Spartaco – Movimento per la liberazione dall schiavitù del precariato.
 
\\ Home : Storico : Eventi (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di Fedele (del 01/05/2010 @ 02:08:05, in Eventi, linkato 48 volte)
Antonio Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937) è stato un politico, filosofo e giornalista italiano. Tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia (1921), fu incarcerato fra il 1926 e il 1937 dal regime fascista di Mussolini e rilasciato poco prima della morte, avvenuta in seguito al grave deterioramento delle sue condizioni di salute durante gli anni di prigionia.

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

11 febbraio 1917
 
Di Fedele (del 02/12/2009 @ 20:20:11, in Eventi, linkato 99 volte)
Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.
Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.

Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.


Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.
Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre  

L'autore Pier Luigi Celli è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.

 
ROMA - Quasi duecentocinquantamila adesioni raccolte su internet in un mese. Nasce così il "No B day", la manifestazione nazionale "per chiedere le dimissioni di Berlusconi". Ideata da un gruppo di blogger, incubata nella Rete, alimentata su Facebook, la protesta nasce come reazione agli attacchi del premier seguiti alla sentenza sul Lodo Alfano. Dal 9 ottobre 2009, Silvio Berlusconi critica il Quirinale, attacca i giudici della Corte Costituzionale, accusandoli di essere "comunisti", si definisce "l'uomo più perseguitato della storia", litiga in tv con Rosy Bindi dicendole che è "più bella che intelligente" provocando una rivolta delle donne. A un passo dallo scontro istituzionale, mentre fuori e dentro il Parlamento infuriano le polemiche, un gruppo di blogger decide di dar vita ai propri post.

Aprono un gruppo su Facebook e indicono una "manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi". Ad oggi, dopo un mese, hanno raccolto oltre 235mila adesioni. Una marea che si definisce "apartitica e pacifista" e che si è già data un appuntamento per scendere in piazza: il pomeriggio del 5 dicembre a Roma, in piazza della Repubblica. Si partirà con un corteo per arrivare fino a piazza del Popolo. Poi, in serata, un concerto in piazza San Giovanni, organizzato grazie all'aiuto dei 3mila artisti raccolti in un altro gruppo, "Artisti - No Berlusconi Day".

Su Facebook, infatti, il gruppo principale dei promotori è solo il centro di un network composto da circa 100 pagine. Ognuna di queste rappresenta un comitato cittadino per il "No B Day". Da Torino a Palermo, da Milano a Napoli. Con ramificazioni internazionali: Londra, Barcellona, Amsterdam, Dublino, Parigi, Vienna. E poi San Francisco, Montreal, Sacramento. Tutte città in cui saranno organizzate manifestazioni parallele. Una sorta di "Internazionale antiberlusconiana", raccolta intorno a una considerazione e a un appello finale: "A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi" e riteniamo che il "fair play di alcuni settori dell'opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia. Berlusconi deve dimettersi e difendersi davanti ai tribunali".

In queste ore i "blogger democratici" sono alle prese con l'organizzazione dell'evento. Autobus da ogni parte d'Italia, striscioni e volantini, il corteo e il concerto. Con un occhio di riguardo per il luogo da cui tutto è partito, il web. Nel sito ufficiale del "No B Day" sono disponibili informazioni e materiali, oltre alla possibilità di contattare gli organizzatori per risolvere problemi logistici. C'è chi vuole i volantini, chi cerca un passaggio per Roma, chi si prenota per suonare in Piazza San Giovanni. Il colore viola farà da sfondo a tutte le iniziative. Perché "il viola non è solo il colore del lutto, ma anche quello dell'energia vitale, dell'autoaffermazione".

Per testare la capacità della macchina organizzativa, sono in corso in questi giorni "anteprime del "No B Day", in molte città italiane. E nelle ultime ore si sta mettendo a punto l'aspetto sicurezza, per "evitare infiltrazioni facinorose e violente". Insomma, sin dalle origini e dai preparativi quella del 5 dicembre si annuncia come la più grande iniziativa politica di protesta nata dalla base degli utenti del web.

Alla manifestazione hanno già aderito alcune forze politiche. Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha confermato la sua presenza, così come il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. Il Pd ha invece declinato l'offerta a partecipare, per questo sul web molti iscritti al partito chiedono al neo segretario di cambiare idea: "Spero che Bersani accolga il nostro invito, saremo in tanti del Partito democratico a partecipare alla manifestazione".

da la Repubblica del 12 novembre 2009
 
Il Parlamento privatizza l’acqua!
Impediamolo!
E’ urgente e indispensabile una mobilitazione straordinaria!
In concomitanza con la discussione dell’Art. 15 del decreto legge 135/09 presso la Camera dei Deputati
Giovedì 12 Novembre ore 10.30 - 13.30
Presidio sotto al Parlamento (Piazza Montecitorio) e in tutti i territori
Il Senato, il 04 Novembre, ha approvato l’Art.15 del DL 135/09 che sottrae ai cittadini l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati e per le Banche.
Il decreto 135/09 approderà alla Camera dei Deputati a partire da martedì 10 Novembre (in Commissione Affari Costituzionali) e verrà discusso dall’aula lunedì 16 Novembre.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua invita la cittadinanza, il “popolo dell’acqua”, le realtà sociali e territoriali, le reti ambientaliste e per la tutela dei beni comuni, le organizzazioni sindacali e il movimento degli studenti, ad una mobilitazione straordinaria.
Mobilitiamoci per impedire la conversione in legge del decreto legge 135/09!
Partecipiamo tutte e tutti al presidio!

 
 
Di Fedele (del 09/10/2009 @ 15:27:02, in Eventi, linkato 206 volte)
La situazione politica italiana ci pare preoccupante.  Emergono e prendono corpo fenomeni negativi, tutti con una valenza, attualmente o potenzialmente, antidemocratica.
Il catalogo è eterogeneo, ma univoco nel segnare un indirizzo lesivo di diritti civili e di garanzie democratiche, tanto da profilare chiaramente una situazione di emergenza per la democrazia.
Leggi apertamente xenofobe, discriminatorie e razziste. Aggressioni allo stato di diritto, alla divisione dei poteri e all’indipendenza della magistratura. Discredito sulle istituzioni rappresentative e di garanzia. Deformazione della prassi legislativa con il ricorso ordinario alla decretazione di urgenza e alla insistita reiterazione dei voti di fiducia . Frequenti attacchi alla Costituzione giudicata obsoleta, prodotto di un’epoca tramontata, inidonea a costituire un valido patto sociale, bisognosa di cambiamenti radicali da perseguirsi unilateralmente. Manomissione e tentata cancellazione delle garanzie della contrattazione sindacale. Esorbitante controllo sui mezzi di informazione e di formazione della pubblica opinione. Pesanti limitazioni della libertà e del diritto all’informazione. Sospensione della funzione giurisdizionale mediante una legislazione di immunità ad personam. Misconoscimento dei diritti soggettivi costituzionalmente garantiti attraverso la loro subordinazione a principi ideologici confessionali. Iniziative legislative volte a equiparare le parti antagonistiche nella lotta di liberazione nazionale, a svalutare la Resistenza come fondamento del patto costituzionale.
ll tutto cementato dalla cialtronesca cultura berlusconiana dell'apparenza, della superficialità, della furbizia e della gigioneria. La cultura della solidarietà sociale, del valore dello studio e della cultura e della scienza, del rispetto del lavoro, viene irrisa. Occorre aggiungere altri aspetti più generali e, per questo, forse ancor più preoccupanti:  la trasformazione della politica in spettacolarizzazione sempre più escludente una partecipazione attiva dei cittadini, e al contempo la sua sempre più accentuata personalizzazione leaderistica che ha assunto toni spesso parossistici.
Per questo vogliamo ricordare, a noi prima di tutti, quanto preziosa e insostituibile sia la partecipazione e la mobilitazione politica a sostegno dei valori democratici. Vogliamo ricordare come la mobilitazione e partecipazione popolari, del movimento degli studenti, del movimento operaio e delle organizzazioni dei lavoratori, del movimento delle donne e dei giovani, degli intellettuali democratici abbia in passato  costituito un argine e garantito la tenuta democratica contro  le tentazioni e i tentativi antidemocratici che hanno insanguinato il paese per un non breve periodo. Stragismo di Stato e complotti fascisti hanno trovato allora una barriera invalicabile innanzitutto nella mobilitazione e nelle lotte di massa di studenti, operai , intellettuali, giovani e donne.
Nelle settimane successive a piazza Fontana, in un clima cupo e pieno di paura, con le forze della sinistra paralizzate e timorose, fu la mobilitazione popolare orgogliosa e coraggiosa lo strumento decisivo della tenuta democratica.
Per questo ci  rivolgiamo a chi, come noi, ha partecipato e contribuito a quelle lotte , a quelle mobilitazioni, a quel pervadente impegno politico, per chiedere di sostenere questo appello, per riutilizzare forze ed energie che tuttora esistono, ma che spesso sono parcellizzate e isolate, per sollecitare un nuovo improrogabile impegno democratico.
E lo chiediamo a tutti, a chiunque si sia riconosciuto allora in quell’impegno, al di là delle specifiche e particolari appartenenze e collocazioni di un tempo, convinti delle insidiose tendenze che affiorano e che spesso non trovano un ‘adeguata risposta per le difficoltà (e talvolta le inadeguatezze)  delle forze di sinistra.
Pensiamo abbia un senso partire da chi, pur variamente, ha condiviso quelle esperienze  per potere poi  collegarci e collaborare fattivamente con tutte quelle realtà, che fortunatamente già esistono, di diversa provenienza e formazione impegnate sullo stesso fronte di difesa della democrazia e della Costituzione.
Facciamo del 12 dicembre 2009, a 40 anni dalla strage, un grande giorno di mobilitazione per la difesa della democrazia e della Costituzione.

Luca Cafiero, docente universitario
Giulio Leghissa, medico
Beppe Liverani, editore
Carlo Monguzzi, consigliere regionale Lombardia
Basilio Rizzo, consigliere comunale Milano
Alfonso Rombolà, libero professionista
Gino Strada, chirurgo di Emergency
Dario Fo, attore
Franca Rame, attrice
Franco Calamida giornalista
Paolo Gentiloni, parlamentare   
Alfonso Gianni,  parlamentare
Emilio Molinari, presidente sezione italiana contratto mondiale sull’acqua
Guido Pollice presidente di vas verde ambiente e soc. e della green cross italia
Vittorio Agnoletto, medico
Milly Moratti, consigliere comunale Milano


Se vuoi aderire a questo appello invia una mail (con Cognome e Nome, Professione, indirizzo mail) a giulio.leghissa@lepabri.it
 
Di Fedele (del 14/07/2009 @ 14:19:49, in Eventi, linkato 97 volte)

Questo Blog aderisce all’appello di “Diritto alla Rete” contro il DDL Alfano che imbavaglia la rete internet italiana.

Ecco un estratto delle motivazioni di questo sciopero:

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere. Le disposizioni contenute nel “Decreto Alfano” sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.

Il cosiddetto “obbligo di rettifica” imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti - in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti - rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.

I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist” se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

 
Di Fedele (del 03/07/2009 @ 14:47:55, in Eventi, linkato 95 volte)
SABATO 11 LUGLIO DALLE ORE 16,00
PRESIDIO ANTIFASCISTA DELL’A.N.P.I.
TREZZANO S/N - PIAZZETTA CASA DELL’ACQUA ADIACENTE IL MUNICIPIO

Arroganza, prepotenza, intolleranza, atti intimidatori, palesi falsità diffuse sugli organi di
informazione: questo il clima a Trezzano s/n durante le ultime elezioni ai seggi elettorali,
durante tutto il mese di giugno e durante e dopo il Consiglio Comunale del 24/06/2009.
Ai Consiglieri e agli Assessori del gruppo consiliare dei Comunisti Uniti, al Presidente del
Consiglio Comunale, al Sindaco di Trezzano, ai rappresentanti di lista e al Presidente
dell’A.N.P. I . di Trezzano, vittime di tali angherie, esprimiamo la nostra totale solidarietà.
Non si tratta però di casi isolati. In tutta Italia, negli ultimi mesi, si sta verificando una recrudescenza
di atti fascisti e xenofobi ormai di pubblico dominio.
Non passa giorno che i mezzi di comunicazione non riportino la cronaca di episodi sempre
più aggressivi, perpetrati da settori di estrema destra che, probabilmente, in questa fase
storica si sentono particolarmente protetti.
Ritenendo che la china per la quale si è avviato il paese sia particolarmente preoccupante,
consideriamo responsabile e doveroso dare una risposta sinceramente democratica che veda
la partecipazione dei lavoratori e di tutta la cittadinanza al presidio antifascista, indetto
dall’A.N.P. I . , sabato 11 luglio dalle ore 16,00 a Trezzano s/n - piazzetta casa dell’acqua
adiacente il municipio.
Invitiamo inoltre ad una vigilanza attiva e costante volta ad isolare tutti coloro che, in
spregio alla Costituzione Repubblicana, vogliano reintrodurre elementi di fascismo con lo
scopo di creare tensione e guerra tra poveri.
È necessario infine, in questo clima, pensare ad un comitato antifascista permanente che si
ispiri alla nostra costituzione e che veda la partecipazione di lavoratori e cittadini sinceramente
democratici.

COMUNISTI UNITI
C O O R D I N A M E N T O S U D - O V E S T   M I L A N E S E
 
Di Fedele (del 02/02/2009 @ 18:49:08, in Eventi, linkato 164 volte)
"Stamattina Giuseppe Gatì è morto.
Incredibile, vero? Noi l’abbiamo visto con i nostri occhi e ancora non ci crediamo.
Giuseppe è morto mentre lavorava: era andato a prendere il latte da un pastore ed è morto fulminato mentre apriva il rubinetto della vasca refrigerante del latte. E’ morto dentro una bettola di legno, sporca.
E’ morto un amico, una persona pulita, con sani principi. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa che raro fiore fosse.
Voleva difendere la sua terra, non voleva abbandonarla, era rimasto a Campobello di Licata, un paesino nella provincia di Agrigento che offre poco e dal quale è facile scappare. Lavorava nel caseificio di suo padre, con le sue “signorine”, le sue capre girgentane, che portava al pascolo. Era un ragazzo ONESTO, con saldi principi volti alla legalità e alla giustizia. Aveva fatto di tutto per coinvolgere i dormienti giovani campobellesi, affinchè si ribellassero contro questa società sporca e meschina.
Era troppo pulito per vivere in mezzo a questo fetore e a questo schifo.
Aveva urlato “VIVA CASELLI! VIVA IL POOL ANTIMAFIA!” (guarda il video della contestazione a Sgarbi, postato il 1° gennaio n.d.r.) era stato anche criticato per questo, ma aveva smosso queste acque putride e stagnanti che ci stanno soffocando.
Era un ragazzo dolcissimo, dava amore, desiderava amore.
Suo padre oggi ha detto, distrutto dal dolore, in lacrime: “Sono sempre stato orgoglioso di mio figlio, anche se a volte ho dovuto rimproverarlo, solo perchè mi preoccupavo per lui. Ma sono orgoglioso di lui per tutto quello che ha fatto.” Giuseppe questo lo sapeva.
Anche noi, Alessia, Alice e tutti i suoi amici siamo orgogliosi di lui. Non sappiamo come esprimere il nostro dolore. Ancora non riusciamo a crederci.
Vi lasciamo con le sue parole:
'E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci'."

commento sul blog di Beppe Grillo del 1° febbraio 2009
 
Di Fedele (del 09/12/2008 @ 18:26:38, in Eventi, linkato 163 volte)
Nostro compito non è quello di salvare il "capitalismo terminale" dalla crisi, ma quello di salvare i lavoratori e le loro famiglie dalla crisi del capitalismo.

Lo SCIOPERO GENERALE del 12 dicembre sarà solo il primo passo.

Sulla scorta dell’«emergenza crisi» pare si stia già verificando che le ricadute sul lavoro (cassa integrazione, mobilità, licenziamenti di massa) stiano correndo assai più delle crisi di Borsa. Segno evidente che per i padroni (come già accadde per le ristrutturazioni degli anni ’80, che segnarono forti riduzioni di personale a fronte d’una crescente produttività tecnologica mai rivendicata, né contrattata, né distribuita) questa crisi è una ghiotta occasione per riplasmare la composizione quantitativa, qualitativa e organizzativa della forza lavoro.
Le cifre ufficiali fornite dai media non descrivono la profondità e la gravità della crisi capitalistica in atto, né l’impatto devastante e prolungato che essa avrà sulla vita di noi lavoratori. I rapporti ad oggi pubblicati per i paesi europei evidenziano il rischio inquietante di una disoccupazione di massa. Di qui la domanda ricorrente: che possiamo fare noi lavoratori rispetto alla crisi? E perché in un momento così drammatico la CGIL decide di riprendere il conflitto sociale proclamando lo sciopero generale per il 12 dicembre?
Cominciamo allora col dire che questa crisi non è banalmente dovuta alla «mancanza di regole dei mercati finanziari» (come vien detto nei salotti televisivi “inquinati”). E nemmeno muove dalla finanza per impattare su un economia reale sana e virtuosa che bisognerebbe preservare dal contagio). Non serve essere economisti per capire che economia reale e finanza sono indissolubilmente intrecciate fin dalla nascita del capitalismo e che il progressivo accentuarsi dei processi di finanziarizzazione speculativa degli ultimi 25/30anni sono stati necessari per surrogare la progressiva difficoltà del capitalismo produttivo nel mantenere livelli accettabili di “accumulazione del capitale” (senza i quali esso sarebbe già collassato da un pezzo).
Oggi, in realtà, siamo di fronte all’esplodere di una crisi drammatica che affonda le sue radici proprio nell’economia reale capitalistica, in quel gigantesco processo di redistribuzione del reddito avvenuto negli ultimi 20/25 anni, in cui una parte enorme della ricchezza prodotta è passata dai salari e le pensioni ai profitti e alle rendite. Ed è stata proprio questa enorme divaricazione tra redditi da capitale e redditi da lavoro - prodotta dall’enorme deregulation del mercato del lavoro (leggi sulla precarietà, depotenziamento del CCNL, smantellamento dei sistemi di Welfare, agiti per rilanciare la competitività contro la concorrenza asiatica) – che ha prodotto la crisi della domanda, a cui, per tenere in piedi i consumi (ovvero continuare ad accedere all’immensa quantità di merci prodotte), si è pensato di far fronte con l’espansione smisurata del credito, ovvero, mediante l’indebitamento e, a partire dal 2001, attraverso le cartolarizzazioni dei mutui e l’esplosione della piramide di quei prodotti finanziari chiamati “derivati”.
Le politiche che fino ad oggi hanno accompagnato i processi di liberalizzazione dei movimenti del capitale voluti dal WTO e quelli di deregulation del mercato del lavoro (che in Italia continuano ad essere tenacemente perseguite da governi e padroni), sono state ispirate dalle teorie economiche neoliberiste che imperversano ormai dagli anni ’80, negli USA con Reagan, Clinton e Bush, in Europa con tutti i governi di centrosinistra o centrodestra che si sono succeduti (Blair, Schroeder, Berlusconi, Prodi) e che attraverso gli accordi di Maastricht, il Patto di Stabilità e quello di Lisbona, hanno puntato ad impedire qualsiasi politica in deficit di spesa, imponendo agli stati nazionali, in nome del rigore monetario, la compressione dei salari, la precarizzazione del lavoro, la progressiva privatizzazione dei servizi sociali. La durata ultra trentennale di queste politiche fallimentari induce a ritenere che la crisi che esse hanno prodotto sia molto più grave e strutturale della Grande Depressione del '29.
Quanto alle ricette propagandate per uscire dalla crisi, oggi abbiamo che gli stessi artefici della crisi si ripropongono come i medici che dovrebbero farci uscire dal mare di guai in cui ci hanno precipitati. I salvataggi bancari da loro attuati (che non modificano né gli assetti proprietari, né i consigli       d’amministrazione delle banche in crisi) non sono affatto una “soluzione” alla Crisi, bensì il presupposto per ulteriori crolli. Trasferire grandi quantità di denaro pubblico (pagate da tutti i contribuenti) nelle mani di finanzieri privati, porterà infatti ad un aumento pazzesco del debito pubblico ed a una centralizzazione senza precedenti del potere bancario.

Se quanto detto corrisponde a realtà, ne consegue che sia gli interventi attuati sulla sfera monetaria, sia i “pannicelli caldi” propinati da Tremonti/Berlusconi o dal PD, sono del tutto insufficienti. Per tentare di attutire gli effetti di questa crisi capitalistica (che si protrae almeno da 35 anni e che noi riteniamo irreversibile) ci vuole ben altro: è necessario tornare a rilanciare la spesa pubblica, rilanciare l’intervento pubblico nell’economia, andando ben oltre i vincoli del Patto di stabilità europeo; ci vogliono forti investimenti pubblici per sostenere la domanda interna, altrimenti l’economia non ripartirà. Ancora: bisogna legare gli incentivi dati alle imprese ad un progetto strategico di politica industriale che riqualifichi la capacità produttiva del sistema paese; ma soprattutto, bisogna fare di tutto, anzi di più, per far crescere i salari, sia attraverso la leva fiscale che attraverso una vera politica di redistribuzione della ricchezza attraverso il Contratto Nazionale.

Ciò che non è più accettabile è la favola del «non ci sono i soldi», perché questa è una presa in giro “ideologica” che va avanti ormai da 20anni. I soldi ci sono, eccome! Se l’Europa nel giro di pochi secondi ha potuto decidere di sospendere i vincoli di Maastricht e i vincoli finanziari per il credito (iniettando una valanga di quattrini pubblici per salvare gli speculatori bancari e le imprese), allo stesso modo, quegli stessi vincoli non devono valere nemmeno per delle politiche anticicliche serie, a tutela del lavoro e dei sistemi di protezione sociale!

Da qui nasce la necessità di tornare al conflitto sociale e l’auspicio che esso possa crescere in tutto il Paese dopo lo Sciopero Generale del 12 dicembre. La CGIL deve prendere atto che gli spazi per qualsivoglia mediazione concertativa sono oggi dichiarati esauriti dalle imprese, che puntano ormai a distruggere ogni forma di sindacato contrattuale per sottomettere totalmente il lavoro al nuovo paradigma imposto loro dalla crisi. Mentre per quei sindacati che vogliano evitare la trincea, è lasciata aperta la via seguita da Cisl e Uil, a cui sarà concesso come condizione della propria sopravvivenza, la semplice convalida delle decisioni aziendali.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad una significativa ripresa del conflitto sociale in tutto il Paese che fa ben sperare. Noi riteniamo che al movimento per la difesa della scuola pubblica, dell’università, della ricerca, si debba affiancare al più presto la lotta dei lavoratori. Lo sciopero generale del 12 dicembre sarà il primo passo di un lungo percorso di ricostruzione, orientato all’apertura di una nuova e autonoma fase sociale, politica e culturale, liberata finalmente dalla subalternità ideologica al "mercato" e allo strapotere dell'impresa sul lavoro.

RETE 28 APRILIE TREVISO

da www.rete28aprile.it in data 8 dicembre 2008

 
2 luglio 2008

Cari Amici,
mentre esprimo la mia solidarietà per la vostra manifestazione, vorrei che essa servisse a ricordare a tutti due punti che si è sovente tentati di dimenticare: (1) Democrazia non significa che la maggioranza ha ragione. Significa che la maggioranza ha il diritto di governare. (2) Democrazia non significa pertanto che la minoranza ha torto. Significa che, mentre rispetta il governo della maggioranza, essa si esprime a voce alta ogni volta che pensa che la maggioranza abbia torto (o addirittura faccia cose contrarie alla legge, alla morale e ai principi stessi della democrazia), e deve farlo sempre e con la massima energia perché questo è il mandato che ha ricevuto dai cittadini. Quando la maggioranza sostiene di aver sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia.

Umberto Eco



Video dell'adesione di Camilleri

Entrambi gli interventi provengono dal sito di Micromega
 
Pagine: 1 2
Ci sono 5 persone collegate

< settembre 2010 >
L
M
M
G
V
S
D
  
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
     
             

Cerca per parola chiave
 



Titolo
politica
Operai Contro
Ateneinrivolta
il Fatto Quotidiano
Piero Ricca
byoblu
Peppino Impastato
Gennaro Carotenuto
Un altro '68
Valigiablu
A.N.P.I. Lombardia

ambiente
Acquabenecomune
Comitatoacquacorsico
Stop al consumo di territorio
Lega per l'abolizione della caccia
Lega antivivisezionista
Oipaitalia
Nodalmolin
Noexpo
Notav
Ail Taranto
NoPonte

precariato
Vita da stragista
Repubblica degli stagisti
Generazione 1000 Euro

sindacato
il PANE e le rose

vari
Liberatebarabba
Bellaciao
Domenico Ciardulli
Preti Operai
LO SPAZIO DI MAURI
Forza Lavoro Matura
ATDAL
ATDAL Lazio




Stop al Consumo di Territorio

Orsi della luna

Stop the whales massacre!

Scudo della Rete

Federico Aldrovandi



Get Adobe Flash player




Contatore sito