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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Apprendiamo da fonti statistiche, che in Italia le possibilità di mobilità sociale, cioè salire da una classe sociale inferiore ad una superiore, sono pari al 6%, in Francia del 10%, in Germania del 14% e negli Stati Uniti d’ America del 15%.
Che in Italia il posto di lavoro in cinque casi su dieci si trovasse grazie ad amici, parenti e clientele, lo sapevamo, sarà un caso che la metà dei giovani assunti ha un contratto a tempo indeterminato, mentre l’altra metà annaspa nel lavoro precario?
Ma che a distanza di tanti secoli dalla fine del feudalesimo, fossimo ancora in balia dei vassalli, dei valvassori e dei valvassini, proprio no!
…e l’avvenire è un buco nero in fondo al dramma…
“Più veloce ragazzi! Forza! Bisogna spingere!” urla la responsabile del call-center, “Dai, falli volare, questo risultato non mi basta, dal gruppo voglio venti contratti entro la fine della mattinata!”
E sì perché, per una retribuzione di 750 euro al mese, è giusto spremere le persone, farle sgolare un’intera giornata davanti ad un pc, per concludere un contratto o due quando va bene, con la prospettiva che la paga da fame di oggi, sarà la pensione da miseria di domani!
Dopo la giornata della memoria e la giornata del ricordo, per non dimenticare rispettivamente le vittime dell’ olocausto e le vittime delle foibe, oggi 19 febbraio 2007 è stata proclamata per i vivi la giornata della lentezza.
E da chi?
Dagli operai della catena di montaggio della Fiat, che devono fissare in 96 secondi al massimo gli spruzzatori lavavetri anteriori e posteriore sull’auto, dagli operatori di call-center outbound che devono produrre più contatti e soprattutto più ordini possibili a seconda del prodotto o del sevizio offerto, o da quelli inbound, che devono evadere il numero più elevato possibile di richieste di assistenza dei clienti o degli utenti? Né dagli uni, né dagli altri, è stata proclamata dai dirigenti e dai manager (sic!).
Forse perché di correre come dei dannati ci siamo stancati tutti a qualsiasi livello, forse perché i ritmi imposti dalla globalizzazione in ogni angolo della terra sono diventati insopportabili, forse perché al termine di questa folle corsa, l’unica certezza che intravvediamo è la distruzione della terra e dell'umanità stessa…
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