Atene, Kobane e Tunisi di Francesco Piobbichi

Al di là dell’esito che avranno le prossime elezioni in Grecia, è chiaro che queste segnano un passaggio storico molto significativo per quanto riguarda la politica in Europa. Per la prima volta, si apre la possibilità di andare al Governo per una formazione che si pone in netta contrarietà alle ricette liberiste. La grande coalizione liberista dell’austerity che governa l’Europa, rischia la sua prima vera sconfitta, non per opera della destra populista ma per una forza che proviene dalla sinistra radicale e che si presenta con un programma incompatibile con la linea della Merkel. A questo va aggiunto che forze aderenti alla sinistra europea sono prime nei sondaggi anche in Irlanda e in Spagna. Dopo decenni di egemonia liberista in Europa si apre una nuova fase nella quale avremo modo di verificare le nostre proposte.

In questa fase, oltre che sostenere Syriza e la sua lotta in una nuova forma di internazionalismo solidale, abbiamo tutti quanti un compito importante: non solo rompere le ricette liberiste nazione per nazione, ma descrivere un orizzonte possibile al di fuori di queste, su un piano intercontinentale. Così come la vicenda greca ci mostra come sia possibile sul piano nazionale riaprire il dibattito sul recupero della sovranità e della democrazia, oggi svuotata dall’autoritarismo liberista, sul piano politico ci indica un terreno sul quale riflettere una volta per tutte: come la rivolta sociale di piazza alla Troika e le pratiche di mutualismo solidale, siano servite per far crescere sul piano politico generale, un movimento politico dotato di un programma credibile. La Sinistra Europea propone nel suo programma le stesse ricette di Syriza: una conferenza continentale sul debito, un new deal continentale basato sullo stop alle privatizzazioni ed ai licenziamenti, il rilancio degli investimenti pubblici e del welfare, un ruolo differente della BCE che funzionerebbe come polmone finanziario per le politiche pubbliche e la riduzione delle spese militari. Noi non sappiamo di preciso come andranno a finire le elezioni in Grecia e che effetto avranno in Europa, ma prendiamo atto che sul piano politico generale si sta affermando una dialettica tra il basso e l’alto e che la lotta popolare contro i ricchi e gli speculatori è un’alternativa concreta alla guerra tra poveri.

Siamo sicuri però che sul piano continentale sia semplicemente l’Europa il luogo in cui collocare le nostre proposte? Penso che uno dei problemi maggiori che la sinistra in Europa ha avuto – e ancora dimostra di avere – sia il suo carattere euro centrista. Un elemento questo che è bene scrollarsi di dosso quanto prima. In questi anni di lavoro sul tema dei migranti, da Nardò a Lampedusa, ho avuto modo di indagare e riflettere sulle cause delle migrazioni e sulla loro composizione sociale. Su un elemento in particolare mi pare fondamentale riflettere insieme: il tasso di disoccupazione dei paesi della sponda sud del mediterraneo rispetto al fattore anagrafico. Un aspetto questo che ci annuncia che nei prossimi anni una enorme fetta della popolazione giovanile si ritroverà disoccupata nel proprio paese di origine.

Questo dato di disoccupazione strutturale crescente, aggravato dalle migrazioni provocate da guerre permanenti, è all’origine di uno dei fenomeni migratori più grandi che l’umanità abbia mai conosciuto dal dopoguerra ad oggi. L’Europa liberista dopo aver saccheggiato interi continenti, si appresta ora ad affrontare questo fenomeno epocale semplicemente offrendo ai paesi della sponda sud del mediterraneo strumenti tecnici e militari per bloccarlo, fregandosene delle stragi che questo fenomeno sta provocando. Ad oggi non esiste uno spazio pubblico sufficiente per aggredire politicamente una discussione in questo senso e di questa portata; mi auguro però che il prossimo forum sociale di Tunisi possa diventarlo.

Nonostante questa assenza, occorre avere il coraggio di provare a porre la questione politica, cercando di definire un pensiero sul Mediterraneo in grado di aggredire non semplicemente il ruolo svolto dalla BCE in Europa, ma anche il ruolo svolto in questo spazio geopolitico dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, e più in generale, il perverso rapporto che in questi anni si è sviluppato tra processi liberisti e cooperazione economica/militare che spesso sono all’origine dei fattori destabilizzanti per quest’area geopolitica. Le premesse per elaborare una programma comune della sinistra antiliberista, attuabile sia dai governi nazionali che in uno spazio intercontinentale tra la sponda nord e quella del sud del Mediterraneo esistono tutte, come esiste una soggettività sociale che sarebbe sensibile a queste proposte composta da milioni di disoccupati.

Così come in Europa stiamo lavorando contro il liberismo e il populismo, altrettanto dovremo fare allora nello spazio mediterraneo, cercando di costruire un’alternativa sociale e politica a liberismo e fondamentalismo. In questi mesi il popolo curdo ci ha insegnato non solo come si combatte ma anche come si può pensare in grande, mentre negli scorsi anni quello greco ci ha dimostrato nelle piazze che cosa sia la dignità e la resistenza contro l’occupazione liberista. Atene e Kobane non sono collegate dal mare, ma alla fine sono più vicine di quanto pensiamo.

da TUTTI I COLORI DEL ROSSO News Letter del 6 gennaio 2015

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