FISCALI PER PENSIONATI – Tra le mete preferite di questa migrazione rientrano diversi Stati che offrono una tassazione più leggera. Molti anziani, per esempio, fanno rotta verso le isole Canarie, che fanno parte della Spagna ma godono di un regime fiscale di favore e di una serie di agevolazioni che abbattono ulteriormente gli oneri del contribuente. Ci sono bonus per chi ha figli o il coniuge a carico e importanti sconti per chi apre un’impresa, mentre l’aliquota Iva ordinaria si ferma al 7% e quella per prodotti di lusso arriva al 13,5%. In più, sono previsti sgravi per l’affitto di case che aumentano nel caso di chi abbia superato i 65 anni. L’anziano che emigra nella vicina Tunisia, invece, potrà godere dell’esenzione fiscale sull’80% della propria pensione. Sul restante 20%, pagherà tasse in base a un’aliquota che varia dal 15% al 35% a seconda del reddito. Un aspetto importante per le persone di una certa età è la salute, e in Tunisia ai pensionati italiani è assicurata una copertura medica totale, come avviene all’interno dell’Europa. Anche in Marocco è prevista una defiscalizzazione dell’80% sulla pensione proveniente dall’Italia. Infine il Portogallo dove al pensionato che trasferisce la propria residenza viene garantita una esenzione fiscale per 10 anni.

dalla Newsletter
Atdal Over 40 Centro–Nord / ALP Over40 Piemonte del 20 dicembre 2015

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Putin: l’ISIS è sull’orlo del crollo – e l’azione della NATO è stata una totale bugia (di Henry Tougha)

Il blog The Total Collapse legge e commenta un recente resoconto del Ministero della Difesa Russo, che riassume la situazione sulla guerra in Siria. Il report afferma che il famigerato Stato Islamico è sull’orlo della sconfitta. Buona notizia. Peccato però che, precisa il report con le parole del Presidente Putin, le forze NATO abbiano sistematicamente mentito sulla propria partecipazione, avendo finora più che altro agevolato, anziché combattuto, i terroristi dell’ISIS.

23 novembre 2015

Un importante resoconto rilasciato dal Ministero della Difesa dichiara che, in un discorso ai comandanti militari della Federazione Russa, tenuto ieri in mattinata presso il Centro di Controllo della Difesa Nazionale di Mosca, cioè il quartier generale del governo in tempo di guerra, il Presidente Putin ha affermato che le forze dello Stato Islamico (ISIS/ISIL/Daesh) che operano nella zona di guerra del Levante sono “sull’orlo della sconfitta totale“, e che le dichiarazioni dei paesi occidentali sul fatto di aver combattuto questi moderni barbari si sono rivelate “una completa bugia“.

Secondo il resoconto le Forze Aerospaziali, che nelle ultime 48 ore avrebbero distrutto 472 postazioni dei terroristi, e nei cinque giorni passati hanno eliminato mille cisterne di petrolio, e che in combinazione con i quasi 3000 attacchi missilistici navali e aerei condotti dalle forze militari russe contro i terroristi a partire dal 30 settembre, avrebbero ridotto l’ISIS ad avere solo 34 basi operative — un numero confermato anche dall’agenzia di news irachena al-Nakhil.

Ad aggiungersi all’imminente successo contro le forze dello Stato Islamico, continua il report, ci sono i nuovi attacchi aerei contro i terroristi lanciati dalla portaerei francese Charles de Gaulle, sotto il controllo delle Forze Aerospaziali della Federazione Russa, per ordine del presidente Putin, dopo che la Francia si è allontanata dalla NATO per affiancarsi alla Russia in questa lotta.

Ad essersi unita a Russia e Francia nella battaglia contro l’ISIS, nota il report, c’è anche la Cina, il cui portavoce del Ministero degli Esteri, Hong Lei, questa mattina ha dichiarato che “le attività su ampia scala condotte dalla Russia sono una parte integrante fondamentale nelle azioni internazionali anti-terrorismo … La Cina sostiene gli sforzi della Russia nel combattere il terrorismo“. Continue reading

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Per fortuna c’è l’ impero del male! (di Fulvio Scaglione)

Come ci hanno spiegato, i russi mentono sempre. Per fortuna! Pensate come dovremmo preoccuparci se, invece, i turchi aiutassero l’Isis, gli Usa aiutassero la Turchia che aiuta l’Isis, la Nato…

Noi occidentali siamo proprio fortunati! Sappiamo che la Russia è l’impero del male e che, quindi, nulla dalla Russia può venire che non sia menzogna. Pensate che disastro, se non fosse così.

Se non fosse così, dovremmo pensare che la Turchia, un Paese a cui l’Unione Europea, per mano della signora Mogherini (appunto Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dicesi sicurezza!) vorrebbe consegnare 3 miliardi per controllare i confini e impedire che i profughi siriani si riversino verso l’Europa, usa uno dei suoi confini, quello con la Siria, per fare affari con i jihadisti che mettono a ferro e fuoco la Siria, producendo appunto quei profughi. Un bellissimo sistema, quello turco, per guadagnare tre volte su un’unica tragedia: comprando petrolio e opere d’arte dall’Isis; vendendo all’Isis armi e altre attrezzature e facendo passare i foreign fighters che vanno a rinforzare le sue file; infine, obbligandoci a versare milioni se non vogliamo veder arrivare i profughi.

Certo, l’impero del male ha prodotto foto e testimonianze. E anche chi scrive, visitando il Kurdistan iracheno, non ha mancato di notare le centinaia e centinaia di autobotti che ogni giorno partono per la Turchia, cariche di petrolio ”clandestino”, quello che il Kurdistan dovrebbe vendere attraverso il ministero del Petrolio di Baghdad e invece vende per conto proprio. Qualche tempo fa, inoltre, Hisham al-Brifkani, iracheno e presidente della commissione Energia della provincia di Ninive, aveva pubblicamente detto che le forniture di petrolio contrabbandato dall’ Isis in Turchia avevano raggiunto un massimo di 10 mila barili al giorno, per assestarsi poi sui 2 mila barili, anche se molti altri esperti parlavano di un potenziale da 250 mila barili al giorno.

Ma non importa, per fortuna l’ha detto l’impero del male e noi sappiamo che son tutte frottole. Il che ci tranquillizza a cascata. Perchè se la Turchia è amica dell’Isis, che cosa sono gli amici della Turchia? Barack Obama, per esempio. Il superdemocratico Nobel per la Pace che, quando la Turchia abbatte un aereo russo dice ”la Turchia ha diritto a difendere i suoi confini” come se la Turchia fosse stata attaccata, e quando i russi mostrano le foto dei traffici al confine ribatte ”la Turchia non c’entra”? Se non sapessimo che l’impero del male mente sempre, potremmo persino pensare che è Obama a mentire. E’ Obama che spalleggia gli amici dei terroristi. E’ Obama che finge di combattere l’Isis, lasciandogli invece aperte tutte le porte di rifornimento: quelle della Turchia, certo, ma anche quelle del Golfo Persico, le cui monarchie continuano imperterrite a distribuire quattrini e armi ai jihadisti.

Dovremmo persino pensare (ma qui siamo proprio al colmo) che i satelliti del Pentagono hanno qualche disfunzione. Se un aereo russo esplode sul Sinai, dopo un paio d’ora sanno dirti per filo e per segno che cos’è successo. Ma se lunghissime colonne di autobotti attraversano il deserto (o una non meno lunga colonna di mezzi e blindati carichi di miliziani solca per ore il deserto per raggiungere Palmira) non vedono nulla. Misteri della tecnologia.

Non è dunque una gran fortuna sapere che l’impero del male mente sempre? E che sospiro di sollievo sapere che in ogni caso, a tenerlo a bada, c’è la Nato. L’Alleanza militare che per due anni ha taciuto sui maneggi della Turchia, e sul transito di armi e foreign fighters verso la Siria, ma si è tanto tanto preoccupata dei bombardamenti russi sui ribelli. E che adesso, di fronte al generale smandrappamento dei suoi amici, e al ”liberi tutti” nell’intervento anti-Isis in Siria (Germania, Francia e Gran Bretagna perché l’opinione pubblica non sopporta più le ciance, la Cina in nome di vecchi alleanze), non sa far altro che organizzare qualche provocazione a base di aerei abbattuti, Governi ucraini all’attacco e inviti al Montenegro.

Quindi che gran fortuna che l’impero del male menta sempre. Se no, sai quanto ci dovremmo preoccupare?

da Famiglia cristiana.it         03/12/2015

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