I privatizzatori ci riprovano! Giù le mani dai referendum e dalla democrazia, comunicato stampa

Mentre è in corso la discussione nella Commissione Industria Commercio e Turismo del Senato sul decreto liberalizzazioni il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua scrive a senatori e senatrici denunciando l’ennesimo tentativo di cancellazione dell’esito dei referendum dello scorso 12 e 13 giugno.
Diversi emendamenti presentati al decreto chiedono modifiche all’articolo 25, di fatto riproponendo l’obbligo di
privatizzazione nella gestione del servizio idrico integrato eliminando l’esclusione del servizio idrico integrato dall’art. 4 del Decreto legge 13/08/2011 n. 138.
Inoltre si cerca di escludere dal patto di stabilità le sole società "in house", mantenendo invece sotto i vincoli sanciti da suddetto patto l’unica vera forma di gestione pubblica: quella tramite aziende speciali e consortili. Infatti le aziende speciali che gestiscono servizi di pubblica utilità vanno escluse dal Patto perché questo impedirebbe la realizzazione di investimenti atti a garantire l’accesso dei cittadini ai servizi essenziali.
Si tratta dell’ennesimo attacco alla volontà di 26 milioni di cittadini che hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione.
Noi non ci stiamo, nessuna "esigenza" di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo
italiano.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua rinnova il suo impegno in difesa del voto referendario chiedendo a tutti i senatori e alle senatrici della Commissione Industria Commercio e Turismo di prendere immediatamente posizione contro questi emendamenti ammazza-referendum e di muoversi in sintonia con la volontà del popolo italiano.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua             Roma, 14 febbraio 2012
 

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Comunicato stampa

Aumento dell’età pensionabile a 67 anni; libertà di licenziamento a fronte di un mero e non ben quantificato “risarcimento economico”; maggiore diffusione dei contratti di apprendistato e inserimento soprattutto per le donne; mobilità obbligatoria su tutto il territorio nazionale per gli statali e dismissioni di massa del patrimonio pubblico.
Visti i principali provvedimenti messi in campo dal governo per fronteggiare le richieste di intervento strutturale che provenivano dalla UE è evidente che, ancora una volta ad essere colpito è solo e unicamente il lavoro, in particolare quello dipendente, che viene attaccato nei suoi diritti e nei suoi contenuti. Che ci spieghino una volta per tutte, quale nesso c’è, sia logico che pratico, tra la libertà di licenziare e la crescita economica. O come pensano di far arrivare alla pensione quelle persone che, senza lavoro a 50 e più anni, non riescono a ritrovarlo e vedono sempre più distante il raggiungimento dell’età pensionabile. “Bisogna adeguarsi agli standard europei sull’età pensionabile” è il ritornello che Sacconi, Tremonti e altri illuminati vanno ripetendo da mesi.
Bene, adeguiamoci, ma per favore adeguiamoci completamente e quindi estendiamo gli ammortizzatori al 70% dei disoccupati come succede nel resto d’Europa e non solo al 30% come accade qui da noi.
Adeguiamo salari e stipendi alla media europea, visto che quelli italiani sono tra i più bassi del continente. Adeguiamo questo schizofrenico mercato al lavoro, in cui i giovani sono condannati a un precariato eterno e senza garanzie, mentre gli adulti vengono licenziati dopo i 40 anni e estromessi da qualsiasi possibilità di ricollocazione.
Adeguiamo le pensioni sociali tra le più basse d’Europa e allineamoci al resto del continente in materia di reddito d’integrazione, visto che insieme alla Grecia e all’Ungheria siamo l’unica nazione europea che non lo prevede.
E già che ci siamo adeguiamoci pure agli standard contro la corruzione e l’evasione fiscale, che ci vedono anche qui tra i primatisti.
Come Associazione Atdal Over 40, che da anni si batte contro la discriminazione sul lavoro, riteniamo questi provvedimenti mostruosi e auspichiamo che le opposizioni e la società civile di cui rappresentiamo una parte facciano sentire la propria voce e si oppongano con forza all’ennesimo atto di macelleria sociale.

Stefano Giusti
Presidente dell’ass.ne Atdal Over 40

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Servono 25.332.487 voti

La Consulta si esprimerà domani sul ricorso del governo contro il referendum sul nucleare. Ma la Corte non dovrebbe avere il potere di bloccare il quesito. Almeno secondo quanto detto da Alfonso Quaranta, subito dopo la sua nomina a presidente, salvo poi chiarire: "E’ il mio parere, aspettiamo domani".
Anche se il referendum sul nucleare non salterà, l’obiettivo del raggiungimento del quorum è tutt’altro che scontato. Negli ultimi 40 anni, delle 15 occasioni in cui serviva che il 50 per cento più uno degli italiani andasse a votare ci si è riusciti solo otto volte. L’ultima volta che si è raggiunto il quorum è stato nel 1995. Per questo i comitati promotori dei 4 quesiti al voto chiedono di cominciare l’operazione passaparola, perché le persone da portare ai seggi sono tante: almeno 25 milioni 332 mila e 487. E stavolta c’è anche l’incognita del voto all’estero: sulle schede spedite ai consolati – che saranno distribuite a partire dal 9 giugno – c’è un quesito diverso da quello che voteremo in Italia.

da il Fatto Quotidiano     6 giugno 2011

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In centomila con la Fiom. Firma anche tu l’appello di Camilleri, Flores d’Arcais e Hack

Centomila firme, per un sito come il nostro, sono un OBIETTIVO “IMPOSSIBILE”, anche se avessimo il sostegno di link importanti. Ne abbiamo raccolte in passato fino a ventimila (19916) per l’appello in solidarietà con Marco Travaglio, accusato da Fabrizio Cicchitto in Parlamento di "terrorismo mediatico", in un clima di mobilitazione delle più importanti testate contro la legge-bavaglio, mentre in piazza su questo tema si era speso anche Roberto Saviano.
Eppure riteniamo necessario provare a realizzare questo OBIETTIVO “IMPOSSIBILE” perché siamo convinti che sulla “abrogazione” della Fiom che Marchionne sta cercando di imporre, si giochi una partita cruciale per la difesa dei più elementari e intrattabili diritti e libertà costituzionali. Per questo vi chiediamo di non limitarvi a firmare l’appello , ma di mobilitarvi per farlo firmare a tutti i vostri amici, per inserirlo nei vostri blog, per farlo girare in modo “virale”, come si usa dire, su quanti più siti siete in grado di raggiungere, partecipando a discussioni, forum e altre forme di intervento.
Proviamo a realizzare questo “IMPOSSIBILE” entro il 28 gennaio, giorno dello sciopero nazionale dei metalmeccanici, a dimostrazione che la parte più coerentemente democratica della società italiana ha capito che la lotta della Fiom è una lotta che ci riguarda tutti.

L’APPELLO

"Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente.
Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo. L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti".

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack

Primi firmatari: don Andrea Gallo, Antonio Tabucchi, Dario Fo, Gino Strada, Franca Rame, Luciano Gallino, Giorgio Parisi, Fiorella Mannoia, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Lorenza Carlassarre, Sergio Staino, Gianni Vattimo, Furio Colombo, Marco Revelli, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Carlotto, Valerio Magrelli, Enzo Mazzi, Valeria Parrella, Sandrone Dazieri, Angelo d’Orsi, Lidia Ravera, Domenico Gallo, Marcello Cini, Alberto Asor Rosa, don Paolo Farinella.

FIRMA L’APPELLO

newsletter@micromega.net   4 gennaio 2011

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24.04.2010 Anniversario della morte di Antonio Gramsci

Antonio Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937) è stato un politico, filosofo e giornalista italiano. Tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia (1921), fu incarcerato fra il 1926 e il 1937 dal regime fascista di Mussolini e rilasciato poco prima della morte, avvenuta in seguito al grave deterioramento delle sue condizioni di salute durante gli anni di prigionia.

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

11 febbraio 1917

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La lettera: avremmo voluto che l’Italia fosse diversa e abbiamo fallito

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.
Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.

Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E’ anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.
Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L’autore Pier Luigi Celli è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.

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“No B-Day” quasi 250mila adesioni, in piazza la protesta nata sul web di Carmine Saviano

ROMA – Quasi duecentocinquantamila adesioni raccolte su internet in un mese. Nasce così il “No B day”, la manifestazione nazionale “per chiedere le dimissioni di Berlusconi”. Ideata da un gruppo di blogger, incubata nella Rete, alimentata su Facebook, la protesta nasce come reazione agli attacchi del premier seguiti alla sentenza sul Lodo Alfano. Dal 9 ottobre 2009, Silvio Berlusconi critica il Quirinale, attacca i giudici della Corte Costituzionale, accusandoli di essere “comunisti”, si definisce “l’uomo più perseguitato della storia”, litiga in tv con Rosy Bindi dicendole che è “più bella che intelligente” provocando una rivolta delle donne. A un passo dallo scontro istituzionale, mentre fuori e dentro il Parlamento infuriano le polemiche, un gruppo di blogger decide di dar vita ai propri post.

Aprono un gruppo su Facebook e indicono una “manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi”. Ad oggi, dopo un mese, hanno raccolto oltre 235mila adesioni. Una marea che si definisce “apartitica e pacifista” e che si è già data un appuntamento per scendere in piazza: il pomeriggio del 5 dicembre a Roma, in piazza della Repubblica. Si partirà con un corteo per arrivare fino a piazza del Popolo. Poi, in serata, un concerto in piazza San Giovanni, organizzato grazie all’aiuto dei 3mila artisti raccolti in un altro gruppo, “Artisti – No Berlusconi Day”.

Su Facebook, infatti, il gruppo principale dei promotori è solo il centro di un network composto da circa 100 pagine. Ognuna di queste rappresenta un comitato cittadino per il “No B Day”. Da Torino a Palermo, da Milano a Napoli. Con ramificazioni internazionali: Londra, Barcellona, Amsterdam, Dublino, Parigi, Vienna. E poi San Francisco, Montreal, Sacramento. Tutte città in cui saranno organizzate manifestazioni parallele. Una sorta di “Internazionale antiberlusconiana”, raccolta intorno a una considerazione e a un appello finale: “A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi” e riteniamo che il “fair play di alcuni settori dell’opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia. Berlusconi deve dimettersi e difendersi davanti ai tribunali”.

In queste ore i “blogger democratici” sono alle prese con l’organizzazione dell’evento. Autobus da ogni parte d’Italia, striscioni e volantini, il corteo e il concerto. Con un occhio di riguardo per il luogo da cui tutto è partito, il web. Nel sito ufficiale del “No B Day” sono disponibili informazioni e materiali, oltre alla possibilità di contattare gli organizzatori per risolvere problemi logistici. C’è chi vuole i volantini, chi cerca un passaggio per Roma, chi si prenota per suonare in Piazza San Giovanni. Il colore viola farà da sfondo a tutte le iniziative. Perché “il viola non è solo il colore del lutto, ma anche quello dell’energia vitale, dell’autoaffermazione”.

Per testare la capacità della macchina organizzativa, sono in corso in questi giorni “anteprime del “No B Day”, in molte città italiane. E nelle ultime ore si sta mettendo a punto l’aspetto sicurezza, per “evitare infiltrazioni facinorose e violente”. Insomma, sin dalle origini e dai preparativi quella del 5 dicembre si annuncia come la più grande iniziativa politica di protesta nata dalla base degli utenti del web.

Alla manifestazione hanno già aderito alcune forze politiche. Il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha confermato la sua presenza, così come il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. Il Pd ha invece declinato l’offerta a partecipare, per questo sul web molti iscritti al partito chiedono al neo segretario di cambiare idea: “Spero che Bersani accolga il nostro invito, saremo in tanti del Partito democratico a partecipare alla manifestazione”.

da la Repubblica del 12 novembre 2009

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Giovedì 12 Novembre ore 10.30 – Presidio al Parlamento (Piazza Montecitorio) e in tutti i territori Campagna nazionale “SALVA L’ACQUA”

Il Parlamento privatizza l’acqua!
Impediamolo!
E’ urgente e indispensabile una mobilitazione straordinaria!
In concomitanza con la discussione dell’Art. 15 del decreto legge 135/09 presso la Camera dei Deputati
Giovedì 12 Novembre ore 10.30 – 13.30
Presidio sotto al Parlamento (Piazza Montecitorio) e in tutti i territori
Il Senato, il 04 Novembre, ha approvato l’Art.15 del DL 135/09 che sottrae ai cittadini l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati e per le Banche.
Il decreto 135/09 approderà alla Camera dei Deputati a partire da martedì 10 Novembre (in Commissione Affari Costituzionali) e verrà discusso dall’aula lunedì 16 Novembre.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua invita la cittadinanza, il “popolo dell’acqua”, le realtà sociali e territoriali, le reti ambientaliste e per la tutela dei beni comuni, le organizzazioni sindacali e il movimento degli studenti, ad una mobilitazione straordinaria.
Mobilitiamoci per impedire la conversione in legge del decreto legge 135/09!
Partecipiamo tutte e tutti al presidio!

 

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Adesso basta!!!

La situazione politica italiana ci pare preoccupante.  Emergono e prendono corpo fenomeni negativi, tutti con una valenza, attualmente o potenzialmente, antidemocratica.
Il catalogo è eterogeneo, ma univoco nel segnare un indirizzo lesivo di diritti civili e di garanzie democratiche, tanto da profilare chiaramente una situazione di emergenza per la democrazia.
Leggi apertamente xenofobe, discriminatorie e razziste. Aggressioni allo stato di diritto, alla divisione dei poteri e all’indipendenza della magistratura. Discredito sulle istituzioni rappresentative e di garanzia. Deformazione della prassi legislativa con il ricorso ordinario alla decretazione di urgenza e alla insistita reiterazione dei voti di fiducia . Frequenti attacchi alla Costituzione giudicata obsoleta, prodotto di un’epoca tramontata, inidonea a costituire un valido patto sociale, bisognosa di cambiamenti radicali da perseguirsi unilateralmente. Manomissione e tentata cancellazione delle garanzie della contrattazione sindacale. Esorbitante controllo sui mezzi di informazione e di formazione della pubblica opinione. Pesanti limitazioni della libertà e del diritto all’informazione. Sospensione della funzione giurisdizionale mediante una legislazione di immunità ad personam. Misconoscimento dei diritti soggettivi costituzionalmente garantiti attraverso la loro subordinazione a principi ideologici confessionali. Iniziative legislative volte a equiparare le parti antagonistiche nella lotta di liberazione nazionale, a svalutare la Resistenza come fondamento del patto costituzionale.
ll tutto cementato dalla cialtronesca cultura berlusconiana dell’apparenza, della superficialità, della furbizia e della gigioneria. La cultura della solidarietà sociale, del valore dello studio e della cultura e della scienza, del rispetto del lavoro, viene irrisa. Occorre aggiungere altri aspetti più generali e, per questo, forse ancor più preoccupanti:  la trasformazione della politica in spettacolarizzazione sempre più escludente una partecipazione attiva dei cittadini, e al contempo la sua sempre più accentuata personalizzazione leaderistica che ha assunto toni spesso parossistici.
Per questo vogliamo ricordare, a noi prima di tutti, quanto preziosa e insostituibile sia la partecipazione e la mobilitazione politica a sostegno dei valori democratici. Vogliamo ricordare come la mobilitazione e partecipazione popolari, del movimento degli studenti, del movimento operaio e delle organizzazioni dei lavoratori, del movimento delle donne e dei giovani, degli intellettuali democratici abbia in passato  costituito un argine e garantito la tenuta democratica contro  le tentazioni e i tentativi antidemocratici che hanno insanguinato il paese per un non breve periodo. Stragismo di Stato e complotti fascisti hanno trovato allora una barriera invalicabile innanzitutto nella mobilitazione e nelle lotte di massa di studenti, operai , intellettuali, giovani e donne.
Nelle settimane successive a piazza Fontana, in un clima cupo e pieno di paura, con le forze della sinistra paralizzate e timorose, fu la mobilitazione popolare orgogliosa e coraggiosa lo strumento decisivo della tenuta democratica.
Per questo ci  rivolgiamo a chi, come noi, ha partecipato e contribuito a quelle lotte , a quelle mobilitazioni, a quel pervadente impegno politico, per chiedere di sostenere questo appello, per riutilizzare forze ed energie che tuttora esistono, ma che spesso sono parcellizzate e isolate, per sollecitare un nuovo improrogabile impegno democratico.
E lo chiediamo a tutti, a chiunque si sia riconosciuto allora in quell’impegno, al di là delle specifiche e particolari appartenenze e collocazioni di un tempo, convinti delle insidiose tendenze che affiorano e che spesso non trovano un ‘adeguata risposta per le difficoltà (e talvolta le inadeguatezze)  delle forze di sinistra.
Pensiamo abbia un senso partire da chi, pur variamente, ha condiviso quelle esperienze  per potere poi  collegarci e collaborare fattivamente con tutte quelle realtà, che fortunatamente già esistono, di diversa provenienza e formazione impegnate sullo stesso fronte di difesa della democrazia e della Costituzione.
Facciamo del 12 dicembre 2009, a 40 anni dalla strage, un grande giorno di mobilitazione per la difesa della democrazia e della Costituzione.

Luca Cafiero, docente universitario
Giulio Leghissa, medico
Beppe Liverani, editore
Carlo Monguzzi, consigliere regionale Lombardia
Basilio Rizzo, consigliere comunale Milano
Alfonso Rombolà, libero professionista
Gino Strada, chirurgo di Emergency
Dario Fo, attore
Franca Rame, attrice
Franco Calamida giornalista
Paolo Gentiloni, parlamentare   
Alfonso Gianni,  parlamentare
Emilio Molinari, presidente sezione italiana contratto mondiale sull’acqua
Guido Pollice presidente di vas verde ambiente e soc. e della green cross italia
Vittorio Agnoletto, medico
Milly Moratti, consigliere comunale Milano

Se vuoi aderire a questo appello invia una mail (con Cognome e Nome, Professione, indirizzo mail) a giulio.leghissa@lepabri.it

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Sciopero dei Blog contro il DDL Alfano e per il diritto alla Rete

Questo Blog aderisce all’appello di “Diritto alla Rete” contro il DDL Alfano che imbavaglia la rete internet italiana.

Ecco un estratto delle motivazioni di questo sciopero:

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere. Le disposizioni contenute nel “Decreto Alfano” sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.

Il cosiddetto “obbligo di rettifica” imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti – in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti – rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.

I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist” se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

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