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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Con tutta la buona volontà, è difficile smorzare i toni. Il decreto salva-liste viola la legge ordinaria e fa strame dei principi costituzionali. La motivazione addotta dal presidente della Repubblica, proprio perché politica (incentrata sull'esigenza di permettere la partecipazione del «maggior partito politico di governo»), tradisce una forzatura delle sue prerogative. Il messaggio trasmesso all'opinione pubblica (chi ha il potere può tutto) è devastante. Si può non dire che siamo alla morte dello Stato di diritto e dell'uguaglianza tra i cittadini, alla nascita dello Stato discrezionale e autoritario? Quando è cominciata la notte della Repubblica? Gli ultimi vent'anni pesano come macigni, non solo per colpa di Berlusconi. Dall'inizio degli anni Novanta si è costruito un sistema che favorisce la prepotenza del più forte. In politica, con maggioritario e federalismo contro pluralismo e solidarietà. Nella società, con la guerra neoliberista contro il lavoro. Sul piano internazionale, con l'imperialismo delle «guerre umanitarie». Berlusconi ha enormi responsabilità, ma in un contesto diverso non avrebbe potuto fare i danni che ha fatto. La storia però non comincia vent'anni fa. È più lunga e si vendica con chi la rimuove. L'Italia è unita da appena 150 anni, è una (fragile) democrazia da meno di 70 ed è stata il laboratorio del fascismo europeo. Tutto ciò non va dimenticato poiché riflette caratteri profondi della nostra storia nazionale, in primo luogo il particolarismo delle élites e la scarsa educazione democratica dei ceti medi.
Un aspetto essenziale di questa cupa vicenda rischia di venire sottovalutato. Ferme restando le responsabilità del presidente Napolitano, in quali circostanze è maturata la sua decisione? Alcuni resoconti descrivono l'aggressione «brutale» compiuta dal presidente del Consiglio ed evocano sue non velate minacce. Il presidente Zagrebelsky ha parlato esplicitamente di «violenza minacciata», ricordando che «la violenza è la fine della democrazia». Se è così, siamo in una situazione nuova. Non si tratta più di attardarsi in congetture: in questione qui e ora è la tenuta materiale del quadro democratico. È molto probabile che si illuda chi dà per certo il tramonto di Berlusconi. La situazione somiglia piuttosto a quella creatasi nel 1924 all'indomani del delitto Matteotti. Allora il regime nascente (anch'esso capeggiato da transfughi socialisti) vacillò e rischiò di crollare. Mussolini giocò il tutto per tutto, optò per il colpo di forza e vinse. Da quel momento il fascismo ebbe la strada spianata.
Se il paragone è calzante, il frangente odierno è decisivo. Per poco tempo ancora sarà possibile rovesciare lo stato di cose. L'opinione pubblica è sconvolta dagli avvenimenti, percepisce finalmente il grave pericolo che il Paese corre. I cittadini, già costretti a fare i conti con i rigori della crisi, chiedono una guida per uscire dall'incubo. A tutte le forze democratiche del Paese - partiti, movimenti, sindacati, associazioni - spetta di dar risposta a questa domanda. Verrà poi il momento di discutere su quanto ha diviso queste forze nel corso dell'ultimo ventennio. Verrà il momento dei bilanci, delle riflessioni, dei progetti. Ora non c'è tempo che per la mobilitazione più vasta e unitaria possibile, che chiami a raccolta tutte le energie democratiche in difesa della Repubblica e della Costituzione antifascista.
(da il manifesto del 9 marzo)
Il comunicato del Comitato No Tav Spinta dal Bass sull'arrivo delle ultime trivelle in Val di Susa
«Nausea, è questo il sentimento che pervade oggi in Valle di Susa dopo aver letto i giornali di ieri e quelli odierni. I fatti: giovedì fiaccolata rumorosa alla trivella di Buttiglierra. Mille persone in strada, serata tranquilla, alle 23.30 tutto finito e tutti a casa. Nessun giornalista presente se non qualche fotografo e quelli dei giornali locali che riportano la notizia di una manifestazione pacifica e tranquilla. La mattina i tg radio e i giornali non fanno un accenno. Alle 13.00 la questura indice una conferenza stampa dove racconta ’impossibile: scontri, sassaiole, lanci di bengala, chiodi a tre punte. Come prova porta una foto con un giochino laser puntato e 4 chiodi arrugginiti usati nei cantieri edili e chissà da quanto tempo su quel terreno. (Le foto sono sulla stampa di ieri) Nessuna foto di scontri o di sassaiole. Ma nessun giornalista pensa di verificare le notizie o almeno chiedere delle vere prove che non esisterebbero. Tutti chini a scrivere il volere di polizia e di politici che commissionano. Alle esagerazioni ormai ci eravamo abituati, alle invenzioni ancora no. I bengala vengono usati in guerra per illuminare le zone da bombardare. A Buttigliera tuttal´più sono stati scoppiati alcuni petardi che non facevano male a nessuno, solo rumore. Ma è la “sassaiola” quella che colpisce di più, perché inventata di sana pianta. Ma Griseri e Numa, prendono per buono le veline della questura e ci montano un caso politico costruito su delle invenzioni colossali. Oggi poi ci si mette Esposito (Pd) che sulla Stampa, supportato da Numa, attacca due persone no tav in modo delirante. Accusati addirittura di vivere alle spalle del movimento. Peccato che entrambi lavorano, pagano le tasse e permettono ai parassiti come Esposito di vivere grazie ai soldi di onesti lavoratori. Quanto ai “professionisti della violenza” e dove si “nascondono” vogliamo ricordare che ad oggi abbiamo avuto due feriti molto gravi (Simone e Marinella), decine di contusi e due presidi distrutti. Questo per dirvi che in Valle di Susa sappiamo benissimo chi sono i violenti, da che parte stanno e da chi sono difesi. Una cosa però vogliamo rivendicarla e ribadirla. Ogni volta che arriverà una trivella con il suo seguito di militarizzazione ci sarà una reazione come oramai da anni capita in Valle. E´stata e sarà una reazione non violenta ma molto, molto determinata. Chi arriva con la prepotenza e con l´intento di devastare il nostro territorio e il nostro futuro, non può pensare di poter lavorare in pace e senza fastidi. I blocchi, gli assedi, i cortei continueranno ogni qual volta i distruttori arriveranno in Valle. E´chiaro che il nostro intento è quello di impedire o rallentare lo svolgimento dei lavori. Oggi la trivella di Buttigliera è stata smontata con 5 settimane di anticipo dalla scheda tecnica sul sito Torino-Lione e con 10 giorni di anticipo su quanto scritto sul cartello del cantiere. Questo significa che il sondaggio non è stato terminato così come era già successo a Condove. Ulteriore prova della farsa sondaggi.
Ps: queste righe, come le precedenti, vengono spedite a tutti i giornali e Tv.. Naturalmente non una parola uscirà sulla nostra verità. Pertanto chiediamo a tutti gli uomini e donne di buona volontà,di far girare questo scritto come altri che stanno girando, di stamparli e diffonderli…la verità, quella sì che è rivoluzionaria!
Comitato no tav Spinta dal Bass * * Spazio sociale libertario Takuma [10 Marzo 2010]
Perché il collasso della Grecia rischia di travolgere l’Italia e Eurolandia? La Grecia, dopo tre settimane di mobilitazioni contadine, è stata ieri completamente paralizzata dallo sciopero generale dei dipendenti pubblici, riuscito più di quello del 13 dicembre scorso. Per sanare i conti pubblici il governo “socialista” di George Papandreu, insediatosi nell’ottobre scorso, ha approntato un piano di drastici tagli (ma il peggio deve ancora venire) alla spesa pubblica. Gridava un dimostrante: «Non sono stati gli operai che si son presi i soldi, ma i plutocrati. Che li diano indietro loro!». Un delegato sindacale aggiungeva: «E’ una guerra contro i lavoratori e noi risponderemo con la guerra, con una lotta continua, fino a quando il governo non ritirerà i suoi provvedimenti.» I segnali che giungono dalla Grecia confermano le tre tesi basilari su cui da almeno un anno e mezzo noi insistiamo: (1) la crisi che vive il capitalismo occidentale è una crisi epocale, storico-sistemica; (2) essa avrà effetti devastanti facendo saltare per primi gli anelli deboli della catena imperialistica (e la Grecia è uno di questi); (3) la crisi pone fine alla lunga catalessi del conflitto sociale e causerà asperrimi e prolungati scontri sociali.
PIIGS & spread Il Pil della Grecia pesa meno del 3% di quello di Eurolandia, eppure, non appena diffusasi la notizia di un possibile default ellenico, l’Euro è sceso in poche ore ai suoi minimi (quota 1,35 dollari all’ 8 febbraio), facendo così vacillare, assieme all’economia tedesca (primo paese esportatore) tutta l’Eurozona. Ha ragione il primo ministro Papandreu a denunciare che il gigantesco assalto speculativo al debito sovrano (pubblico) greco è un attacco all’Euro. Così si spiega come, malgrado il Trattato di Maastricht impedisca un “salvataggio ufficiale”, le teste d’uovo della BCE e della Commissione europea abbiano assicurato che “la Grecia non andrà in default”. Ma il prezzo di questo salvataggio lo indica Padoa Schioppa sul Corriere della Sera di oggi: «Eviteremo reazioni a catena, ma Atene dovrà accettare limitazioni di sovranità». In poche parole la Grecia sarà commissariata dalla Banca centrale di Francoforte e perderà anche la parvenza di Stato nazionale sovrano. Tutti gli analisti convergono tuttavia nell’affermare che il problema non sarà risolto gettando il salvagente alla sola Grecia. L’attacco speculativo sta infatti prendendo di mira la serie di paesi che razzisticamente gli anglosassoni (sulla disastrata condizione del Regno Unito diremo più avanti) chiamano PIIGS (maiali), che è l’acronimo che sta per Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. Se le misure d’emergenza delle autorità monetarie e politiche europee non sortissero alcun affetto duraturo, la crisi Greca potrebbe produrre un effetto domino dalla incalcolabile portata. I segnali non sono confortanti. I grandi detentori mondiali di denaro, anzitutto i famigerati hedge fund, stanno sbarazzandosi in maniera massiccia dei titoli di stato dei PIIGS (per adesso l’Italia è esclusa) in loro possesso obbligando i rispettivi governi ad alzarne i rendimenti. La Grecia, ad esempio, è riuscita sì a collocare l’ultima emissione dei propri titoli di stato, ma solo offrendo un rendimento annuale del 6,2%. Un tasso molto alto, che finisce per innescare il diabolico meccanismo per cui, pur di onorare i debiti pregressi e contenere il deficit delle finanze pubbliche, lo Stato finisce per indebitarsi sempre di più, avvicinando il rischio di un default. C’è chi ricorda il 1992, quando, non una cordata di speculatori ma il solo George Soros, scatenò l’attacco contro la sterlina e la lira, innescando la reazione a catena della scommessa al ribasso sulle obbligazioni e i titoli di stato inglesi e italiani. Quello che sta accadendo in questi giorni sembra avere proporzioni ancora più ampie. C’è un indice che i pescecani della finanza ritengono infallibile, il cosiddetto spread, il differenziale tra i rendimenti di obbligazioni simili (di norma decennali) emessi da paesi differenti. Il bond, il titolo considerato più virtuoso e che fa da parametro, è in Europa quello tedesco. Se il rendimento del bond non-tedesco è maggiore di quello di Berlino, allora vuol dire che gli operatori non si fidano e comprano meno (o vendono del tutto) il titolo non-tedesco. La conseguenza, come dimostra la Grecia, è che il governo deve promettere (e pagare) interessi più alti se vuole piazzare i suoi prestiti durante le aste. Il rendimento più alto che il creditore incassa è il premio per il rischio, il rischio appunto che il debitore non riesca a onorare il debito contratto. Vediamoli dunque questi spread tra i i debiti dei PIIGS e quello tedesco. Quello greco è volato a ben 405 punti base, mentre il prezzo dei CDS (su cui torneremo più avanti) è oltre i 400 punti. Lo spread tra i titoli decennali tedeschi e quelli spagnoli è a quota 100, quello irlandese si è portato a 174 punti base, quello portoghese è a 155 (ma visto l’inquietante fallimento dell’asta dei bond portoghesi del 3 febbraio la tendenza è alla crescita). L’Italia si sta difendendo come può, lo spread coi bund e i BTP tedeschi è a quota 92. Per adesso il “maiale italiano” non è investito dalla bufera speculativa. Più solidi sono, rispetto agli altri, i fondamentali economici, in primis la sua struttura industriale, che dimostra, anche grazie ai bassi salari e alla maggior flessibilità dei suoi distretti e all’atomizzazione delle imprese, una notevole capacità di tenuta. Anche i dati del rapporto deficit-Pil mostrano che l’Italia, tra i “maiali”, è quello meno a rischio: contro il 13% della Grecia e l’11,7% della Spagna, il Belpaese oppone il 5,2%. Per adesso, appunto, poiché se la bufera che investe Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna dovesse farsi più minacciosa, nessuno ha dubbi che l’Italia sarebbe anch’essa travolta. Il governo sarebbe a quel punto obbligato, onde evitare la fuga dai titoli di stato italiani, ad alzarne i rendimenti, e a finanziare quest’aumento approntando piani draconiani di tagli alla spesa pubblica, con le conseguenze sulla stabilità sociale e politica che ognuno può immaginare. Che ci sia del “marcio in Danimarca”, ovvero che sia in atto un Risiko globale in cui grandi hedge found nonché grandi banche stiano speculando sulla pelle delle nazioni e dei popoli pur di arraffare grandi somme di profitti nel più breve lasso di tempo, è dimostrato dal fatto che mentre si grida al rischio default dei “maiali”, il Regno Unito, il “maialone”, stranamente, non è sotto attacco. Segno evidente che la City è il centro vero e proprio dell’offensiva di aggiotaggio. Il rapporto deficit-Pil è considerato, come si sente dire ogni giorno, l’indice “infallibile” per valutare lo stato di salute di un paese. Peccato che quello inglese sia già al 10,4%! Cioè allo stesso livello di guardia dei PIIGS.
Credit default swap Per comprendere perché l’umanità è sull’orlo del precipizio, fino a che punto il capitalismo è una macchina scassata con alla sua guida degli avventurieri senza scrupoli, è bene soffermarsi un attimo sui Cds, Credit default swap, che altro non sono se non quei derivati ampiamente responsabili del crollo finanziario del settembre 2008. Si tratta di contratti con cui un soggetto terzo assume il rischio, dietro lauto pagamento da parte dell’emittente, dell’eventuale insolvenza dell’emittente stesso. In pratica si tratta di polizze assicurative sui bond e sui titoli (ma anche su azioni). Se la quotazione dei Cds su un dato titolo sale, vuol dire che il premio della polizza è più caro, significa insomma che il mercato prezza un maggiore rischio d’insolvenza. Viceversa, se le quotazioni dei Cds scendono, il rischio di default diminuisce. Esempio: Unicredit o la Cassa di Risparmio di Forlì comprano, perché venduti a tassi allettanti, obbligazioni e titoli emessi dalla Grecia, ma dato il rischio di default del paese si proteggono comprando Cds, che saranno pagati ove le obbligazioni non venissero rimborsate. Fatto sta che è il prezzo dei Cds la misura che “il mercato” considera molto precisa del rischio attribuito ad uno Stato o ad una società. Più Cds vengono comprati maggiore è il rischio dei titoli che essi coprono. Il problema è che coi Cds si può fare anche ben altro, ovvero la pura speculazione, guadagni astronomici a breve. Afferma un analista: «Se vuoi posizionarti corto su un dato emittente (ovvero se vuoi scommettere su un suo peggioramento o al limite sul suo default, ndr), basta comprare Cds (i quali vengono scambiati al pari di tutti le altre diavolerie finanziarie, ndr). Se le condizioni del paese o della società peggioreranno, il prezzo dei Cds salirà e chi li avrà comprati per tempo, li venderà facendo lauti guadagni» (La Stampa del 10 febbraio). Si può quindi comprare scommettendo su un rialzo dei Cds, fottendosene delle conseguenze sociali che poi affliggeranno la vittima. Quello greco è un caso clamoroso: i Cds sulla Grecia sono passati da 120 punti base in ottobre ai 419 di questi giorni. Così, mentre per gli analisti il rischio reale di default greco si aggira attorno al 2%, osservando l’impennata dei Cds si giunge al 29%. Ci sono insomma forze anonime e tremende che puntano al crollo di questo paese, nonché a trascinare l’Euro nella spirale, proprio allo scopo di intascare le cedole lucrando sulla crisi della moneta europea. Afferma un trader della City londinese: «In questi giorni abbiamo visto molto attivi sul debito greco molti hedge fund ma anche grandi banche, americane ed europee» (La Stampa, idem), con l’apparente paradosso che le banche che vanno all’attacco della Grecia sono le stesse che gli hanno prestato i soldi solo pochi mesi addietro. Un modo per moltiplicare rapidamente i propri guadagni. Un altro esempio di come agisca la speculazione l’abbiamo con la Spagna. I titoli di stato spagnoli a dieci anni, tra il primo febbraio e il 4 febbraio, sono passati da 99.79 a 98,99, con un guadagno per chi ha venduto di 80 centesimi per ogni singolo titolo. Una grande banca che avesse comprato 100milioni di euro di titoli spagnoli, in soli tre giorni, vendendo gli stessi titoli avrebbe guadagnato 800mila euro! Per dare un’idea delle dimensioni apocalittiche del traffico globale dei Cds basti pensare che secondo recentissime stime il totale dei CDS emessi è pari praticamente al PIL mondiale. Come stanno le cose per i Cds sull’Italia? Essi sono passati dai circa 20 punti base del novembre 2007 agli attuali 185. Un balzo che attesta come i mercati finanziari considerano l’Italia per nulla estranea al pericolo di un collasso. Ma anche stavolta è il caso di tirare in ballo il Regno Unito. Il Cds inglese è passato in pochi mesi dai 5 punti base ai 147, con un aumento forte dall’inizio dell’anno. E neanche Germania e USA se la passano molto bene, visto che i loro Cds sono a 60-70 punti base.
La minaccia di un altro crollo finanziario e il destino di Berlusconi In un articolo su Il Sole 24 ore dell’8 febbraio Vittorio Carlini ci svela come questi Cds, lungi dall’essersi ritirati dal mercato dopo il crollo del settembre 2008, hanno ripreso vigore rischiando di causare un’altra gigatesca bolla, precipitando il capitalismo mondiale nel caos. Egli mette in evidenza come tali derivati sfuggano ad ogni controllo, un eufemismo per dire che sono concentrati nelle mani di grandi colossi finanziari privati; e che siano scambiati su “piattaforme” opache, cosiddette Over the counter, che è un eufemismo per non dire fuori da ogni controllo. Infatti cosa si scopre? Che in barba al crollo del settembre 2008 «.. al 30 settembre 2009, negli Stati Uniti, il 96% dei contratti swap (in cui sono ricompresi i Cds) era intermediato da solo cinque banche: JpMorgan, Bank of America, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Citigroup. Il dato, pubblicato dall'Office of the comptroller of the currency, è riferito ad un valore nominale di oltre 172 triliardi di dollari. Una cifra incredibile!» Ecco chi sono i demiurghi che stanno dietro alle grandi manovre finanziarie che stanno squassando l’economia occidentale spingendo interi stati al collasso e interi popoli a subire cure da cavallo. Si tratta non della “mano invisibile del mercato”, bensì di grandi gruppi finanziari-bancari di aggiotaggio, anzitutto anglosassoni, che nella loro folle corsa speculativa si portano appresso tutto il resto della compagnia. Sono questi gruppi che lungi dall’aver cambiato musica dopo il crollo del 2008, hanno ripreso il gioco speculativo dei derivati in grande stile, avvicinando la possibilità di un nuovo e più devastante collasso.
Secondo una vulgata dura a morire, a fronte di questo “capitalismo parassitario” vi sarebbe un “capitalismo buono” o “sano”, che starebbe lottando per avere il sopravvento e sbarazzarsi delle mele marce. Obama, manco a dirlo, sarebbe il campione di questo capitalismo buono. In Italia è addirittura il Ministro Tremonti che ama vestire i panni del paladino del “capitalismo sano” di contro ai “cattivi banchieri”. In verità l’intreccio indissolubile tra grandi aziende industriali, banche commerciali e banche d’affari, tra speculatori cattivi e “onesti capitani d’industria” è talmente inestricabile che ne viene fuori un unico, immenso conglomerato capitalistico mondiale, al cui centro c’è Wall Street e il super-imperialismo USA. Un conglomerato certo attraversato dalla lotta tra cosche, dalla spietata battaglia per tenersi a galla. Ma quando tutto il sistema scricchiola esse rassomigliano ai Ladri di Pisa, che litigavano di giorno per rubare assieme di notte: come mostra il caso greco, queste cosche fanno causa comune, non si fanno scrupoli dall’assaltare la diligenza di qualche fondo sovrano. Per di più, il ricorso all’investimento speculativo, al Risiko finanziario, i banchieri e i traders lo fanno spesso solo su commissione. Per non parlare che spesso, proprietari di banche o di gruppi industriali, fanno capo alle stesse confraternite, se non alle medesime persone fisiche. C’è chi si chiederà: ma con quale intelligenza questi mostri capitalistici portano tali attacchi ai PIIGS, col rischio di ottenere una crisi dell’Eurozona, non escluso l’uscita dall’Euro di diversi paesi? Ma è semplice! Per guadagnare quattrini, senza riguardo alcuno per le conseguenze che questa loro smania può provocare a livello politico e sociale, in questo o quel paese. En passant: il panico che provoca l’avanzata cinese non è che stemperi la pulsione predatoria dei conglomerati finanziari occidentali, anzi, la accentua. Ci penseranno i governi e gli organismi politici e monetari sovranazionali a correre ai ripari, a trovare soluzioni, a mediare, o ad applicare politiche di austerità per far pagare alle masse dei salariati e ai settori più deboli della borghesia, nonché, come sempre, ai popoli diseredati del “terzo mondo”, i costi, enormi, delle loro scorribande. Ci pensino i Papandreu, gli Zapatero o i Berlusconi a riscuotere il pizzo sociale, a sanare le casse degli stati nel frattempo razziate da Lorsignori. In fondo questi politicanti non sono che esattori, dei vampiri che quando è necessario debbono dissanguare i popoli per assicurare le indispensabili e periodiche trasfusioni senza le quali il capitalismo non potrebbe funzionare. Se non saranno guerre tra stati a far uscire il Capitale dalla crisi, che siano pure le guerre civili, l’attacco alle masse popolari. Politiche di durissimi sacrifici attendono dunque anche gli italiani. Il cui risveglio dopo il sogno dell’opulenza e della crescita senza fine, sarà senz’altro doloroso. Se poi all’Italia dovesse accadere, a breve, qualcosa di simile a ciò che sta accadendo alla Grecia, il populismo berlusconiano, quello che meglio di tutti ha incarnato quel sogno, salterà come un birillo, un ramo secco che sarà travolto dalla piena. Il cavaliere si farà da parte o sarà costretto a digerire il piatto che da anni stanno preparando nelle retrocucine: un governo di unità nazionale d’emergenza. Un’Unione sacra, che per conto del regime plutocratico, scaricherà sulla povera gente i costi salatissimi per salvare il salvabile, ovvero per salvare con l’Euro tutto l’edificio di Eurolandia. Noi ribadiamo che siamo solo agli inizi di una crisi epocale, destinata a ferire a morte non solo qualche “maiale” ma tutta l’Unione europea. Saranno gli eventi a fare spazio ad una soluzione rivoluzionaria, ad un’uscita non solo dalla crisi, ma ad una fuoriuscita dal capitalismo, la cui prima irrinunciabile misura sarà nient’altro che l’annullamento del debito pubblico, fatte salve le fasce sociali più deboli che dovessero avere in tasca qualche migliaio di Euro di titoli di stato. da Campoantimperialista 11 Febbraio 2010
In piazza per sostenere la Polverini? Se la data è quella che ripetono in molti, il 20 marzo, si rischia un serio problema di ordine pubblico. Per quella data, infatti, è già indetta a Roma una manifestazione nazionale del forum italiano dei movimenti per l'acqua pubblica, contro la norma del governo che favorisce la privatizzazione delle società. C'è un lungo elenco di adesioni, tra le quali quelle dei partiti della sinistra (partito della Rifondazione comunista, Federazione dei verdi, Sinistra democratica, Partito dei comunisti italiani), dei sindacati, delle associazioni di volontariato (Pax christi, Mani tese, Lunaria...), della rete dei movimenti (Lilliput, Sbilanciamoci, Attac Italia, Beati i costruttori di pace...). Aderiscono inoltre centinaia di enti locali, e un lunghissimo elenco di artisti e movimenti culturali (da Moni Ovadia a Neri Marcorè, ai Modena City Ramblers, Beppe Grillo, Africa Unite, Dario Fo, Ivano Fossati...). Gli organizzatori stimano una partecipazione attesa dell'ordine di 200mila persone.
Per il 20 marzo è difficile, poi, anche lo spostamento da una città all'altra. A Milano, infatti, il 20 marzo si celebrerà la XV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie promossa da libera. Prevista al mattino la marcia che di norma coinvolge decine di migliaia di persone.
da Repubblica (10 marzo 2010)
In questi giorni il Parlamento ha approvato alcune norme inserite nel “collegato alla Finanziaria 2010” il cui effetto in termini di ulteriore attacco ai diritti dei lavoratori verrà purtroppo sperimentato da molti negli anni a venire. Riporto qui di seguito un articolo del nostro Socio e Consigliere Nazionale ATDAL Stefano Giusti recentemente pubblicato sul sito dirittidistorti, articolo che spiega in modo ottimale quale nuovo colpo è stato sferrato ai diritti di chi lavora. Le sorprese della Finanziaria di Stefano Giusti Nel Collegato “lavoro” della Finanziaria 2010 approvata a Dicembre al Senato, ci sono alcune norme passate sotto silenzio che meritano di essere approfondite, in quanto seppur all’apparenza poco invasive, tendono nella realtà ad assestare gli ennesimi colpi di piccone a un sistema di diritto che, per quanto riguarda i lavoratori, è stato già abbondantemente manomesso in maniera peggiorativa. Le principali novità che riguardano il campo del lavoro sono tutte sottilmente unite tra loro da un filo conduttore che tende ancora una volta a riaffermare il primato dell’interesse di impresa su quello del lavoro. Ecco gli elementi principali del collegato (ndr). Deroga dai Contratti Nazionali di Lavoro Innanzitutto è stata introdotta la possibilità in sede di stesura dei contratti di derogare dai CCNL, certificando tramite commissioni (un sindacato o un Ente bilaterale) dei contratti individuali, i quali possono contenere anche clausole peggiorative rispetto a quanto stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Nello specifico poi, l’art 33 del disegno di legge della finanziaria 2010, introduce ed amplia la possibilità di ricorrere nelle cause di lavoro all’arbitrato, dando la possibilità di inserire nei contratti una clausola compromissoria secondo cui le controversie tra le parti possono essere sottratte al giudice del lavoro e risolte appunto con un arbitrato. In pratica c’è la possibilità di assumere facendo sottoscrivere al lavoratore (in altre parole obbligandolo a firmare pena la non assunzione – ndr) un contratto individuale, dove si certifica la “volontà” del lavoratore di accettare deroghe peggiorative previste dai contratti collettivi e dove il lavoratore rinuncia a priori in caso di controversia o licenziamento ad andare davanti al magistrato per affidarsi ad un collegio arbitrale. Se valutiamo le difficoltà che ci sono oggi per trovare un posto di lavoro e le condizioni che alcuni lavoratori si trovano costretti ad accettare (anche in termini di sicurezza) pur di portare a casa uno stipendio, appare piuttosto chiara la portata destabilizzatrice di questa norma. La sua introduzione è stata ovviamente motivata col solito grimaldello giustificativo di voler sollevare i tribunali del lavoro dall’ingolfamento di pratiche e sveltire gli iter giudiziari (una priorità nobile e disinteressata per l’attuale governo…). Non ci vuole molto però a capire quanto questa norma sia pericolosa e squilibrata. Arbitrato e conciliazione infatti presuppongono che le due parti siano su un piano di sostanziale parità sia economica che di potere, mentre è facile capire quanto sia dispari su tutti i piani la posizione tra un azienda e un singolo lavoratore. Questa disparità non è oltretutto ideologica o campata in aria, ma è stata più volte ribadita da sentenze della Cassazione in merito alle cause di lavoro. Norme limitative dell’azione del lavoratore Il tentativo di depotenziare i diritti dei lavoratori e in toto il processo del lavoro va avanti con altri due articoli, il 32 e il 34, che inseriscono altre norme limitative. Anche nel caso in cui un lavoratore voglia e possa (anche in termini economici) intraprendere le vie giudiziarie, nel caso del Processo del lavoro, il giudice non potrà più entrare nel merito delle decisioni aziendali: in parole povere non sarà più possibile contestare le scelte dell’impresa ma il giudice dovrà limitarsi alla verifica dei requisiti. Questo limite si rafforza soprattutto nei casi di contratti di lavoro autocertificati dove non sarà possibile contestare le deroghe peggiorative contenute negli accordi individuali, ma il tribunale potrà solo prendere atto e rendere legali motivi aggiuntivi.
Ancora altre piccole chicche, modifiche apparentemente insignificanti ma che come gocce scavano lentamente la pietra del diritto. Impugnazione dei licenziamenti Una è quella relativa all’impugnazione dei licenziamenti: è stata introdotta infatti una norma che riduce tempi di impugnazione del licenziamento. Con le nuove disposizioni il termine passa a 60 giorni e una volta decorso questo periodo, non sarà più possibile rivolgersi ad un giudice per far invalidare la risoluzione di un rapporto di lavoro dipendente. Contributo alle spese processuali Se non bastasse è stato esteso anche ai processi del lavoro l’introduzione del Contributo sulle spese processuali. Esso viene stabilito in una cifra che va dai 30 Euro per i processi di valore fino a 1.100 Euro e arriva fino ai 1.100 Euro per i processi di valore superiore ai 520 mila Euro. L’applicazione di questa modifica fa sì che un lavoratore che apre una controversia con il proprio datore di lavoro, prima della Finanziaria non pagava nulla, mentre ora dovrà pagare una somma in denaro che può anche essere consistente. È facile immaginarne l’effetto su un lavoratore che ha perso il posto, quindi è senza stipendio, e deve decidere se aprire o no una vertenza con il proprio ex datore di lavoro.
Ci si può fermare qui, anche se, nella stesso Collegato lavoro ci sarebbero altri interventi degni di commento come la reintroduzione dello Staff leasing tra le tipologie contrattuali applicabili o la norma che riguarda l’obbligo scolastico che potrà essere assolto già a 15 anni lavorando con un Contratto di apprendistato (il precedente Governo aveva elevato l’obbligo scolastico a 16, ben al di sotto dei 18 previsti nella UE, questa norma riabbassa il requisito in un paese che in termini di scolarizzazione viene dopo il Portogallo - ndr) . Per commentare questa che personalmente considero una sorta di “macelleria sociale” non servono approfondite analisi sociologiche o giuridiche, basterebbe citare l’Articolo 35 della Costituzione che in apertura recita “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”. Se qualcuno intravede in queste norme una pur lontana tutela di qualcosa, che per favore lo spieghi a tutti noi e specialmente a coloro che, quotidianamente, manifestano nelle piazze e si battono per impedire la chiusura di fabbriche e per difendere la loro dignità di lavoratori e persone.
Fin qui l’articolo di Stefano al quale vorrei aggiungere qualche commento nel merito e qualche considerazione politica.
Stefano ha dimenticato di citare che accanto a tutti questi articoli devastanti e che mirano a demolire progressivamente lo Statuto dei Lavoratori, nel provvedimento approvato dal Parlamento è stata anche inserita una nuova deroga alla riforma degli ammortizzatori sociali, una riforma divenuta ormai una sorta di barzelletta che politici di ogni genere hanno cominciato a raccontarci attorno alla metà degli anni ’90. Da allora, mentre scherzavano raccontandoci la barzelletta, hanno “riformato” 4 o 5 volte la previdenza, hanno varato una cinquantina di contratti flessibili che danno mano libera alle imprese nel ricattare e sfruttare i lavoratori, hanno introdotto ostacoli per i lavoratori che intendono difendere i propri diritti, hanno cercato di salvare “furbetti” di ogni genere che, spassandosela tra festini a base di trans e puttane, hanno mandato in rovina centinaia di migliaia di famiglie, ecc. Al tempo stesso questi galantuomini se ne sono fottuti della necessità di una legge a tutela delle vittime del mobbing, di avviare una seria lotta al lavoro nero, di introdurre seri provvedimenti per ridurre le morti e gli incidenti sul lavoro, ecc. Ma qualche osservazione merita di essere fatta anche da un punto di vista politico. 1. Quale punto di contatto esiste razionalmente tra una Finanziaria e questo insieme di norme definito “Collegato al lavoro” ? Io credo non vi sia nessun nesso. Esiste bensì una precisa strategia particolarmente cara a questo Governo (questa volta non posso esimermi dal dirlo visto che non credo di avere mai risparmiato critiche anche ad altri Governi). La strategia consiste nell’inserire all’interno di provvedimenti di legge di varia natura articoli che nulla hanno a che vedere con il corpo principale del provvedimento. L’obiettivo è quello di far concentrare l’attenzione di tutti sul provvedimento generale e distogliere l’attenzione dagli “elementi secondari” senza suscitare una particolare opposizione. 2. Il merito di questo “eccellente Collegato” va tutto ascritto al Ministro Sacconi, ex-socialista, craxiano di ferro e attualmente meglio definibile come il portavoce (e passacarte) della corrente più reazionaria della Confindustria capitanata dall’egregio Dr. Bombassei. 3. Il pericolo delle norme di cui abbiamo parlato è stato più volte sottolineato da vari articoli scritti dal Prof. Luciano Gallino, articoli passati nell’indifferenza generale forse perché Gallino non appartiene alla congrega dei grandi “pensatori” economici che vanno da Tito Boeri a Pietro Ichino, ecc. 4. L’opposizione di centro sinistra si è totalmente disinteressata di questi provvedimenti salvo qualche sporadica dichiarazione di singoli Parlamentari in prossimità dell’approvazione del Collegato. 5. Il sindacato, dopo avere ignorato per mesi il pericolo rappresentato da queste nuove norme si è diviso. CISL e UIL hanno, al solito, spolverato rilievi di lana caprina per minimizzare la portata dei provvedimenti e sostanzialmente approvarne forma e sostanza. UGL, forse perché la Polverini aveva altro a cui pensare, si è distinta per un silenzio tombale. La CGIL ha preso un posizione netta di contrasto al Collegato chiamando alla mobilitazione i lavoratori. Peccato che il contrasto a norme che ledono i diritti dei lavoratori, da che è mondo, si mette in campo ben prima che tali norme vengano approvate. A posteriori tutto diventa più difficile ma non sono io a doverlo spiegare al sindacato caso mai mi sento in portato a dire che il disinteresse dimostrato durante tutto l’iter per l’approvazione del Collegato è sospetto così come è sospetta la tardiva chiamata alle armi quando i buoi hanno già lasciato la stalla. Resta solo da capire se in questo paese esiste ancora qualcuno che abbia le carte in regola per proporsi a difesa dei lavoratori e dei disoccupati … io qualche dubbio in merito ce l’ho !!!
Armando Rinaldi Vicepresidente Atdal
Di Fedele (del 07/03/2010 @ 15:34:23, in Video, linkato 37 volte)
Di Fedele (del 07/03/2010 @ 15:09:00, in Video, linkato 35 volte)
Di Fedele (del 06/03/2010 @ 12:24:05, in Video, linkato 40 volte)
Non metto in un "altro aventino" il punto interrogativo perchè ci siamo già. Di fronte alle minacce di Berlusconi e dei fascisti di scendere in piazza e di impedire i principi minimi di questa democrazia cosa diciamo? Cosa dicono chi ha le responsabilità di rappresentarci, le organizazzioni antifasciste, tutti i gruppi di opposizione sociale? Sono pronti a cambiare le leggi per viltà, timore, interessi! Ma non dovrebbe essere proclamato uno sciopero generale immediatamente? I vari popoli (viola, giallo, ecc) dove sono, è ora di tornare al rosso oppure è talmente sbiadito da non riconoscerlo più? Oppure aspettiamo che il nostro presidente dica che "si devono abbassare i toni", frase così impersonale da rivelare l'assenza di personalità di questo rappresentante dello stato. Si dovrebbe dire "caro Berlusconi, se scendi in piazza chiamiano noi tutti i democratici a scendere in piazza. Se vuoi lo scontro anche di piazza non ci tiriamo indietro. Attenzione a quello che fai!" Nessuno ricorda come è andato su il fascismo e so bene, non occorre ripetermelo, che il fascismo non torna più, ma ce ne è un altro pronto, che si è preparato da anni e noi continuiamo a far finta di non vederlo. Sono stanco di partecipare ad incontri, dibattiti dove, tra di noi (Smuraglia, Onida, ecc, ecc), ci diciamo al chiuso che c'è un attacco alla democrazia ed alla Costituzione, ma mai si prendono iniziative se non per ridircele ancora tra di noi. Quando si scende in piazza, tutti i giorni, a fare propaganda ed azione politica contro questo governo? Ma l'attacco ha già ottenuto i suoi risultati, ha già vinto le sue battaglie e sta proseguendo come un rullo compressore. Vedi per ultimo l'attacco all'articolo 18, i progetti di legge sul controllo di Internet. Basta fare i rincoglioniti aspettando il proprio turno elettorale, sapendo bene tutti che il nostro voto serve solo a riconfermare una classe dirigente inetta, interessata e collusa. Occorre passare ad una democrazia diretta che rimetta nelle nostre mani ciò che la nostra classe politica ha dissipato utilizzando la delega come strumento del proprio potere personale. Vincenzo
"Non vorrei fare la parte dell'eversivo ma lo dico chiaro e tondo: noi attendiamo fiduciosi i verdetti sulle nostre liste, ma non accetteremo mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle regionali. Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto''. Ignazio La Russa, ministro della difesa (degli interessi del Popolo delle libertà n.d.r.) E così l' ineffabile ministro, che ha giurato sulla Costituzione fedeltà alla Repubblica, minaccia di morte la democrazia: quella che i suoi degni predecessori hanno già ammazzato durante il fascismo, quella che hanno cercato di soffocare fin dalla nascita dopo la guerra di Liberazione. Questo campione delle Istituzioni democratiche (sic!) merita la più dura risposta da parte di tutti noi, perché non possa credere neanche per un momento che la libertà di tutti gli italiani sia Cosa sua!
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