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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
La P2 è responsabile, o complice, del delitto Pasolini? Pino Pelosi, l'allora ragazzino accusato dell'omicidio, è stato intervistato dal blog. Lo scorso anno dichiarò, come riportato nel libro: "Profondo Nero", che i responsabili erano cinque uomini arrivati sul posto con una moto e una Fiat targata Catania. Gli esecutori. Tra loro due frequentatori della sezione del Msi del Tiburtino, Franco e Giuseppe Borsellino. Mentre lo picchiavano a morte gridavano: "Sporco comunista!". Pelosi disse: "Se tu uccidi qualcuno in questo modo, o sei pazzo o hai una motivazione forte: siccome questi assassini sono riusciti a sfuggire alla giustizia per trent'anni, pazzi non sono certamente... E quindi avevano una ragione, una ragione importante per fare quello che hanno fatto...". Pasolini stava lavorando a un romanzo: "Petrolio" in cui alludeva all'attentato a Enrico Mattei, presidente dell'ENI. Pasolini scrive che Eugenio Cefis, citato con il nome di fantasia di Troya, diventa a sua volta presidente dell'ENI e questo "implica la soppressione del suo predecessore". Cefis, secondo il Sismi, è il fondatore della P2. Alla sua fuga dall'Italia, nel 1977, il suo posto fu preso da Licio Gelli. Cefis teorizzava un golpe bianco, senza l'uso dei militari e della violenza, attraverso il controllo dei mezzi di informazione, come descritto in seguito nel "Piano di rinascita democratica" di Gelli. Per Pasolini, il delitto Mattei è il primo di una lunga serie di stragi di Stato. Una tesi sostenuta persino da Amintore Fanfani: "forse l'abbattimento dell'aereo di Mattei, più di vent'anni fa, è stato il primo gesto terroristico nel nostro Paese, il primo atto della piaga che ci perseguita." La Procura di Roma ha riaperto il fascicolo sull'omicidio di Pasolini lo scorso aprile dopo un post del blog, ma forse è un caso. L'avvocato Maccioni e la criminologa Ruffini hanno depositato un'istanza di riapertura delle indagini preliminari che sono state affidate al sostituto procuratore De Martino.Sono stati chiesti accertamenti sui reperti biologici presenti nei vestiti di Pasolini conservati nel Museo Criminologico. Se il libro "Petrolio" fosse stato pubblicato, forse Pasolini sarebbe ancora vivo. Se Saviano non fosse riuscito a pubblicare "Gomorra" forse sarebbe già morto.
dal blog www.beppegrillo.it (24 giugno 2009)
E' passato un anno di governo Berlusconi. Sono state fatte le elezioni europee e le amministrative. Ora possiamo trarre una prima conclusione: e' stato un anno terribile!
Un anno terribile sul piano dell'economia, della giustizia, dell'informazione, dell'occupazione e del lavoro, sul piano della trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione.
Un anno terribile perche' questo governo e questa sua maggioranza parlamentare asservita, stanno pensando solo a emanare provvedimenti che servono a loro stessi, alla loro casta, tenendo come riferimento quel progetto di "rinascita" piduista.
"Noi ci prendiamo tutto e, quindi, utilizziamo le strutture statali per fini personali", anzi, "utilizziamo pure gli aerei di Stato, i Top gun di Stato, per portare nani, ballerine e menestrelli in residenze private per i nostri godimenti".
Insisto: L'italia dei Valori non vuol mettere "l'occhio nel buco della serratura" della camera da letto del presidente del Consiglio. Il problema, proseguendo la metafora, e' che non si tratta della camera da letto del presidente del Consiglio, ma della "sala da pranzo e della cucina" di tutti gli italiani, che, per lo piu', sono rimasti con il "frigorifero vuoto". Perche' questo Parlamento, dal quale io sto parlando, ancora oggi, alla Camera e al Senato, si sta occupando delle intercettazioni telefoniche, del testamento biologico, del "sesso degli angeli" e bavagli, ma non di economia e di lavoro.
E' questa la ragione per cui noi abbiamo chiesto la sfiducia di questo Presidente del Consiglio. Perche' ci sta ridicolizzando agli occhi del mondo, perche' sta impoverendo l'economia reale del Paese, perche' sta creando una giustizia a doppio binario: zero tolleranza per i comuni cittadini e tolleranza senza limiti per i potenti di Stato.
Il direttore del Tg1, Minzolini, e' una persona che io conosco bene perche' l'ho gia' querelata tre volte. La cause che ha perso non sono state pagate da lui, ma se le e' fatte pagare dalla Mondadori di Berlusconi! Oggi, Minzolini, e' direttore del Tg1.
Prima ci liberiamo di questo governo e meglio e'! Anche con riferimento a questa squallida legge, che stanno per emanare e che chiamano "legge sulle intercettazioni", quando in realta' e' una legge bavaglio all'informazione, e' stata pensata affinche' voi non possiate sapere piu' niente. Solo attraverso la Rete, fin quando sara' libera, potremo parlare liberamente. Le televisioni nazionali ufficiali non potranno neanche piu' farvi sapere le malefatte che combina questa casta politica. D'ora in poi, con la scusa delle intercettazioni, nessuno potra' piu' far passare le notizie sui giornali.
E come dovremmo liberarci da questa zavorra al governo? Con il voto di sfiducia. Lo sapete che per discutere in Parlamento il voto di sfiducia bisogna avere 63 firme? Solo l'iItalia dei Valori ha firmato, nessuno dell'opposizione lo ha fatto. Questi pavidi! Queste persone senza coraggio! Questi "Ponzio Pilato" che non hanno il coraggio di denunciare con i fatti, oltre che a parole, come stanno le cose. Ci dicono "ma non raggiungete la maggioranza dei parlamentari per votare la sfiducia". Ma da qualche parte bisognera' pur cominciare a parlarne, così l'opinione pubblica viene almeno a conoscenza di ciò che sta accadendo.
Ecco perche' noi dell'Italia dei Valori - e concludo - oltre al voto di sfiducia, ci accingiamo anche a raccogliere le firme per il referendum su questa "legge bavaglio" all'informazione. Perche' e' l'unico modo per parlare ad almeno un milione di cittadini che sottoscriveranno con noi questo referendum. Sara' un modo per parlarne, nelle citta', nelle piazze, un modo per far conoscere l'altra verita', rispetto a quella ufficiale e menzognera. Fate una scelta: o ci date forza per poter essere voce della liberta' in questo Paese o il regime ci travolgera' tutti.
dal blog www.antoniodipietro.com (24 giugno 2009)
Lettera a mia moglie scritta ieri notte Ho visto l 'Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le rovine. Cani randagi abbandonati al loro destino. Un militare a fare da guardia a ciascuno degli accessi alla zona rossa, quella off limits. Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho mangiato nell'unico posto aperto, dove va tutta la gente, dai militari alla protezione civile. Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli affettati. Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando "Si Può Fare". Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, Anna Maria, Franco e la sua donna. Poi siamo tornati quando il film stava per finire. La gente piangeva. Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo. Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da fitta al cuore. Chi ha perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa, Francesca, stanno malissimo. Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della protezione civile non potessero piombargli nelle tende all'improvviso, anche nel cuore della notte, per CONTROLLARE. Gli anziani stanno impazzendo. Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve. Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c'era la parola "cazzeggio". A venti chilometri dall'Aquila il tom tom è oscurato. La città è completamente militarizzata. Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno. Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del G8. Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate????? Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un parente. Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno) rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica. Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L'Aquila. Poi c 'è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono. Le tendopoli sono imbottite di droga. I militari hanno fatto entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto. E 'come se avessero voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a stordirsi di qualunque cosa, l'importante è che all'esterno non trapeli nulla.
Berlusconi si è presentato, GIURO, con il banchetto della Presidenza del Consiglio. Il ragazzo che me l 'ha raccontato mi ha detto che sembrava un venditore di pentole. Qua i media dicono che là va tutto benissimo. Quel ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche anziano, mi ha detto che "quello che il Governo sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere come si fa a tenere prigioniera l 'intera popolazione di una città , senza che al di fuori possa trapelare niente". Mi ha anche spiegato che la lotta più grande per tutti là è proprio non impazzire. In tutto questo ci sono i lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non c 'è più, tutto perduto.
Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre chilometri in cerca di un ristorante, ma erano tutti già chiusi perché i proprietari devono rientrare nelle tendopoli per la sera. C 'era un silenzio terrificante, sembrava una città di zombie in un film di zombie.
E poi quest'umanità all'improvviso di cuori palpitanti e di persone non dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere andato là . Ci voglio tornare. Con quella luna gigantesca che mi guardava nella notte in fondo alla strada quando siamo partiti e io pensavo a te e a quanto avrei voluto buttarmi al tuo collo per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai.
Dentro al ristoro privato (una specie di rosticceria) in cui abbiamo mangiato, mentre ci preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e fuori c 'erano i tavoli nel vento della sera, un commesso dietro al bancone ha porto un arrosticino a Michele, dicendogli "Assaggi, assaggi". Michele gli ha detto di no, che li stavamo già comprando insieme alle altre cose, ma quello ha insistito finché Michele non l'ha preso, e quello gli ha detto sorridendogli: "Non bisogna perdere le buone abitudini". Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve sapere. Anzi metto in rete questa mia lettera per te.
Andrea Gattinoni, 11 maggio notte
Non me lo so spiegare... io ------------------------------------
*Andrea Gattinoni è un attore, uno degli interpreti del recente film "Si può fare" con Claudio Bisio, su un gruppo di "pazzi".
ME NE VADO DALLA FIOM CGIL, LASCIO IL SINDACATO CHE NON C’E’
Ai membri del direttivo Roma FIOM Roma Nord
Alla segreteria Roma Nord
Alle RSU FIOM Thales Alenia Space
Con la presente , vi confermo le mie dimissioni dal comitato direttivo della FIOM roma Nord e la mia riconsegna della tessera FIOM.
Lascio la FIOM CGIL non senza dispiacere pur tuttavia mi rendo conto che ci sono delle impostazioni divergenti. Troppo pesano all’interno della FIOM le zavorre politiche, in primis la subalternità al PD Il cui progetto interclassista ha imposto e accelerato un mutamento del sindacato in ente patronale e assistenziale, mentre la realtà dimostra quanto sia necessario un sindacato di classe , cioè un organizzazione che esprima in maniera inequivocabile e conflittuale gli interessi dei lavoratori.
Oggi siamo messi di fronte ad una crisi sistemica del capitalismo , con evidenti ricadute in termini di attacco a diritti , al salario ed all’occupazione, ma le risposte del sindacalismo confederale sono nel caso di CISL e UIL collaterali. Come direbbe Sacconi sono complici, mentre la politica della CGIL è semplicemente evanescente. Non c’è da parte degli organismi dirigenti nessuna preparazione alla difesa ed alla risposta.a questo attacco profondo e lo stesso ruolo della FIOM si sta rivelando alla lunga consolatorio.
Mentre per i padroni è chiaro che da questa crisi se ne esce aggredendo i diritti dei lavoratori, con la ricetta dei sacrifici e della maggiore precarietà .
Stiamo assistendo immobili all’espulsione di migliaia di lavoratori in tutti i settori .
La revisione del contratto nazionale sottoscritta da CISL e UIL , ha visto l’opposizione timida, “ il minimo sindacale” parte della CGIL, ma è bastato aspettare un paio di mesi ed i cadaveri sono venuti a galla .
Fausto Durante ha girato per le aziende sostenendo nelle assemblea il no accordo, sottoscritto da CILS, UIL ed UGL , ma dopo due mesi scarsi sulle pagine del Riformista ha sostenuto l’esatto contrario, altri dirigenti sempre della CGIL lo hanno imitato prima e dopo .
Queste sono oggi la CGIL e la sinistra espresse in questi ultimi venti anni, sepolcri imbiancati , cerimonie e liturgie utili solo per attestarsi su una mera rappresentanza vivacchiando di tessere e voti . Tutto molto distante dalle esigenze dei lavoratori. Sarà un caso ma nel paese dove storicamente il movimento operaio era fortissimo oggi siamo condannati allo sfascio istituzionale, ai salari più bassi e al degrado politico,. Cala il salario diretto ed indiretto ma crescono le speculazioni . Non credo che sia un caso è una scelta di campo che deriva dall’idea politica di riformare e mitigare il capitalismo ritagliando per il sindacato il ruolo di ente coogestore delle imprese. Insomma il sindacato nel futuro staccherà la sua cedola dai consigli di amministrazioni pubblici e privati.
Il punto di vista del mondo del lavoro pur rappresentando la maggior parte della popolazione è uno zero politico infatti rappresentanza politica è monopolio di imprenditori e professionisti e nel caso della sinistra ai professionisti possiamo aggiungere un cospicuo ceto politico che svolge egregiamente la funzione di tappo
Lascio la FIOM e la CGIL per fare più politica e sindacato di prima , lascio nell’organizzazione molte compagne e compagni ma sono sicuro che con molti di voi ci ritroveremo a fare battaglie piccole e grandi , con altri no, saremo avversari politici e questo è un bene in termini di chiarezza ed autonomia politica.
Le recenti vicende piccole, drammatiche ed intense che ho vissuto nell’azienda in cui lavoro mi hanno messo in chiaro se mai ce ne fosse stato bisogno , che la lotta di classe si svolge ma è esercitata dal capitale contro il lavoro , che oggi il sindacato in aziende come Finmeccanica è tollerato se è un sindacato parziale o di comodo, fattore questo che avvia ricadute pesantissime sulla natura del sindacato stesso.
Possiamo anche avere molte tessere ma se la capacità e la politica sindacale sono evanescenti, i frutti della pratica sindacale ne saranno condizionati, non a caso in Italia ad alto livello di tessere sindacali corrisponde un altrettanto basso livello di conflittualità e di salario.
Chiudo con una riflessione: la CGIL è critica o meglio chiusa a qualsiasi confronto con quanto si muove sul fronte sindacale e politico alla sua sinistra (vedi i sindacati di base) ma riesce a tollerare di essere messa all’ angolo dalle propaggini sindacali legate al PDL . Perché ?
Marco Benevento (ex delegato Fiom in Finmeccanica)
Lettera aperta a Contropiano venerdì 19 Giugno 2009
A distanza di una settimana e con la necessaria lucidità proviamo ad esaminare il risultato delle ultime elezioni europee, l'unico che ci fornisce indicazioni da tutto il territorio nazionale: primo partito in valore assoluto (19.695.525) ed in percentuale (circa 35%) quello dei voti inespressi (astenuti, schede bianche, nulle, contestate e non assegnate), secondo partito con notevole distacco 10.807.794 voti e 21,5% circa sul totale degli elettori (50.342.153) il Pdl.
L'alleanza di governo con la Lega nord 3.126.922 voti e 6,2% sul totale degli elettori, porta al formidabile bottino di 13.934.716 voti e 27,7% circa sul totale degli elettori. Cioé, neppure tre italiani su dieci danno esplicito avvallo alle politiche di questo governo. Altro che 75% di consenso personale a Berlusconi e 45% di voti al solo Pdl sbandierati dai sondaggi preelettorali!
Sottomettere la politica al dominio del denaro e della corruzione, ridurre il parlamento a ufficio di ratifica dei decreti governativi, mortificare le istituzioni di garanzia, azzerare il controllo di legalità e l’indipendenza dell’informazione: il Golpe Bianco ha alcune regole precise, che abbiamo imparato a conoscere bene in questi anni di piduismo reale. Non necessita di eccessivo spargimento di sangue e può celebrarsi dietro una parvenza di normalità, nell’indifferenza dei più e spesso addirittura tra gli applausi dei sudditi festanti. Non sopprime la Costituzione, la svuota. E’ lavoro da avvocati, non da generali. Non si fa in una notte, ma in quindici anni. A colpi di leggi criminogene e manipolazione mediatica. Che cosa mancava al completamento del Golpe Bianco se non un bel giro di vita contro inchieste penali e cronaca giudiziaria? Fatto! Poche ore fa, mentre Noemi Letizia faceva shopping in via Condotti e Gheddafi sermoneggiava a palazzo Giustiniani, è passata alla Camera la “riforma delle intercettazioni”. Naturalmente con voto di fiducia: per il governo previtista “tutelare la privacy” degli indagati è questione di vita o di morte. I delinquenti dal colletto bianco, uniti nella lotta, possono dunque far festa e ordinare ex voto per grazia ricevuta. Don Rodrigo è egoista, ma non lavora solo per sè. L’Italia del Golpe Bianco è il loro paradiso penale. ...
Parleremo anche di questo sabato 13, dalle ore 17,30, al parco Solari, Milano.
dal blog www.pieroricca.org (11giugno 2009)
Riportiamo di seguito un'interessante notizia che sta girando tra i vari blogger. Tale emendamento mette in serio pericolo la libertà di informazione e di espressione che contraddistingue molti dei progetti editoriali, nati in rete, proprio come il nostro. E' passato l'emendamento D'Alia nel pacchetto sicurezza (disegno di legge 733). L'attacco finale alla democrazia è iniziato! Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo. Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza, tra gli altri provvedimenti scellerati come l'obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senta tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D' Alia (UDC), è stato introdotto l'articolo 50-bis "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet". Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l'articolo è diventato il nr. 60. Anche se il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della "Casta" che non vuole scollarsi dal potere. In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero. Il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l' apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge? Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l'informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l'unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che vede un'impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d'interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito _il progetto del Governo di "normalizzare" il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare. Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l'Italia come la Cina e la Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico.
Fate girare questa notizia il più possibile. E' ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani. E' in gioco davvero la democrazia!!!
da Lagramignapisana (8 Giugno 2009)
Chi sono i trentenni italiani? Come vivono, cosa sognano, quanto guadagnano? Concetto Vecchio, giornalista di Repubblica, ha provato a scoprirlo. Si è messo sulle loro tracce, li ha intervistati, osservati, seguiti. Ne è venuto fuori un libro-reportage, Giovani e belli, sottotitolo «Un anno fra i trentenni italiani all'epoca di Berlusconi», pubblicato da Chiarelettere e uscito in libreria il 9 aprile.
Concetto Vecchio, nel suo libro il mondo dei giovani italiani appare come fratturato in due: da una parte quelli che si fanno il mazzo, dall'altra quelli a cui le opportunità cadono in testa dal cielo, come le belle parlamentari descritte nel capitolo «Forza Gnocca». È così: peccato che nel secondo gruppo ci sia una piccolissima minoranza, e che la stragrande maggioranza sia rappresentata da chi fa una fatica enorme. Ho voluto anche smascherare la favola secondo cui Berlusconi metterebbe al potere i giovani: ma quali giovani? Quelli belli, telegenici e con un buon cv, da piazzare in parlamento prestissimo, senza che abbiano né vocazione né esperienza politica. Volevo raccontare questo mondo perchè poi fuori ce n’è un altro, fatto di altri ragazzi, che possono contare solo sul proprio talento e a cui le opportunità sono precluse, costretti a una vita di stage e concorsi. E sottolineo che il libro è uscito quando ancora non erano scoppiati il caso Noemi e quello delle veline candidate alle Europee! Nel capitolo «Toghe sfruttate» tocca il tema del praticantato per diventare avvocato. Questo capitolo è nato ascoltando le storie di tanti amici e conoscenti che venivano utilizzati dagli studi legali come portaborse, galoppini, spesso a zero lire. Ho cercato storie significative e ne è emerso uno spaccato desolante e moralmente ripugnante, sopratutto considerando che questi studi fatturano moltissimo. È sicuramente il risultato di un atteggiamento culturale italiano secondo cui i giovani bisogna tenerli un po' bassi, in una condizione subalterna, della serie «è già tanto che impari un lavoro». Come Sandra, che a 34 anni quando fa il colloquio in uno studio legale ha «l'ardire di chiedere a quanto ammonterebbe il rimborso spese» e si sente rispondere «Veramente noi pensavamo a un praticante, a un giovane da non pagare...». Ma come si può modificare questa situazione? Ho paura che i giovani l'abbiano accettata: non si vedono all'orizzonte tentativi di riscossa, è come se vivessimo in Paese cloroformizzato. Durante la stesura del libro parlavo con ragazzi che mi raccontavano condizioni di vita durissime, e però dicevano tutti «Vabbè, in Italia è così…». Il sentimento dominante è l’accettazione dell'esistente. Sicuramente c'è chi cerca di cambiare la situazione, si dà da fare, si impegna nel volontariato e nella politica - ma la maggioranza sta altrove. Il dato saliente è che i giovani non sono riusciti a «fare rete»: nel Sessantotto [al quale Vecchio ha dedicato il suo primo libro, Vietato obbedire] ci fu un'intera generazione che si coalizzò e riuscì a far saltare il tappo. Questa invece è una generazione di individualisti: e lì sta la ragione della sua debolezza. Un capitolo si intitola «Dottori d'illusioni» e punta il dito contro il sistema universitario italiano che funziona per cooptazione e dove va avanti solo chi si può permettere di lavorare gratis, col risultato che moltissimi cervelli scappano. Investiamo pochissimo in ricerca e istruzione: il nostro sistema di reclutamento dei cervelli è inadeguato. Se non si proviene da una famiglia abbiente e con un buon network di conoscenze, è ben difficile trovare uno spazio in questo mondo. Quando uno dei ricercatori che ho intervistato, che oggi vive in Olanda, si è lamentato col suo professore, quello gli ha risposto desolato: «Fare lo studioso è da figli di papà». Il che è agghiacciante, perchè se uno dimostra di avere i numeri lo Stato dovrebbe sostenerlo, non costringerlo ad emigrare! All'estero i giovani vengono pagati meglio e rispettati di più come persone: i professori magari aiutano i nuovi arrivati anche su cose pratiche, come la ricerca di una casa. Ve lo immaginate uno dei nostri baroni a fare la stessa cosa? C’è sempre la retorica del «La gavetta l’abbiamo fatta tutti…» Certo, bisogna farla: ma a condizioni dignitose, non a 500 euro al mese! È giusto essere umili, imparare lavorando, consumarsi le suole delle scarpe, ma non si deve per forza accettare di essere umiliati e mortificati. Però i giovani dovrebbero anche darsi una mossa, e non limitarsi a dare la colpa al sistema. Se la situazione è così grave e compromessa c'è anche una loro responsabilità, che sta nell'individualismo esasperato: ognuno pensa solo a se stesso. Anche l’utilizzo di Internet, da Facebook in giù, nasconde un pericolo: convincersi che si possa fare rete stando davanti al proprio computer, senza uscire di casa. Questo non è abbastanza, io lo vedo anche nel mio lavoro: trovare una notizia al telefono è molto diverso da cercarla per strada. Anche per scrivere il libro ho dovuto scarpinare, conoscere le persone, impegnarmi per ottenere la loro fiducia. Non basta stare davanti al computer. Nel libro c’è anche la storia di Annarita, laureata in lettere, che lavora per tre anni come redattrice cocopro in una casa editrice per 600 euro al mese e poi si sente fare la proposta: tramutiamo il tuo contratto in uno stage a 500 euro al mese. Sa se ha denunciato questo comportamento scorretto? No, non lo ha fatto. Probabilmente perchè non si è sentita tutelata, perchè ha pensato magari che la sua denuncia avrebbe potuto nuocerle. Lei ha fatto stage nella sua vita? Io ho cominciato a lavorare giovanissimo, nel 1990, e gli stage ai miei tempi non c'erano. Ho avuto una grande alleata, la vocazione: è da quando so leggere e scrivere che voglio fare il giornalista. È stata la mia fortuna. A 19 anni mi presentai alla redazione del Giornale di Sicilia, ebbi fortuna e mi presero subito per dei contratti a termine. Poi fui assunto in un giornale locale, la Cronaca di Verona, dove feci il praticantato. A Repubblica sono arrivato a 35 anni, dopo una gavetta di quindici anni nei giornali locali: e questo mi aiuta a tenere i piedi per terra. Come vede gli stagisti che passano nella sua redazione? Quelli che arrivano dalle scuole di giornalismo più serie, come l'IFG, la Luiss, la Cattolica sono molto preparati. Secondo me chi è veramente bravo ce la fa: però essere bravo vuol dire anche avere un buon carattere, essere maturo, sapersi comportare adeguatamente. Non bisogna nascondersi che questi sono anni molto duri per la stampa: ormai è dannatamente difficile entrare in un giornale. Nessuno ti regala niente, e oggi la sfida è più ardua che mai: occorre un supplemento di determinazione. I «giovani» che racconta nel libro hanno circa trent'anni. Il «giovane e bello» che ha ispirato il titolo, Gianni Chiodi, oggi presidente della Regione Abruzzo, ne ha addirittura 48. Oggi si è giovani in eterno? In Italia pare proprio di sì. Lo vedo anche su me stesso: quando vado a presentare i libri mi dicono «Ah, ma lei è giovanissimo!», ma io non credo proprio di essere giovanissimo: ho 38 anni! È un altro degli aspetti della regressione in atto nel nostro Paese: Chiodi viene ritenuto giovane, ma dobbiamo chiederci: da chi? Da Berlusconi, che è un settantaduenne!
dal sito Repubbkica degli stagisti (09 giugno 2009)
I referendum del prossimo 21 giugno, segnano l’ennesimo assalto reazionario nella vita politica e democratica del nostro paese. L’obiettivo dei referendum è l’imposizione di un sistema politico blindato dal bipartitismo e dal sistema elettorale maggioritario, una operazione questa, tesa a liquidare dallo scenario politico ogni parvenza di rappresentanza e di opposizione degna di questa parola. La nuova legge che scaturirebbe dalla eventuale vittoria dei SI al referendum, modificherebbe ancora in peggio l’attuale legge imposta dalla maggioranza di destra nel 2006. A sua volta la legge elettorale superata da quella attualmente in vigore (la famosa “porcata”) era stata imposta nel 1993 sull’onda di un referendum reazionario che aveva abrogato il sistema elettorale proporzionale. E’ indicativo sottolineare come ogni nuova legge elettorale introdotta nel nostro paese– con la complicità cosciente e suicida del centro-sinistra - abbia sempre avvantaggiato la destra. Era già accaduto agli albori del ventennio fascista quando i liberali insistettero per il passaggio dal sistema proporzionale al maggioritario spianando così la strada all’avvento del regime fascista. Non a caso il tentativo analogo fatto dalla DC nel ’53 (la Legge Truffa) fu sventato dalla sinistra e dalle forze democratiche. Ma nulla di tutto questo è servito come lezione alle forze e alle soggettività “progressiste” ormai subalterne alla logica della governabilità a tutti i costi. Costoro, quotidianamente si lamentano del “regime di Berlusconi”, ma gli regalano sistematicamente tutti gli strumenti per rafforzare la sua egemonia populista e reazionaria nella società e la sua maggioranza in Parlamento. Non possiamo poi nasconderci come la prima spallata istituzionale in senso reazionario, sia stata portata proprio dal centro sinistra al governo attraverso quel referendum confermativo del 2001 sul federalismo contro cui ci siamo battuti in ben pochi. A questa vocazione al suicidio, negli anni scorsi non si sono sottratti neanche i partiti della sinistra radicale. Nel 2005, soprattutto il PRC fece terra bruciata contro l’appello “La Sinistra per il proporzionale” con il quale attivisti, intellettuali, sindacalisti, giuristi, (molti dei quali iscritti a PRC e PdCI), avevano chiamato la sinistra a smarcarsi dalla difesa “tattica” della legge elettorale maggioritaria allora in vigore ed a rimettere in campo l’opzione del proporzionale contro il sistema maggioritario. Ma all’epoca i partiti della sinistra (e il Manifesto) avevano in testa solo l’alleanza nel 2006 con DS e Margherita (da cui scaturirono l’Unione e il governo Prodi) e impedirono ogni discussione e azione politica, pubblica e indipendente. I risultati di quelle scelte si vedono oggi drammaticamente con l’esclusione dal parlamento e con la sconfitta elettorale dei partiti della sinistra nel 2008.
Per questi motivi come Rete dei Comunisti appoggiamo nuovamente l’azione del “Comitato per il proporzionale-contro la forzatura bipartitica” che si è costituito recentemente, ponendo tre obiettivi chiari per il referendum del 21 giugno e per il dopo referendum:
1) Far fallire attraverso il non voto il quorum al referendum del 21 giugno 2) Aprire una campagna per rimettere nell’agenda politica del prossimo futuro il ripristino del sistema elettorale proporzionale in quanto unico sistema coerente con una rappresentanza democratica di tutti i settori della società e della vita politica del paese. 3) Affiancare a quella contro i referendum la battaglia più generale a difesa degli spazi democratici e dell’agibilità politica, oggi stretti da una morsa reazionaria che non ha precedenti negli ultimi cinquanta anni e che non trova ancora una risposta adeguata sul piano politico, sociale, sindacale e culturale. E’ evidente come il bipartitismo blindato sul piano politico/istituzionale sia l'esatta interfaccia della blindatura reazionaria anche delle relazioni sindacali, del dominio degli apparati di sicurezza sulla società, del controllo sull’intero sistema dei mass media.
Non è affatto casuale che di fronte ai referendum del 21 giugno, Berlusconi abbia detto “grazie del regalo che mi fate. Al referendum voterò SI!”. Il sistema maggioritario richiesto dai referendum regalerebbe infatti alla destra una maggioranza superiore e più solida di quella attuale ed una opposizione ancora più limitata e subalterna di quella espressa oggi dal PD. Eppure Franceschini, esattamente come Berlusconi, afferma di volere sostenere il SI ai referendum. Per questi motivi occorre far fallire questi referendum attraverso lo strumento del boicottaggio e del non voto cercando in tutti i modi di non far raggiungere il quorum il prossimo 21 giugno. Le scempiaggini che abbiamo sentito e l’illegalità commessa con l’accorpamento tra secondo turno delle amministrative e referendum, rappresentano un pericolo in più che richiede a questo punto una vera e propria campagna di dissuasione dall’andare al voto. Combattere e battere le misure reazionarie è il primo passo per avviare una controtendenza di classe e democratica nel nostro paese.
La Rete dei Comunisti
dal sito www.contropiano.org (5 giugno 2009)
Di Fedele (del 07/06/2009 @ 13:59:59, in Video, linkato 56 volte)
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