Mercificazione globale

Buongiorno a tutti,

su segnalazione di una persona che conosco riporto integralmente un testo pubblicato sul sito di Beppe Grillo il cui autore è Padre Alex Zanotelli.

Qualsiasi commento è superfluo. Aggiungo solo che ormai siamo a un passo dall’ultimo stadio dello sfruttamento globale. Il capitale globale, condotto e diretto da non più di una ventina di potentati economici di stampo liberal – massonico,  infatti, dopo aver sfruttato i popoli del Terzo Mondo e il pianeta con le sue risorse è prossimo a violare l’ultimo tabù: lo sfruttamento dell’uomo occidentale stesso che di quel sistema fu padre.

Infine da sottolineare la viltà della politica italiana: il provvedimento sull’acqua è stato approvato in modo canagliesco e subdolamente “silenzioso” con la meschinissima accondiscendenza della ridicola opposizione che ci ritroviamo.

C.K.

Segue l’articolo.

Chi controlla i bisogni primari, controlla la società. PDL e PDmenoelle lo sanno bene. Senza acqua si muore, ma se l’acqua viene privatizzata i partiti vivono meglio. I concessionari sanno essere riconoscenti, voti, soldi, poltrone finanziati dal rincaro dell’acqua a carico dei cittadini. Le liste civiche del blog avranno come punto fondamentale del loro programma l’acqua. Non si può privatizzare. Non è una merce, è un diritto. Come respirare, parlare, amare. Gesù trasformò l’acqua in vino, Veltrusconi la vuole trasformare in business. Beati gli assetati di giustizia perchè vedranno i ladri dell’acqua in galera. Loro non si arrenderanno mai, noi neppure.

“Caro Beppe, nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e dell’Arca di Noè (Cosenza), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. (Una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on.Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!). Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce. Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici,con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’ acqua ……queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male. Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti! Ancora più grave è il fatto, sottolineato dagli amici R.Lembo e R. Petrella, che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali. I Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali.“

Ci stiamo facendo a pezzi anche la nostra Costituzione! Concretamente cosa significa tutto questo? Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati. Acqualatina, (Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5 % di azioni) che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300%! Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina! Ora, nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina! L’obiettivo? Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare. E’ una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. Non possiamo lasciarli soli! L’ estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania. L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo, lancia una proposta che diventerà operativa nel gennaio 2009. L’ Arin, la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventerà una multi-servizi che includerà Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili.Per far digerire la pillola, Cardillo promette una “Robintax” per i poveri (tariffe più basse per le classi deboli).[…]

Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi ) e di serie B (i poveri), come sostiene l’economista M.Florio dell’Università degli studi di Milano. Sono brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006 aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a proclamare l’acqua come bene comune. Invece dell’acqua pubblica, l’assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano) o per Veolia, qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari. A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un comune di centomila abitanti della provincia di Napoli ), 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori, (una SPA di cui il 46% delle azioni è di proprietà dell’Acea di Roma).

Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento). “Non pagate le bollette dell’acqua!”, è l’invito del Comitato locale alle famiglie di Castellamare. Sarà anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po’ dappertutto.Mi chiedo amareggiato:” Ma dov’è finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull’acqua? Ma cosa succede in questo nostro paese? Perchè siamo così immobili? Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori? Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua? Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua? Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente,senza essere SPA.

“L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito”profitto- ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra.Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.” Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana? Quand’è che prenderà posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli, ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!). E’ quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI:” Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana .Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.” Quand’è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell’acqua? L’acqua è vita. “L’acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore- ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro – ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita.” Sull’acqua ci giochiamo tutto! Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto di tutti. Diamoci da fare perché vinca la vita!”.

padre Alex Zanotelli

Articolo ricavato da: http://www.beppegrillo.it/2008/08/lacqua_non_e_una_merce.html

C.K.

 

1,262 Visite totali, nessuna visita odierna

Vassilis Vassilikos l’orgia del capitale globale di Paolo Ferrari

Presento il frammento di un’ ottima intervista svolta dal giornalista Ferrari del Corriere a Vassilis Vassilikos autore, nel lontano 1969, di “Z:l’orgia del potere” da cui Costa Gavras ricavò l’omonimo e celebre film. Vassilikos è un grande scrittore: consiglio a tutti di leggere il suo “Z” dal ritmo serratissimo, di grande spessore morale e dalla tecnica narrativa magistrale. Concludo invitandovi a notare nell’intervista che segue come l’ultimo romanzo di Vassilikos sia stato rifiutato da ben 18 editori italiani compreso case editrici teoricamente di sinistra come la Feltrinelli. Inutile sottolineare la somiglianza fra il protagonista di “K” e un personaggio italico che ben conosciamo.

Vassili Vassilikos, che racconto’ in “Z” la Grecia dove maturava il golpe torna con un altro romanzo denuncia. La storia vera di Koskotas, miliardario corrotto TITOLO: L’ ORGIA DEL DENARO Italia: rifiutato da 18 editori Manipolatore di capitali, compro’ politici, giornali, tv, una squadra di calcio prima di finire in prigione rinnegato da tutti.

 

“Lei ha descritto efficacemente la preparazione della svolta autoritaria che porto’ al regime dei colonnelli. Oggi, nelle democrazie occidentali, esiste il pericolo di un colpo di Stato militare?”

“No, non credo ad un golpe tradizionale, con carri armati nelle strade, scuole chiuse, telefoni muti e le radio che trasmettono musica patriottica. Oggi il rischio e’ ancor piu’ grave, perche’ il golpe e’ diventato invisibile. Due sono i suoi strumenti: il denaro che materialmente non esiste, ma viaggia via computer in una frazione di secondo, e poi la televisione con il suo gigantesco potere di condizionamento. Il golpe si fa nella testa della gente e nei microcircuiti telematici”.

Non ha perduto la passione politica e neppure il gusto della provocazione Vassilis Vassilikos, uno dei piu’ noti scrittori greci. Aveva trenta anni quando conobbe il successo raccontando gli intrighi che portarono al golpe di Atene.

“Ma ora che mi avvicino ai sessanta, sento che bisogna ricominciare da capo, aggiornando gli strumenti intellettuali, perche’ e’ infinitamente piu’ difficile piantare una sonda fra gli avveniristici giochi del potere. Prima il potere, Stato, governo o istituzione che fosse, aveva la sua brava “struttura parallela”, nascosta nei sottoscala, pronta a colpire e a nascondere la mano per proteggere l’ impunita’ dei mandanti. Oggi le “strutture parallele” sono i governi, le istituzioni, mentre il vero potere e’ lontano, nascosto, impalpabile, inafferrabile”. Il delitto Lambrakis Trent’ anni fa Vassili Vassilikos racconto’ la storia vera di uno scomodo pacifista greco, Grigoris Lambrakis, un uomo capace di calamitare la passione delle giovani generazioni; racconto’ di un regime barcollante e intollerante che avrebbe voluto screditarlo; e poi del fatale epilogo, il delitto politico, organizzato dai sensali della “struttura parallela”.

Sulle pagine di quel libro, Z, l’ orgia del potere, trascinato in testa alle vendite dallo straordinario successo dell’ omonimo film di Costa Gavras (interepreti Yves Montand, Irene Papas e Jean Louis Trintignant), si commossero due generazioni di lettori. Gli autori del complotto contro Lambrakis furono smascherati dal coraggio di un fotoreporter e dall’ ostinazione di un magistrato indipendente, rispettoso della legge.

“Era facile, per me, scrittore, simpatizzare con il mio protagonista buono. Oggi non so piu’ con chi simpatizzare, e poi si vede che le storie politiche, che raccontano le sopraffazioni del potere, non vanno piu’ di moda. Il mio ultimo libro, che ha per titolo K, racconta la storia vera di un altro protagonista greco di questo fine secolo: un semplice impiegato di banca, che servendosi degli strumenti della banca lavora con il denaro invisibile. Non ruba, nel senso che non tocca banconote, pero’ e’ un maestro nel manipolare i versamenti in valuta, promettendo lauti interessi e lanciandosi in rischiose acrobazie finanziarie. “Si chiama George Koskotas. Diventa cosi’ abile e sfrontato da comprarsi la banca con i soldi della banca medesima. Al potere politico (al governo c’ erano i socialisti di Papandreu, n.d.r.) promette favori: compra giornali, radio, televisioni, persino una squadra di calcio, l’ Olympiakos, impreziosendola con l’ acquisto di celebrati campioni (l’ ungherese Detari, per esempio), senza sottilizzare sul prezzo. Chiede soltanto che non gli mandino gli ispettori, perche’ in quel caso il suo castello invisibile svanirebbe. Un giorno gli mandano gli ispettori, ed e’ la fine. Koskotas scappa, si rifugia in America, si fa arrestare, teme d’ essere ucciso. “Adesso l’ ex potente di Grecia e’ in prigione, qui, dimenticato da tutti. Lo trattano come un appestato, ma lui e’ la prova vivente di come si possa diventare un potente manipolatore partando dal nulla. Ecco, se proprio devo simpatizzare con qualcuno, simpatizzo per lui. Storia vera ed esemplare, credo. I francesi l’ hanno pubblicata, ed e’ un successo”. .

E in Italia?

“Ho ricevuto ben diciotto rifiuti da parte di altrettanti editori”.

Il testo respinto . Da quale editore le e’ arrivato il primo “no” nel nostro Paese? “Da Feltrinelli”. . Con quale motivazione?

“La solita gentile lettera che si scrive per comunicare il rifiuto di un manoscritto. E pensare che, mentre scrivevo il libro, pensavo proprio all’ Italia. Gli ingredienti c’ erano tutti, denaro, successo, mass media, calcio. Sono convinto che, quando la mia storia diventera’ un film, K diventera’ il nuovo Z”. .

Ne ha parlato con Costa Gavras, il regista che ha portato al successo il suo precedente romanzo?

“Si’ , lui ci sta pensando. Certo, per Z fu facile, perche’ dopo la pubblicazione del libro arrivarono i colonnelli. Oggi e’ piu’ difficile: il mio K, in fondo, non e’ un personaggio da copertina, e’ solo un geniale signor nessuno”. .

Signor Vassilikos, quasi tutti i personaggi che popolavano la storia di Z sono poi diventati conservatori. Lo stesso Mikis Theodorakis, che compose la bellissima colonna sonora del film di Costa Gavras, ha completato l’ arco costituzionele: dal partito comunista, via socialisti, e’ diventato, qualche anno fa ministro nel governo di centro destra.

“Theodorakis, da straordinario artista imprestato alla politica, ha un fiuto profetico. Ha cambiato idea senza mai calcolare: non ne aveva bisogno. Ha scelto i conservatori ben prima della caduta del muro di Berlino e adesso sta lentamente tornando da dove era partito. Guarda ai comunisti del KKE con grande attenzione. Io credo che per la sinistra vi siano rosee speranze, basta avere pazienza. Magari la sinistra futura non si chiamera’ socialismo, ma e’ inevitabile che prima o poi gli ideali di giustizia e di equita’ sociale torneranno di moda. “Soltanto in Francia, ogni giorno, trecento persone perdono il posto di lavoro. Diventeranno una fiumana, si organizzeranno. Si ricomincera’ , insomma, ma in maniera nuova. Non si puo’ pensare ad un rilancio della sinistra agitando lo spettro di qualche naziskin tedesco o dei neofascisti italiani. I naziskin tedeschi non sono i battistrada di un nuovo nazismo e l’ estrema destra italiana non ha nulla da spartire con quella di Benito Mussolini. Se applichiamo all’ oggi criteri ed esperienze del passato, sbagliamo tutto. Illusioni e ideologie “E’ inutile che ci avvitiamo nell’ illusione che le ideologie finiscano con noi. Frottole. Bisogna imparare a ragionare diversamente. Un tempo c’ era la fabbrica, il padrone guadagnava con il plus valore e gli operai, per stare meglio, cercavano di farlo guadagnare di meno. “Oggi il padrone non si arricchisce sul lavoro dei dipendenti. Le vere ricchezze si accumulano in un lampo, con un ordine di acquisto o di vendita alle Borse di Tokio e New York. E’ li’ che nasce il nuovo potere. Denaro e successo e poi, con l’ Aids, altra forza malefica e inafferrabile di questa fine di secolo, ci hanno tolto persino il gusto di un’ avventura extraconiugale”. . Insomma, tutti burattini. “Percio’ bisogna svegliarsi, pensare, studiare. Bisogna tornare a Gramsci e al primato dell’ estetica sulla politica. Il socialismo non muore anche perche’ il cancro che ha prodotto, l’ Unione Sovietica comunista, e’ stato disintegrato. Bisogna leggere. Da qualche tempo curo una trasmissione sui libri, sul modello del Barnard Pivot francese. Qui, in Grecia, i ragazzi, che alla scuola ricevono i testi gratuitamente, alla fine dell’ anno li bruciano, considerandoli “strumenti di tortura”. Neppure Hitler si era spinto fino a questo punto. “Ecco, forse e’ venuta l’ ora di spiegare una volta per tutte che un libro e’ un amico discreto ed e’ un’ occasione per sottrarsi alla “tivu’ con le stellette”. Certo, per divulgare i libri, anch’ io mi servo della televisione, perche’ anch’ io appartengo ad un sistema che non prevede esclusi. Infatti, se gli esclusi non possono far sapere che si sentono esclusi, e’ come se non esistessero”.

dall’archivio storico del Corriere della sera 1995 febbraio 13

 

663 Visite totali, 1 visite odierne

Chi ha voglia di trovare il lavoro lo trova

Presento alcuni brevi profili tratti dall’ultimo “Corriere Magazine” (inserto del Corsera)dedicata ai quarantenni che tentano di ricollocarsi:

– Giovanni Palloni, 46 anni, laurea in ingegneria meccanica. Ex responsabile qualità in una società di depurazione, poi autista di scuola bus dove veniva pagato con assegni scoperti. Ora passa le giornate a far compagnia alla madre in una casa di riposo. “Non frequento più amici, ho smesso di disegnare, se non sono buono per il lavoro che altro potrei fare?”

– Luigi Gioco, 44 anni, geometra: una carriera di contratti a tempo determinato presso la pubblica amministrazione. Dal 2004 non riesce neppure a entrare fra i contratti atipici.

– Corrado Bonassin: negli anni ’90 era il più giovane capo del personale d’Italia. Ex vicedirettore generale di una banca inglese assorbita da Unicredit. Ha accettato l’incentivazione: 2 anni di stipendio. Dal 2004 fa il “mammo”

-Bruno di Gioacchino, 57 anni, carriera da amministratore matketing dell’Ibm. Dopo le dimissioni del 1994 ha avuto contratti a tempo determinato fino al 2006. In due anni ha inviato 5000 curricula ( ! ) e ottenuto 3 colloqui. –

-Chiara Bonomi, direttore comunicazione in Finmatica a 33 anni e disoccupata a 38, dopo aver diretto l’ufficio stampa delle Olimpiadi di Torino 2006 (…) “Otto inutili mesi di incontri umilianti, test con psicologi, giochi di ruolo e richieste di business plan per valutarmi e neppure una risposta. Mi sono collocata da sola, attraverso la rete di conoscenze”

Continue reading

796 Visite totali, nessuna visita odierna

Mettiamoci una pietra sopra

Berlusconi esce trionfante dalla consultazione elettorale.

E ne ha tutti i motivi perchè la sua vittoria non è semplicemente una vittoria politica: quest’ultima è solo l’aspetto più visibile e spettacolare del suo successo. Perchè Berlusconi ( e non il popolo delle libertà) ha vinto qualcosa che vale molto di più della maggioranza parlamentare. Berlusconi ha vinto anche e soprattutto perchè ha avuto pieno successo la sua rivoluzione antropologica: infatti è riuscito a cambiare il linguaggio e quindi il pensiero e quindi l’etica del popolo italiano. Grazie al potere mass mediatico ossia il più potente mezzo rivoluzionario che la storia abbia mai conosciuto, Berlusconi è riuscito nel giro di un decennio o poco più a fare quello che nemmeno i più efficienti fra i regimi totalitari erano mai riusciti a fare: cambiare il modo di pensare cioè l’etica (=insieme di norme che regolano la propria visione del mondo e la condotta morale da assumere in esso) degli italiani. E’ riuscito a riprogrammare la tavola di valori etici degli italiani come dimostra il fatto che non solo ha stravinto le elezioni ma che si può permettere di dire qualsiasi cosa che ripugni alla vecchia etica cattocomunista centrata su valori quali la solidarietà, l’uomo al centro dell’economia, etc senza che ciò intacchi minimente la portata dei suoi successi.

Non era facile sostituire la vecchia etica cattocomunista con la nuova etica consumistica caratterizzata da individualismo, competizione, cinismo. Eppure lui c’è riuscito. Ci si domanda oggi perchè Sinistra arcobaleno e gli altri partitelli di sinistra abbiano fallito. Il motivo è molto semplice: hanno fallito perchè sono portatori di un etica arcaica, definitivamente superata dai tempi, spaventosamente invecchiata. E il Partito democratico perchè, pur perdendo le elezioni, ha avuto comunque una discreta affermazione ? Perchè è portatore della nuova etica di cui è portatore Berlusconi: è talmente vero che il programma del P.D. era ed è una fotocopia del programma berlusconiano ( sicurezza, sostegni alle imprese, libero mercato) con un finto riferimento ai problemi del precariato (da risolversi con l’ingaggio nelle file del P.D. di imprenditori i quali avrebbero dovuto così agire contro i propri interessi).

La nuova etica capitalistica, di cui Berlusconi è il massimo rappresentante in Italia, ha divorato tutti i portatori dell’ etica tradizionale italiana: prima a livello di singole coscienze e poi a livello partitico. E’ chiaro che quando una visione del mondo decade nell’animo della gente, decade anche a livello di rappresentanza parlamentare. Così prima sono spariti i partiti di ispirazione (presunta) cristiana (l’attuale U.D.C. ha abolito perfino la parola "cristiano" dal suo simbolo ), poi i partiti di sinistra, esattamente come l’urbanesimo capitalista si è mangiato il vecchio stile di vita paleoindustriale o contadino tipico della provincia. Parlare oggi di solidarietà, stato sociale, comunismo o marxismo o visione cristiana della società significa coprirsi di ridicolo o apparire patetici. Il fatto che la nuova etica non sia solo un fatto politico ma un dato antropologico e culturale profondamente radicato nell’animo collettivo lo dimostra il caso siciliano.

In Sicilia ormai da due lustri si assiste a un fenomeno stucchevole: qualsiasi candidato o programma presenti Berlusconi la vittoria della destra è assicurata da un plebiscito. Alle penultime elezioni il candidato della C.d.L. era Toto’ Cuffaro, ossia un personaggio in odore di mafia, mentre la sinistra aveva candidato Rita Borsellino, cioé uno dei personaggi simbolo della lotta alla criminalità organizzata. Risultato: ha stravinto Cuffaro. La stessa situazione si è ripetuta in queste ultime elezioni: da una parte un illustre sconosciuto (Lombardo) di un’altrettanto sconosciuta Lista per le autonomie (M.p.A.), dall’altra l’ottima Anna Finocchiaro, uno dei pochi personaggi politici italiani forse presentabile dal punto di vista morale. Risultato: ha stravinto Lombardo. Ora chiedo scusa a qualche siciliano che mi dovesse leggere, ma francamente mi domando se la cosiddetta società civile siciliana con le sue fiaccolate, i suoi lenzuoli alle finestre, i suoi preti antimafia, le sue petizioni esista veramente o non sia piuttosto un’invenzione giornalistica. Oppure non sia espressione, nella migliore delle ipotesi, di un esiguissima parte della popolazione siciliana. Mi chiedo anche se valga ancora la pena per l’attuale P.D. candidare personaggi di spicco nell’isola, che vengono regolarmente umiliati da avversari infinitamente meno presentabili o non sia piuttosto meglio considerare la Sicilia un feudo inespugnabile e quindi dedicarvi il minimo sforzo e riservare i candidati "forti" a qualche altra regione dove presumibilmente raccoglierebbero molti più consensi. Ho fatto l’esempio della Sicilia ma lo stesso discorso si potrebbe fare per la Lombardia e il Veneto.

Ma adesso il problema è che il mutamento antropologico di cui parlo è già avvenuto e si è già consumato. Restano alcune "sacche" in via di esaurimento dove ancora si discute di questioni già archiviate come il conflitto ideologico fra comunisti e fascisti o come la questione del lavoro di sabato su cui si interroga drammaticamente la Chiesa ambrosiana quando ormai è normale lavorare anche la domenica. Sono tutte questioni in over time, fuori tempo massimo che il capitalismo lascia benignamente per ora sopravvivere come vecchi residui del passato. Perchè una tavola etica possa venire modificata non è sufficiente una crisi economica o il carisma di qualche leader o il pensiero di una nuova corrente filosofica. Perchè un etica venga modificata e sostituita da una nuova occorre almeno lo spazio di una generazione ( 25 – 30 anni ). Per questo motivo ricostituire vecchi organismi politici servirà a ben poco (l’idea di Diliberto di ripristinare un partito comunista). E allora che fare ? Io ci metto una pietra sopra in due sensi: in primis perchè considero inutile cercare di fermare un vecchio per quanto splendido sole al tramonto, anzi già tramontato ( la vecchia etica cattocomunista) o fare una battaglia di retroguardia, mentre ormai il fronte della guerra si è spostato immensamente più avanti: avrei l’impressione di essermi rinchiuso in una "riserva" in un attesa senza speranza. Secondo perchè ho l’impressione, che le risposte sul piano politico in un panorama ideologico ormai abbaondantemente borghesizzato siano ormai anacronistiche e se risposte ci sono le vedo solo sul piano individuale. Sul piano politico solo qualcosa di totalmente nuovo può fondare una nuova rivoluzione antropologica che scalzi dalla coscienza collettiva l’etica berlusconiana. Peccato che per il momento non si veda.

 

682 Visite totali, nessuna visita odierna

La grande menzogna

Credo che ormai la lotta pro precariato dei partiti istituzionali sia entrata nella sua fase acuta.

Dopo un periodo in cui si è deciso di adottare un basso profilo circa le dichiarazioni contro il precariato soprattutto tramite la falsificazione dei dati statistici, finalmente la Grande Menzogna getta la maschera ed esce allo scoperto. Ha cominciato Berlusconi un mese fa: fra i 7 punti principali del programma politico del P.D.L. non figura il tema del precariato. Ciò significa che tale problema per la destra o non esiste o, se esiste, si trova in posizione nettamente di rincalzo. Per Maroni, (siamo ancora alla fase uno quella della menzogna)l’80% dei contratti precari diventano definitivi, i contratti flessibili sono solo il 13% del totale (dato calcolato su tutti i contratti di lavoro definitivi dagli anni ’60 ad oggi)e infine il tema della sicurezza del lavoro non ha nulla a che fare col lavoro precario.

Successivamente Veltroni ha manifestato una notevole discrepanza fra ciò che dice (lotta al precariato fra i primi punti del programma P.D.) e ciò che ha in animo di fare: a parole proclama l’intenzione di voler risolvere il problema, nei fatti recluta imprenditori a piene mani(Colannino, Benetton, Artoni, Calearo), i quali, una volta entrati in parlamento, dovrebbero votare provvedimenti contro il precariato e quindi contro i loro stessi interessi. Siccome, come insegna una elementare regole psicologica, in caso di contraddizione fra parole e atti occorre dare maggior credito agli atti, è chiaro che il P.D. non ha nessuna intenzione di combattere efficacemente il fenomeno.

Seconda fase, la menzogna esce sfacciatamente allo scoperto: Il P.D.L. è così certo di vincere le elezioni che Berlusconi e Co. possono finalmente permettersi il lusso della verità e dire ciò che veramente pensano sul tema. Per Berlusconi infatti il problema è degno tutt’al più di una battuta di pessimo gusto su giovani precari e mariti miliardari in un colloquio allucinante con una pseudo precaria iscritta ad Allenaza Nazionale.

Ci troviamo quindi di fronte a un P.D.L. che dichiara senza ipocrisia la sua indifferenza circa il tema e un P.D. che, mentendo, dimostra tuttavia con i suoi atti (=candidati) di considerarlo un problema minore. In questa ignobile manipolazione strumentale all’ottenimento di voti, l’unico bagliore di lealtà viene da Enrico Letta il quale, in uno slancio di autenticità forse inconsapevole, confessa che le pur elevatissime tasse che si pagano in Italia servono solo a saldare l’interesse sul debito pubblico (70 miliardi di euro l’anno ossia il doppio della media europea) e non il debito pubblico stesso che resta come tale intatto e in transito da generazione in generazione: in altre parole ha detto che siamo alla bancarotta senza speranza.

In mezzo a questo coacervo di menzogne, finalmente un bagliore di verità.

588 Visite totali, nessuna visita odierna

Gallino: l’impresa irresponsabile

Luciano Gallino ne “L’impresa irresponsabile” ( ed. Einaudi ) traccia un breve e puntuale profilo della Storia del capitalismo occidentale e lo fa denunciandone le storture in modo obiettivo e documentato.

L’analisi della filosofia economica che guida la storia del capitalismo occidentale si sviluppa in tre fasi:

1) Capitalismo familiare o dinastico

2) Capitalismo manageriale produttivista

3) Capitalismo manageriale azionista.

Nella prima fase le grandi imprese industriali sono guidate dal fondatore che quasi sempre si identifica col proprietario: è la fase del “compromesso fordista” basato sul principio, adottato da Henry Ford nella sua fabbrica di automobili, secondo cui l’etica d’impresa ha come linea guida, quella di reinvestire i dividendi maturati al termine dell’anno amministrativo. Ciò significa che, conformemente alla visione keynesiana, solo una parte dei dividendi vieni distribuita fra gli azionisti mentre il resto viene impiegato per ampliare la capacità produttiva dell’impresa e quindi per incrementare i posti di lavoro. In questa fase il capitalismo ha ancora una connotazione sociale.

Nella seconda fase il proprietario delega le funzioni direttive al consiglio di amministarzione costituito da top manager: pur con questa diversa fisionomia l’impresa tuttavia continua ad avere una doppia finalità: la soddisfazione degli azionisti e l’espansione produttiva col suo correlato sociale. Cambiano però i programmi economici che prevedono aumenti del fatturato nel breve periodo senza pianificazioni a lunga scadenza.

Nella terza fase i manager risentono delle teorie economiche di Milton Fridman e della scuola liberista a partire dalla presidenza Reagan: l’impresa etica è quella che si preoccupa solo ed esclusivamente della soddisfazione degli azionisti indipendentemente da qualsiasi considerazione di carattere sociale. E’ l’anticamera dell’ “impresa irresponsabile” ossia dell’impresa che non rispetta le norme che più tardi verranno definite R.S.I. ( Responsabilità Sociale d’Impresa ) o C.S.R. ( Corporate Social Responsability ): conta solo la distribuzione del dividendo fra gli azionisti senza scrupoli di ordine salariale, ambientale, di sviluppo, sicurezza del lavoro.

Per Gallino l’unico antidoto contro l'”impresa irresponsabile” è l’adozione per legge, e non solo su base volontaristica, delle norme etiche contenute nelle R.S.I. da parte delle imprese. Per ora solo la Francia pare muoversi in questa direzione.

Libro estremamente interessante.

729 Visite totali, nessuna visita odierna

La nostra lunga marcia

Cari amici, concordo con Fedele nel sostenere che solo una federazione che riunisca il pulviscolo di enti che lottano contro il precariato può essere efficace. Ritengo anzi auspicabile la nascita di un partito incentrato quasi solo ed esclusivamente sui temi del mondo del lavoro che raccolga le adesioni di gran parte dei precari italiani.

L’anno appena concluso è stato difficilissimo: i precari in Italia sono 7.500.000, cioè un terzo della forza lavoro e con un trend in continuo aumento. Di quei 7.500.000 circa 1.500.000 non cercano più lavoro avendo perso ogni speranza: si aggiungano poi ai precari il numero dei disoccupati cronici che vanno ad ingrossare le file dei poveri o poverissimi. Poichè il precariato economico spessissimo implica anche quello esistenziale appare preoccupante l’aumento di consumo di psicofarmaci e droghe specie nelle grandi città: anche su questo fronte le aride cifre sono più eloquenti di mille parole. Non esagero quindi se dico che alcuni di noi sono giunti al termine dell’anno letteralmente con la sola forza della disperazione. Lo dimostrano post come quello del 12 dicembre dove perfino l’ipotesi di farla finita come possibile soluzione di tutti i mali, entra drammaticamente in gioco.

E allora che dire, che fare ?

Noi siamo stati confinati dalla civiltà dei consumi, contro la nostra volontà, in un luogo esistenziale, che chiameremo “il luogo del precariato”, iniquo e violento: iniquo perchè profondamente ingiusto e ripugnante a qualsiasi coscienza che abbia in sé ancora un residuo di umanità; violento perchè coattivo, intimidatorio, ricattatorio, disumano. Noi da questo luogo vogliamo uscire, e ci usciremo, intraprendendo la nostra “Lunga Marcia” : una marcia che, come tutte le marce di emancipazione dall’iniquità e dalla violenza, imporrà il pagamento di un prezzo altissimo. Si tratta di un prezzo fatto di incomprensione, di tentativi di marginalizzazione, di manovre violente e poliziesche, di bombardamento mediatico, in qualche caso perfino di derisione. L’Italia è il paese dove, in occidente, l’esperimento iniquo e violento volto al nostro confinamento appare particolarmente spietato e cattivo.

La nostra Lunga Marcia deve rappresentare qualcosa di veramente alternativo, anzi di totalmente alternativo rispetto a questo esperimento: dove la civiltà dei consumi parla di competizione spietata noi parleremo di solidarietà e coesione; dove la civiltà dei consumi decide le regole del gioco e subito dopo ne proclama l’ ineluttabilità come fossimo delle pedine, noi ci faremo le nostre di regole basate su ben altri fondamenti etici; dove la civiltà dei consumi utilizza in modo manipolatorio il suo linguaggio mass mediatico per indottrinarci noi useremo il nostro di linguaggio dove le cose sono chiamate col loro nome senza ipocrisia.

Io credo che noi non dobbiamo tentare di integrarci nella civiltà che ci ha confinati come se, dopo essere stati cacciati dalla porta tentassimo di rientrare dalla finestra. Non si tratta di integrarci per il semplice fatto che non lo permetteranno e non lo permetteranno perchè, come stanno ampiamente dimostrando, non ci vogliono. Oppure lo permetteranno nella misura in cui ci potranno sfruttare: sarebbe un imperdonabile ingenuità credere che gli stessi che ci hanno esiliato ci possano riaccogliere se non come loro servi. Il traguardo di questa Lunga Marcia non può essere allora la reintegrazione in qualcosa di preesistente al nostro esilio ma bensì la fondazione di qualcosa di totalmente nuovo. Non bisogna farsi illusioni : sarà una marcia, la nostra, irta di difficoltà e, in alcuni momenti, assumerà perfino i tratti di un Calvario prima di condurci fuori dal ghetto, alla luce del sole. Tuttavia non sono richiesti particolari requisiti per partecipare a questa autentica maratona che ci apprestiamo ad affrontare: è sufficiente la volontà di uscire dal ghetto.

Infine è soprattutto ai più disperati che mi rivolgo: in questo momento difficilissimo, in questo luogo iniquo e violento in cui siamo stati esiliati dalla spietatezza della civiltà dei consumi è più importante che mai non perdere la luce a costo di continuare a sperare contro qualsiasi evidenza e a costo di ignorare i generatori di negatività che col loro cinico realismo non fanno che ripeterci che ci dobbiamo rassegnare a viverci, anzi a morirci, in questo luogo iniquo e violento. Per non perdere la luce la prima cosa da fare è non restare soli e per non restare soli innanzitutto occorre partecipare: abbiamo ancora un patrimonio di idee, anzi di ideali, che insieme alla solidarietà rappresentano la nostra sola ricchezza. Questa ricchezza si può, anzi si deve, spendere all’interno delle organizzazioni che ci rappresentano se necessario anche per cambiarle qualora non soddisfino. In secondo luogo si eviti che un malinteso senso di dignità impedisca di chiedere aiuto a chi può darcelo: un precario di mia conoscenza mi diceva tempo fa di essere rovinato soprattutto a causa dell’ eccesso di orgoglio e della cieca ostinazione con cui si è rifiutato di chiedere aiuto. Aveva ragione naturalmente.

La nostra Lunga Marcia è appena iniziata: coraggio.

692 Visite totali, nessuna visita odierna

Loach, Soldini, vecchia e nuova morale

Buongiorno a tutti.

Sono reduce dalla visione di entrambi i film dedicati al tema del mondo del lavoro in programmazione in questi giorni nelle sale. Vederli entrambi è stato non semplicemente interessante ma più precisamente istruttivo. Istruttivo perchè rappresentano bene il tema cruciale cui un precario deve oggi far fronte: quello della trasmutazione dei valori.

Prendiamo i due protagonosti dei film: Angie nel film di Ken Loach e Michele (l’ottimo Antonio Albanese) in quello di Soldini. Angie riesce ad emergere e ad arricchirsi nel momento in cui getta a mare la tavola dei valori trasmessagli dal padre per adottarne una nuova; Michele naufraga proprio a causa dell’ostinata volontà di mantenere a tutti i costi l’etica cui Angie ha rinunciato. La scelta appare drammatica: la differenza fra l’appartenere alla classe dei sommersi o dei salvati (per dirla alla Vittorini) dipende dalla fedeltà o meno alla tavola di valori tradizionale di matrice, pur con importanti differenze, cattolica o comunista oppure, ed è la stessa cosa, dall’adozione della nuova tavola di valori di matrice neo borghese caratterizzata da cinismo e spietatezza. Rinunciare alla propria umanità per non naufragare materialmente (Angie) o rinunciare al proprio benessere materiale per mantenere la propria umanità (Michele) ? Scelta estrema: in entrambi i casi il prezzo da pagare è altissimo. Apparentemente sembrerebbe che Angie ha fatto la scelta migliore, più logica, per certi versi più “sana”. Il messaggio fondamentale frutto della visione in parallelo dei due film potrebbe riguardare il fatto che la vecchia morale tradizionale rende vulnerabili, inadatti alla competizione “in questo mondo libero” e quindi, come naturale conseguenza, bisogna rinunciarvi. Ciò potrebbe essere vero se la scelta si riducesse alle due alternative sopra esposte.

Ma esiste una terza via che consente di mantenere la propria umanità senza rischiare di giocarsi tutto: è la via della solidarietà. Solo con la solidarietà di classe (la classe dei “sommersi”)si evita quella competizione fra poveri che li degrada umanamente e si propongono rivendicazioni economiche collettive che evitano almeno le derive economiche più catastrofiche. E’ significativo che nè Angie prima di emergere, nè Michele abbiano in qualche modo cercato l’allenza di chi come loro era “sommerso”: entrambi hanno cercato una soluzione individuale ed entrambi, seppure in due modi diversi rinunciando alla propria umanità l’una e al proprio benessere materiale l’altro, hanno fallito. E allora io personalmente voglio ricavare un messaggio dalla visione dei due film. Un messaggio che non emerge con chiarezza dal punto di vista cinematografico (in quanto non rappresentato) ma tuttavia soggiacente e presentissimo: solo la solidarietà oggi ci permette il lusso di non essere costretti a diventare disumani per sopravvivere.

694 Visite totali, nessuna visita odierna

Le cooperative di servizi

Buongiorno a tutti.

C’è un settore in Italia che ha anticipato di qualche anno l’ondata della globalizzazione che ha impoverito il paese. Si tratta del settore delle cooperative: le cooperative, che sulla carta nascono come forma di partecipazione del lavoratore agli utili, sono diventate rapidamente un formidabile strumento per pagare meno tasse e meno salari. Soprattutto negli ultimi 5 o 6 anni cooperative nell’ambito dei servizi alle imprese e ai privati sono spuntate come funghi. Non ce n’è da meravigliarsene: con un investimento minimo e nessuna competenza imprenditoriale è possibile gestire una cooperative di facchinaggio, pulizie, addetti reception, guardie giurate. Lo scrivente ha lavorato in un recente passato per alcune di queste cooperative: gli stipendi si aggirano attorno ai 850 – 900 euro mensili sull’orario base.

Tempo fa ho sostenuto un colloquio presso una nota cooperativa nel settore sicurezza con sede a Milano: stipendio sull’orario base 800 euro da cui occorreva detrarre circa 60 euro al mese per pagarsi la divisa ( supervalutata seppure di pessima qualità ) ammortizzabile in circa due anni con l’obbligo di cambiarla ogni sei mesi; detrazione dal salario della quota di partecipazione alla cooperativa pari a circa 60 euro mensili fino alla concorrenza di circa 1500 – 2000 euro. Totale: lo stipendio si riduce a 680 – 700 euro al mese. Cio’ significa che per poter vivere occorre fare almeno 70 – 80 ore di straordinario mensili. I turni sono impossibili da reggere a medio – lungo termine perchè è normale lavorare 12 ore al giorno tutti i giorni per sei giorni alla settimana inclusi turni notturni ( e conseguenti riposi “smontanti” ), domenicali, festivi. Il tempo che un dipendente di una cooperativa di sicurezza e guardiania puo’ dedicare alla famiglia è talmente ridotto che il 50% dei lavoratori dopo due anni nel settore si separano dal coniuge. Le ricadute psicologiche: lavoratori così stanchi da addormentarsi durante i turni notturni ( alla faccia della sicurezza), fenomeni di delazione allo scopo di accaparrarsi le postazioni meno massacranti, litigi, demotivazione e demoralizzazione dilagante.

Ho potuto constatare che la durata media di un dipendente di queste cooperative è di circa due anni ( ma molti si congedano dopo poche settimane o mesi ) dopodichè è inevitabile la “scoppiatura”. Infine mi fa specie che un lavoro del genere, che in certe circostanze può essere pericoloso, venga svolto da donne anche in età avanzata ( basta osservare chi svolge il servizio di guardia giurata davanti ad alcune banche) o da giovani poco più che adolescenti. D’altra parte il vero motivo per cui persone fisicamente impreparate svolgono servizi pericolosi riguarda la necessità di accontentare le compagnie di assicurazione e nulla più.

Non resta che sperare che un indagine giornalistica o istituzionale faccia emergere le brutture di un settore allo sbando.

649 Visite totali, nessuna visita odierna

Non aspettiamoci niente

Ieri sera tardi ho seguito un dibattito televisivo su Rai tre. Protagonisti della trasmissione per la sinistra Enrico Letta, per la destra un più coerente rappresentante di cui non ricordo il nome. (Ronchi – AN, NdW)

Enrico Letta, forse futuro leader del partito Democratico, ha esposto il suo programma politico. Esso poggerà su due pilastri di cui lo stesso Letta ha fatto nome e cognome: libertà e sicurezza. Secondo lui, i due aspetti sono inscindibili: non ci può essere libertà senza sicurezza; non è vero ( sempre secondo il “nostro” ) che una maggior sicurezza restringe la libertà individuale ma, al contrario, non so tramite quale specioso ragionamento, la espande.

Due considerazioni:

– prendiamo atto una volta di più che il programma politico dei leaders di sinistra è identico a quello dei leaders di destra. Con la differenza ( come faceva giustamente notare il contradditore di Letta ) che la gente tra l’originale e la copia preferisce sempre l’originale;

– davanti a priorità drammatiche come il precariato lavorativo, l’emergenza casa, l’emergenza nuova povertà, etc.. ci si domanda come sia possibile insistere su questioni minori e demagogiche come appunto quello della “sicurezza”. Il problema della sicurezza si risolve a monte non a valle ossia dando risposte di carattere sociale: posti di lavoro seri ( e non precari ) , politica edilizia seria, stato sociale da ricostruire, etc .. e non installando telecamere ai semafori o vietando agli immigrati di pulire i vetri delle macchine. L’arma della “sicurezza” ha lo scopo ben preciso di terrorizzarci affinchè, sentendoci circondati dai barbari, la gente accetti qualsiasi provvedimento atto a restringere le libertà personali e quindi democratiche.

Nessuno si faccia illusioni: siamo soli a combattere la nostra battaglia.

Nessun aiuto nè da sinistra nè da destra, nessun aiuto dalla legislazione, nessun aiuto di gran parte della Chiesa italiana, nessun aiuto dai sindacati, poco o nessun aiuto dagli intellettuali a vario titolo.

E così mentre alla Biennale divampa il dibattito, sul tema di capitale importanza di un incremento degli stanziamenti di stato per il cinema d’autore, la vita dei lavoratori dipende drammaticamente sempre più da ignobili cooperative ( di cui credo parlerò in un prossimo post ) e il paese naufraga fra l’indifferenza generale. Tutto ciò ci deve rendere consapevoli di una cosa: non aspettiamoci niente da questa sinistra fotocopia ( e per giunta malriuscita ) della destra: i precari italiani possono contare solo sulle loro forze e sulle loro organizzazioni per uscire dalla palude.

713 Visite totali, nessuna visita odierna