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<title>dBlog di Spartaco.eu</title><link>http://www.spartaco.eu/dblog/</link>
<description>dBlog di Spartaco.eu</description><language>it</language>
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	<title><![CDATA[SPAGNA, ARRIVANO GLI INDIGNATI OVER 60. PENSIONATI  MA ULTRA TECNOLOGICI di Domenico Naso]]></title>
	<description><![CDATA[<div style="text-align: left;">Si chiamano "Iaioflautas" i nuovi indignados ultrasessantenni che protestano contro gli effetti della crisi economica.<br />La visibilit&agrave; &egrave; alta visto che ogni operazione diventa un hashtag di Twitter o un post di Facebook. "Abbiamo lottato tanto per ottenere democrazia e benessere – dicono – Non abbiamo intenzione di rinunciare facilmente"<br /><br />L'ultima 'operazione' degli Iaioflautas sui mezzi pubblici di Barcellona.<br />Passeggiando per le strade di Barcellona potrebbe capitare di vedere un gruppo di anziani contestatori, con tanto di cartelli, megafoni e occupazioni dimostrative. S&igrave;, perch&eacute; tra le tante filiazioni del movimento degli Indignados, nato in Spagna il 15 marzo 2011, c’&egrave; il gruppo degli Iaioflautas, pensionati agguerritissimi che si sono incontrati tra loro durante le manifestazioni dell’anno scorso e da allora si sono uniti contro la crisi e le magagne della politica spagnola.<br /><br />Anziani s&igrave;, ma ipertecnologici. Ogni “operazione” di protesta diventa un hashtag di Twitter e comunicati, eventi, video e fotografie corrono per la rete  – anche su Facebook – grazie a un sito particolarmente curato graficamente e una strategia comunicativa degna dei loro omologhi under 60.<br /><br />L’ultima contestazione &egrave; di ieri, quando un gruppo di arzilli Iaioflautas ha occupato un autobus della compagnia pubblica dei trasporti di Barcellona per protestare contro gli aumenti dei biglietti e in generale contro la crisi economica e le ricette che la politica spagnola, di sinistra e di destra, ha scelto per contrastarla.<br />Dopo l’occupazione dell’autobus, gli Iaioflautas si sono dati appuntamento nella centralissima Plaça Catalunya per un’assemblea pubblica, durante la quale hanno espresso solidariet&agrave; al giudice Baltasar Garzon, al centro di un difficile processo.<br /><br />Ma i pensionati indignados non sono nuovi a manifestazioni pubbliche di protesta. A ottobre avevano occupato un’agenzia del Banco di Santander nel centrale (ed elegante) Paseig de Gracia, per protestare contro il mondo bancario e le sue presunte responsabilit&agrave; nella crisi economica globale. Poche ore dopo, Iaioflautas era gi&agrave; diventato trending topic su Twitter, a riprova della insospettabile sinergia tra pensionati indignati e nuovi media. Pochi giorni dopo era stato il turno della sede catalana dell’agenzia di rating Fitch, occupata per quarantacinque minuti e sgombrata solo dopo una serrata trattativa con i Mossos d’Esquadra (la polizia locale catalana). E poi ancora ambulatorio pubblici in zone periferiche e altre sedi governative in giro per la Catalogna.<br /><br />A parte il “colore” provocato da un gruppo di anziani contestatori, gli Iaioflautas fanno sul serio. Si tratta di persone che gi&agrave; avevano lottato, clandestinamente o meno, contro il regime franchista e che oggi sentono il dovere di tornare in piazza contro quella che chiamano “la dittatura del mercato”. E gli “obiettivi” scelti per le azioni dimostrative sono fortemente legati alla loro condizione di pensionati ultrasessantenni: ambulatori sanitari, soprattutto, in risposta ai tagli alla sanit&agrave; che il governo Zapatero negli ultimi mesi di “vita” prima delle elezioni anticipate aveva promosso per salvare la Spagna dalla crisi.<br /><br />Dal particolare al generale, per&ograve;, il passo &egrave; stato breve. Oggi la loro azione spazia a 360° su tutti i temi pi&ugrave; caldi dell’attualit&agrave; finanziaria ed economica e i loro documenti programmatici non hanno molto di differente da quelli dei loro “nipoti” indignados: “Vogliamo continuare – si legge nel comunicato di rivendicazione dell’azione dimostrativa di ieri – a denunciare i piani dell’oligarchia finanziaria e dei suoi complici politici per farci pagare la crisi, imponendo una politica di austerit&agrave; al 99% della popolazione che provoca solo il crollo dell’economia e il peggioramento delle nostre condizioni di vita e di quelle dei nostri figli e nipoti, approfittandone per privatizzare i servizi pubblici e concludere affari con quello che &egrave; di tutti”.<br /><br />Anziani s&igrave;, ma combattivi. E in un momento di stanca del movimento dei giovani indignados iberici, almeno loro continuano a presidiare le piazze: “Abbiamo lottato tanto per ottenere democrazia e benessere. – dicono – Non abbiamo intenzione di rinunciarci facilmente”.<br /><br /><span style="font-style: italic;">da il Fatto Quotidiano            2 febbraio 2012</span><br /></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.spartaco.eu/dblog/articolo.asp?articolo=780]]></link>
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	<dc:date>2012-02-02T18:31:52+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fedele</dc:creator>
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	<title><![CDATA[TESTO DELLA E - MAIL INVIATA IL 30 GENNAIO 2012 AL SITO DEL GOVERNO DALL' ASSOCIAZIONE ATDAL OVER 40]]></title>
	<description><![CDATA[Egregi Onorevoli,<br />la recente manovra “Salva Italia”, ed in particolare le norme in essa contenute in materia di previdenza, hanno creato una quantit&agrave; enorme di situazioni drammatiche e disperate soprattutto in quella numerosissima fascia di disoccupati di lunga durata in et&agrave; matura (over55 – over60).<br />Voi sapete molto bene come da anni sia praticamente impossibile ricollocarsi una volta superata l’et&agrave; dei 50 anni. Decine di migliaia di disoccupati che hanno superato questa soglia fatidica sono stati completamente abbandonati a se stessi senza uno straccio di sostegno al reddito.<br />Per loro l’unica possibile alternativa risiedeva e risiede nell’approdo alla pensione che ancora una volta, come gi&agrave; avvenuto dalla met&agrave; degli anni ’90 con la Riforma Dini, ha spostato in avanti il traguardo agognato ignorando la loro condizione.<br />Si tratta spessissimo di madri e padri di famiglia con figli ancora in et&agrave; scolare e impegni economici cui fare fronte.<br />Ancora una volta si &egrave; deciso di intervenire sul fronte delle pensioni senza curarsi pi&ugrave; di tanto dei danni collaterali che le stesse avrebbero provocato soprattutto nei confronti di chi, perso il lavoro, non ha pi&ugrave; la possibilit&agrave; di scegliere se lavorare qualche anno in pi&ugrave;.<br />Sono quasi 20 anni che la campagna a favore del prolungamento dell’et&agrave; pensionabile &egrave; al centro delle attenzioni della politica, del sistema impresa e dei media. Ma sono anni che le imprese attuano la strategia dello svecchiamento ai danni di chi supera i 40-45 anni.<br />Ci sentiamo ripetere il ritornello dell’anomalia italiana delle pensioni di anzianit&agrave;, ma non una voce si leva a denunciare l’anomalia della mancanza nel nostro paese di un vero sistema di tutela universale per coloro che perdono il lavoro. Voi sapete benissimo che meno del 30% dei disoccupati gode di un qualche strumento (peraltro in molti casi di importo e durata semplicemente vergognosi) di sostegno al reddito.<br />I politici sono almeno 18 anni che parlano della necessit&agrave; di una riforma degli ammortizzatori sociali, pi&ugrave; o meno ogni qualvolta sono intervenuti sulle pensioni, ma la valanga di parole spese non ha mai generato un minimo intervento.<br />La nostra Associazione Atdal Over40 denuncia, inascoltata, da 10 anni la condizione di chi viene espulso dal ciclo produttivo in et&agrave; matura. Nell’ultimo mese riceviamo settimanalmente una cinquantina di mail di persone disperate che non sanno pi&ugrave; a che Santo votarsi.<br />Se, come ci dicono recenti dati (Eures), nel 2009 ben 357 disoccupati si sono tolti la vita, se nella seconda settimana di questo nuovo anno sono 5 i suicidi per mancanza di lavoro e di reddito, &egrave; troppo chiederVi che l’attenzione dedicata alle morti sul lavoro (altro primato italiano ben poco invidiabile) venga estesa anche alle morti per mancanza di lavoro e di reddito?<br />E’ troppo chiederVi di andare oltre l’asetticit&agrave; dei dati statistici e provare a capire la condizione reale di tanti disoccupati maturi che spesso costituivano anche l’unica forma di sostegno per i figli disoccupati o precari ?<br />Ringraziando per l’attenzione, distinti saluti<br />Armando Rinaldi]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.spartaco.eu/dblog/articolo.asp?articolo=779]]></link>
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	<dc:date>2012-02-02T18:07:03+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fedele</dc:creator>
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	<title><![CDATA[PROSSIMA CROCIERA? CO...STA MINCHIA!]]></title>
	<description><![CDATA[<div style="text-align: justify;">E ora che Schettino, comandante di Costa Concordia, &egrave; stato crocifisso dall' opinione pubblica e sospeso da Costa crociere, si comincia a capire qualcosa di pi&ugrave; dei motivi del suo strano e sconsiderato comportamento dopo l' urto  della nave contro gli scogli dell' isola del Giglio. Del suo rifiuto di prendere atto che ormai si trattava di un naufragio, e di allertare con la massima rapidit&agrave; ed energia le comunicazioni e i soccorsi ai passeggeri, come suo dovere.<br />Il motivo &egrave; che la Compagnia di navigazione &egrave; obbligata ad un risarcimento di 10.000 Euro per ognni naufrago sbarcato sulla terra ferma, i passeggeri erano almeno 3.000, per un risarcimento complessivo di trenta milioni di Euro...<br />Ecco perch&eacute; Schettino la sera del 13 gennaio tergiversava, mentre la Costa Concordia si piegava su un fianco come una balena spiaggiata e pi&ugrave; di trenta persone  morivano!</div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.spartaco.eu/dblog/articolo.asp?articolo=777]]></link>
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	<dc:date>2012-01-20T01:18:54+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fedele</dc:creator>
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	<title><![CDATA[MAI DIRE CAPITALISMO! LE DIECI BUGIE DELLA POLITICA AMERICANA di Iside Gjergji ]]></title>
	<description><![CDATA[Il capitalismo &egrave; brutto, vecchio come un abito logorato che ormai ha fatto il suo tempo e deve essere abbandonato e dimenticato in un armadio.<br /><br />E&rsquo; questo il pensiero dei giovani americani &ndash; specie di coloro che in questi mesi hanno partecipato al movimento &ldquo;Occupy Wall Street&rdquo; &ndash; registrato dal sondaggio realizzato dal Pew Research Center e pubblicato mercoled&igrave; scorso.<br /><br />Il risultato del sondaggio, che viene effettuato ogni anno e che mira a conoscere gli orientamenti politici dei cittadini americani, ha sorpreso molti analisti politici. In tanti si aspettavano, infatti, un atteggiamento critico nei confronti dell&rsquo;attuale amministrazione, ma quasi nessuno era pronto a scommettere sulla diffusione degli ideali socialisti tra gli americani. Eppure, i dati della ricerca ci rivelano che il 49% dei giovani americani, tra i 18 e i 29 anni, &egrave; &ldquo;fan&rdquo; del socialismo, mentre soltanto il 43% si dichiara contrario. Il risultato &egrave; ancor pi&ugrave; sorprendente se si considera che soltanto venti mesi fa la situazione era completamente rovesciata, vale a dire che soltanto il 43% dei giovani americani era favorevole al socialismo e il 46% era contrario.<br /><br />Il Pew Research Center classifica inoltre i suoi risultati dividendo la popolazione per et&agrave;, razza, reddito e appartenenza politica. E cos&igrave; si scopre che la maggior parte dei &ldquo;fan&rdquo; del socialismo si trovano tra la popolazione nera e i simpatizzanti del partito democratico: cio&egrave; il 55% dei neri e il 59% dei democratici si dichiarano a favore del socialismo.<br /><br />I risultati di questa ricerca giustificano bene le paure di Frank Luntz, il guru della comunicazione politica del partito repubblicano, il quale soltanto poche settimane fa si dichiarava terrorizzato dalla crescita della popolarit&agrave; del movimento &ldquo;Occupy Wall Street&rdquo;: &ldquo;Sono spaventato a morte dall&rsquo;impatto che il movimento &ldquo;Occupy Wall Street&rdquo; sta avendo sul modo in cui gli americani vedono il capitalismo&rdquo;. Luntz sta ora girando in lungo e in largo gli Stati Uniti per insegnare ai membri del partito repubblicano la nuova strategia comunicativa, che egli stesso sintetizza in 10 raccomandazioni:<br /><br />1. Mai usare la parola &ldquo;capitalismo&rdquo;. Al suo posto Luntz consiglia l&rsquo;uso di altre espressioni: &ldquo;libert&agrave; economica&rdquo; o &ldquo;libero mercato&rdquo;;<br /><br />2. Mai dire che il governo &ldquo;tassa i ricchi&rdquo;. Secondo Luntz, infatti, occorre affermare che il governo &ldquo;prende dai ricchi&rdquo;;<br /><br />3. Mai dire &ldquo;classe media&rdquo;. Il termine adatto da utilizzare sarebbe &ldquo;lavoratori contribuenti&rdquo;;<br /><br />4. Mai dire &ldquo;lavoro&rdquo;. La parola giusta per la sostituzione sarebbe &ldquo;carriera&rdquo;;<br /><br />5. Mai dire &ldquo;spesa pubblica&rdquo;. Al suo posto Luntz consiglia la parola &ldquo;spreco&rdquo;;<br /><br />6. Mai dire che si desidera raggiungere un &ldquo;compromesso&rdquo;. Sarebbe un chiaro segno di debolezza, secondo Luntz, perci&ograve; egli ordina la sua sostituzione con il termine &ldquo;cooperazione&rdquo;;<br /><br />7. La parola chiave da dire a un membro del movimento &ldquo;Occupy Wall Street&rdquo;, secondo Luntz, &egrave;: &ldquo;Capisco&rdquo; (&ldquo;Capisco che sei arrabbiato. Capisco che hai visto l&rsquo;ineguaglianza. Capisco che vuoi migliorare il sistema&rdquo;);<br /><br />8. Mai dire &ldquo;imprenditore&rdquo;. Meglio usare le espressioni: &ldquo;datore di lavoro&rdquo; o &ldquo;creatore di lavoro&rdquo;.<br /><br />9. Mai chiedere a qualcuno di &ldquo;sacrificarsi&rdquo;. Meglio dire che &ldquo;siamo tutti sulla stessa barca. Possiamo avere successo o possiamo fallire insieme&rdquo;.<br /><br />10. Attribuire sempre la colpa a Washington.<br /><br />Luntz la sa lunga e sa fiutare il pericolo prima di tanti altri, ma egli appare poco pi&ugrave; che una &ldquo;giovane marmotta&rdquo; se paragonato ai &ldquo;guru comunicativi&rdquo; di casa nostra. Il riferimento &egrave; a quelli che definiscono &ldquo;assoluzione&rdquo; una semplice prescrizione, a quelli che parlano di &ldquo;patto tra generazioni&rdquo; per nascondere il pi&ugrave; grande allargamento dello sfruttamento e della precariet&agrave; per tutti, padri e figli, a coloro che si riempiono la bocca con espressioni tipo &ldquo;progetto fabbrica Italia&rdquo; soltanto per cancellare il fatto che le fabbriche le stanno pian piano chiudendo tutte, che usano la parola &ldquo;riforma&rdquo; per promuovere le pi&ugrave; feroci controriforme&hellip; e cos&igrave; via. Dinanzi a tale generale tendenza al rovesciamento di senso vengono in mente le parole di Guy Debord che, non molto tempo fa, affermava lungimirante: &ldquo;Lo spettacolo &egrave; il momento in cui la merce &egrave; pervenuta all&rsquo;occupazione totale della vita sociale&ldquo;. Cio&egrave; ora &ldquo;non solo il rapporto con la merce &egrave; visibile, ma non si vede pi&ugrave; che quello: il mondo che si vede &egrave; il suo mondo&ldquo;.<br /><br /><span style="font-style: italic;">da www.ilfattoquotidiano.it&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 02/01/2012</span>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.spartaco.eu/dblog/articolo.asp?articolo=776]]></link>
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	<dc:date>2012-01-10T15:06:33+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fedele</dc:creator>
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	<title><![CDATA["NESSUNA DONNA PUÓ ESSERE OSTAGGIO DI UN UOMO, DI UNO STATO, DI UNA RELIGIONE" Ciao Stefania]]></title>
	<description><![CDATA[Questa mattina, a Licodia Eubea, &egrave; stata uccisa Stefania Noce, 24 anni, accoltellata presso la sua abitazione. Stefania era una studentessa della Facolt&agrave; di Lettere e Filosofia di Catania, attivista nel movimento studentesco e femminista. Molti di noi avevano conosciuto Stefania proprio nelle strade e nelle piazze invase dalle mobilitazioni di questi anni.<br />Oggi vogliamo mantenere vivo il ricordo di Stefania proprio tramite le sue parole e la sua eterna voglia di lottare.<br /><br /><span style="font-style: italic;">"Queste righe sono per quelle donne che non hanno ancora smesso di lottare. Per chi crede che c’&egrave; ancora altro da cambiare, che le conquiste non siano ancora sufficienti, ma le dedico soprattutto a chi NON ci crede. A quelle che si sono arrese e a quelle convinte di potersi accontentare.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">A coloro i quali pensano ancora che il "femminismo" sia l’estremo opposto del "maschilismo": non risulta da nessuna parte che quest’ultimo sia mai stato un movimento culturale, n&egrave;, tantomeno, una forma di emancipazione! Cominciando con le battaglie inglesi delle suffragette del primo Novecento e passando per gli anni ’60 e ’70, epoca dei "femminismi", abbiamo conquistato con le unghie e con i denti molti diritti civili che ci hanno permesso di passare da una condizionedi eterne "minorenni" sotto "tutela" a una forma di autodeterminazione sempre pi&ugrave; definita. Abbiamo ottenuto di votare e, solo molto dopo, di avere alcune rappresentanze nelle cariche governative; siamo state tutelate dapprima come "lavoratrici madri" e, solo dopo, riconosciute come cittadini. E mentre gli altri parlavano di diritto alla vita, di "lavori morali" e di dentalit&agrave;, abbiamo invocato il diritto a decidere della nostra sessualit&agrave; dei nostri corpi.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Abbiamo denunciato qualsiasi forma di "patriarcato", le sue leggi, le sue immagini. Pensavamo di aver finito. Ma non &egrave; finita qui.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Abbiamo grandi debiti con le donne che ci hanno preceduto.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Il corpo delle donne, ad esempio, in quanto materno, &egrave; ancora alieni iuris per tutte le questioni cosiddette bioetiche (vedi ultimo referendum), che vorrebbero normarlo sulla base di una pretesa fondata sulla contrapposizione tra creatrice e creatura, come se fosse possibile garantire un ordine sensato alla generazione umana prescindendo dal desiderio materno. Di questa mostruosit&agrave; giuridica sono poi antecedenti arcaici la trasmissione obbligatoria del cognome paterno, la perdurante violabilit&agrave; del corpo femminile nell’immaginario e nella pratica sociale di molti uomini e, infine, quella cosa apparentemente ineffabile che &egrave; la lingua con cui parliamo, quel tradimento linguistico che ogni donna registra tutte le volte che cento donne e un ragazzo sono, per esempio, andati al mare. Tutto, molto spesso, inizia nell’educazione giovanile in cui &egrave; facile rilevare la disuguaglianza tra bambino e bambina: diversi i giochi, la partecipazione ai lavori casalinghi, le ore permesse fuori casa. Tutto viene fatto per condizionare le ragazze all’interno e i ragazzi all’esterno.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Pensiamo poi ai problemi sul lavoro e, dunque, ai datori che temono le assenze, i congedi per maternit&agrave;, le malattie di figli e congiunti vari, cosicch&egrave; le donne spesso scelgono un impiego a tempo parziale, penalizzando la propria carriera.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Un altro problema, spesso dimenticato, &egrave; quello delle violenze (specie in famiglia). Malgrado i risultati ottenuti, ancora nel 2005, una donna violentata "avr&agrave; avuto le sue colpe", "se l’&egrave; cercata" oppure non pu&ograve; appellarsi a nessun diritto perch&egrave; legata da vincolo matrimoniale al suo carnefice. Inoltre, la societ&agrave; fa passare pubblicit&agrave; sessiste o che incitano allo stupro; pornografie e immagini che banalizzano le violenze alle donne.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Per non parlare di quanto il patriarcato resti ancora profondamente radicato nella sfera pubblica, nella forma stessa dello Stato.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Uno Stato si racconta attraverso le sue leggi, attraverso i suoi luoghi simbolici e di potere. Il nostro Stato racconta quasi di soli uomini e non racconta dunque la verit&agrave;. Da nessuna parte viene nominata la presenza femminile come necessaria e questo, probabilmente, &egrave; l’effetto di una falsa buona idea: le donne e gli uomini sono uguali, per cui &egrave; perfettamente indifferente che a governare sia un uomo o una donna. Ecco il perch&egrave; di un’eclatante assenza delle donne nei luoghi di potere.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Ci siamo fatte imbrogliare ancora. Ma pu&ograve; un paese di libere donne e uomini liberi essere governato e giudicato da soli uomini? La risposta &egrave; NO.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Donne e uomini sono diversi per biologia, per storia e per esperienza.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Dobbiamo, quindi, trovare il modo di pensare a un’uguaglianza carica delle differenze dei corpi, delle culture, ma che uguaglianza sia, tenendo presente l’orizzonte dei diritti universali e valorizzandone l’altra faccia. Ricordando, ad esempio, che la famiglia non ha alcuna forza endogena e che &egrave; retta dal desiderio femminile, dal grande sforzo delle donne di organizzarla e mantenerla in vita attraverso una rete di relazioni parentali, mercenarie, amicali ancora quasi del tutto femminili; ricordando che l’autodeterminazione della sessualit&agrave; e della maternit&agrave; sono OVUNQUE le UNICHE vie idonee alla tutela delle relazioni familiari di fatto o di diritto che siano; ricordando che le donne sono ovviamente persone di sesso femminile prima ancora di essere mogli, madri, sorelle e quindi, che nessuna donna pu&ograve; essere propriet&agrave; oppure ostaggio di un uomo, di uno Stato, n&egrave;, tantomento, di una religione."</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Sen (Stefania Noce)</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" />da Ateneinrivolta          28 dicembre 2011<br style="font-style: italic;" />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.spartaco.eu/dblog/articolo.asp?articolo=775]]></link>
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	<dc:date>2012-01-10T15:03:55+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fedele</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[ACQUA PUBBLICA: LA POLITICA NON RISPETTA GLI ESITI DEL REFERENDUM di A.D. ]]></title>
	<description><![CDATA[Il ministro Passera s'ingegna per inserire nel disegno di legge di gennaio nuove norme per la privatizzazione del servizio idrico ed il mantenimento in bolletta del 7 per cento di rendimento del capitale investito;<br /><br />a Cremona viene riconfermato il Piano d'Ambito della societ&agrave; gestrice Aem, che prevede tappe serrate per la privatizzazione; persino in Puglia la giunta Vendola annuncia aumenti in bolletta e dichiara di non voler rinunciare al 7 per cento. Cosa sta succedendo? Eppure appena 7 mesi fa due referendum sancivano, con il 96 per cento di s&igrave;, che l'acqua &egrave; un bene comune, e pertanto deve essere pubblica, fuori dal mercato e su di essa non si devono fare profitti.<br /><br />Sembrano passati anni, se &egrave; vero che giusto tre giorni fa l'antitrust &egrave; tornato a chiedere al governo &ndash; come se ce ne fosse bisogno, poi &ndash; ulteriori liberalizzazioni che coinvolgano i servizi pubblici locali. E, a quanto riporta Paolo Viana sul quotidiano l'Avvenire, un gruppo di funzionari del Ministero dell'Economia starebbe da giorni studiando come aggirare l'ostacolo del voto referendario e procedere alla privatizzazione del servizio idrico.<br /><br />Un metodo condiviso anche dal ministro allo Sviluppo Corrado Passera, che ha lasciato intendere pi&ugrave; volte la volont&agrave; di inserire norme per la privatizzazione dell'acqua nel maxidisegno di legge che verr&agrave; presentato a fine gennaio. Per implementare, a suo dire, le leggi europee sulla liberalizzazione dell'acqua, la stessa cui il Decreto Ronchi si proponeva di dare attuazione.<br /><br />Peccato che non esista nessuna legge europea che imponga la privatizzazione dell'acqua. &ldquo;L&rsquo;Europa - ricorda l'avvocato Ugo Mattei, membro del cda di Arin, la societ&agrave; pubblica che gestisce l'acqua a Napoli - non impone la privatizzazione ma esige che laddove il pubblico gestisce un servizio non utilizzi la propria posizione di monopolio per intervenire in altri campi violando il principio di concorrenza. Questo pu&ograve; avvenire con una societ&agrave; per azioni, non con un&rsquo;azienda speciale partecipata&rdquo;. Insomma, secondo Mattei la forma di societ&agrave; pubblica rispetterebbe alla perfezione i criteri dettati dalla Ue per la gestione dell'acqua.<br /><br />Ma se lo stato sembra muoversi a passi spediti in direzione contraria ai referendum, le amministrazioni locali non sono da meno. A Cremona era stato indetto per il 14 dicembre un Consiglio di Amministrazione dell'Ufficio d'Ambito, per revocare il Piano d'Ambito di Aem, la societ&agrave; che gestisce l'acqua nella provincia. Il Piano in questione infatti, prevede una serie di tappe serrate per la cessione a privati di quote sempre maggiori della societ&agrave;, ed il mantenimento della remunerazione del capitale investito.<br /><br />Il 12 dicembre i sindaci riuniti avevano votato a favore della revoca. Solo due giorni pi&ugrave; tardi, il Piano &egrave; stato invece riconfermato. La sentenza definitiva deve ancora arrivare, ma sulla decisione pesa la pressione del presidente della Provincia Massimiliano Salini, convinto fautore delle privatizzazioni.<br /><br />Il Forum italiano dei movimenti per l'acqua ha espresso la sua preoccupazione sulla vicenda: &ldquo;Ci pare che il progetto di privatizzazione disegnato dal Presidente della Provincia Salini &ndash; si legge in un comunicato &ndash; stia subendo una drammatica accelerazione, nonostante la resistenza di moltissimi sindaci che si sono apertamente schierati contro questo esproprio del bene comune per eccellenza, in spregio ad ogni regola democratica&rdquo;.<br /><br />E che dire della &ldquo;rossa&rdquo; Puglia? Neanche la giunta Vendola sembra intenzionata a rispettare quanto emerso dai referendum. La societ&agrave; gestrice, Acquedotto Pugliese s.p.a. &egrave; rimasta, come si evince dal nome, una societ&agrave; per azioni, dunque un ente di diritto privato, seppur a totale capitale pubblico. La remunerazione del capitale investito non &egrave; stata eliminata dalla bolletta, ma anzi &egrave; stata confermata la volont&agrave; di mantenerla. Inoltre da qualche giorno l'acqua costa pi&ugrave; cara del 3,9 per cento.<br /><br />Tutto ci&ograve;, nonostante il risultato di bilancio &ldquo;straordinario&rdquo; ottenuto dalla societ&agrave; nel 2011, con un attivo di 37 milioni di euro. L'apparente contraddizione &egrave; stata spiegata da Fabiano Amati, assessore regionale alle Opere Pubbliche, in virt&ugrave; della necessit&agrave; di effettuare gli investimenti infrastrutturali previsti dal Piano d'Ambito. &ldquo;Il piano prevede un miliardo e 500 milioni. Un miliardo va in tariffa e i 500 milioni sono contributi della Regione. Quel miliardo di investimenti prevede l&rsquo;ampliamento delle reti idriche e si ottiene con mutui presso le banche.&rdquo;<br /><br />Giustificazioni a parte, resta il fatto che l'applicazione dei risultati di un referendum non dovrebbe certo essere discrezionale. Al pari di una legge un referendum deve sancire una decisione del popolo sovrano che va rispettata in quanto tale. Al governo e alle amministrazioni spetta il compito di trovare il modo di applicare correttamente questa decisione, non certo quello di decidere se e in quali circostanze applicarla.<br /><br /><span style="font-style: italic;">da www.ilCambiamento.it&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 10 gennaio 2012</span>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.spartaco.eu/dblog/articolo.asp?articolo=774]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.spartaco.eu/dblog/articolo.asp?articolo=774</guid>
	<dc:date>2012-01-10T15:01:40+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fedele</dc:creator>
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	<title><![CDATA[SOSTIENE LORETTA "EFFETTO MONTI? NON PERVENUTO"]]></title>
	<description><![CDATA[<iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/Cx8X1-W6nI4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.spartaco.eu/dblog/articolo.asp?articolo=771]]></link>
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