1968, 10 marzo: assemblea degli studenti della facoltà di Medicina di Milano all’ istituto di Anatomia a Città studi

L’ emiciclo è stracolmo, tutti i banchi occupati, tanta gente anche in piedi.
I compagni più politicizzati degli anni alti aprono l’assemblea, poi si dà inizio agli interventi: una lunga sequela di matricole, finalmente arriva il mio turno, sono anch’io una matricola, il cuore mi batte forte: è la prima volta che parlo in pubblico davanti a tante persone, afferro il microfono e dico “mi chiamo Fedele, primo anno”‘. Dall’ assemblea si grida “No, basta!”. Urlo anch’io “Hanno parlato gli altri, voglio parlare anch’io!” E aggiungo ” In primo luogo non dobbiamo dare comunicazioni di sorta sulle nostre prossime iniziative ai pennivendoli di regime (penso soprattutto a Montanelli allora editorialista del Corriere della sera), che poi distorcono e travisano tutto. E dopo dobbiamo abbattere questo governo dei padroni e dei “baroni”…”
Si scatena l’inferno: metà assemblea applaude, l’altra metà urla e fischia, qualcuno del tavolo della presidenza mi strappa il microfono dicendo “Questo fa scoppiare la rivoluzione!”
Ci rimango male, tuttavia questo è stato l’inizio del mio ’68.

Fedele

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