Abbiamo lanciato il nuovo Spartaco.eu

Grazie ancora per questi 8 anni online! Spartaco è vivo e lotta insieme a noi!

Care Lettrici e Lettori di Spartaco. Finalmente abbiamo dato a Spartaco una nuova veste, ma soprattutto una nuova tecnologia. Il sito è adesso collegato con la pagina Facebook e potrete seguirci su entrambi i canali. È finalmente possibile commentare di nuovo. Tutto l’archivio è intatto e consultabile tramite il calendario suddiviso per mesi degli anni passati, quindi i vecchi articoli e post sono ancora integralmente accessibili. Fateci sapere cosa ne pensate e segnalate pure se doveste riscontrare dei malfunzionamenti, link non funzionanti e simili.

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Spartaco wide

Alla faccia del web-safe, ci spingiamo su un più pratico 930px di larghezza complessiva. siamo in fase di test, chiunque voglia fare commenti o dare suggerimenti può farlo qui.
La lotta di Spartaco.eu continua, allargata.

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Ricercatori all’estero: quando l’alternativa italiana si chiama precariato

Estratti da una raccolta di Repubblica.it i post di due miei cari amici che si sono trasferiti all’estero per continuare le attività accademiche e di ricerca. Non ho voglia di commentare, vi lascio alle loro parole.

807.  Giulia Soloperto – 
Svolgo un progetto interdisciplinare tra il reparto di cardiologia e il gruppo di fluidodinamica computazionale a cui appartengo. Due anni fa, scelsi di proseguire i miei studi all’estero per il desiderio di misurarmi in un ambiente competitivo e di avere poi piú occasioni lavorative. Non é stata una fuga dal sistema italiano, forse dalle 800 euro al mese, ma me le sarei fatte bastare. Non mi va di fare la vittima, non ora. La faro’ quando avró, e l’avró, la conferma che in Italia non si tornerá piú perché a far compagnia al precariato , dentro e fuori l’Universitá, é arrivata la bella riforma che ha strozzato il collo di bottiglia per l’ascesa accademica. Ma la “maggioranza” lesse i programmi prima di votare l’attuale Governo? Indignata, mi consolo: lontano da casa ci stavo gia, per 5 anni pugliese a Milano; i soldi non mancano e non mancheranno (all’estero); appena possibile torneró in Italia, sí, ma solo per le vacanze e forse é meglio cosí. Tornare dove non ci sono piu’ le raccomandazioni ma addirittura le caste, o meglio le razze pure di baroni? Dove il governo nicchia gettando fumo negli occhi in risposta alle proteste? E manifestanti che indietreggiano… Un Parlamento che si é trasformato in una corte con tanto di buffoni e favorite,stile Luigi XVI? Se ascoltassero davvero, tornare e protestare avrebbe senso.Confidando invece nei corsi e ricorsi storici, non ci resta che aspettare lo scoppio della rivoluzione per prenotare il nostro biglietto e venire a farne parte.

780.  Gadi Sassoon – 
Risiedo in Regno Unito da 3 anni ed ho avuto la fortuna di studiare qui e negli USA. Riconosco i miei privilegi, ma me li sono guadagnati: un’universitá in America mi diede una somma ingente sotto forma di borsa di studio per facilitare il mio percorso, in parte per la qualitá del mio lavoro ma anche perché per l’istituzione in questione le quote di studenti stranieri di talento rappresentano un valore aggiunto (il che era espressamente dichiarato). Oggi sto terminando un programma di ricerca a Londra in arti sonore in un’universitá che, indipendentemente da un momento difficile per le sue finanze, mette in esplicito risalto l’importanza di un corpo studenti internazionale (in particolare in ambito EU ma non solo) e multietnico. In entrambi questi atenei, appartenenti a sistemi di istruzione piuttosto differenti, esistono fondi volti proprio ad aiutare studenti stranieri che dimostrino un serio potenziale per la comunitá accademica in questione, affinché possano entrare a farne parte superando evetuali limitazioni istituzionali, economiche o culturali. La diversitá é un valore aggiunto e un investimento, ragionare in termini di attrattiva internazionale aiuta a fare scelte volte ad un futuro in cui l’osmosi culturale sembra inevitabile.
Concordo con Daniele A (commento 502) che in un mondo globalizzato dobbiamo essere fieri dei nostri ricercatori sparsi per il mondo. Mi chiedo peró, come si pone l’Italia in quanto nazione ricca, sviluppata, europea, in questo contesto? Come?

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Informazione di servizio

Ciao a tutti i lettori e collaboratori di Spartaco.eu
Finalmente dopo qualche tempo sono state effettuate delle correzioni grafiche di cui il blog aveva bisogno. Abbiamo anche cambiato il carattere ora probabilmente più leggibile di prima.

A presto e fateci sapere cosa ne pensate.
Continuiamo a lottare!

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La televisiun la gà ‘na forsa de leun


(La televisione ha una forza da leone)

La televisione, pessimo affare: dagli anni Ottanta ad oggi è stata capace di inghiottire gli ideali, propinarci tonnellate di anti-cultura e stroncare generazioni. Chi come me negli anni Ottanta ci è nato e cresciuto, sa a cosa mi riferisco: colori, giocattoli, benessere più ostentato che vissuto anche quand’era palpabile. La TV ci ha insegnato a inghiottire e divorare qualsiasi cosa purché si potesse consumare. Ci ha proposto modelli di perfezione inarrivabili, di plastica: donne che non sono donne se non sono maggiorate, meglio ancora se rifatte, e uomini che non valgono niente senza muscoli o senza un bel ferro pronto a far fuoco infilato nei jeans o nella fondina. Ma cosa ancora più difficile da digerire è che la televisione ci ha abituati a subire. Entertaining, intrattenimento, nella parola stessa c’è un programma intero, non televisivo: commerciale o, per chi teorizza complotti su larga scala, politico e di controllo sociale. Inchiodare lo spettatore per investirlo con un treno di consigli per gli acquisti, deformazione totale e ultima dello spirito umano.
L’abitudine alla passività trova un forte riscontro nel deterioramento della vita personale, sociale, politica e professionale di oggi. Bande di automi, persi ogni giorno tra una valanga di merci e servizi da consumare, aspettano in metrò di subire la vita. Subire il lavoro sia esso fisso o disgraziatamente precario, subire i rapporti diluiti nella routine, subire la frustrazione costante per la quale si è consci, che un altro mondo è possibile ma nulla cambia. Subire le chiacchiere dell’informazione sempre più manipolata e insignificante, subire i colori e i suoni di ogni dannata pubblicità.
Milano è uno specchio fin troppo nitido della situazione. Tanto si ostenta il benessere secondo i diktat di qualche omuncolo delle griffe della moda, tanto si trasuda il vuoto interno che divora ognuno. Divisi continueremo a subire.

Se al fenomeno televisivo associamo quello dell’inadeguatezza della classe politica passata e presente di questo paese, non resta che mettere le mani sugli occhi e coprirsi il volto, quasi a oscurare la vista di un ferito agonizzante dilaniato da una mina anti-uomo: l’Italia, il paese del sole, della cultura e dell’arte, abbandonato alle grinfie di un manipolo di furbi e miopi, uomini piccoli nelle idee e nelle ambizioni.

Ecco perché tanta demagogia da parte dei politici e tanta indignazione da parte di Marco (vedi il suo ultimo articolo). Non conosco bene Letta da poterne parlare male, però non ho alcun problema a credere, che si sia comportato esattamente come se fosse stato un qualsiasi altro democristiano dall’altro lato della barricata. Sicurezza e libertà. La sicurezza è lo spauracchio che si agita quando non si ha altro da dire. Sicurezza da cosa? Dal contatto? O sicurezza dal diverso? O sicurezza per arrivare a casa e subire la tv? La sicurezza non la garantiscono le divise, tanto meno i vigili di quartiere. La sicurezza è figlia della pace e della giustizia sociale. Non è necessario imporre la Trabant a tutti quanti perché questo avvenga: è necessario ricominciare a vivere la cosa pubblica come patrimonio personale e collettivo. Se qualcuno ha interesse a tenere gli individui divisi e separati con i muri, con le cortine, con gli schermi, con le telecamere non è certo per garantirne la sicurezza, ma per garantirne la fedeltà e obbedienza, ovvero l’abitudine a subire.

Se la rete umana prima e digitale poi, i blog, le fanzine indipendenti e in genere le associazioni di persone possono convogliare in qualche modo la forza di un movimento, di persone, di idee, allora forse queste parole rimarranno solo come un brutto ricordo.

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Racconti di vita


In onda domenica 29 Aprile ore 12.10 su Raitre ci sarà la puntata di Racconti di vita intitolata: “Il lavoro in Italia”. In studio tra gli intervistati ci sarà il fondatore nonché anima di Spartaco per parlare del precariato in età matura.

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Dicembre 2006

Nasce SPARTACO, un movimento che si propone di mettere in contatto lavoratori precari in età matura e giovani col fine di combattere una battaglia comune, quella contro lo sfruttamento del lavoro precario.

Spartaco, simbolo storico della lotta contro la schiavitù, è l’immagine più forte e solida per rappresentare il nostro movimento che nasce per spezzare le catene, con la determinazione di una sorte migliore della sua.

Spartaco (Tracia, 104 a.C. – Lucania, 71 a.C.) è stato un gladiatore romano che capeggiò una rivolta di schiavi, la più impegnativa delle guerre servili che Roma dovette affrontare: viene per questo motivo soprannominato "lo schiavo che sfidò l’impero" (fonte: Wikipedia)

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